Rubicon

Quando creammo un programma su Radiodue che durò sette anni (era un’altra Radiodue) lo chiamammo Condor per una presuntuosa ragione: l’ambizione di riempirlo di contenuti, cose viste e lette, racconti, storie, informazioni raccolte in giro e che spiegassero il mondo presente e a venire, ci fece pensare al lavoro di Robert Redford nei Tre giorni del Condor. Vi ricorderete, lui lavora per la CIA, ma in un’attività impiegatizia e apparentemente tranquilla lontana da quelle mostrate più assiduamente dai film di spie armate e sempre in movimento per il mondo. “Condor legge”, dice un personaggio del film per spiegare il suo impiego: raccoglie informazioni da tutto quello che viene pubblicato, le registra e archivia gli eventuali interessi dell’Agenzia per queste informazioni. Poi l’azione e la violenza interverranno all’improvviso a ribaltargli la scrivania e la bicicletta con cui va in ufficio ogni mattino, e lì è il bello del film: ci sono i buoni e i cattivi, ma i cattivi hanno le loro ragioni e i buoni le loro ingenuità.

Negli Stati Uniti è appena andata in onda la quinta puntata di Rubicon, una nuova serie televisiva che sta facendo ottimi numeri. Volevo descrivervi la trama, ma mi sono accorto che finivo per raccontare quella dei Tre giorni del Condor: ci sono moltissime differenze, ma il bello è ancora lo stesso. Lavori tranquillamente esaminando scartoffie per un ufficio che si occupa di controllare la politica e il crimine internazionale, e a un certo punto capisci che non è un lavoro come un altro. In rete si trovano già puntate e sottotitoli italiani, ma speriamo che qualcuno qua sia abbastanza accorto da comprarlo, e che non peggiori andando avanti.

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