La bolla di iPad

Quello che sta succedendo in giro con iPad sta – in forme diversissime – nella stessa raccolta di favole di quello che successe in Italia con due fenomeni diversissimi, Second Life e Facebook. Non è la cosa che volevo dire, in realtà, ma mi è venuta in mente strada facendo e quindi la premetto tipo “opening act” di questo post. Quello che ci vedo in comune è il successo – presso un pubblico non accortissimo sulle cose della rete e delle nuove tecnologie – di inattese e laterali scorciatoie d’accesso alla rete e alle nuove tecnologie. Second Life (lo straflop annunciato) era fatto così a forma della vita fuori dalla rete da riassumerlo nel suo stesso nome: era facile da capire per i profani, che ci saltarono sopra (usandolo o parlandone) sentendosi improvvisamente a loro agio e non estranei. Facebook (il successo planetario) ha portato in rete masse di nuovi utenti che ne erano rimaste escluse con sentimento di inadeguatezza offrendo loro tutto quello che era familiare nel loro mondo extra-internet: i vecchi compagni di scuola, le foto da mostrarsi, i luoghi del cucco, le conversazioni da caffè 24 ore su 24. iPad (il fenomeno malinteso) è stato acutamente presentato da Jobs come un giocattolone che serve prioritariamente a leggere i giornali e i libri (invece del versatile computer che è), attività e oggetti familiarissimi e riprodotti con pigra fedeltà agli originali.

In ognuna di queste tre favole, insomma, si sono resi ospitali terreni nuovi a utenti nuovi dicendo loro: non vi sentirete estranei, questa è una casa nuova, ed è come la casa che conoscete.

Esaurita questa riflessione, c’è da dire qualcosa sul peculiare caso iPad. A quanto pare, anche a causa del prezzo, si vende molto bene tra fasce di età piuttosto alte, con punte anche molto-alte che ormai avevano rinunciato a impratichirsi con i computer. Nuovi utenti si mettono in mano dei computer veri e propri, con funzionalità sterminate, per leggerci i giornali. Non sono tantissimi, ma piccoli numeri importanti: che a loro volta erano già parte dei piccoli numeri dei lettori di giornali. Nessuno di loro è un nuovo lettore conquistato dai giornali. I quali giornali si trovano oggi – parlo dei quotidiani maggiori – con qualche migliaio di abbonati che sperano si moltiplichino negli anni a venire, in nome di misteriose ragioni (crollo dei prezzi? nuovi lettori più giovani? mah). Gli altri giornali, poi, sono su numeri ancora più esigui ma stanno pagando decine e decine di migliaia di euro (ad accorti nuovi ricchi di una piccola new economy rimessa in moto) per applicazioni che sbandierano con orgoglio convinti di non poterne fare a meno come minimo. Ogni giorno i quotidiani di business e imprese segnalano di nuove iniziative editoriali su iPad baldanzosamente annunciate. Solo rarissimi illuminati si fermano a fare due conti e si chiedono “ma ha senso?”, e aspettano che idee più promettenti si affaccino all’orizzonte. Non sarà un semplice trasloco a salvare i giornali.

E non sono solo quelli che fanno i giornali. Allo IAB (la convention di pubblicitari internettari) di Milano della settimana scorsa tutti parlavano di iPad e si raccontavano che iPad avrebbe salvato tutto. Aziende di ogni tipo corrono a cercare una posizione su iPad e applicazioni loro. Non fosse per il promettente 99% delle altre opportunità saggiamente incluse o promesse da Apple nell’apparecchio, si sarebbe tentati di immaginare un grande sboom à la Second Life nel giro di pochi anni. Ma ogni volta si impara qualcosa, no?

Altre cose:

8 commenti su “La bolla di iPad

  1. Pingback: La bolla Ipad: come se Second Life non avesse insegnato nulla agli onanisti digitali

  2. Urlo

    Second life semplicemente non era user-friendly. Facebook è molto user-friendly e racchiudeva in sè già all’inizio tutte le funzioni principali dei maggiori social network. L’iPad è un aggeggio inutile, ma bello, molto user-friendly e per coloro che, come si dice, hanno poco tempo e soldi, a differenza di coloro che hanno molto tempo e pochi soldi. L’iPad è un mondo chiuso, fatto di applcazioni, utile solo a rendere dei servizi fruibili gratuitamente non più fruibili gratuitamente (senza considerare che è incomprensibile la corsa alle applicazioni, se non appunto alla luce del servizio a pagamento, quando si potrebbe ancora usare un semplice browser per leggere repubblica o corriere).

    Insomma, a me fanno ridere quelli che esaltano Jobs a paladino della libertà: osservare chi pensa di scegliere il nuovo per antonomasia e l’anticonformismo solo poichè accecati dal marketing è molto divertente.

    Un conto è l’iPhone, un conto l’iPad.

  3. david casalini

    Io pero’ adoro leggere il post da iPad, forse basta il buon senso e considerarlo come un altro browser

  4. marco v

    @ Hytok :

    allora sono eretico. iPad è un iPhone messo sotto la pressa. Un oggetto cool, dal design fantastico, dove passi un sacco di tempo a fare una cosa alla volta. Io una roba che non è multitasking non la prende neanche in considerazione, perché è come dare la biada ad un motore elettrico (i nostri cervelli sarebbero il motore elettrico, per intenderci).
    iPad è perfetto per consumare quel che altri, con altri computer, generano all’interno del Web. La differenza è semplice: qualcuno genera attraverso computer, Web e software basati su protocolli aperti. Poi il contenuto viene “circondato” da Apple, il quale attraverso una app convince milioni di sciocchi a pagare per consumare questo contenuto.
    Voglio leggere il Corriere di stamattina? Pago la app. e leggo il Corriere di stamattina. Voglio aggiornarmi su quello che sta capitando in giro? Bè, esco dall’applicazione (già, non è multitasking) apro il browser e leggo Corriere.it.
    Ho un netbook che costa tre volte meno e sto usando connessione della mia biblioteca o in piazza Duomo di X città? Mi scarico il pdf del Corriere di stamattina da una edicola virtuale, tengo aperta la scheda browser di Corriere.it, scarico la posta, aggiorno il mio blog e inserisco una immagine che ho tagliato con Gimp.
    E tutto quello che ho fatto (navigazione, download, applicazione) mi è costato ZERO. Perché il mio netbook, tra l’altro, gira con Linux, è impermeabile, ha una memoria allo stato solido e con skype faccio ogni tanto delle riunioni volanti grazie alla webcam.
    Insomma, devo prendere un iPad se voglio retrocedere nella mia evoluzione.

  5. Hytok

    Curioso come io sia d’accordo con te ma allo stesso tempo ti contesti. La necessità del multitasking è IMHO imprescindibile, e per questo non ho preso l’iPad ed aspetto un tablet serio (che Android è troppo limitativo, io voglio un vero PC con un vero OS sul tablet).

    Ma allo stesso tempo l’iPad è la rottura di un lago stagnante, e non posso non riconoscerglielo. Inoltre, è perfetto per la fruizione di giornali e fumetti (non romanzi, meglio uno schermo eink), e questa cosa il pc non può vantarla.

    Uscendo fuori da ciò, per tornare al tuo paragone col tablet Linux, bisogna pure dire che tecnologicamente, come hardware soprattutto, l’iPad è meglio. Meglio come touch, più ricettivo e veloce, meglio come accelerometro, che quello Android è lento, meglio come versatilità (hai visto il radiocomando del modellino quadrimotore che gira su Youtube?).

    Insomma, viva la concorrenza, viva i tablet con sistemi più open, mica te lo contesto, però dire che iPad è stato ed è inutile, proprio no.

  6. Urlo

    Vi prego non iniziate con le classiche guerre di religione, l’iPad è utile a seconda dell’uso che se ne fa. A livello hardware è molto bello e funzionale, al livello software ci sono le applicazioni che servono per pagare i servizi internet (create da soggetti terzi e tra l’altro mi pare preventivamente vagliate da apple, alla faccia della libertà).

    Di sicuro non è una rivoluzione e c’è una discrepanza notevole tra ciò che si sente dire su iPad ed il suo impatto reale (mi pare l’articolo dica questo).

    La rivoluzione, secondo me, è avvenuta con l’iPhone, che è praticamente un mini computer portatile (l’iPad non è poi così portatile, tanto vale portarsi dietro un netbook) e che è il massimo del settore smartphone (ovvero il futuro).

    Insomma, secondo me la rivoluzione è stata la portabilità, nient’altro.

  7. stefano bonilli

    Ieri, domenica, sono rimasto in casa fino a tardi e quindi mi sono aperto, gratis o a pagamento a seconda della testata, Il Messaggero (gratis), La Repubblica (gratis), La Stampa (gratis), Sole24Ore (pagamento).
    Quando sono uscito ho trovato un’edicola ancora aperta e ho acquistato il Corriere della sera (non faccio un abbonamento lungo e loro non vendono la copia singola) e Il Fatto.

    La Stampa l’ho letta tranquillamente come tutte le mattine, Sole24Ore saltava spesso la pagina e non è stato piacevole, Repubblica e Messaggero sono state una tranquilla lettura.
    Quando al ristorante, verso le 14, ho iniziato a leggere il Corriere quello “vero” mi sono divertito di più e ho pensato che io la domenica i giornali preferisco sfogliarmeli e sporcarmi le mani.
    Vecchia abitudine, antico piacere :-))
    C’entra poco o c’entra molto con l’iPad, non lo so, di sicuro se sono in viaggio all’estero le applicazioni dei nostri quotidiani mi fanno godere, in Italia a volte mi sporco le mani e godo nello sfogliare, a volte uso l’iPad, e io sono uno che di quotidiani, settimanali e mensili ne consuma molti.

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