Il giorno della marmotta del Foglio e del Cav.

Trovato per caso, dalla prima pagina del Foglio dell’11 ottobre 2002.

Non rompa il cazzo, Cavaliere. Non ce la venga a raccontare. Vossia lo sa di suo com’è fatto Vossia stesso. E’ già bello e fabbricato per un Blob. Per predisposizione e per vocazione naturale. Si porta sulla scena e non può chiedere di fermare il godimento della messa in scena. E non può pretendere di farsi raccontare alto, bello e biondo perché il Berlusconi che ha vinto l’Italia, non è questo, ma l’altro. Proprio quello di Blob: enbonpoint, non altissimo e sorridente. Giusto quello che ha neutralizzato gli insulti con il sorrisino. Giusto quello del “cribbio”. Giusto il nostro. E se lo tenga caro tutto il Blob in video, allora.

Non lo faccia censurare – non faccia crescere quest’abitudine del taglia e aggiusta – perché certo, Vossia alla storia ci passa per il pil (certo che ci passa), ci passa anche per Pratica di Mare (certo che ci passa), ci passa pure per l’abolizione della tassa di successione (certo che ci passa), ma se continua così – fare perfino saltare dalla registrazione del Costanzo Show Sabina Ciuffini se solo si ricorda di Vossia che era così “giovane e bello, con il garofano all’occhiello” – finisce che noi ci mettiamo un punto e basta. Punto e basta.

Perché è un tic troppo miserabile quello di imporre un sé che non esiste. E’ una velleità, questa di censurare tutto, di troppo trista patologia. Una vera malattia. Vossia lo sa com’è fatto Vossia stesso. Non si possono truccare le foto, non si può sbiancare il passato, non si possono cancellare “le dita della mano”. E sa che nel Blob di Enrico Ghezzi c’è tutto il capitale di Vossia, quello che non ha prodotto altra immagine che il successo, perché se ne lamenta? Blob è il manifesto di una “storia italiana”. E più lo vieta e più lo sperpera. Vossia lo sa di suo com’è fatto Vossia stesso. Lo sa Vossia e lo sappiamo noi: Blob è l’opera omnia di Berlusconi. Si mette avanti, si mette in mostra. Si fa guardare. E se la balla, e se la suona. Ci canta sopra. E il pullover, e il tacco, e il doppiopetto. E la cravatta col puntino. Il centro tavola e, ovviamente, il mandolino. Con Apicella & Marinella. Per fare tutta una Ciramella. Lo sa Vossia e lo sappiamo noi. Sappiamo tutto. Ci fa il feticcio, e il simulacro, e se non basta, il miracolo incantato. Ci fa vedere i numeri e le prestidigitazioni, si fa toccare, si fa mirare. Si fa ammirare: come se ogni giorno fosse Vossia in persona la nuova quindicina. Tra poco, potrà pure farsi una concessionaria Fiat, insomma ha tutto, ha di più, si tenga Blob. E’ il migliore programma televisivo di satira, è la più bella trasmissione di politica prodotta dalla tivù italiana. Non faccia conto di doversene dare pena perché tanto, Vossia non la vede, non la guardano neppure i suoi elettori. Perché ci deve cavaliereggiare, chi glielo fa fare? Forse per tenere in piedi la baracca di quei mentecatti che le stanno addosso? Quegli appuntini, non li legga nemmeno

Vossia lo sa di suo com’è fatto Vossia stesso. Noi sappiamo come sono fatti questi campioni del pluralismo liberale. Sappiamo cosa fanno. Caricano la scrivania di Vossia con i seguenti appunti: “Il Tg1 di Mimun ha fatto trenta secondi in meno”; “Mentana non ha richiamato”; “Mazza ha fatto un’apertura del Tg2 della sera con troppo Bossi e poco Romani”; “Bruno Vespa non mi risponde al telefono”, oppure: “Chiambretti mi aveva promesso un’apparizione”; “Perché Mara Venier non fa ballare la Teresa?”; “Ancora inevasa la richiesta di documentario sulla talpa di Cerignola”. Questa sì che sarebbe materia su cui cavaliereggiare perché se ci va sempre la gatta in tutto questo bel lardo, è segno che ci fa il callo lo zampino.

Non può credere di farla, la Rai, disfacendola e non facendola. Non può credere di farlo anche con quella di sua mera proprietà. Non si può passare la vita tra i post it gialli di qualche mentecatto in cerca di secondi al telegiornale e poi “evitare questo”, “trovare il modo”, cancellare in toto.

Vossia lo sa di suo com’è fatto Vossia stesso. Vossia è troppo una meraviglia, e ci piace da morire, ma si ricordi cosa facevano gli imperatori di Roma (che pure erano gli imperatori di Roma) attraversando gli osanna della folla. Correvano lungo il percorso del trionfo con una biga, salutavano la folla in festa, si lasciavano celebrare con tutto il bottino, ma si tenevano caro, rannicchiato nella biga, uno schiavo addetto al ridimensionamento: “Ahò, quelli ti staranno battendo le mani, ti stanno dicendo che sei meglio del sole, meglio della luna, ma tu sei solo una mentula piena d’acqua”. Questo facevano gli imperatori di Roma (che pure erano gli imperatori di Roma). Qui ci mettiamo un punto e basta.

Cavaliere dunque, non rompa il cazzo.

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