Mettersi nei panni, ma nei panni veri

Qualche giorno fa sul Post abbiamo consegnato ai lettori una riflessione e abbiamo chiesto di condividerla: riguardava la questione delle vignette satiriche dedicate all’Islam e a Maometto, e in particolare la scelta se pubblicarle o meno in casi minori, in cui non ci siano minacce o persecuzioni immediate contro cui schierarsi senza dubbio.

Il dibattito è tuttora molto interessante, ha avuto un seguito, e qui vorrei aggiungere un aspetto che mi è stato suggerito da un articolo sull’Atlantic che ha raccolto i pareri di diversi disegnatori. Il disegnatore musulmano Husna Haq fa l’esempio di Martin Luther King, e mi sono chiesto se non abbia ragione nel suggerire che la nostra percezione di cosa significhi Maometto per molti musulmani sia superficiale. Quindi provo a metterla così: immaginate che qualcuno disegni una vignetta che prende in giro Giovanni Falcone, o lo disegna come un porco.

Fa pensare un po’ di più, o no?

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17 commenti su “Mettersi nei panni, ma nei panni veri

  1. amedeo naspighi

    Aggiungo un altra riflessione: noi siamo così abituati a vedere le vignette di gesù, della crroce messa in tutte le posizioni che abbiamo perso il valore del rispetto del sacro. Se è sacro è sacro! Non essendo più sacro nulla, ci fa prima ridere e poi indignare il ” mussulmano medievale” che si incazza. Il guaio è che qua(in occidente) passa tutto, ed è per questo che ci ritroviamo in questo schifo senza valori. MAncando i valori non ci dobbiamo stupire che i politici sisano lì per fare manbassa, ad esempio.
    Ho semplificato troppo?

  2. lau.ra

    Falcone è una persona prima che un simbolo, con parenti e amici in vita tra l’altro.
    Come dice Richard Dawkins la blasfemia è invece un crimine senza vittime.

  3. Raffaele Birlini

    Non penso che ci si debba concentrare sull’opportunità di insultare questo o quel simbolo quanto invece su cosa sia una reazione civile all’insulto. Un conto è esprimere sconcerto e far capire all’autore che il suo lavoro è apprezzato da una persona su un miliardo, un altro conto è ucciderlo.

  4. Barbara P

    Il parallelismo tra il disegnare Maometto e le vignette con Gesù non è del tutto calzante, perché per l’Islam è il fatto stesso di raffigurare Maometto a essere un peccato e una blasfemia, mentre per la cristianità occidentale la raffigurazione di Gesù è un cardine. In giro non si vedono tanti giornali o vignettisti o comici che utilizzano quello che è blasfemo per i cattolici, cioè la bestemmia, dio questo o madonna quest’altro. in televisione ti mandano via se bestemmi, in un campo da calcio ti espellono, e tutto sommato, da atea, penso che ci possa stare. Se vogliamo colpire gli integralisti islamici, possiamo ironizzare sul terrorismo o su una qualsiasi delle loro deliranti teorie, perché mettere in mezzo il profeta al quale credono anche milioni di non integralisti?
    Ci si concentra giustamente sull’opportunità di insultare questo o quel simbolo perché al momento, in Occidente, questo è ciò su cui divergono le opinioni, penso che sul fatto che uccidere qualcuno perché fa della satira più o meno buona si sia tutti d’accordo.

  5. Raffaele Birlini

    Domanda: magari il fatto che qualcuno minacci di uccidere per una vignetta dovrebbe ottenere come reazione civile miliardi di vignette su tutti i giornali e non giornali che cercano il pelo nell’uovo per nascondere il fatto che hanno paura di essere uccisi per una vignetta?

  6. cristiano valli

    secondo me il fatto che uno si offenda o meno non è indicativo. la linea di demarcazione fra cosa sia offensivo o no, non la può collocare l’offeso.

    io mi offendo ogni volta che vedo qualcuno che prega, mi sembra uno spreco di intelligenza. questo non è un buon motivo, per me, per aspettarmi che le persone smettano di pregare in mia presenza.

    bisogna vivere, per vivere si debbono accettare delle cose. quindi se io vado di casa in casa ad appendere vignette di maometto nei salotti dei credenti, occhei, è un conto. sennò semplicemente facciamo che io non vado in chiesa o in una moschea, e voi non vi aspettate che tutto il mondo sia a vostra disposizione come io non mi aspetto sia a mia disposizione.

    perché il problema dei simboli è sempre il solito, se li riempi di significati l’offesa di un simbolo, è gravissima, se invece no, chissenefrega.

    a me sembra che ci possa essere ben di più grave in tema di intolleranza religiosa [o di antimafia] che qualche vignetta. ed invece alla fine si parla solo di quelle.

  7. piti

    Questo Occidente sarà (anzi, è abbastanza ) uno schifo, con o senza valori. Ma temo che dove o quando i valori siano presenti, le cose vadano anche peggio.
    L’Europa del XX secolo qualche valore lo aveva, ma non filò tutto liscio. E sei valori dell’Islam rischiano di condurre all’Iran, all’Afghanistan, all’Arabia Saudita, all?indonesia, ai soprusi dei Turchi sui Curdi e a quelli dei Curdi sulle donne, eccetera, io (nel mio piccolo) quasi quasi me ne starei anche senza ‘sti benedetti valori.

  8. stefano_irgendwo

    Mi stupisce che siamo ancora a discutere dei “fondamentali”. La satira e’ satira, e va difesa sempre e comunque, e il messaggio e l’oggetto possono essere qualsiasi. Punto. La risposta alla tua ultima domanda, Luca, e’ “No, non fa pensare di piu'”.

  9. markup

    Non ricordo più chi l’ha detto, forse Fo —chi si scandalizza, si scandalizza per i propri pregiudizi—
    Comunque è inevitabile, o si difende il diritto di esprimersi, e in quello ci sta tutto anche chi nega l’olocausto per dire, o si decide che il diritto di esprimersi non esiste e addio anche a quella parvenza democratica che ci è rimasta.

    PS E per favore smettiamola di parlare di “valori”, i valori non esistono in senso assoluto, sono sempre figli di un epoca e di un contesto storico geografico particolare.

  10. Shylock

    “Allora io dico: ma questo non dimostra quindi che la sensibilità dei musulmani nei confronti della raffigurazione del Profeta e della sua messa in scherzo non è così intoccabile come ci hanno raccontato? Non dimostra che i musulmani sono in grado benissimo di abbozzare e fregarsene, anche rispetto a una cosa che giudicano comunque offensiva come questa? Non dimostra che il clima “di rispetto” da zitti-zitti-che-il-musulmano-s’incazza non è altro che un nuovo frutto del razzismo relativista europeo e delle minacce dei terroristi che si fregano le mani di averci belli spaventati?”

    Indovinate chi l’aveva detto:

    http://www.wittgenstein.it/2006/02/10/sviluppo-danese/

  11. Barbara P

    Io posso anche difendere il diritto di esprimersi, però se il giornale che leggo pubblicasse una vignetta che nega l’olocausto per sostenere la libertà di parola, avrei dei grossi problemi. Questo per dire che io la decisione del Post l’ho molto apprezzata.
    Secondo oggi come oggi il valore più o meno culturale della provocazione (e forse, non so, anche della satira) è altamente sopravvalutato.

  12. Alessio Breviglieri

    “Falcone è una persona prima che un simbolo, con parenti e amici in vita tra l’altro.
    Come dice Richard Dawkins la blasfemia è invece un crimine senza vittime.”

    Non credo che sia una buona soluzione. Il fatto che Gesù o Maometto siano morti da molto tempo non ha certo ridotto i legami con chi li ama. E si tratta di un sentimento che può essere paragonabile a quello dei parenti verso Giovanni Falcone.

    La mia opinione è che occorre decidere caso per caso, in alcuni casi la politica dovrebbe limitare la libertà d’espressione in quanto questa tracima nell’azione, o nell’incitamento ad agire. Sono decisioni che si possono prendere solo sul momento, avendo una visione sufficientemente ampia del contesto e delle possibili implicazioni.

  13. amedeo naspighi

    @markup tu citi il diritto di esprimersi che è un valore. Se vuoi usare un altro termine al posto di valore va bene suggeriscilo. I valori non sono solo regionali e storicizzati, sono universali. A meno che non parliamo di come sista seduti a tavola. Del resto se parliamo di libertà di esppressione, è ricunosciuta come valore, su tutto il pianeta. Infatti è prorpio quando non c’è che se ne riconosce il valore.

    @ L’esercizio di Sofri era di mettersi nei panni degli altri, quello che su cui meditavo non erano i simboli che assumo diversi significati ma sul sacro. Ma rifrlettevo sul : Se per loro( chi sono poi?) c’è il sacro e per noi no è difficile mettersi nei loro panni. Quando parlo di sacro non mi riferisco alla religione, ma a qualcosa su cui no si può giungere a compromessi, è NO e basta! come per una madre vendere il proprio bambino( scusate l’esempio non è perfetto).

  14. pietro maggi

    Scusate, forse è un mio limite, ma pensavo che la questione fosse leggermente diversa.
    Non penso sia in discussione il diritto di ironizzare su Maometto, che è pari al diritto di ironizzare su Gesù, su Falcone, su Berlusconi, su Mara Carfagna o sul Mahatma Gandhi: il diritto è sacrosanto, non si discute. Così come è sacrosanto il diritto di scandalizzarsi, schifarsi, essere distrurbati dall’ironia, e magari di protestare contro l’eccesso della stessa.
    Quello che si discute è: perchè dovremmo non ironizzare su Maometto in quanto gli Islamici si incazzano e magari qualcuno anche mena, ed invece se si incazza una Mara Carfagna qualsiasi quando le dicono che è Ministro della Repubblica a forza di fellatio, diciamo che vuole “ammazzare la libertà d’espressione”?
    (da ateo, perdonatemi ma la commistione tra sacro e profano è voluta).

  15. Barbara P

    Parlando per me, mai pensato che la Carfagna non faccia bene, a livello personale, a prendersela quando la insultano.

  16. ESC

    Argomentazione astratta: provate piuttosto a immaginare che qualcuno spoileri il finale di LOST in prima pagina sul corriere e vedrete le reazioni. Per fortuna, la nostra società rispetta chi crede nelle serie televisive più di chi crede in Maometto.

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