Le sfiorite rose del Lungoparma

Ho visto sulla tv online della Gazzetta di Parma le proteste dei cittadini fuori dal Comune dopo gli arresti e le rivelazioni sui numerosi casi di corruzione che hanno travolto impiegati e dirigenti del Comune e imprenditori parmigiani. C’era, tra le molte persone che urlavano “dimissioni, dimissioni” e “vergogna, vergogna”, una signora che con espressione fiera e soddisfatta, persino divertita, sollevava le braccia incrociando i polsi come se fossero ammanettati, augurandoli ai suoi amministratori.

Una scena deprimente, ennesima concretizzazione – non sono mancate in questi vent’anni – della macchietta di Bracardi che voleva tutti “In galera!”. Non so come possa portare contentezza a qualcuno – a quella signora, a molti altri – lo sperare, tornando a casa, che delle persone vadano in carcere, e che questa sia la priorità in un sistema culturale devastato e alla cui devastazione si sommano questi approcci a volte animaleschi e spontanei e altre coltivati per costruirci sopra fortune politiche o editoriali. Ma pur non traendo nessuna soddisfazione nel saperli stanotte in carcere, condivido anche con quella signora un deluso disprezzo per gli scellerati avidi che si sono fregati i soldi pubblici raccontando che le rose del Lungoparma costavano 180 mila euro. Non per i 180 mila euro, ma per quello che ci fanno diventare, loro e quelli che sono venuti prima di loro, e quelli che verranno dopo. Stronzi.

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41 commenti su “Le sfiorite rose del Lungoparma

  1. Hytok

    L’indignazione è un caposaldo di ogni Nazione che si rispetti. Anche tu t’indigni, ma per chi esprime esigenza di legalità, vedo.

  2. MaBi

    Stavolta devo proprio prendermi la briga di regsitrarmi per dirti quanto sono in disaccordo. Per me gli episodi come quello di Parma sono invece l’unica speranza per un cambiamento in questo Paese, che ormai sara’ possibile solo con una rivolta popolare stile Egitto o Algeria.
    Cioe’ fammi capire, quella percentuale di persone oneste che ancora c’e’ in Italia, piccola o grande che sia, deve solo lavorare e farsi il culo da mattina a sera e stare zitta, e neanche puo’ augurarsi che almeno una volta su mille i ladri vengano presi e assicurati alla giustizia.
    Riguardo ai 180 mila euro di cui a te non frega nulla, mettiti nei panni di uno di Parma che guadagna 1200 al mese e deve pagarne 500 di retta per l’asilo nido del comune. Altro che incrociare i polsi, i forconi ci vogliono.

  3. Pingback: Salvateci dai giacobini | what is left?

  4. whiteyes

    Ogni persona, in base alla sua indole, educazione, carattere, manifesta il proprio dissenso in modi diversi. Io non ho mai protestato in piazza, però comprendo benissimo il sentimento “estremo” di quelle persone e di quella donna.
    A mente fredda, davanti ad un PC si può esprimere razionalmente il proprio dissenso. In una manifestazione c’è quasi solo sentimento di pancia.

  5. libero69

    certo, la signora è evidentemente una simpatizzante di forza nuova.

    chi altri potrebbe fare il gesto “estremo” di andare in piazza e chiedere la galera per dei pubblici funzionari ladri e corrotti?

  6. Luca

    Mi aspetto commenti dissenzienti, mi aspetto anche rivendicazioni di forconi: solo vi suggerirei di non confondere in quel che ho scritto il giudizio sulla protesta con quello sulla sua soddisfazione tramite galera.

  7. stefano b

    Direttore, direi che a Parma devono ancora smaltire la rabbia delle colossali truffe della famiglia Tanzi. La politica continua a rubacchiare come nulla fosse, e la reazione dei cittadini non può che essere questa di fronte a delle istituzioni che non sanno disciplinarsi e governare secondo principi di correttezza ed equità.
    Se persino in un paese tutto sommato opulento come l’Italia si arriva all’assalto al palazzo, significa che la misura è colma e il vaso comincia a traboccare. Sta alla classe dirigente cogliere il messaggio e darsi una regolata. Fino ad ora però ci si è sempre limitati a temporeggiare, paventando contentini tipo la lista demagogica di Tremonti sui tagli ai costi della politica, giusto per placare gli animi e scongiurare il pericolo di lanci di monetine. In passato il giochino ha funzionato, e la gente è tornata calma e placida a casa propria. Non sono sicuro che funzionerà anche stavolta.

  8. davide

    Non si può pretendere intelligenza e buon senso da tutti perchè non tutti sono intelligenti e di buon senso. Ognuno fa coi mezzi che ha e agisce di conseguenza. Quando si parla di masse si deve guardare più alla sostanza che alla forma. E la sostanza è che la gente ne ha piene le palle.
    Altra cosa che ci insegna questa storia è che al nord dobbiamo smettere di considerarci un collegio di vergini (anch’io sono emiliano) contrapposto al sud. Se apriamo gli occhi vediamo l’edilizia in mano alla ‘ndrangheta, cooperative e municipalizzate piegate alla convenienza di pochi, gli stipendi dei figli tonti di Bossi, le Nicole Minetti, il razzismo. Però siamo gran lavoratori. E questo ci manda avanti.

  9. ro55ma

    Per la stessa “pulsione” con cui vanno in piazza (spontaneamente, è ovvio..) da sempre, per chiedere la testa, l’impicco, la galera, il linciaggio, non il processo, che quello è roba borgese e da potenti. Chissà quanti di quelli erano a difendere, l’altra volta, il vigile che aveva menato l’immigrato e lo sgombero a suon di manganelli delle “tane dei clandestini” nella Parma (il fiumiciattolo con poca acqua dove portare le scolaresche a vedere la selvaggina micca quegli sporchi là..). E che qualcuno possa vedere in tutto ciò, elettori parmensi finalmente liberati dall’oppressione di Vignali/Berlusconi, quello che ha continuato a vincere le elezioni e le barzellette della sinistra, beh, la dice lunga di quello che ci sarà da ricostruire nel Bel Paese.

  10. whiteyes

    “La soddisfazione tramite galera”: la punizione giusta, provata la colpevolezza, sarebbe restituire il maltolto con gli interessi, interdizione dai pubblici uffici, e incandidabilità a vita.
    Le “mani incrociate” è un gesto eloquente, non potendo tenere un discorso articolato.
    Mani incrociate = punizione (a mio parere).
    Anche perchè la galera è sempre a spese della colettività e, considerate le condizioni delle carceri, andrebbe evitata il più possibile. Togliere beni e denari fa anche più male di qualche mese (quando va bene) in cella.

  11. Francesco

    Ho, da sempre, un brutto rapporto con la punizione, che vedo più o meno come un male necessario (aggiunge alla sofferenza della vittima quella del colpevole, per sintetizzare oltremodo).
    Però concordo con whiteyes e forse persino con la signora che ha ragione di gioire per i patimenti di queste persone a causa dell’impunità che ha guidato i loro comportamenti.
    Dopo sfilate continue di ladri e peggio che, accusati, rispondono con un sorriso beffardo che dice “tanto non succederà niente”; il rispondere “hai visto! stronzo! Adesso ti becchi questo!! [qui ci vorrebbe l’emoticon con le manette]” mi pare almeno comprensibile (e corrisponde alla necessità della punizione in genere, che dovrebbe servire a rendere sconvenienti i comportamenti contrari al bene collettivo).

  12. ilbarbaro

    Il problema è che le monetine che anche stavolta cittadini più che indignati hanno tirato a questi personaggi da repubblica delle banane costoro li raccoglieranno per tenerseli.
    Anche solo un giorno di carcere, soprattutto viste le nostre carceri, per questi indignati è una punizione, ancorché minima, per gente che si ritiene impunibile e pensa, con tutta evidenza, di restare impunita.
    Questo episodio, come gli altri analoghi precedenti, dimostra che la dignità, come il coraggio, uno non se la può dare. Capisco lo stupore da parte di uno che il carcere lo ha indirettamente conosciuto, ma proprio la dignità mostrata da altri, anche a dispetto della faccia di tolla di quanti hanno sostenuto la loro causa, strumentalizzando a fini meschini, dovrebbe essere motivo di pensare che l’indignazione è dovuto alle attese disilluse ancora una volta, malgrado la modestia.
    Qualcuno ricorda il vento moralizzatore annunciato (ROTFL) da Berlusconi e i suoi sodali?

  13. mico

    Le tricoteuse sono il peggio di qualunque schieramento. Bisogna forse ricordare che la Lega portava cappi in Parlamento prima di avere le mani in pasta?
    Io penso che tutte queste persone ansiose della vendetta di “noi” povericristi contro “loro”, i politici arroganti, per tramite di sbirri e giudici, siano una canonizzazione del modello sbagliato.
    Nel modello che vorrei vedere ci siamo “noi” e “noi”: noi cittadini, detentori del potere, e noi eletti, delegati a esercitarlo e risponderne.
    Riguardo a giudici e carabinieri, resto legato al modello culturale di De André, piuttosto.

  14. unespressoprego

    Mi viene in mente un parallelo con i famosi “stipendi dei parlamentari”: di tanto in tanto – e soprattutto in tempi di bisignanismi assortiti – cominciano a girare su facebook et similia post del tipo “20.000 euro al mese per non fare un cazzo!!! Vergogna, ladri!!!”. Io detesto questa roba qualunquista e disinformata. Ma bisogna capire che c’è tutta una maggioranza di italiani che è impolitica, che recepisce confusamente quello che succede nel mondo, lo filtra e rigurgita secondo categorie bislacche. E’ l’impotenza che si traveste da aggressività.
    PS: Che bello, si può dire “stronzi”!

  15. Ludovico

    Il carcere non si augura a nessuno, dirai tu. Però è quello che il nostro sistema prevede come pena per certi reati. E dal momento che lo stato di diritto si fonda sul fatto che la giustizia, anzichè seguire la legge del taglione, venga amministrata dallo stato, io lascio che lo stato utilizzi gli strumenti che ha elaborato per punire un determinato reato. La discussione è semmai, vecchia ma sempre attualissima, sulla liceità del carcere come strumento correttivo oltre che di deterrenza. Troviamo altre forme, ok. Ma fino a quando c’è quella, CARCERE è sinonimo di giustizia e di contrappasso. E se io mi sento danneggiato personalmente da qualcosa, il desiderio di un contrappasso è un sentimento spontaneo e totalmente umano, non negoziabile. Se mi spaccano la faccia in strada io spero che quella persona venga punita. La punizione prevista dal sistema è la migliore? No, ma è quella e fin quando è quella è l’unica cosa che posso augurare. Se non auguro il carcere non auguro pena e, in ultima istanza, non auguro giustizia. Poi i processi sommari, la piazza e le monetine sono un’altra cosa.

  16. Hytok

    @Luca: in una nazione illuminata, come oggi sulla Terra non ce ne sono, la privazione della libertà dovrebbe essere destinata solo a coloro per i quali esiste il rischio che continuino a delinquere. Purtroppo, oggi, non c’è altro sistema di deterrenza che la galera, per scoraggiare gli altri a commettere reati. Se ne conosci uno migliore, faccelo sapere.

  17. splarz

    La signora è soddisfatta perchè ogni volta che questi corrotti finiscono in carcere c’è speranza che questo paese migliori.
    Non stiamo parlando di poveri morti di fame costretti alla delinquenza da una vita infame: questi sono ricchi ladri che derubano tutti noi. E se ne vantano, sentendosi potenti. E una buona fetta di italiani invidiano questi furboni. Quando finalmente queste volpi finiscono in galera non posso che essere soddisfatto. Non è felicità: è speranza.
    E ora vienimi a raccontare che questa gente va recuperata alla società. Personalmente troverei sufficiente impedire loro di ricoprire qualunque carica pubblica in futuro ma no, poverini, una volta pagato il loro debito con lo stato devono essere come tutti i cittadini, si chiama garantismo.
    C’è mica un sistema per far funzionare questa società evitando che la gente onesta se lo prenda sempre nel didietro o dobbiamo rassegnarci?

  18. Luca

    Ripeto, non discuto del senso e dell’utilità del carcere, dei suoi abusi: quello è un altro tema, complicato. Discuto di quel limite che separa la consapevolezza della sua inevitabile necessità in determinati casi dalla contentezza per il suo utilizzo e l’idea che la soluzione passi da lì.

  19. Ludovico

    La contentezza del suo utilizzo riguarda la contentezza di una pena, non la qualità di quella pena. Quando un giocatore fa un brutto fallo la gente si alza in piedi facendo il gesto del cartellino. Quando c’è uno parcheggiato sul marciapiede spero che gli portino via la macchina.

    La gente augura la pena che è prevista dal suo ordinamento. Non c’è una riflessione profonda su cosa quella pena poi voglia dire. Almeno io credo.

  20. libero69

    >Discuto di quel limite che separa la >consapevolezza della sua inevitabile necessità in >determinati casi dalla contentezza per il suo >utilizzo e l’idea che la soluzione passi da lì.

    in italia nessuno va in galara per corruzione e furto, se è un politico, questo fatto (fatto) non conta nulla nella valutazione del gesto della signora?

    la contentezza per una pena giusta è sana e legittima, è la base di ogni conviveneza civile, la vedo espressa sistematicamente in Uk, dove lavoro. Espressa in maniera tanto più sobria quanto il senso di giustizia è diffuso, e quello di ingiustizia raro, limitato. Se le proporzioni si invertono, l’espressione della voglia di giustizia, legittima, si inasprisce, è tanto difficile da capire?

    e soprattutto, cosa cavolo otteniamo condannando il gesto della signora? capiamo quello che vuol dire e perché protesta? è buon giornalismo?

  21. Hytok

    Qual è il problema dell’esser contenti di sapere che chi ha rubato paghi e gli venga impedito di rubare ancora? Non riesco a capire il senso del post di Luca.

  22. sandroindignato

    A me deprime molto di più il fatto che molti politici e amministratori pubblici in questo paese si sentano autorizzati al “facciamo un pò come ca..o ci pare” di Guzzanti, non se qualcuno esulta quando vengono scoperti e magari messi in condizione di non nuocere alla collettività, se fosse vero, perchè sappiamo benissimo come andrà a finire.
    In galera ci sono soprattutto extracomunitari e poveracci, non certo i politici che si negano da sempre l’arresto ogni volta che viene richiesto.
    Il gesto della signora magari sarà stato liberatorio, dimostra tutta l’insofferenza per questa politica corrotta di cui non ne possiamo più, e credo, sia del tutto comprensibile, non le pare?
    E poi, mi perdoni, ma il deluso disprezzo per gli scellerati avidi che si sono fregati i soldi pubblici non è abbastanza se questi potranno continuare a perpetrare le loro spregevoli attività.
    Le ricordo, ad esempio, che nei civilissimi Stati Uniti il falso in bilancio è un reato gravissimo, da noi com’è risaputo, è stato depenalizzato a vantaggio dei soliti noti.
    Credo che il problema più grande di questo sfortunato paese sia proprio questa politica (quasi tutta ormai) che ha perso ogni dignità, non solo non rispetta le regole, ma fa di tutto e di più per piegarle al proprio interesse.
    Come facciamo a farla desistere, ce lo vuole spiegare per favore?
    E’ realmente deprimente, invece, ascoltare e leggere continuamente giornalisti sermpre disposti a minimizzare e perdonare questi comportamenti, quasi che l’idea, così fan tutti, di craxiana memoria, possa giustificare e difendere l’indifendibile, e invece trasparenza, etica e soprattutto legalità che devono essere, come si dice, la stella polare dei politici, non interessa nessuno.

  23. Luca

    Sul benaltrismo però non vi seguo. Non mi sembra insomma un buon argomento sostenere che ci sono cose più importanti e gravi di cui occuparsi (anche perché ce ne occupiamo parecchio).

  24. conciencia

    credo che il sistema di vita (mondiale) nel quale siamo, sia sbagliato vecchio e logoro. Tutte le cose che vedo succedere e che leggo, appartengono al sistema attuale che è fatto di pensieri, azioni e conseguenze. Avviene un evento (come quello di cui stiamo parlando) e subito suscita reazioni diverse, il risultato è che i fatti continuano a succedere con sempre maggiore frequenza e spensieratezza. Ci si indigna si reagisce come si può, ma di fatto si ritorna verso quella direzione; basta leggere la storia e riflettere e vediamo che almeno da duemila anni abbiamo notizia di corruzione sfruttamento prevaricazioni ecc ecc. Cosa fare quindi?
    Non ho una ricetta magica o una risposta chiara, ma penso che nel caso del sistema “soldi” l’unica arma sia di togliere alimento e ossigeno che tradotto significa iniziare ad astenersi dal fare certe cose, per esempio la benzina che aumenta sempre di più e inquina: allora iniziamo TUTTI a fermarci delle giornate intere, non si va a lavorare non si va al supermercato, non si portano i bambini all’asilo (oppure ci si va a piedi). Le compagnie di navigazione hanno aumentato del 100% o + le tariffe dei traghetti per la sardegna, allora in quel caso nessuno dovrebbe andare in vacanza là con la nave. Di esempi così ne vediamo in continuazione, il popolo si indigna e si arrabbia ma poi non fa nulla di tutto questo, Perchè ????
    Sarebbe una buona cosa iniziare a rispondere e cercare forme veramente alternative, altrimenti tra 50 anni i problemi saranno sempre gli stessi. Grazie e un saluto a tutti

  25. libero69

    @mico “Riguardo a giudici e carabinieri, resto legato al modello culturale di De André, piuttosto.”

    ossia tutti i poliziotti sono sbirri e con i giudici non fanno altro che mettere in galera i poveri proletari innocenti?

    vogliamo costruire una società moderna e vivibile su questo principio? che facciamo, aboliamo polizia e tribunali?

  26. cervelletto79

    Dott.Sofri,davvero non vedo ilproblema nell’essere felici che un politico pescato con le mani nel sacco sia finalmente punito per quello che ha fatto…non si dimentichi in che tempi viviamo

  27. chiara.b

    Lei parla di sistema culturale devastato e di “quello che ci fanno diventare”, come se fossimo in balia di qualcosa che non riusciamo a fermare, che ci trasforma interiormente, rendendoci peggiori.
    Io penso sia importante ricordare che il sistema non é devastato solo culturalmente ma anche socialmente ed economicamente (perció il peso dei 180.000 euro rubati é assolutamente intollerabile per molti, soprattutto per quelli che vedono crollare miseramente e inesorabilmente le proprie aspettative rispetto al futuro).
    Credo anche che ci siano momenti in cui é necessario dire BASTA e prendersi delle responsabilità, provare a smetterla di sentirsi impotenti, ribellarsi, agire con risolutezza. A tutti noi sarebbe piaciuto vivere in un contesto meno deprimente, dove non dovevamo pretendere carcere né punizioni per nessuno e invece siamo qui a doverci confrontare con la realtà di una democrazia devastata dalla corruzione.
    Io dieci anni fa immaginavo entusiasta un Europa dove transitare felice ampliando le mie esperienze umane, professionali, culturali ma purtroppo mi trovo a fare i conti con l’agonia dell’Euro, assistendo impotente a catastrofi economiche e sociali di vario genere. A tutti noi tocca vivere una storia e a quella storia é impossibile sottrarsi. Dobbiamo reagire, posizionarci.
    Probabilmente anche i nostri nonni partigiani avrebbero preferito non dover uccidere né assistere allo scenario disumano di Piazzale Loreto; e i nostri padri chissà se ci credevano davvero a quello slogan violento e deprimente -“Pagherete caro pagherete tutto”- che gridavano nelle manifestazioni degli anni ’70; peró nelle strade piene di giovani decisero di starci, cercando di trasformare una società che non li rappresentava piú e che consideravano ingiusta.
    Il gesto “deprimente” della signora di Parma é anche un tentativo di richiamare all’onestà, all’etica, al rispetto delle istituzioni pubbliche e credo che meriti piú indulgenza. Meritano piú indulgenza anche i nostri legittimi sentimenti di rabbia. Che cosa possiamo fare noi cittadini per dire che siamo stufi della corruzione? Che cosa possiamo fare per esigere che le regole della democrazia siano rispettate invece che calpestate?
    Se ha in mente modi non deprimenti di reagire a questa situazione ne scriva, li condivida, ma per favore provi a non alimentare letture in negativo, che fanno sentire impotenti, che fanno venir voglia di sottrarsi alla necessità di prendere posizione perché qualunque posizione sembra trascinarci dove non vogliamo stare…
    La reazione della signora sarà anche deprimente, ma la sua posizione, quella di chi esige il rispetto delle regole della democrazia, é decisamente sensata.

  28. waxell

    Lei Sofri, è molto bravo con i giochi di parole; resta il fatto che le persone indagate, accusate e condannate per qualsivoglia reato, dovrebbero assumersi le proprie responsabilità e pagare il giusto prezzo del loro reato. Se detto prezzo fosse il carcere, questi moderni padreterni che si spacciano come depositari di potere e verità politiche,è quello che dovrebbero pagare. Spesso le reazioni “di pancia” dei comuni cittadini è legato al fatto che di fronte al potere, esercitato con arroganza e con sprezzo della legalità, gli stessi si sentano impotenti e raggirati. Credo, dunque, che la reazione che Lei analizza sia comprensibile e poco adatta ai Suoi sofismi letterari, buoni certo per le conversazioni di intellettuali un po’ “andati”.

  29. siviez

    chi e’ senza peccato scagli la prima pietra…. e’ molto difficile, forse impossibile tenerlo a mente

  30. alex

    @siviez
    E questa cosa vuol essere, la versione evangelica del “così fan tutti” di craxiana memoria? Io non ho mai rubato soldi pubblici. Smettiamola di fare ogni erba un fascio e di giustificare questi mascalzoni con la storia di “chi non ha mai fatto il furbetto passando con il rosso alle due di mattina”, perché è un’operazione davvero meschina.
    @Sofri
    Lei sottovaluta l’esasperazione a cui i cittadini sono stati condotti dal malaffare e dall’arroganza di certa classe politica. Non confonda questa esasperazione con stronzaggine: così non fa giustizia ai cittadini esasperati, né alla sua capacità critica.

  31. siviez

    @Alex
    quello che ho scritto vale innanzitutto per me: confesso che, meschinamente, la mia prima reazione alla notizia degli arresti e’ stata un sommo godimento. E poi me ne sono un poco vergognato

  32. P.i.A.

    Sognare un paese in cui la gente si rammarica del carcere altrui e ‘comprende’ le cause del crimine poichè in assoluta maggioranza fa una vita di segno opposto e votata al bene comune,significa aspirare ad una vita diversa in una società sorretta da principi ed etica solidi.
    Il sogno è ciò che resta, il residuo di un disastro: è sulla definizione di disastro culturale che bisogna soffermarsi nelle riflessioni che il post può suggerire.In quanto a Parma,nelle crisi le borghesie si dilaniano da sole e cercano di usare nei cori di strada moralismi tratti da un’etica che esse stesse hanno contribuito a distruggere durante la loro ascesa. Male fa chi non appartenendo ad alcuna ‘borghesia’ si confonde ad essa ed alle sue frustrazioni agitando in piazza ora questo ora quel randello o cappio. Aggiungo per pura provocazione che il carcere in ogni caso statisticamente come deterrenza non funziona, altrimenti le carceri non sarebbero piene. Fa molta più paura vivere in miseria.. a piede libero

  33. amaryllide

    al contrario di Sofri, io non penso che sia deprimente la scena, al contrario la trovo assolutamente NECESSARIA, perchè i criminali che abbiamo al governo possono cambiare solo se capiscono che rischiano la pelle, altrimenti continueranno, come fanno, a rubare e farsi i c… propri mentre milioni di italiani finiscono in miseria, fino alla morte. Questi criminali DEVONO AVERE PAURA e per fortuna (vedi telefonata tra Briatore e Santanchè), cominciano ad averla. Che il risultato sarà la fuga di questa feccia dal paese o il cambiamento di modo di governare, comunque non ne verrà un male. E anche se li fanno a pezzi, sarà meno di un millesimo del male che hanno fatto al paese.

  34. Luca

    Ok, visto che in molti continuano a spiegarmi cose ovvie, significa che evidentemente non ero stato abbastanza chiaro sulla questione di come l’auspicio della galera stia diventando l’unica pratica costruttiva di cambiamento. Cercherò di spiegarmi meglio con un esempio: vent’anni fa c’è stato esattamente tutto quello che “l’esasperazione” auspicava. Grandi inchieste, grandi processi, grandi condanne, manette, monetine, una classe politica abbattuta, gente che ha pagato, eccetera. Ora, io mi guardo intorno e non vedo che si sia fatto malgrado quella stagione un solo passo avanti nella costruzione di un’altra cultura e di un altro paese, anzi forse se ne sono fatti indietro. E torno a fare la domanda: non ci saremo concentrati troppo su un fronte importante – le condanne delle violazioni, le pene, la repressione – che però si dimostra persino in pratica non essere la soluzione? Tornando a Parma: a Parma c’è appena stata una spettacolare applicazione della severità della giustizia, c’è appena stata una soddisfazione dell'”esasperazione”, c’è appena stato il caso parmalat, l’inchiesta, le condanne, Tanzi nel fango come meritava. A Parma: e oggi vediamo che non era quella la soluzione, che non è la galera su uno o su dieci casi che cambia un modo di fare, un modo di pensarsi e di pensare il paese. Quindi, vadano in galera tutti quelli che la signora (poi dovrò offrirle un caffè, alla signora) vuole che ci vadano, ma io credo che la sua soddisfazione, il suo sorriso, dureranno un giorno. Non vedo come le possa bastare.

  35. unespressoprego

    Spezzo una lancia a favore di Luca Sofri. Era chiaro che la sua non era una discussione sul fatto che bisogna dispiacersi se la gente viene arrestata, ma qualcosa di un po’ più riflessivo, “intimista”, altro che massimi sistemi.
    Aggiungo che:
    – Il grido “in galera” è un grido di dolore, non di vittoria. Il tuo sindaco corrotto può finire in carcere, ma l’importante è che quello dopo sia onesto. Ed è qui che siamo debolucci.
    – Non credo che chi grida “in galera” a tutto spiano sarebbe lui stesso un amministratore onesto. Insomma, ce la prendiamo coi corrotti ma anche col bastardo che è in noi.
    – Gridare “in galera” per poi tornarsene a casa a guardare l’isola dei famosi non serve a nulla.

  36. libero69

    > Ora, io mi guardo intorno e non vedo che si sia fatto malgrado quella stagione un solo passo avanti nella costruzione di un’altra cultura e di un altro paese, anzi forse se ne sono fatti indietro

    “malgrado” quella stagione? Quella breve stagione è stata seguita da una completa, intenzionale, sistematicatica restaurazione. Non è che “ci siamo concentrati troppo” sul fronte della legalità, è che quella battaglia è stata persa, la legalità per la classe politica è stata abolita.

    Parma non è un esempio di niente: tanzi nel fango ci è andato perché è riuscito a far fallire una delle industrie più stabili e ricche d’europa. A parma adesso l’applicazione della giustizia sarà “spettacolare” solo se si ci saranno delle condanne (non è scantato) e queste si tradurranno in una uscita dalla classe politica dei persongaggi coinvolti, come avverrebbe in qualunque paese civile – lei pensa che questo avverrà?

    e visto che discutiamo dell’ovvio: quale sarebbe l’alternativa? abolire – diciamo – il reato di corruzione? pagare un giudice non è più un reato? e se è un reato e un giudice lo scopre che deve fare? e noi cittadini cosa dobbiamo fare, in caso? parlare d’altro perché altrimenti ci si “concentra troppo sul fronte sbagliato”?

  37. Luca

    Appunto, ecco un altro (ma dei nomi, mai?), che pensa che la “legalità” sia l’esecuzione della pena. E alla domanda rispondo: non penso che “questo avverrà” proprio perchè nessuno si pone la questione culturale e pedagogica, ma ci aspettiamo che il bene cresca solo con l’eliminazione del male di turno. E intanto nuovi mali crescono, e ogni volta ci diciamo di nuovo che basta eliminarli. E via così.

  38. grrmeo

    Luca mette a fuoco un punto quando parla di “approcci animaleschi per costruirci fortune politiche ed editoriali”. Io non sarei così tranchant, ma il problema esiste. Cioè penso che in Italia esista una nutrita ed ipocrita retorica del giustizialismo. Non mi ricordo chi, forse Erich From, diceva: “probabilmente non esiste alcun fenomeno che contenga tante emozioni distruttive quanto la cosiddetta indignazione morale, che permette all’invidia e all’odio di esprimersi sotto l’apparenza della vitù”. Ecco, se potessi fornirei all’opinione pubblica italiana maggiore e democratico senso di responsabilità individuale, piuttosto che generica e fugace capacità di indignazione.

  39. Hytok

    @Luca: se dopo tangentopoli fosse stato vietato a berlusconi di candidarsi, come prevedeva la legge a causa del conflitto d’interessi per chi possedeva poli d’informazione, le cose sarebbeero andate molto diversamente, in Italia.

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