L’egemonia culturale della sinistra su Wikipedia

La questione dell'”egemonia culturale della sinistra” ha sempre avuto due filoni di spiegazioni (se la si prende in considerazione: c’è anche chi la nega): uno la fa risalire a un lavoro sotterraneo, traffichino e di potere che ha allontanato ogni pensiero dissidente dai centri in cui cresce la cultura nazionale, e la contesta per questo. L’altro la mette in relazione a una pretesa maggior ricchezza e fertilità della cultura di sinistra, che “naturalmente” ha finito per occupare spazi che la cultura di destra non era in grado di raggiungere.
Naturalmente bisognerebbe anche mettersi d’accordo su cosa sia la cultura: luoghi di produzione culturale – per quanto discutibile – come la televisione o i giornali sono da tempo solidamente frequentati da persone e opinioni di destra, benché se ne individui meno una specifica identità “culturale”.
Ma insomma, è interessante la pagina che oggi il Giornale dedica al rinnovamento della prima accusa: ci sarebbe un’egemonia culturale della sinistra su Wikipedia. È interessante perché, se il dato fosse vero, dimostrerebbe che non può derivare da radicate, annose e inamovibili manovre di conventicole. Anzi, nel giro di pochi anni di vita di una nuovissima istituzione “culturale”, si sarebbe già ricreata spontaneamente. Ed è interessante anche perché lo stesso amministratore di Wikipedia che sul Giornale si lamenta di questa “egemonia” porta acqua al mulino di questa spiegazione: “Pochi sono gli utenti palesemente schierati con Berlusconi o con il centrodestra e purtroppo spesso sono dei perfetti imbecilli, talvolta buttati fuori perché utilizzatori di tecniche degne del peggior troll”. La conclusione sembra essere che la cultura di destra – che esiste, e ci mancherebbe – semplicemente non sia concorrenziale e occupi lo spazio che sa e che vuole occupare.

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6 commenti su “L’egemonia culturale della sinistra su Wikipedia

  1. Raffaele Birlini

    Wikipedia non conosce bene gli italiani. Per noi ci vuole un wiki di destra, un wiki di sinistra, uno di centro, uno in diagonale esterna, uno di sotto e uno per chi non accetta nessuno di questi. Meglio se con la possibilità di incontrarsi ogni tanto per gridarsi in faccia, sputarsi addosso e lanciare insulti.

    La cultura sarebbe bello farla insieme, dialogando, destra e sinistra. Il progresso nasce dal confronto, non è un processo unilaterale dove chi si ritiene più bravo impone il suo punto di vista. Sennò il rischio è che la cultura si trasformi in culto, se già non è successo.

    Il problema è che spesso per quanto cerchi un dialogo, ti trovi di fronte uno che non ti sta nemmeno ad ascoltare e in ogni cosa che dici quello che cerca è solo uno spunto per riproporti le sue convinzioni. Come se più che convincerti volesse convertirti. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

    Per farti un esempio, ieri ho provato a parlare di aborto e ho detto “Penso che uno dei punti su cui vale la pena discutere sia anche la differenza tra aborto e contraccezione. Hai letto questo?
    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_26/paura-di-essere-incinte-ragazzine-in-ospedale-1602554561726.shtml

    L’interlocutore mi ha parlato di Lega, di sette, di pedofili, di ingerenze… mi sembrava di parlare con una specie di robot programmato per eludere le domande e fornire risposte preconfezionate. Volevo parlare di aborto come possibile strumento di contraccezione e non c’è stato verso di avere una risposta, un parere.

    E questo capita molto spesso. forse il problema è che non ci può essere cultura se non ci sono persone con la voglia non dico di riflettere sui massimi sistemi, ma almeno di dialogare su un tema qualsiasi senza sentirsi obbligati a sostenere questo o quel partito.

    Le idee possono essere di destra o di sinistra, le persone no. Uno può avere un tot% di idee di sinistra e un tot% di destra e vivere benissimo. Può capire che una tale idea di destra o sinistra che riteneva valida fino a ieri è invece diventata insostenibile e rimanere vivo.

    Ops, chiedo scusa, commento fiume, ho esagerato, mi fermo qua.

  2. piti

    Quoto Birlini.

    Il problema, secondo me, è anche questo: che qua, ormai, come fossimo in Texas, passa per essere di sinistra qualunque cosa (un’idea, un giornale, una legge, un nonsochè) che non sia trucidamente di destra. Ciò che non è pienamente fascista, reazionario, clericale o ultracapitalista è automaticamente stalinista, agli occhi dei berluschini (più chini che berlus). Non esistono pisizioni davvero moderate. Anche un tenue soffio di socialdemocrazia o di laicità comporta immediatamente l’ululato di comunismo ed evocazioni dell’Unione Sovietica (ovviamente fuori luogo, anzi fuori dal vaso).

    Allora è chiaro che con tali premesse conficcate nella mente semplificata della media degli elettori di destra, finisce che passa il concetto del dominio culturale della sinistra. Concetto poi cavalcato dalla politica di destra per aizzare il popolaccio con l’elitismo. Si è visto giorni fa anche su questo schermo.

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