Impopolare, aggettivo

Nella puntata di Ballarò di martedì a cui mi avevano gentilmente invitato si sono dette parecchie cose, e parecchie ne ho dette anch’io, grazie a un clima insolitamente poco litigioso e concitato e alla pazienza dei presenti. L’unica eccezione è stata quella del direttore del Giornale Sallusti che ha con scaltrezza parlato sopra e ignorato un’obiezione che avevo cercato di fargli e che mi sembrava abbastanza solida, ma si è persa. La rispiego, perché l’argomento – sbagliato – lo vedo usato spesso.

Sallusti stava esponendo con compiacimento questo elementare concetto, rivolto al rappresentante del Governo Catricalà e a quelli dei partiti che lo appoggiano Carfagna e Serracchiani: ma se la riforma del Lavoro non soddisfa nessuno (non Confindustria, non i  precari, non i giovani, non i pensionati, eccetera), cosa la fate a  fare? È l’evidente dimostrazione che è sbagliata.

Logica di quelle che appaiono convincenti e da fare sì con la testa sulle prime, ma invece completamente sbilenca. Nel chiedere sacrifici a tutti e nello scontentare un po’ tutti sta eventualmente la famosa “equità” di un progetto. Basta pensare, a contrario, a cosa avremmo detto di un progetto di riforma del Lavoro che facesse felici gli industriali e non i lavoratori. O viceversa. O i vecchi e non i giovani. Eccetera.

Non discuto i contenuti, per quello ci sono gli esperti, e la riforma potrà avere molti limiti ed errori. Ma la contraddizione è ancora quella: non si può invocare qualcuno capace di fare scelte impopolari e quando arriva e le fa davvero, protestare perché sono impopolari, o addirittura perché sono ugualmente impopolari presso le categorie diverse.

Altrimenti, ci teniamo i governi che decidono per far contento qualcuno. E Sallusti lo troverà buona cosa.

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11 commenti su “Impopolare, aggettivo

  1. strabene

    il più clamoroso ribaltamento logico è stata la Carfagna che ha detto che sostengono Monti per mantenere impegno con gli elettori…dpo che da mesi gli scagnozzi di Berlusconi dicono che ai loro elettori non piace il governo Monti…GIANNI e PINOTTI

  2. marquinho2

    Già a suo tempo Prodi sostenne una cosa del genere: scontenta tutti allora va bene.
    Mi pare una logica fallace: se entrambe le squadre si lamentano dell’arbitro questo può andare a favore della sua indipendenza ma anche a detrimento della sua capacità.
    Per di più oggi che, più che di scelte impopolari, abbiamo bisogno di compromessi win win.

  3. uqbal

    Oddio, non ho visto la puntata…però una riforma del lavoro seria che scontenti un po’ tutti dovrebbe comunque far contento qualcuno: quei lavoratori da un lato e quegli imprenditori dall’altro a cui un po’ di chiarezza, semplicità amministrativa, flessibilità organizzativa e liberalizzazione dei servizi e dei contratti potrebbe far comodo…

  4. giaime

    marquinho, i compromessi win win in questo momento sono complessi. Poi su una materia tanto delicata come quella del lavoro in cui i vincitori si dovrebbero modificare quasi all’infinito, mi pare un’utopia.
    Uqbal, la liberalizzazione dei contratti, a mio modestissimo parere, ha portato solo confusione. Dal primo pacchetto Treu ad oggi, stando ai dati della voce.info, i contratti si sono moltiplicati creando una giungla quasi inestricabile. Ma sulla chiarezza, semplicità amministrativa e flessibilità organizzativa c’è effettivamente gran bisogno. Il punto è: questa riforma ha migliorato questi elementi? Non lo so.
    Comunque, sul merito del post, sono perfettamente d’accordo. La memoria è quel che manca a gran parte dell’informazione in questo Paese.

  5. noneim

    a me sembra che si parli del nulla, anche perché nulla contiene questa riforma del lavoro se non un aggravio fiscale per le assunzioni a tempo determinato.
    una riforma del lavoro, che era stata annunciata come epocale, non si commenta in base alla popolarità su questa o quella categoria, ma in base ai contenuti, che nel testo non ci sono, e dopo mesi di discussioni inutili su articoli 18 vari ora non si ha più il tempo per inserirli.
    non sono quasi mai d’accordo con vampiro sallusti, ma mi pare che proprio quella sera abbia detto UNA cosa sensata: approviamo in gran fretta sto testo per cosa? veramente crediamo che a bruxelles si bevano questa come la riforma che mette in carreggiata il paese, quando noi stessi siamo quasi del tutto convinti di no?

  6. almotasim

    Arrivammo dunque ad un bivio a T. Sul largo platano in mezzo all’incrocio stavano due cartelli, che indicavano verso sinistra la “Via dell’Eguaglianza Sociale” e verso destra la “Via della Ripresa Economica”. C’era chi voleva andare a sinistra, e chi a destra, e dopo lunga discussione non si era arrivati ad una soluzione che accontentasse tutti. Tuttavia, come dice Sofri, «nel chiedere sacrifici a tutti e nello scontentare un po’ tutti sta eventualmente la famosa “equità” di un progetto», per cui abbiamo deciso di scontentare un po’ tutti e andare diritto, contro il platano.

  7. uqbal

    Giaime
    Era per fare un esempio, più che altro. Diciamo che a me piaceva la bozza ichino.

  8. albertog

    Sulla base di quali ricerche, di quali precedenti, di quali certezze si ha fiducia se una riforma funzionerà o meno? Perché distinguerei le due questioni: chi paga la riforma e se la riforma funziona. Sulla prima, avendo le idee chiare, è giusto accapigliarsi, ma sulla seconda c’è poco da discutere. O si sa o non si sa.

  9. andrea61

    A me pare che l’errore sia confondere l’impopolarità, che spesso dipende piú da fenomeni mediatici, con il reale valore del provvedimento che resta miserrimo da tutti i punti di vista. Per una volta devo dare ragione ai falchi…..tanto valeva lasciare le cose come prima.

  10. trentasei

    Se ci sono locomotive e vagoni e assieme fanno un treno, se dovessi far ripartire il convoglio farei qualcosa che aiutasse la locomotiva, che poi ne guadagnerà a ruota tutto il treno e si potrà pensare anche ai vagoni. Invece qui mi pare che l’idea sia andare tutti piano, assieme, e poi la gente prende l’aereo che è piu veloce snello e potente (fuor di metafora, aziende estere) e il treno tutto assieme muore. Un po’semplicistico, ma il tuo ragionamento, corretto sulla base dei principi in termini di equità, a mio avviso dimentica che il lavoro, piaccia o non piaccia, lo creano gli industriali, che posson vendere solo se chi lavora, di contro, ha i soldi da spendere.

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