Le minoranze hanno torto

Il tema che Luca Ricolfi affronta oggi sulla Stampa è molto attuale, molto dibattuto e molto fertile: quello della “narrazione” che prevale a sinistra da molto tempo per cui le sue sconfitte sarebbero da attribuire alla scarsa informazione e qualità etica della maggioranza degli elettori. Il tema insomma della minoranza auocompiaciuta, che è in effetti un verso disastro in cui gran parte della sinistra si bea e se la racconta.
Ma Ricolfi sbaglia la successione logica quando sostiene che questa narrazione sia falsa e che gli esempi di Saviano e Renzi la smentiscano. Saviano e Renzi la vogliono superare, invece, ma non negare: vogliono smettere di accontentarsene. Quello che dicono è che questa narrazione è diventata un alibi e una pigrizia autoindulgente, che non è raccontandosi di essere i migliori e di essere una minoranza che si cambiano le cose, ma dimostrando di essere i migliori e diventando maggioranza: essere minoranza è una sconfitta.

Le parole di Saviano sono state quindi eccezionali non per smentire la narrazione – che convive con quella delle inadeguatezze della sinistra, soprattutto delle sue leadership: da tempo non migliore, ma meno peggio – ma per l’ambizione di cambiarla, piuttosto che viziarsene fino a svuotarla. E il suo invito a smontarla, a superarla, è a sua volta una dimostrazione della fiducia nelle capacità di ambizione e responsabilità di chi lo ascolta, di dimostrarsi “la parte migliore del paese” tanto da diventare anche “la parte maggiore del paese”. Altrimenti sono migliori gli altri, che ci sono riusciti.

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27 commenti su “Le minoranze hanno torto

  1. patgarret

    D’accordo su tutto, tranne che sull’ultima frase!
    I migliori definiti come coloro che raggiungono l’obiettivo, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, è una stortura del ragionamento democratico, nonchè probabilmente il vero tallone d’achille dello stesso sistema democratico.
    Il problema si può spiegare bene con il concetto di mercato perfetto, ovvero dei mercati in cui l’informazione disponibile ovunque, per chiunque e a costo zero rende tutte le differenze tra prodotti ben identificabili e quindi i vari prezzi auto-aggiustantesi istantaneamente al livello corretto. In questi mercati è impossibile eseguire arbitraggi, ovvero speculare sulla disinformazione, sui ritardi di reazione o sulla semplice distanza geografica.
    Il sistema della pubblica opinione, dei media e in generale della comunicazione, oggi, crea una situazione ben lontana da quella di un mercato perfetto. Esattamente come il marketing, la pubblicità e altre tecniche derivate fabbricano differenze fittizie e vantaggi competitivi fasulli.
    Queste storture fanno si che i migliori – definiti come possessori dei CONTENUTI migliori – in caso non dispongano anche di armi pari (a livello di marketing, comunicazione e quant’altro) si ritrovino a dover inseguire chi, invece, in possesso di contenuti peggiori dispone però delle armi migliori per creare storture su quello che potremmo chiamare “il mercato dell’ideologia e delle opinioni”.
    Ecco che, quindi, ai migliori non basta essere tali ma devono anche armarsi per combattere in un’arena che non premia solo i contenuti ma anche molte altre cosette che poco hanno a che fare (spesso molto poco) con la politica.
    Il fatto che questa sia la situazione moderna, che detta una sorta di indispensabile attenzione alla vendita delle proprie idee (e non alla sostanza) non ci deve far cadere in equivoci; i migliori vanno giudicati sui contenuti, e basta.

  2. odus

    Sinistra, destra. Differenti solo perché seduti da una parte o dall’altra dell’emiciclo? No. Piuttosto perché le due sponde intendono in modo opposto l’approccio alla gestione della cosa pubblica.
    I migliori sono a sinistra? Sarebbe così se non vi fossereo le elezioni. Le votazioni dicono che i migliori o, se volete i preferiti, stanno a destra.
    Sono i numeri che escono dalle urne che assegnano la palma del migliore e non l’autoreferenzialità.
    Da oltre un secolo, dai tempi di Giolitti, le urne premiano le destre e quando durante il ventemmio non c’erano le urne, c’era il consenso delle folle oceaniche.
    In cento anni la sinistra ha governato con D’Alema
    dal 21 ottobre 1998 al 22 dicembre 1999 ed anche allora non perché D’Alema fosse stato indicato dalle urne.
    Le ragioni? Forse perché la sinistra si ripromette di fare troppe cose che costerebbero troppi soldi e gli elettori percepiscono quelle intenzioni troppo onerose per le loro tasche. Inoltre per più di 70 anni – la durata del comunismo in Russia – sinistra significava anche rischio per la proprietà privata. Se si mettono insieme questi due elementi si capisce facilmente perché la maggioranza valida per vincere alle urne in Italia, ma non solo, ha trascurato e trascura di votare chi si autodefinisce migliore e vota dall’altra parte. Perché l’altra parte sarà anche fatta di asini e cioè non potrà gloriarsi di avere i Ricolfi, i Saviano, gli Umberto Eco, ma garantisce di più le tue cose e riesce a convincere.
    Qui non si tratta di chi ha torto e chi ha ragione o a chi dar torto ed a chi dar ragione. Quelli che vanno a votare sono mica i magistrati del palazzo di giustizia di Milano.
    Vanno a votare persone che pensano a come meglio proteggere casa propria.
    Ed avendo memoria lunga, si ricordano ancora di quanto sostenevano i loro antenati romani: Carmina non dant panem.

  3. vietatocosare

    Questo e’ un punto su cui Ricolfi insiste da molto, e ogni volta ricorda come non si possa conciliare l’idea della minoranza illuminata con il fatto che la sinistra ha governato a lungo la maggior parte delle amministrazioni locali.

    Detto che questo e’ indubbiamente vero (anche se il voto locale e’ diverso), e detto anche che e’ altrettanto vero che Berlusconi non ha mai superato il 20% del consenso assoluto (ma e’ anche vero che chi si e’ astenuto puo’ essere considerato ugualmente “inferiore”), preferisco vederla cosi’: e’ vero che alla sinistra magari non piacciono gli italiani, ma nella stessa misura in cui non le piace la poverta’.
    Si parte da cio’ che non ci piace, per cambiarlo in meglio.
    E per farlo, si prova a raccogliere la maggioranza dei voti.

  4. vietatocosare

    P.S.

    @patgarret

    In democrazia la politica e’ fatta non solo di individuazione delle soluzioni, ma anche di costruzione del consenso, perche’ senza quello le soluzioni sono buone per scriverci i libri e farci i convegni: se non sei capace di costruire consenso, o cambi lavoro o ti fai aiutare da chi e’ in grado di farlo.

    Che io sono anche un po’ stufo dell’alibi per cui un partito avrebbe tutte le risposte giuste, ma poi sfiga vuole che l’altro sia piu’ bravo a comunicare. I mercati perfetti non esistono, gli elettori vanno convinti, e se non sei capace magari devi farti qualche domanda…

  5. ro55ma

    Si, le minoranze hanno torto nel gioco democratico, che è imperfetto ma non truccato quando ci fa comodo e funzionale quando si vince..
    Forse un’occhiatina ai programmi/contenuti e alla loro gestione da parte delle leadership di sinistra di altri Paesi, potrebbe darci una mano e suggerirci – come tenta di dire Renzi – che c’è da togliere un pò di ruggine a certi obiettivi politici e tirarsela un po’ meno, chè tutti gli altri, da Berlusconi in giù, sono solo di plastica e usano le tv.
    Chi sa che non succeda che a quel punto la gente ti vota..

  6. patgarret

    Io penso invece che vada a votare una massa di consumatori che pensa di comprare il prodotto migliore per se stessi; abbagliata da marketing e sistemi di valori studiati a tavolino che ben si attagliano al consumismo moderno.
    Il riuscire a convincere è indubbio (ma ribadisco le storture e i conflitti di interesse che ho citato nel mio primo intervento), per quanto riguarda “il garantire le cose delle persone”…non ho idea da dove si possa desumere una tal bizzarra conclusione coi numeri della nostra economia alla mano.
    In ultimo non vorrei si facesse confusione tra chi sostiene un partito e chi dovrebbe governare; Eco e Saviano non mi risultano essere in lista (mentre Calderoli e Larussa sono due ministri della repubblica…ma questo è un altro problema…) e il loro appoggio a una fazione politica può solo dar lustro, non deve certo portare pane.
    In ultimo, alzi la mano chi crede a valutazioni raziocinanti nella maggior parte di persone che si recano ai seggi; al massimo, come dice odus, possono immaginare che i comunisti potrebbero portar loro via la casa, oppure, come dico io, possono credere che qualcuno gli abbassi le tasse.

  7. patgarret

    Verissimo che la politica è anche costruzione del consenso…ma io mi chiedo se oggi questo aspetto non sia assolutamente drogato fino a diventare preponderante. Forse qui nessuno vuole parlare dell’elefante che abbiamo nella stanza…ovvero del fatto che il Sig. Berlusconi è stato votato perchè è un ricco imprenditore (quindi uomo vincente agli occhi della gente), comunica nella maniera corretta e ha un potere mediatico gigantesco inaccettabile in qualsiasi altra democrazia (questa verità non si consuma pur ripetendola dal 1994, è sempre vera).
    Tutte cose che, a mio modo di vedere, poco hanno a che fare con la gestione della cosa pubblica che, incidentalmente, è (oops) il vero obiettivo della politica.

  8. vietatocosare

    Le scelte che facciamo in tutto, dalla politica ai detersivi, sono in parte razionali in parte istintive, come messo in evidenza da decenni di studi scientifici e casi di marketing.
    Il punto e’ che questo materiale e’ a disposizione di tutti: se poi uno vuole fare finta di niente, e pretendere di raccogliere voti solo sulla base di 650 pagine di programma, faccia pure; ma sarebbe come se il direttore marketing di Mulino Bianco facesse le pubblicita’ dei Tarallucci leggendo la lista degli ingredienti. Verrebbe messo alla porta il giorno dopo.

    Le tecniche di consenso non sono studiate a tavolino sul consumismo moderno, ma sugli esseri umani: e nell’attesa di chiedere voti ai venusiani, mi sembra doveroso prenderle in considerazione. E se non si e’ capaci, imparare.

    Ti direi anche che non ci trovo niente di male, basta che siano usate in modo consapevole e onesto, ma farei una difesa interessata della categoria di cui faccio parte. In realta’ non e’ nemmeno questo il punto: se vuoi il consenso delle persone, devi partire da come funzionano davvero, queste persone. Oppure stare seduto sul fiume ad aspettare improbabili mutamenti genetici che ci facciano venire voglia di aprire il librone della Fabbrica del programma.

    (Fra l’altro ti svelo un segreto: se sei capace di comunicare, a parita’ di condizioni i piu’ onesti vincono).

  9. vietatocosare

    Ari P.S.

    Altro segreto: Berlusconi, come comunicatore, e’ un mezzo cane, altro che il genio per cui viene fatto passare in Italia.
    Risalta soltanto perche’ gli altri sono cani per interi.

  10. Andre

    Odus si dimentica il piccolo dettaglio che le sinistre, per 50 anni, semplicemente non POTEVANO vincere.

  11. patgarret

    “consapevole e onesto” io, pur essendo laureato in marketing, queste due parole nei vari manuali che ho studiato non le ho mai lette nemmeno una volta. Ho letto di costruzione dei mondi percepiti, di uso ideologico del linguaggio, di strategie comunicative e tante altre cosette ben poco collegate con la sostanza del prodotto.
    Qualcuno potrebbe dire che va tutto bene finche’ si tratta di vendere un biscotto (ma anche qui avrei fiumi di eccezioni da eccepire), ma che tutto questo sia utilizzabile anche in sede politica direi che, eticamente, e’ tutt’altro che auspicabile. Poi possiamo guardare strettamente all’obbiettivo ma allora non lamentiamoci se poi ci troviamo con il “governo del fare”.
    Da altre parti ho scritto che il capitalismo VA TEMPERATO proprio per togliere a certe meccaniche il potere di decidere su argomenti diversi da quelli assimilabili a quelli di mercato.
    Ci vogliono regole e lacciuoli perche’ la politica non e’ il mercato, e il voto non e’ un biscotto. E sinceramente, quando leggo certe posizioni cosi’ accondiscendenti verso un mercato eletto a giudice supremo di TUTTO mi vengono i brividi.
    Forse chi sbandiera queste posizioni dovrebbe ricordarsi che LUI conoscendo le meccaniche ne e’ immune, ma chi, invece, le subisce non puo’ difendersi e condanna se’ stesso (e gli altri) a decidere il governo del suo paese nello stesso modo in cui decide che biscotto mangiare a colazione.

  12. marcocampione

    Sempre che non mi sia sfuggito qualcosa o del tuo pezzo o di quello di Ricolfi mi sembra che tu abbia fatto una forzatura. Ricolfi cita Pippo solo una volta e per criticarlo per la sua reazione alla visita ad Arcore di Matteo Renzi. Sembra che tu non voglia vedere quanto viaggino ormai su piani diversi (legittimamente e volontariamente) Renzi e Civati

  13. Urlo

    Grazie marcocampione, stavolta mi volevo risparmiare la predica, l’hai fatta tu per me. Tra l’altro: dove sta scritto che Saviano e Renzi (Civati non c’entra) smentiscono la narrazione oggetto dell’articolo?

    Aggiungo a questo punto che, se proprio bisogna mettere insieme Saviano, Renzi e Civati, allora nella stessa categoria per onestà intellettuale andrebbe inserito anche Vendola.

  14. odus

    Vabbè, vabbè.
    Si vada avanti così, si invochi il mercato, il marketing, la capacità di ottenere consenso attraverso i sostenitori di partito alla Saviano o alla Eco, le capacità di uno , le incapacità degli altri.
    La gente di cossighiana memoria, le persone che escono di casa per andare al seggio elettorale, che sia di centrocittà o sia delle periferie o dei borghi sperduti, le proprie idee in testa, anche se sbagliate o giudicate tali da chi crede di saperla più lunga, ce le hanno. E si regolano in conseguenza.
    Da cento anni a questa parte. Mica solo dal 1994.
    Secondo me continuerà a farlo ancora.
    Purtroppo la conseguenza di ciò è che in Italia mancherà sempre l’alternanza che, sempre secondo me, è l’unico possibile argine alla corruzione.
    Se fosse possibile, ma non lo è, governare 5 anni l’uno e 5 anni l’altro, non si avrebbe tempo per far nascere le cricche dell’una e dell’altra parte. O, per lo meno, il fenomeno sarebbe più circoscritto e il governo successibvo scoprirebbe facilmente gli altarini del governo precedente.
    Ma andremo avanti per cento anni ancora non con governi di destra o, come si preferisce dire, di centrodestra. Ma con governi anti sinistra o, come si preferisce dire, anticentrosinistra.
    Con buona pace non tanto di Bersani, che a ciò è rassegnato e gli va bene mantenere il potere in Emilia Romagna ormai da 40 anni filati, ma di Rosetta Bindi, che a questo non si rassegna, convinta com’è che è nata per fare la ministra.
    Come dicevo prima, ogni persona ha le sue convinzioni.

  15. Luca

    Su Civati mi sono sbagliato per lettura sbadata di quella parentesi, scusate. Su dove stia scritto che Saviano neghi la narrazione in oggetto, sta scritto qui: “Se Saviano ha sentito il bisogno di esortare il popolo di sinistra a «smettere di credere» di essere una minoranza, vuol dire che quella credenza ancora c’è, sopravvive, nelle menti e nei cuori”.

  16. amaryllide

    “I mercati perfetti non esistono,”
    e infatti esattamente come per i mercati imperfetti, la correzione dell’imperfezione si chiama legge antitrust. Fare finta che un monopolio non distrugga il mercato intero, oltre che la concorrenza, è da fessi. Da gente che non si vuole chiedere perchè destra e sinistra di TUTTI i paesi democratici la pensano allo stesso modo (cioè non lo permettono assolutamente) sulla possibilità che un signore abbia il monopolio delle tv private e oltre a ciò, possa fare pure politica. Ma sono fessi loro, eh. Continuate pure a ripetervelo, voi che a differenza della minoranza compiaciuta di essere tale le elezioni le volete vincere davvero. Su Marte, forse.
    In un paese con l’ottanta per cento di analfabeti funzionali e i mass media in mano a un solo uomo, chi nega che il monopolio mediatico distrugge ogni possibile competizione non vuole vincere le elezioni, semplicemente vuole che non si parli del monopolio Magari perchè ha scritto anche sulla stampa del monopolista e quindi col problema ci si è riempito le tasche.

  17. ro55ma

    amaryllide, questione annosa e contraddittoria: il monopolio mediatico è difficile che annichilisca la competizione “a volte si, a volte no” com’è successo negli ultimi 16 anni, ma concordo sulla presenza dell’anomalia (e vedremo se qualcuno la risolverà, prima o poi).
    Tornerei invece sulla questione degli strumenti eticamente corretti o da “Grande Fratello”: da tanti anni combatto idee di formazione -> apprendimento in organizzazioni complesse no-profit, basate sul “marketing sociale”. Molti miei colleghi convincono dirigenti e responsabili ad impiegare tecniche formative che dovrebbero garantire motivazione&risultati nel cercare consensi (e iscritti) all’organizzazione. E’ un bluff, è una presa in giro e, però, si vende bene e fa risparmiare il tempo necessario a spiegare a coinvolgere a “ottenere fiducia”.
    Non funziona, coì come non funziona la tv che rimbambiscefacendovotareberlusconi, ma fa danni, questo si, deresponsabilizza e banalizza. Come dice vietatocosare: a parità di capacità di comunicare i più onesti vincono.

  18. pifo

    Effettivamente l’analisi di Ricolfi appare abbastanza confusa.
    Ricolfi sembra convenire sulla storica inadeguatezza etico-politica degli italiani riconoscendo quanto essa sia primitiva rispetto al berlusconismo (cita addirittura Pasolini) poi pero’ sembra confutarla strumentalmente, trasformandola in una sindrome compulsiva della sinistra, in una allucinazione.
    Il fatto che questa inadeguatezza esista, sia reale e comprovata e il fatto che la sinistra ne abusi per autocompiacersi dei propri insuccessi, sono realta’ distinte e non correlate sul piano causa-effetto. La realta’ socio-culturale di un paese non coincide con i difetti di strategia politica del partito che ambisce a guidarlo.
    In sostanza: e’ sbagliato, in termini politici, sentirsi “pochi ma migliori” ma non e’ sbagliato, sul piano antropologico, dire che il paese abbia dei grossi e diffusi problemi dal punto di vista etico che devono essere affrontati e risolti da una leadership politica.
    Da questo punto di vista le parole di Saviano e l’atteggiamento di Renzi sono effettivamente dei passi avanti e non il solito girarci intorno compiaciuto.

  19. odus

    Saviano ha esortato il popolo di sinistra a smettere di pensare di essere una minoranza.
    Certamente. Ci sarà forse un topo che cerca di convincere gli altri topi di essere grandi e grossi quanto l’elefante. Cosa ci vuole? Basta dirglielo e quelli non solo si sentono elefanti, ma lo diventano pure.
    Quanto all’anomalia del monopolio tv.
    Purtroppo sono vecchio e non lo potrò accertare.
    Ma mi piacerebbe vedere, quando mediaset passerà di mano o non ci sarà più (perché quel giorno prima o poi arriverà) se le persone che andranno a votare si faranno infinocchiare dai vari Saviano o Fazio o Santoro o Floris o Travaglio o Scalfari o Ezio Mauro o Mannoni o Bianca Berlinguer o Gad Lerner o Luca Telese o Lilli Gruber o Corradino Mineo di quel tempo tutti sconfitti dai Vespa-Minzolini Fede e Grande Fratello di quell’epoca.
    Per farsi battere così facilmente o sono, messi tutti insieme, un’armata brancaleone o non li ascolta, legge e vede nessuno o chi li vede non si fa convincere.
    Quindi, l’esortazione di Saviano lascerà il topo topo.

  20. Valeria

    Mi è venuto in mente il caso del candidato sindaco per Milano. Molto semplicemente: ho l’impressione che Boeri avrebbe avuto più possibilità di vincere. Lo dico da estimatrice di entrambi. Naturalmente spero di sbagliarmi.

  21. vietatocosare

    Non credo che Saviano abbia chiesto al popolo di sinistra di smettere di pensare di essere una minoranza.
    Credo abbia chiesto di smettere di accettare di essere una minoranza.
    E la differenza fra i due punti di vista e’ gigantesca ed e’ quella che porta a pensare di potercela fare, e mettere in piedi un progetto ben fatto per riuscirci.

  22. odus

    A vietatocosare 16 febbraio, 2011 alle 13:09

    Non credo che Saviano abbia chiesto al popolo di sinistra di smettere di pensare di essere una minoranza.
    ————————————————-
    La frase: Saviano ha esortato il popolo di sinistra a smettere di credere di essere una minoranza l’ho tratta dal seguente commento:

    # Luca 16 febbraio, 2011 alle 00:53

    Su Civati mi sono sbagliato per lettura sbadata di quella parentesi, scusate. Su dove stia scritto che Saviano neghi la narrazione in oggetto, sta scritto qui: “Se Saviano ha sentito il bisogno di esortare il popolo di sinistra a «smettere di credere» di essere una minoranza, vuol dire che quella credenza ancora c’è, sopravvive, nelle menti e nei cuori”.

    Il che dice Luca io, poi, non l’ho verificato.

  23. vietatocosare

    @odus

    Scusa, mi sono espresso male. Credo che il punto sollevato da Saviano, e piu’ in generale da chi critica l’articolo di Ricolfi, non stia tanto nel pensarsi minoranza, oggi o in passato (tanto che le elezioni si sono perse piu’ volte). Credo che stia nel considerarlo uno stato ineluttabile, anziche’ tirarsi su le maniche e conquistare il consenso della maggioranza.

  24. odus

    A vietatocosare 16 febbraio, 2011 alle 13:09

    Non credo che Saviano abbia chiesto al popolo di sinistra di smettere di pensare di essere una minoranza.
    ————————————————-
    La frase: Saviano ha esortato il popolo di sinistra a smettere di credere di essere una minoranza l’ho tratta dal seguente commento:

    # Luca 16 febbraio, 2011 alle 00:53

    Su Civati mi sono sbagliato per lettura sbadata di quella parentesi, scusate. Su dove stia scritto che Saviano neghi la narrazione in oggetto, sta scritto qui: “Se Saviano ha sentito il bisogno di esortare il popolo di sinistra a «smettere di credere» di essere una minoranza, vuol dire che quella credenza ancora c’è, sopravvive, nelle menti e nei cuori”.

    Il “qui” che dice Luca io, poi, non l’ho verificato.

  25. odus

    A vietatocosare 16 febbraio, 2011 alle 14:04
    Ho ripetuto il commento perché mi era scomparso il “qui”.

    Quanto al “rimboccarsi le maniche”, mi sembra una buona idea dal momento che finora non ci aveva pensato nessuno.
    Se ti riferisci alle maniche della camicia, adesso che è inverno e fa freddo, bisognerà prima togliersi il giaccone, poi la giacca, poi il maglione ed infine ci si roimboccherà le maniche della camicia. Fra qualche mese sarà estate e si porteranno camicie a maniche corte, non ci sarà nemmeno più bisogno di rimboccarsele le maniche, Saranno già corte ed il lavoro da fare sarà più agevole.
    Saluti cordiali ed intanto buon lavoro.

  26. vietatocosare

    Per capirsi: tirarsi su le maniche non e’ un’idea pubblicitaria (fosse mai che a qualcuno viene in mente di farci una campagna) (ah, giusto..)

    E’ qualcosa che si fa, non si dice. Ed e’ figlio del “progetto ben fatto”. Ovvero fatto da persone capaci di conquistare consenso. Che non c’e’ ancora.

  27. Domiziano Galia

    E’ tutto vero tranne la conclusione. Essere maggioranza non ha nulla a che fare con l’essere migliori. Ha a che fare con l’essere facile. Ciò che è giusto e ciò che è facile, diceva Silente.

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