L’ossessione politica di Pigi Battista

Oggi Pigi Battista pubblica in prima pagina sul Corriere della Sera una infastidita protesta il cui succo è: la cultura non si occupa più dei contenuti culturali ma di politica, e trascura se stessa in favore di capricci e polemichette politiche. Esempi citati: Draquila a Cannes, Renzo Bossi al Salone di Torino, l’inflazione di impegni “politici” di Roberto Saviano.

L’analisi è anche condivisibile e realistica, se riguarda il modo in cui la cultura ci viene raccontata dai giornali. La cosa che Battista trascura infatti di notare, a spiegazione di tutto questo, è che tale invadenza delle superficialità “politiche” nel dibattito sulla cultura è stata creata ed è tuttora gestita dai quotidiani, tra cui quello su cui lui scrive quasi quotidianamente: e che ha privilegiato capricci e polemichette politiche soprattutto durante la cogestione Mieli-Battista. In realtà a Cannes, come a Torino, di Bondi, Guzzanti e Renzo Bossi si parla pochissimo: la loro sovraesposizione nasce e vive tutta nelle redazioni.

Quindi aspetto che Battista scriva in prima pagina la seconda parte della sua incompleta protesta: “L’ossessione politica di noialtri che facciamo i giornali”.

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4 commenti su “L’ossessione politica di Pigi Battista

  1. marco v

    Un applauso. Non c’è altro da aggiungere. Come si chiama..?.. “autoreferenzialità”? Termine orribile, ma adesso non me ne viene un altro.

  2. sbadituf

    La cultura, da che mondo è mondo, si occupa della vita, e della vita fa parte anche la politica. Dal tuo discorso (ovvero da quello di Pierluigi Battista) si potrebbe credere che “Scusa ma ti voglio sposare” di Moccia, lontano da polemiche socio-politiche sia il non plus ultra dell’espressione culturale e che “Gomorra” sia troppo politico per essere degno di essere parte dell’anima artistica del Paese.

    L’impegno è la cifra culturale dei nostri tempi. Che Gomorra sia “bello o brutto” vale la pena di chiederselo in questi termini, così come vale la pena di chiedersi se un quadro astratto sia bello o brutto. Ha senso chiedersi se una mucca sventrata di Damien Hirst sia bella o brutta? I fantocci-bambini di Cattelan, sono belli o brutti? “Elephant” di Gus Van Sant, ha forse lo scopo della ricerca del bello?
    Il bello, invocato da Battista, va ricercato nel Rinascimento. L’arte, la letteratura, la cultura contemporanea hanno un’altra unità di misura: il coinvolgimento, la denuncia, la politica anche.

    Berthold Brecht scrisse: “Se dobbiamo cantare nei tempi oscuri, allora dobbiamo cantare dei tempi oscuri”.
    E se da questo scaturisce qualche polemica, che ben venga.

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