Appunti per un quotidiano da fare

Un caso di studio: un sito di rassegne stampa e dicerie annuncia che c’è crisi tra i coniugi Bertinotti. Tutti i quotidiani lo riprendono. Due giorni dopo ciascuno dei due Bertinotti scrive a un giornale per smentire.
Domanda non retorica: in un paese con un senso della qualità dell’informazione c’è una notizia oppure no? Un buon quotidiano ne scriverebbe? E se sì, cosa ne scriverebbe?
Commenti aperti.

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48 commenti su “Appunti per un quotidiano da fare

  1. Geffe

    Secondo me:
    1) la notizia, semmai, è che tutti i quotidiani riprendono una notizia di fatti privati attribuendole una rilevanza che non ha. Ma non devo certo dire a te della cialtroneria di certe agende giornalistiche.
    2) Non so se un buon quotidiano ne scriverebbe, diciamo che se fossi direttore di un quotidiano piuttosto intervisterei Giorgio Bocca per chiedergli un ricordo della resistenza…

  2. Gio

    Un buon quotidiano, letta la notizia sul sito più o meno attendibile, cercherebbe di mettersi in contatto con i diretti interessati e poi si potrebbe permettere di scrivere la smentita.

  3. Andrea

    Grazie per aver aperto ai commenti! La notizia c’è, volendo: Bertinotti e pronto a separarsi (o fingere di) purchè si torni a parlare di lui. Per il resto, è un caso di gossip talmente noioso che è strano non sia Agosto: sembra la tipica notizia che leggi sulla copertina di “Oggi” abbandonata in spiaggia dal tuo vicino di ombrellone, e corredata da servizio interno su quanto erano felici. Dicendo “Oggi, rispondo alla domanda: no, un quotidiano di opinione con un certo senso di qualità eviterebbe. Ma tutto sommato, mi pare che abbiano preso questa strada, o sbaglio? Mi ha più inquietato questo => http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_25/dylan_dog_roccella_sottosegretario_43392f70-09c2-11df-bcb3-00144f02aabe.shtml

  4. Marco

    … posso fare quella invoca il parere dell’esperto? Si, dai… e allora, grande capo Estiqatsi, che ne pensa dei coniugi Bertinotti?

  5. emanuele (ancecòico)

    Buona parte dei quotidiani ha deciso di parlarne per non bucare la potenziale notizia della separazione tra i due, una sorta di scoop preventivo. Se impossibilitati a ottenere conferme/smentite immediate dai diretti interessati, la notizia principale rimane la diffusione della voce da parte del “sito di rassegne stampa e dicerie”. Un giornale potrebbe dunque darne conto aiutando il lettore a capire perché la fonte non può essere considerata del tutto attendibile (citando qualche precedente abbaglio preso dal sito in questione) e quali elementi di contorno possono invece avvalorare la diceria. Come confermato nei giorni seguenti, la notizia era la diffusione della voce più che la voce stessa, rivelatasi a quanto pare non vera.

  6. sara

    Un buon quotidiano conosce(?) la vita politica di questo paese e ha fonti ben informate anzichè giornalisti pagati poco che scrivono spesso pezzi indecenti e quindi non c’è timore che si chieda se questa è o non è una notizia. Se avesse però avuto una pessima fonte (e in questo caso direi molto pessima), vista la definizione che si da di notizia ai giorni nostri, avrebbe scartato la cosa: probabilmente in questo momento nè Bertinotti nè sua moglie sono alla ricerca di notorietà (specie di questo tipo) e la loro vita sentimentale non sposta di un punto i risultati elettorali (ossia è una notizia che neppure serve, nè a destra nè a sinistra, ma forse alla vigilia delle primarie in Puglia qualcuno può aver pensato che tutto fa brodo).

  7. Benedetta

    Ma perché la notizia, che ancora notizia non è,dovrebbe essere ripresa da un quotidiano?non sarebbe più indicato un Magazine di gossip?

  8. Flx

    Un buon quotidiano non darebbe la notizia (molto incerta) della separazione di un ex segretario di partito. Al massimo due righe (ma proprio due) quando la cosa è sicura.

  9. trentasei

    Bè, ma la famosa colonna -infame- di destra di corriere e repubblica on line, invece, rappresentano qualità dell’ informazione ? Ovvero:di che ci stupiamo?A me sembra sempre più spesso solo un cut’n’paste nemmeno troppo verificato, quest’ informazione.Non ne sono fiero,nè li giustifico,ma non mi sorprendo per un Bertinotti,in mezzo a tette e bagordi.Poi,anche il pubblico, che vuole?Vuole la tetta,che è la più cliccata!Ricordiamocelo,che è la più cliccata.. “E diamogli la tetta!”, dice il redattore. Il punto è, a mio avviso, che quando si associa “vendere a molti” e “qualità”,spesso,in molti campi,ci sono forti e pesanti compromessi,su quella qualità,in nome del dio vendere, che fa vivere.Duri e puri,forse si morirebbe,non so.Duri e puri,mi piacerebbe.Ma a quanti?Chi pagherebbe?Basterebbe?Spero di sì. Alcuni di voi, in primis Luca, di certo avranno idee più chiare a riguardo.

  10. Gianandrea

    Un buon quotidiano di taglio “mondano” passerebbe la notizia per non bucarla, ma con tutti i se del caso. Farebbe partire indagini varie, relazionerebbe i lettori nelle uscite successive, e archivierebbe il tutto 3 o 4 giorni dopo.
    Un buon quotidiano di taglio “generalista” dovrebbe ignorare i “si dice”.
    In sintesi, quello che dice Benedetta.

  11. Daniele

    E’ comprensibile, considerata la velocità raggiunta dalla produzione e dal consumo dell’informazione, che i quotidiani si mettano a rincorrere anche ciò che un tempo veniva archiviato come “non notizia”, ma che oggi siamo soliti definire “rumor”. I media tradizionali hanno ripreso la vicenda perché condizionati dal modo di operare dei nuovi mezzi di comunicazione. E questa contaminazione è un bene. Dai nuovi mezzi, però, quei quotidiani dovrebbero anche imparare le tecniche -direi quasi le “convenzioni”- con le quali trattare questo tipo di materiale. A cominciare dalla sobrietà: se ai blog bastano un titolo e due parole di ancoraggio per un collegamento ipertestuale, il Tempo, per esempio, si sarebbe dovuto astenere da quell’orribile processione di commenti e limitarsi a segnalare che “Dagospia dà in crisi il matrimonio dei coniugi Bertinotti”.

  12. ildan

    La notizia potrà essere più o meno interessante, ma c’è se il fatto è vero.

    Siccome si tratta di “voci” non facilmente verificabili senza andare a chiedere direttamente agli interessati o senza togliere spazio ad altre nobili battaglie (vedi alla voce Bonino) i giornali mainstream trascurano o ignorano la notizia.

    Dagospia fa il suo mestiere e la pubblica e gli altri seguono in automatico.

    I due confermano smentendo separatamente.

    La notizia c’è, considerati i personaggi e il pubblico. Non sono mica più i tempi di Nilde e Palmiro!

  13. Beppe

    No, non la pubblica per un semplice motivo: ci sono sicuramente notizie più interessanti da scrivere. Un quotidiano fatto bene, a mio parere, non scriverebbe nemmeno la meta-notizia della falsa notizia riportata dai quotidiani concorrenti; non si fa, è controproducente e, semplicemente, non è una notizia.
    Respingo a priori anche la seguente eventuale obiezione:”non la pubblicheresti nemmeno se non ci fosse niente di meglio da scrivere?” la risposta è: se arrivi al punto di non avere niente di meglio da scrivere non stai facendo un giornale di qualità e ti conviene rinunciare perché per le notizie di quel genere c’è già il TGCOM e ci basta e ci avanza.

  14. francesco

    Concordo con Gio (“Un buon quotidiano, letta la notizia sul sito più o meno attendibile, cercherebbe di mettersi in contatto con i diretti interessati e poi si potrebbe permettere di scrivere la smentita”) e comunque penso che la gestione di questa notizia/non-notizia sia conseguenza dell’idea di giornale che si vuole fare. Credo che un giornale serio e autorevole dovrebbe cercare di scansare certi argomenti, o quanto meno di metterli in un frame adeguato e contestualizzato in un discorso più ampio. Non solo per la futilità del tutto, ma anche e soprattutto per il fatto che ci sono milioni di cose più pertinenti rispetto alla vita di Fausto Bertinotti, questo item sconosciuto a ogni minorenne italiano che si rispetti.

  15. Armando D'Avico

    C’è una domanda che il direttore che aspira a fare un buon giornale dovrebbe porsi prima di pubblicare una notizia o supposta tale: “se il fatto che sto per far diventare notizia non venisse pubblicato, il panorama informativo che offro ai miei lettori risulterebbe danneggiato o mutilato?”. Se la risposta è sì, siamo in presenza di una notizia, la quale va pubblicata. Per questo il (presunto) divorzio di Bertinotti non fa notizia: è assimilabile a qualunque altro gossip sui cosiddetti vip (lo status di ex-presidente della Camera non sposta di un millimetro la questione). Il buon giornale perciò dovrebbe evitare, o trattare con moderazione, questo e altri argomenti (cronaca nera in particolare), che susciterebbero interesse molto minore se non ci fosse l’azione martellante di certa stampa a tenere viva l’attenzione su di loro.

  16. gerri

    a me ha disturbato molto la non chiarezza. la notizia l’ho vista on line solo domenica sera e il titolo era ambiguo. solo leggendo ed interpretando i comportamenti di due persone mi sono fatto l’idea che fosse una bufala. di fatto i due si rifiutano di commentare gossip sulla loro vita privata e lui smentisce qualsiasi tradimento, ma nell’occhiello si riporta una frase ambigua di lei…insomma banali trucchetti (infami se si gioca con delle persone) per creare attenzione.

  17. roberta

    no,non ne scriverebbe.
    in un paese con un senso della qualità dell’informazione la notizia è irrilevante.

  18. Dinogen

    Il direttore non esige la verifica della notizia.
    Se tutti lavorano male sei costretto ad adeguarti.

  19. Raffaele

    Un buon quotidiano ne scriverebbe dicendo che Bertinotti è sposato ma forse no, si è sposato forse in chiesa forse a Cuba, metterebbe una foto dove non si vede la testa ma solo il maglioncino rosso di cashmere con la custodia degli occhiali in puro sky appeso alla cordicella e la giacchetta di velluto a coste con le toppe, la didascalia “Capivo meno della metà di quel che diceva e anche quel poco mi sembravano invenzioni”, tutto questo per introdurre un lungo articolo sulla moglie, la donna dietro il politico, tanti complimenti e una pioggia di rose in boccio.

  20. Alessandro

    Come direbbe mia moglie per una notizia simile: “qual è il valore aggiunto?”.
    Come diceva “Cuore”: “chissinefrega”.
    Per venire al tuo quesito, una volta quando gli scrissi per un caso simile, Ezio Mauro mi definì “intransingente”.
    Certo, l’utilità di una notizia sta anche nell’intuirne la portata, sia quella immediata che quella futura. Ma qui ci vedo ben poco di interessante… anzi, mi meraviglio che entrambi i coniugi non abbiano già “divorziato” dal figlio che si diletta con monotoritmici reggae a tutto spiano.
    Al di là del fatto specifico, qui da noi prima si spara il notizione, poi forse lo si fa smentire dal diretto interessato: è che spesso al notizione vengono dedicati titoloni e paginoni; alla smentita tutt’al più uno spazietto nella rubrica dei lettori.
    E poi quando c’è veramente ciccia da mettere sul fuoco, si usa lo stesso metodo. Stringi stringi, siamo così mitridatizzati da questo metodo che non ci fidiamo per partito preso.
    Tutte banalità, lo so: ma considerati i personaggi in questione (e lo “strumento” giornalismo italico) non è che potessi dire cose più profonde.
    Stai bene,
    Alessandro

  21. Alessandro

    Dagospia (ma come non metti il nome del sito?) offre di sicuro letture più interessanti e appuntite di W. . Detto questo, chisenefrega, ma che è da perderci il sonno? ma ci saranno altre cose più interessanti su cui aprire i commenti? perché non anche sull’accoppiamento del vialone nano con l’ornitorinco…e un’altra cosa: Vendola è oggettivamente un bluff, non gli darei nemmeno le chiavi della macchina, per la Bonino, boh m’è sempre sembrata un po’ isterica, e a parte il fatto che è andata in giro per i paesi mediorientali ad imparare l’arabo, non ho mai capito esattamente che abbia fatto di buono (a parte quando schiuma dalla bocca parlando della chiesa: in quei momenti è molto divertente)

  22. thomas

    Ma se a Tizio Bertinotti non applichiamo le stesse regole ed attenzioni di Caio Berlusconi, scusi Sofri ma che ne sarebbe della tanto decantata libertà dell’informazione? A meno che il caso di Caio non sia più pruriginoso, la qual cosa permetterebbe libertà che a Tizio dovrebbero essere negate.

  23. Marzio

    A me la follia, più che dei giornali, mi pare quella dei due che scrivono lettere per smentire.

    Vabbè, così va l’Italia.

    Ciao

    Marzio

    PS-Stasera vorrei andare a cena in un locale nuovo. Quasi quasi scrivo a Repubblica per dirlo alla mia compagna.

  24. paolo

    La differenza è sempre la stessa: ci sono i Giornalisti con la G maiuscola, ed i giornalisti con la g minuscola. Lo diceva Giancarlo Siani, mica io

  25. A.

    Un buon quotidiano riferirebbe asetticamente dell’eco enorme che, il giorno precedente, sulla stampa di bassa qualità, ha avuto una notizia di gossip-politico non confermata.

  26. Darwincarlo

    Qualcuno sapeva di Brad e Angelina, e ha voluto per noi quello che non avremo mai: una separazione di cui freghi qualcosa a qualcuno per più di dieci minuti.
    Almeno quindici.
    “Journalism is the ability to meet the challenge of filling space.”
    R. West

  27. Stopardi

    Dagospia come fonte ultima per elevare un pettegolezzo a rango di notizia pubblicabile è roba da operetta. Altra cosa è “Dagospia dice che… ragazzi, verificate, cercate una fonte attendibile, e se confermata pubblichiamo” perchè se è vera è una notizia e un buon quotidiano ne scriverebbe. Senza morbosità senza condire la notizia con sottintesi ed eventualmente pubblicando, ove lo richiedessero, le posizione (smentite, precisazioni, ecc…) degli interessati.

  28. Barbara

    Sono d’accordo con chi dice che “un buon quotidiano riferirebbe asetticamente dell’eco enorme che, il giorno precedente, sulla stampa di bassa qualità, ha avuto una notizia di gossip-politico non confermata”. Magari senza stare a specificare “la stampa di bassa qualità”. Un buon quotidiano potrebbe anche avere mezza colonna in cui spulcia i siti e le riviste di pettegolezzi. In quella sezione, nel giorno 1 della notizia, poteva scrivere che nel sito Dagospia venivano avanzate illazioni su una crisi nella coppia Bertinotti, motivata dall’espressione triste della signora, rilevata dal gossip-hunter a una cena.

  29. Armando D'Avico

    Thomas forse dimentica che il divorzio di Berlusconi è un fatto politico, oltre che privato, che parte dalla leggerezza (per usare un eufemismo) di alcune candidature fino ad arrivare a certi discutibili giri in cui Berlusconi stesso si è fatto coinvolgere. E, se non bastasse, dietro c’è anche una lotta per la spartizione di una delle più grandi aziende europee. Eccolo il valore aggiunto di cui parla Alessandro.

  30. esaù

    A me sembra che molta gente qui viva in un’altra dimensione. Un buon quotidiano deve servire il pubblico, *tutto il suo pubblico* e ciò significa:
    1) offrire argomenti di qualità
    2) offrire anche argomenti di cui si parla e che fanno parlare.

    Ora, secondo voi la gente comune che legge i quotidiani di che cosa parla per strada, a che cosa è interessata? Alle pagine di economia? No, infatti una crisi Bertinotti-Lella va riportata, eccome.

    Del resto, è un argomento che stuzzica anche i cervelloni che leggono New York Times e Washington Post in rete.

    Eppoi, un buon direttore deve anche pensare a vendere – non dimenticatelo mai – e certi argomenti attirano i lettori occasionali, oltre a essere il piacere proibito e inconfessabile del lettore impegnato.

    Così si fa un buon quotidiano, ma è difficile, molto difficile, infatti i quotidiani perdono copie. Si fanno solo riforme grafiche e mai riforme di scrittura.

    ps. ridurre Dagospia a sito di “dicerie” e “rassegne stampa” senza nemmeno citarlo mi sembra eccessivo: la maggior parte dei blog, questo compreso, fa “rassegne stampa” pizzicando qua e là, come Dagospia. Solo che Dagospia è l’unico sito in Italia a offrire anche notizie e, perché no?, dicerie “originali”, in tutti i campi (e prende qualche cantonata, ma chi non risica non rosica, ragazzi).

  31. m.

    C’è una fonte e un fatto non verificato, non ancora una notizia.

    Un buon quotidiano dovrebbe fare delle verifiche prima di riportarlo come notizia.
    In alternativa potrebbe citare il fatto per quello che è: una diceria riportata dal tal sito che spesso pubblica pettegolezzi.

    Verificare, però, comporta spendere del tempo.
    Se si presume che tutti i giornali il giorno dopo riporteranno il fatto, probabilmente quel tempo non si ha o si preferisce utilizzarlo (assieme al giornalista che dovrebbe spenderlo) per approfondire altri fatti, magari più seri.

    Il teorico buon quotidiano riporta, quindi, il fatto dicendo che non è verificato e citando il sito che ne ha parlato.

    Do per scontato che il buon quotidiano ne parli, e neanche tanto sommessamente (magari cercando di evitare gli errori grossolani del Corriere che ha riportato un’improbabile data di matrimonio).

    Penso che la questione non ruoti tanto su buona/cattiva stampa, ma sul target a cui il quotidiano fa riferimento.

    La grande stampa italiana è generalista.
    È quasi ovvio che presuma che ai propri lettori il fatto possa interessare o, quantomeno, che siano curiosi rispetto a situazioni simili.
    Non riportarlo sarebbe un imperdonabile buco rispetto alla concorrenza: ogni direttore pensa che il suo rivale lo pubblicherà, quindi riporta anche lui il fatto e, il giorno dopo, questo è su tutti i giornali (gli studiosi di teoria dei giochi potrebbero sbizzarrirsi per anni su meccanismi del genere)…

    Ci sarebbe da interrogarsi se alla gente questi fatti interessano davvero o sono i media a fomentare un’attenzione morbosa verso il gossip e il pecoreccio.

    Probabilmente un po’ una un po’ l’altra cosa…

    I media parlano di gossip, magari per non parlare d’altro; la gente si interessa al gossip, magari per non pensare ad altro.

    Ma qui il discorso diventa drasticamente un altro…

  32. Luigi G.

    Mi pare che per affrontare un problema, bisogni prima capire quale sia il problema. Ad es. “senso della qualità dell’informazione” è un’espressione non sufficiente per definire il problema in quanto ha bisogno di un aggettivo. Questo poichè la qualità va prima relazionata a dei principi e poi valutata in base ai principi che si sono condivisi.

    Di conseguenza, le risposte alle domande “c’è una notizia oppure no? Un buon quotidiano ne scriverebbe? E se sì, cosa ne scriverebbe?” dipende dai principi di cui sopra.

    Secondo me, in relazione alla definizione classica di notizia, essa, se vera, è una notizia degna di nota. Di conseguenza, bisogna anche dare atto a dagospia di aver fatto uno scoop, ovvero di aver dato la notizia prima di tutti. Proprio per questo, credo che un buon quotidiano non dovrebbe riportare la notizia da dagospia e pubblicarla, ma avrebbe dovuto comunque pubblicarla nel caso fosse stato un proprio scoop.

    Quindi: bravo dagospia a fare lo scoop e, ancora una volta, magra figura dei quotidiani per due ragioni, ovvero per essersi abbassati a copiare uno scoop dalla rete e per non essere stati in grado di farlo per primi.

    Per quanto riguarda le lettere ai quotidiani dei coniugi e, aggiungo, la loro cena riparatoria a favore dei fotografi, bisognerebbe ragionare sull’ipocrisia italiana, i suoi tabù sessuali ed il controllo sociale finto moralista che ne deriva e che è simile a ciò che è successo di recente a Lapo e di cui ha parlato anche Ferrara (i 300.000e pagati per togliere dal mercato altre foto con un transessuale).

    Come al solito, anche da questo punto di vista, quello più avanti è Berlusconi.

  33. esaù

    @ m. : Il discorso sulle verifiche apre un’altra pagina, dolente, ma vale per quasi _tutte_ le notizie pubblicate: quante volte vedete rimpasti di agenzie o addirittura semplici copia-incolla? Io ogni giorno.

    Ma ciò non toglie che la questione, diceria o meno sulla separazione dei Bertinotti, va riportata e chi la pensa diversamente dovrebbe interrogarsi seriamente sulla sua idea di giornalismo.

  34. alessandro

    se un buon quotidiano è quel quotidiano che fa sì che i lettori non ne comprino un altro dove leggere le notizie, allora la notizia dei bertinotti, anche se semi, incerta, zoppicante, la dà eccome. (tra l’altro qui non è che si sia inventato niente, in fondo pare che i due si stiano separando davvero, o no?)
    come dimostrato, anche da questo tuo post Luca, tutti la leggono.

  35. rr

    La notizia non c’era, i quotidiani che l’hanno data non hanno fatto un buon servizio al lettore.

    Secondo me, se non si ha la conferma la si lascia pubblicare e smentire ad altri.

    Da lettore, mi irrita perdere tempo per due giorni consecutivi su un argomento inesistente. Preferisco leggere la realtà dei fatti, magari anche il terzo giorno dalla notizia; anche perché un quotidiano cartaceo non potrà mai (più) competere in celerità con altri mezzi, meglio si scelga l’affidabilità come carattare distintivo.

  36. nic

    forse la notizia poteva essere seguita da un approfondimento magari su i divorzi dopo 25anni di vita insieme ad una persona. La cosa, personalemente, mi fa abbastanza impressione a prescindere se per i bertinotti fosse vera o meno.
    nic

  37. m.

    @ esaù: anche a me non piace trovare rimpasti e copia/incolla sul giornale. In questo caso però si presume che la verifica l’abbia fatta il giornalista che scrive per l’agenzia.

    Anche se brutte da vedere, quelle notizie credo siano ineliminabili perché:

    1. le informazioni sono talmente tante che stare dietro a tutte sarebbe impossibile: se vuoi pubblicarle/leggerle tutte devi accontentarti dell’agenzia;

    2. soprattutto in rete l’informazione è talmente tanto veloce che non ce la fai a riscrivere, verificare, fare una tua inchiesta su tutto;

    3. sui giornali servono ad aumentare il numero delle pagine, quindi lo spazio per la pubblicità (in proposito c’è un bell’articolo di Umberto Eco sull’Espresso online, “Sbatti il mostro su dieci pagine” credo sia il tittolo).

    Per quanto riguarda l’idea di giornalismo che secondo te alcuni hanno non mi sento di condividere il tuo invito a rivederla, anche se concordo con te sull’opportunità di rendere pubblico il litigio.

    Secondo me molti parlano in base al proprio ideale di giornalismo, e questo è tanto alto da portarli al rifiuto semi-totale del gossip.
    Penso che l’ideale debba misurarsi con la realtà e diventare idea, ma è un’altra storia…

    @ rr: la notizia, seppur piccola, c’è. È che Lella e Fausto hanno litigato, ma non tanto da separarsi come hanno riportato molti giornali.

    Da lettore, se segui quel genere di notizie, non hai perso tempo. Anche se non del tutto fedele alla realtà ha raggiunto comunque il suo obiettivo: farti evadere dai tuoi problemi o dimostrarti che “anche i ricchi piangono”.
    Ogni tanto fa bene a tutti i poveracci crederlo.

    Non riportare la notizia avrebbe escluso il giornale dal circo mediatico che si è aperto e nel quale rientrano anche le lettere dei Bertinotti.
    Nessun giornale può permettersi di restarne fuori…

    “Meglio dire una cazzata e smentire che non dare una notizia”, credo abbiano pensato molti direttori.

  38. rr

    @m.: se Lella e Fausto litigano bisogna scrivere che litigano, non che divorziano.

    In effetti scrivere cazzate e smentirle non sembra una strategia vincente per avvicinare lettori.

  39. m.

    @rr: se stessimo parlano del falso della Nazione, per la quale anche i morti parlano, non esiterei a darti ragione.

    Però stiamo parlando di gossip, e il gioco del gossip è anche quello di esagerare.

    Le riviste specializzate strabordano di cazzate, eppure sentono la crisi molto meno dei seri (o seriosi) quotidiani…

    Credo che i problemi della carta stampata siano altri e più complessi.

  40. Esaù

    @ m: quando dici che sarebbe impossibile verificare tutte le informazioni, ricorda che i grandi quotidiani hanno dai 200 ai 400 giornalisti assunti, più o meno dai due ai quattro per ogni singola pagina…

    E comunque, vorrei capire: se la verifica l’ha fatta un anonimo redattore dell’Ansa va bene, ma se la notizia la dà D’Agostino (che, ripeto, di notizie ne dà) va riverificata prima di pubblicare e va citata la fonte? Quante volte vedi citata la fonte Ansa sui giornali?

    Quanto al gossip, se per gossip intendi notizie “leggere” e/o di cronaca rosa, guarda che in quel campo fioccano le querele e ci lavorano fior di professionisti. Se invece per te per gossip, come molti pensano, è sinonimo di “cazzate”, è un altro discorso.

  41. m.

    @esaù: non ho detto che è impossibile verificare tutte le informazioni.
    Quello va sempre fatto e non vedrei manco male l’introduzione di figure come il fact checker nelle redazioni italiane.

    Semplicemente ho detto che sarebbe impossibile riscrivere tutti i lanci d’agenzia o farci su una propria inchiesta.

    Che le agenzie non abbiano bisogno di verifica, però, mi pare scontato: un giornale le paga proprio per avere notizie che siano già verificate. Gli anonimi redattori dell’Ansa spesso sono molto più bravi di quanto tu possa credere (e non di rado si fanno pure un mazzo abnorme).

    Per gossip intendo quello che il termine vuol dire letteralmente: pettegolezzo (ma anche maldicenza).
    Quindi né cronaca rosa, né notizie “leggere”.

    Un pettegolezzo va sempre verificato o, in alternativa, riportato come tale.
    Citandone la fonte che, oltretutto, è Dagospia e non l’Ansa…

  42. esaù

    @m. Io non ho mai messo in dubbio la bravura dei redattori Ansa, figuriamoci. Ma ricorda che D’agostino ci mette la faccia e rischia querele esattamene come tanti altri.

    E comunque, tutto ha bisogno di verifica anche perché chi ripubblica l’Ansa non la cita e ci mette la faccia.

    Ok, se gossip è pettegolezzo, allora è gossip anche il retroscena politico alla Verderami: roba che può essere succosa, che viene pubblicata ogni giorni. E quella no, che non si può verificare.

  43. Gea

    Un buon quotidiano alza l’asticella, secondo me. Fornisce informazioni, meglio se socialmente rilevanti. Il gossip sul presunto divorzio dei Bertinotti non lo è; a divorzio avvenuto (con l’auspicio che non succeda), eventualmente,se ne può dare comunicazione, brevemente.
    E no, non credo sia paragonabile al “retroscena” di Tito o Verderami: banalmente perché per i lettori del quotidiano la separazione dei Bertinotti non è importante, non influisce sulla loro vita; quello che Verderami suggerisce o racconta sì.

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