In principio fu il lancio del nano. Non ho mai capito quale fosse esattamente la storia di questo diciamo sport: i servizi televisivi che lo raccontavano dicevano fosse nato in Australia. Si scatenò un dibattito sulla sua disumanità: c’era chi sosteneva che fino a che il nano era consenziente nessuno aveva il diritto di limitare la sua scelta di farsi lanciare per soldi. Non era tanto distante dal dibattito sulla prostituzione, insomma.
Ma questioni morali a parte, la bizzarria dell’idea ebbe un certo successo televisivo.
Parecchi anni dopo, lo strano ma vero ha poi trovato la sua dimensione ideale su YouTube. Le fesserie inventate per mostrarle in rete sono migliaia, e poche diventano vero culto e fenomeno pop: come fu con i giochi idrotecnici ottenuti con le mentos e la Diet Coke, qualche tempo fa.
Per queste feste, in America e su internet c’è stato il boom del “turkey bowling”, che pure non era un’idea nuovissima. Funziona così: si va in un supermercato, si prende uno di quei grossi tacchini surgelati avvolti nella plastica che hanno solo là, si dispongono alcune bottiglione da due litri in fondo a un corridoio tra gli scaffali, e si lancia il tacchino, che scivola come una palla da bowling verso i birilli. Il tutto senza farsi beccare dai commessi del supermercato, che ormai stanno all’erta.
Vi pare cretino? È cretino. Ma non prendetevela con internet: ricordatevi del lancio del nano.
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