Sarà… ma comincio a dubitare dei tuoi dubbi: qualche giorno fa avevi scritto che il PD aveva “rubato” a Civati l’espressione “nostalgia del futuro”; quando ti ho fatto notare che semmai era Civati ad averlo “rubato” da un’antica traduzione italiana di un’opera di Asimov, hai risposto prima male e poi l’hai buttata in caciara.
Tempo dopo, hai deriso i tuoi colleghi di Repubblica sullo scoop che vedeva Masi andar via dalla Rai, e proprio adesso è ufficiale che andrà via alla Rai.
Parli tanto male del giornalismo italiano, ma a volte anche tu non sei da meno, e non fai nulla per ammetterlo (o insulti, o deridi, o sminuisci).
E quindi, per tornare a questo post: spero proprio che tu abbia ragione, pur di non perpetuare questo tuo “trend negativo”; mi auguro, però, che tu abbia torto, pur di vedere qualcosa smuoversi nel pantano che ci sta ammorbando.
Saluti,
Alessandro
Non dire balle. Lo fai spesso: una su tutte. Ho spiegato bene che non negavo che Masi se ne sarebbe andato (inevitabilmente, direi): ma era una balla che andasse via quel martedì, come sostenuto da Repubblica. E infatti era una balla. Non affronto il resto per non incentivare la tua tendenza a dirle grosse pur di avere risposte.
Perdonami se ci ritorno, ma ho provato a scriverti due mail privatamente senza ottenere replica alcuna. Evidentemente mi hai relegato nella gora dello spam eterno (tuo diritto, per carità).
Ribadisco quant’ho detto in privato: devi dimostrarmi – anche e solo privatamente (la mail ce l’hai) – dov’è che in questo tuo blog avrei scritto “balle”. Mica per altro: finché entri nel contesto delle mie affermazioni, nulla da ridire (tu dài la tua versione; io la mia); il diffamare gratuitamente una persona (uso il verbo non nella maniera ormai “spettacolarizzata”), però, non è corretto, se poi non lo si conforta con prove alla mano.
Capisco e comprendo che non sono “nulla” per te, che non appartengo ai tuoi salotti e cose simili, e che oltretutto – consentimelo – non sono così in vista da essere “utile” (quante virgolette, eh?) per chissà quale tuo tornaconto. Però hai offeso scientemente la mia parola, la mia figura, e tutte queste belle cose qui (sfrondami di retorica, perché non la sto usando).
Io nel mio blog dico la mia su di te, e non con l’attitudine del farmi notare o del ricevere risposte (le uniche che cerco sono dalla vita, da mia moglie, dalla musica, dai libri, dalla Natura…); semplicemente non mi piace ciò che rappresenti, e ciò che ti ostini a rappresentare. E’ nel mio diritto farlo, nel tuo diritto ignorarmi o replicare tra i commenti che blogger consente. Ma dire gratuitamente che “spesso” dico balle, è un modo veramente incivile per mettermi nel cantuccio “una volta per tutte”, anche perché qui a casa tua sono sempre stato educato. E se qualche volta non lo sono stato, ti chiedo scusa, ma non per le “balle” che mi attribuisci: quelle me le devi dimostrare.
Un saluto,
Alessandro
Sarà… ma comincio a dubitare dei tuoi dubbi: qualche giorno fa avevi scritto che il PD aveva “rubato” a Civati l’espressione “nostalgia del futuro”; quando ti ho fatto notare che semmai era Civati ad averlo “rubato” da un’antica traduzione italiana di un’opera di Asimov, hai risposto prima male e poi l’hai buttata in caciara.
Tempo dopo, hai deriso i tuoi colleghi di Repubblica sullo scoop che vedeva Masi andar via dalla Rai, e proprio adesso è ufficiale che andrà via alla Rai.
Parli tanto male del giornalismo italiano, ma a volte anche tu non sei da meno, e non fai nulla per ammetterlo (o insulti, o deridi, o sminuisci).
E quindi, per tornare a questo post: spero proprio che tu abbia ragione, pur di non perpetuare questo tuo “trend negativo”; mi auguro, però, che tu abbia torto, pur di vedere qualcosa smuoversi nel pantano che ci sta ammorbando.
Saluti,
Alessandro
Non dire balle. Lo fai spesso: una su tutte. Ho spiegato bene che non negavo che Masi se ne sarebbe andato (inevitabilmente, direi): ma era una balla che andasse via quel martedì, come sostenuto da Repubblica. E infatti era una balla. Non affronto il resto per non incentivare la tua tendenza a dirle grosse pur di avere risposte.
Sofri’s style, as usual
Perdonami se ci ritorno, ma ho provato a scriverti due mail privatamente senza ottenere replica alcuna. Evidentemente mi hai relegato nella gora dello spam eterno (tuo diritto, per carità).
Ribadisco quant’ho detto in privato: devi dimostrarmi – anche e solo privatamente (la mail ce l’hai) – dov’è che in questo tuo blog avrei scritto “balle”. Mica per altro: finché entri nel contesto delle mie affermazioni, nulla da ridire (tu dài la tua versione; io la mia); il diffamare gratuitamente una persona (uso il verbo non nella maniera ormai “spettacolarizzata”), però, non è corretto, se poi non lo si conforta con prove alla mano.
Capisco e comprendo che non sono “nulla” per te, che non appartengo ai tuoi salotti e cose simili, e che oltretutto – consentimelo – non sono così in vista da essere “utile” (quante virgolette, eh?) per chissà quale tuo tornaconto. Però hai offeso scientemente la mia parola, la mia figura, e tutte queste belle cose qui (sfrondami di retorica, perché non la sto usando).
Io nel mio blog dico la mia su di te, e non con l’attitudine del farmi notare o del ricevere risposte (le uniche che cerco sono dalla vita, da mia moglie, dalla musica, dai libri, dalla Natura…); semplicemente non mi piace ciò che rappresenti, e ciò che ti ostini a rappresentare. E’ nel mio diritto farlo, nel tuo diritto ignorarmi o replicare tra i commenti che blogger consente. Ma dire gratuitamente che “spesso” dico balle, è un modo veramente incivile per mettermi nel cantuccio “una volta per tutte”, anche perché qui a casa tua sono sempre stato educato. E se qualche volta non lo sono stato, ti chiedo scusa, ma non per le “balle” che mi attribuisci: quelle me le devi dimostrare.
Un saluto,
Alessandro