Cosa è cambiato?

Non sono un fan delle ipotesi che vorrebbero la prosecuzione del governo Monti anche dopo il 2013: è un governo a cui do tuttora fiducia e stima critiche nell’emergenza, ma diciamo che i miei ministri ideali sono diversi e hanno progetti più ampi e ambiziosi, come abbiamo spesso scritto sul Post.

Ma proprio perché non mi sembra di vedere la fine dell’emergenza, qualche dubbio mi viene. E quello che non capisco, è come mai non venga a chi nel PD ha appoggiato Monti rinunciando a elezioni anticipate e costruzioni di maggioranze diverse, e adesso affronta con totale naturalezza una scadenza elettorale come se le condizioni fossero radicalmente cambiate e potessimo ricostruire nella normalità e con le stesse forze e uomini che ritenevano di non essere in grado fino a poco fa.

Insomma, la domanda è: cosa sarà successo alla politica italiana e ai partiti, in quest’anno e mezzo che sarà passato, per cui prima li ritenevamo inadeguati e inetti a governare e ricostruire, tanto da commissariare il paese, e dopo invece ne saranno del tutto in grado? Cos’è che non potevano fare da novembre a oggi, i partiti, il PD, che invece sapranno fare tra un anno?

Le risposte possibili sono due: una è che il governo Monti avrà cambiato le condizioni abbastanza per rendere le inettitudini di prima meno gravi, e permettere ai partiti di fare le cose che forse sanno fare, nell’ordinario. Non mi convince molto, ma vedete voi.
La seconda è che in una sventatezza incosciente e superficiale tipica, ai partiti – e forse anche agli elettori – sia passato il panico da crisi-che-non-sappiamo-gestire e fine-del-berlusconismo, e abbiano cominciato già da qualche mese a fare finta che tutto stia tornando normale e a immaginarsi magari non capaci di costruire un paese nuovo, ma di vivacchiare su quello vecchio, come sempre fu, con gli stessi uomini e le stesse idee.

In fondo siamo tutti gli stessi uomini con le stesse idee, o no?

Altre cose:

28 commenti su “Cosa è cambiato?

  1. ciccioformaggio

    Partendo dal presupposto che gli uomini della politica italiana sono gli stessi e anche che gli italiani sono gli stessi bisognerebbe chiedersi piuttosto come fa un uomo a cambiare? Quali sono le condizioni che spingono un uomo a cambiare? A reagire e a cambiare “strategia”?
    Un uomo può cambiare solo se egli stesso lo vuole e se consapevolmente decide di “svoltare” perchè le condizioni in cui vive non lo soddisfano.
    Dietro alla politica ci sono uomini e dietro alle cose di ogni giorno ci sono altri uomini.
    Pensiamo veramente che 50 milioni di italiani siano disposti e capaci di cambiare se stessi?

  2. whiteyes

    I partiti avevano bisogno, subito, di un uomo credibile e autorevole ai vertici dell’UE (possibilmente anche ai mercati), per andare a trattare da pari con Germania e Francia, e togliere qualche castagna dal fuoco (punti di spread). Questo ha fatto Monti, o ha tentato, o sta tentando di fare.
    Forse i partiti si sono illusi che, nel giro di pochi mesi, l’Italia tornasse a livelli di tassi di interesse sul finanziamento del debito maggiormente sostenibili.
    Perdere credibilità è un attimo (sono bastati 3-4 mesi dell’estate 2011), riacquistarla è durissima.

  3. Francesco

    Non che siano decisive, ma alcune differenze ci sono:
    1) Scade la legislatura: in ogni caso non è possibile evitare la campagna elettorale.
    2) Tutto il mondo ha superato la prima fase di panico: qualche dichiarazione alla Squinzi non ci manda in default immediatamente.
    3) L’ipotesi Ichino sullo spread: la politica di Monti non ha credibilità, perché tutto il mondo si aspetta che dopo le elezioni si cambierà, diventa necessario mostrare al più presto a tutti come sarà il “dopo”.
    4) Il tracollo di Bossi e Berlusconi è compiuto ed è meno probabile una loro campagna elettorale distruttiva.
    5) L'”alleanza” con Casini: da un paio d’anni Bersani ripete che è necessaria una fase di pacificazione nazionale (servirebbe anche in USA, ma è un altro discorso) dopo il periodo del bipolarismo tra nemici, il periodo Monti è servito a raffreddare gli animi e a rendere meno ostico uno scenario del genere (ps: mollare Vendola per Casini riduce i voti e peggiora i programmi, ma potrebbe essere vitale per il futuro del paese, seguendo quest’analisi).

    ps: purtroppo nessun partito ha la minima idea (che non si sia già mostrata inefficace nella pratica) di cosa fare per la crescita

  4. Lazarus

    E’ la seconda certo, perchè, citando Sofri, l’unica cosa che i partiti sanno fare è “di vivacchiare su quello vecchio, come sempre fu, con gli stessi uomini e le stesse idee.” E così sarà fino a quando gli italiani si stancheranno davvero (forse mai quindi).

  5. Destratos

    Caro Sofri, non sono d’accordo. Non credo che tu ignori il fatto che la condizione necessaria e sufficiente affinchè il PD governi sia quella di vincere le elezioni, e di vincerle stando a capo di una coalizione STABILE che abbia un buon margine di voti in Parlamento.
    Questa condizione in quel novembre 2011 aveva una possibilità di realizzazione tendente a zero. Chi scalpitava per andare a votare, comprensibilmente, era Berlusconi. Ciò che serviva in quel momento era mostrare credibilità davanti alla UE ed alle istituzioni internazionali e, aihmè sì, davanti al c.d. mercato. Si temeva di fare la fine della Grecia, e la Grecia ha fatto la fine che ha fatto perchè la troika e i mercati non si sono fidati pienamente che i governi futuri potessero rispettare gli impegni presi sul fronte delle riforme.
    Non bisogna mai dimenticare che il governo tecnico è stato messo lì, senza consenso popolare formale e con il furbo beneplacito di impotenti e immobili forze parlamentari, perché era visto come l’unica scelta possibile in termini di credibilità, stabilità e capacità di avviare le riforme economiche e fiscali che condizionano le dinamiche di deficit e debito pubblico.
    Non è vero, come dici tu, che dopo otto mesi non è cambiato nulla che possa consentire al PD di passare al ruolo diretto di governo. Intanto la situazione dell’Italia all’interno della crisi è migliore, anche se la crisi stessa si è invece acuita (vedi Spagna). Alcune riforme sono state fatte (secondo alcuni nel PD, male), il PD ha vinto le elezioni amministrative, pur in presenza di [troppo] alto astensionismo, la Lega è implosa, il PdL lacerato.
    Certo, non si sa con chi vorrebbe farla questa coalizione, la confusione è ancora alta, ma quando mai non lo è stata? Non mi pare che si sia arrivati ad ogni elezione passata con la certezza di vincere ed essere in grado di governare. Arriva un cero punto, però, in cui è necessario votare, cercare il consenso e provare a governare. Non ci vedo nulla di sventato o di incosciente in questo.
    Sul fatto che le persone siano le stesse e che non si veda l’ombra di ricambio, né delle persone né delle idee, si può anche esser d’accordo, ma non condivido la scelta di usare questo argomento per continuare a giustificare la presenza di un governo di emergenza.

  6. Raffaele Birlini

    Siamo uno stato frammentato, privo di risorse, nel quale il 70% dei cittadini ha difficoltà con l’italiano scritto e parlato, somari analfabeti incivili che si nutrono di tv e grattevinci e porninternet, costruito sul sogno di assomigliare a Stati costruiti su secoli di storia, come francia e inghilterra e spagna e germania prussiana austroungarica, Stati con un popolo omogeneo per etica e indole, con una mentalità diffusa e condivisa. L’Italia è un paese artificiale, un esperimento recente, non lo dico in senso dispregiativo, è il frutto delle tendenze massimaliste del socialismo e della filosofia nazionalista, con le economie di scala e le domocrazie a ricerca del consenso rese praticabili dal benessere che trasforma la borghesia in classe media e dal dominio nelle arene competitive internazionali assicurato per secoli dalla superiorità tecnologica. In questo contesto anche un perfetto imbecille può andare al governo, deve solo lasciarsi trasportare dalla corrente appellandosi alla necessità storica e all’ineluttabilità del progresso, il meccanismo keynesiano che ritiene economico pagare qualcuno perché ‘scavi e riempia buche’ viene sopportato da un processo di produzione che esporta o assorbe le diseconomie, si tratti di bilancia commerciale, di inflazione e svalutazione o di semplice redistribuzione.

    Non ha senso parlare di partiti, di persone, di nuovi governi in grado di far chissà che quando per decenni e decenni l’Italia è stato un paese nei fatti socialista, con industrie e banche nazionalizzate, protezionismo, media imbalsamati, burocrazia, il muro di gomma oppressivo della macchina pubblica bolsa e robotica, elefantiaca e crudele, anonima e disumana, la nomenklatura sovietica italianizzata come partitocrazia in odore di mafia, la convergenza parallela dei due veri poteri in campo, le due chiese con i loro sacerdoti e le loro dottrine, quella con la croce e quella con la falce e martello. Gli eventi hanno portato mutamenti irreversibili che rendono impossibile perpetuare politiche keynesiane socialiste che scaricano sui nipoti i costi e indebitano il paese contando su future svalutazioni.

    La globalizzazione, la Cina nel wto, l’africa e il sudamerica che vogliono anch’essi bruciare la loro parte di carboranti fossili e distruggere la loro quota di risorse naturali, e naturalemtne l’euro, pagato da Prodi il doppio del dovuto per nascondere un’ennesima svalutazione del 50% della lira, subito resa evidente in un’inflazione che ha raddoppiato i prezzi (e il popolo grullo a ringraziare prodi come ora ringrazia monti), ma naturalmente era una mossa obbligatoria nella grande partita a scacchi tra economia forti come quelle dove hanno sacrificato gli ideali socialisti alle necessità della competizione internazionale e le economie deboli che non possono rinunciare a concetti di solidarietà e sussistenza radicati nella cultura socialista e cattolica che è l’unico elemento in grado far sentire agli italiani di avere qualcosa in comune, economie come la nostra dove il lavoro fornito dallo stato viene considerato in certe zone una specie di sussidio di disoccupazione dovuto per legge, dove le industrie più importanti sono tutte statali o sono private che cercano di scappare in posti più vantaggiosi dove essere imprenditori non equivale a essere considerati una specie protetta di criminali, dove essere ricchi significa essere probabili furfanti immanicati ladri amici di mammasantissimi con santi in paradiso e parenti a montecitorio, paesi dove non paghi tasse svincolate dal reddito e non vai a sbattere contro eletti dal popolo nemici per principio di qualsiasi interferenza nel loro giardino, se potessero alzerebbero il ponte levatoio come ai tempi delle città fortificate, e cercano solo nuovi modi di ostacolare l’attività sul loro territorio che non sia legata a interessi di personali o di partito.

    Quindi di cosa stai parlando? Senza euro saremmo già falliti da un pezzo, e come noi la grecia che ci assomiglia parecchio quanto a statalismo colabrodo, e altri paesi con una storia nazionale orientata alla ricchezza come strumento di diffusione del benessere nelle classi improduttive che non come sprone allo sviluppo di un sistema produttivo competitivo che aumenti la ricchezza collettiva reale e personale, non come voce di bilancio statale pompata per fare bella figura, paesi come il nostro che scambia la classe media non come un effetto di un ciclo economico virtuoso ma come la dimostrazione di una politica egalitaria che vuole imporre per legge felicità e abbondanza per tutti, paesi che non si accontentano mai di regolamentare all’eccesso, creando ordini, corporazioni, divieti, permessi, montagne di leggi che alla fine pongono tutti noi in potenziale difetto, ricattabili, pronti a pagare qualsiasi condono perchè nemmeno il commercialista è sicuro che siamo in regola e la finanza può sempre trovare qualcosa che non va e mandarti in malora, paesi che con la scusa del controllo non solo non aiutano l’economia fornendo supporto e servizi di organizzazione e programmazione e piattaforme di scambio informativo che sono l’odiarna ossatura dei mercati, no, piuttosto soffocano la libertà economica necessaria a un sano e sereno sviluppo del tessuto economico e poi si lamentano e cercano qualcuno a cui addossare la colpadi tutto, paesi che al governo stringono accordi sottobanco con la parte produttiva del paese e ogni anno si spartiscono il tesoro raccolto dallo stato con livelli di tassazione folli, poi invece nelle manifestazioni di piazza e nelle campagne elettorali dimostrano apertamente l’ostilità verso la libertà economica del sistema capitalistico sventolando le stesse bandiare degli anni di piombo.

    Questa schizofrenia ideologica ce la portiamo dietro da generazioni e non saranno nuove persone o nuovi partiti a cambiare i termini delle decisioni da prendere: se per esempio, per fare un esempio come ce ne sono mille altri, se il federalismo fiscale provoca un sud italia in condizioni africane, con supermercati vuoti e morti per le strade, quale nuovo partito o nuovo volto della politica potrebbe uscire a dire vabbè, la germania non paga e quindi si salvi chi può? Sono decenni che il PD non ha un programma politico e chiede il voto così, perchè la sinistra son più bravi e più belli per definizione, perché non ha il coraggio di affrontare pubblicamente l’impossibilità di risolvere i problemi come in passato, stampando soldi e mettendoli in tasca un po’ a tutti, cosa che Craxi fece così bene che i suoi governi sono passati alla storia come boom economico, che berlusca voleva replicare con tanto di brand e marketing elettorale, ‘il miracolo italiano’. Per cui basta, non se ne può più di chiacchiere, sarebbe ora che l’italia iniziasse, alla tenera età di 150 anni, a guardarsi allo specchio e decidere cosa fare da grande, a rischio di spezzarsi in due o in quattro, che è proprio quel che succederà a far finta che i problemi non esistano e a ingannare una parte della popolazione per favorirne l’altra sottobanco. Se finalmente nascessero due blocchi moderni, uno liberale e uno conservatore, entrambi degni di essere votati senza che un elettore si vergogni di dichiarare per chi vota o rischi una democratica sassata in fronte da un elettore di gusti differenti, e mettessero sul tavolo un’esposizione chiara della situazione, uscendo dalle patetiche narrazioni vendolane e dalle telenovele mediatiche, forse, dico forse, potremmo alzare il dibattito pubblico a un livello non dico intelligente e simpatico, ma almeno adulto e responsabile.

  7. alexspadari

    Vorrei solo precisare una piccola cosa, semplice semplice. Era il PdL, che aveva vinto le elezioni nel 2008, che avrebbe dovuto governare, non il PD (che, com’è noto, le aveva perse). È stato il PdL che non voleva schiodarsi dal governo (non del tutto a torto, non essendo mai stato sfiduciato in parlamento), e che ha posto come condizione un governo super partes, di grande coalizione, a cui il PD ha aderito. Le elezioni lo scorso autunno (l’unica chance che aveva il PD per governare direttamente) erano impraticabili, e lo sappiamo tutti: avrebbero significato imbastire una campagna elettorale in un momento in cui era necessaria un’azione politica forte.

    Ecco, colpevolizzare il PD anche in questa occasione mi pare facile, ma anche molto ingiusto. Il PD non ha mai ritenuto di ‘non essere in grado’ di risolvere la situazione: ha solo accettato un patto temporaneo che evitasse elezioni anticipate, dato che non c’era stata una crisi di governo. Sul rinnovamento del partito possiamo essere d’accordo, ma dare la colpa al PD del ‘commissariamento’ del paese, quando la responsabilità pesa – intera – sul governo Berlusconi, sulle sue scissioni, sul suo negare la crisi e perdere tempo con la casa di Fini e la riforma della giustizia, è profondamente scorretto.

    Poi capisco che, di questi tempi, parlare di ‘classe politica’ senza distinzioni e fare di tutt’erba un fascio paghi in termini d’accessi e di consensi. Sparare a zero sul PD, poi, è stato sempre piuttosto facile (si ricevono applausi facili da destra e da sinistra, e il PD – per sua natura, disposizione, indole – non replica). Io persisto a pensare che, se nel 2008 avesse vinto il PD, a questo punto non saremmo arrivati.

  8. kirklord

    Perfettamente d’accordo con “alexspadari”.
    da Sofri mi sarei aspettato un’analisi più precisa e puntuale, slavo considerazioni un po’ basse sulla popolarità e il numero di accessi del blog…

  9. bobryder

    Salvo soprprese,lo scenario che ci si prospetta è il seguente:Bersani contro Alfano(cioè i manutengoli dell’attuale esecutivo) per Palazzo Chigi(con il moviemnto 5 stelle fuori gioco, a livello di vittoria elettorale per il Governo).Resta da vedere se Casini andrà con Bersani(e temo di si) o addirittura(“meglio mi sento”, diciamo a Roma:ho italianizzato l’espressione) appoggerà Monti come candidato a Palazzo Chigi.E sarà in questo caso,più che in altri, che Bersani dovrà spiegarci cosa lo differenzierà allora da Monti mentre in questi mesi lo ha appoggiato con verve degna di miglior causa.Sarà la campagna elettorale dei distinguo.Me la gusterò sapidamente, da appassionato della comicità slapstick, ma la vedrò con malinconia,in quanto Cittadino italiano.

  10. bobryder

    Chiedo venia per l’off topic:
    54 morti al largo della Libia.La domanda, tra le altre, è:
    per quanti giorni i mass media si cureranno di parlarne e,inoltre, per quanto ne parleranno senza far riferimento alle più odiose “nostre” xenofobiche inclinazioni?Nel primo caso direi 48 ore(ma sono ottimista) e nel secondo caso non so:non ho mai capito di preciso l’unità temporale che va sotto il nome di nanosecondo.

  11. Lazarus

    Alexspadari se il PD nel 2008 avesse vinto (per assurdo eh!) il suo governo sarebbe durato ancora meno del governo Berlusconi. Le precedenti brevi esperienze di governo con Prodi che vivacchiava semza idee né progetti dovrebbero averti insegnato qualcosa sulla incapacita di questo partito di governare davvero.
    E da allora nulla è cambiato.

  12. ro55ma

    Luca, che la risposta giusta sia la seconda lo dimostra, inequivocabilmente, il tipo di contributo al dibattito che ne è seguito.
    Spero sia solo per la “pigrizia culturale” che ci conraddistingue nel BelPaese chè, altrimenti, neanche il prossimo ceffone in arrivo (molto vicino..) servirà a qualcosa.

  13. Pingback: Et après Monti? « Pasta à la crème fraîche

  14. sirigupa

    E’ cambiata solo una cosa: ora le decisioni scomode sono, almeno in parte, state prese dal governo Monti e i partiti scalpitano per la loro smania di potere mai sopita. La smania di potere attanaglia i capi e i capetti, tutti desiderosi di autoaffemazione. Se così non fosse certi individui, il cui gruppo politico vale meno del due di picche, avrebbero il pudore di ritirarsi. Scalpita anche il PD perché si vede in vantaggio, pur mancando del buon senso per valutare oggettivamente che è ridotto ad un guazzabuglio confuso di persone dalle idee inesistenti. Scalpita perché teme il M5S e l’astensionismo ed ha la convinzione che questi due fattori siano destinati ad aumentare. Quindi “intanto accapparriamoci la vittoria elettorale, poi si vedrà”. In poche parole, a nessuno interessa un fico secco dell’Italia, la vecchia politica non è cambiata, sono tutti come falchi in attesa del momento propizio per andare a votare. Per non parlare dei sindacati a cui del nostro paese interessa meno che agli altri. Sono i consensi che contano, i consensi che poi si traddurranno in iscrizioni. Ecco perché si chierano contro i tagli senza se e senza ma, pur spendo benissimo che i tagli sono indispensabili per la salvezza del paese. Insomma, c’è da augurarsi che l’elettorato comprenda tutto questo per mandare TUTTI, dico TUTTI, finalmente a casa. Come? Magari non andando a votare senza una nuova riforma elettorale, o magari votando per M5S non perché sia il movimento migliore, ma perché questo può costituire un mezzo per mandare a casa coloro che da un trentennio dettano le loro leggi demenziali a questo povero paese.

  15. Destratos

    @ro55ma
    A quale ceffone in arrivo ti riferisci? Scusa ma la mia palla di vetro è un po’ sporca.

  16. ro55ma

    @destratos
    provato col Vetril?-)
    So benissimo che tante persone non hanno la minima idea di come è messo – veramente – lo Stato Italiano e le sue strutture sui territori (anche grazie a tanta disinfomazia..).
    Personalmente, ne ho qualche contezza (bella questa eh..) diretta e molte indirette e sono sufficienti per sapere che abbiamo margini di tempo molto stretti per modificare cose strutturali del (nostro) bilancio statale oltre a quello di tante famiglie (sai quelle abitudini che abbiamo in tanti, quelle cose che facciamo così, da tanti anni…) prima di saltare per aria (intesa come metafora socio economica).
    E se invece pensi di aver visto “il peggio” in termini di tagli e ridimensionamento di stile di vita, preparati perchè non è ancora suonata la campanella dell’ultimo giro ma mi dicono in tanti che si stanno preparando (e non solo a Bruxelles).

  17. Destratos

    @ro55ma
    Ok… A me risulta difficile giungere alla convinzione che la generalità dei cittadini/elettori creda che “il peggio è passato” e che ora ci si possa rilassare. Gli indicatori statistici che puntualmente vengono divulgati non dicono questo. I consumi si contraggono, dai beni essenziali a quelli più voluttuari. La disoccupazione aumenta. Il credito al consumo e i mutui sono crollati, le compravendite di case anche. Le notizie di suicidi di imprenditori conquistano le prime pagine. La crisi c’è, è nera, probabilmente continuerà a lungo e credo che la maggior parte di noi lo sappia perché la vive sulla propria pelle. Vogliamo chiamarla emergenza? Va bene, continuiamo pure a usare questo termine diventato usurato a forza di urlarlo. Ma non è la stessa emergenza in cui ci trovavamo a novembre scorso e nelle settimane successive. Nè per intensità né per qualità e nel tuo commento hai scritto una cosa che induce all’errore riguardo a questo. “abbiamo margini di tempo molto stretti per modificare cose strutturali del (nostro) bilancio statale”. L’inesattezza è che, come sottolineato spesso dallo stesso Governo Monti, le ultime manovre finanziarie varate porteranno lo Stato all’avanzo primario. I problemi che ha ora il Paese sul piano economico sono 1) Il costo del debito (misurabile con lo spread sul Bund). 2) La mancanza di crescita economica e la disoccupazione.
    Tante sarebbero ancora le riforme che andrebbero fatte per risolverli, per il primo a livello Europeo e internazionale e per il secondo a casa nostra sopratutto nella Pubblica Amministrazione che appesantisce qualunque slancio di ripartenza dell’economia. Ma qualunque iniziativa, riforma, misura, azione debba esser fatta in questi campi non può avvenire sotto la cappa dell’emergenza. Sono proprio due cose antitetiche. Monti ha effettivamente governato l’emergenza quando ce ne era bisogno. Ora è il caso di costruire qualcosa secondo le norme della democrazia piena, anche perché non credo che l’attuale governo possa fare molto di più di quanto già fatto con il tipo di maggioranza parlamentare di cui dispone. Se i partiti si presenteranno di nuovo impreparati, con la stessa faccia tosta, senza idee nuove, ebbene allora forse noi elettori voteremo Grillo, o non voteremo affatto, o ci riuniremo in movimenti di protesta più concreti e duraturi di quelli del recente passato…. non lo so. Ma Monti ormai ha esaurito la sua spinta. Ha promesso crescita ed equità di cui non si avverte affatto il sentore. Se arriveranno i “sonori ceffoni” di cui parli significherà che non c’era scelta, arriveranno anche le cavallette, si soffrirà di più e dopo un tempo indeterminato si ricostruirà.

  18. bobryder

    La prospettiva di un “triello” elettorale tra Bersani, Alfano e Monti,non mi alletta per niente.E non migliorerebbe certo la situazione se l’uomo della Bocconi se ne tornasse alla Bocconi(o magari alla Goldman Sachs, dove ha i suoi interessi più rilevanti).Purtroppo(sicuramente ne riparleremo) le primarie del pd sono già scritte: anche se dovesse partecipare uno solo tra Renzi e Vendola,il cammino del proverbiere(almeno su questo) non lo vedo irto di difficoltà.Questa l’analisi: e allora? Beh, francamente trovarsi a palazzo Chigi ancora Mario Monti o,in alternativa, un ex comunista(non lo uso in senso dispregiativo,anzi) ora offertosi al centrismo più spinto(Bersani, ca va sans dire) oppure la testa di legno dell’ex Premier (ossia Angelino…) è una prospettiva abbastanza scorante.Per non parlare poi (fantapolitica, comunque) della possibilità di una vittoria alle (probabili) primarie “truccate” del pdl della Santanchè o addirittura l’urlatore genovese premier(no,non sto parlando di Tony Dallara-molisano).Certo è avvilente ma credo che pure se una persona capace e gioavne come Debora Serraccchiani fosse la candiadata Primo Ministro per il pd,non credo che le cose migliorerebbero(anche se è l’ipotesi che prediligo ma figurati se…):la politica italiota è così tanto incarognita su sè stessa e i suoi decennali errori da aver oltrepassato ampiamente il “muro del suono” del Grottesco. E della decenza civica.

  19. Fred

    Nel 2013…… noi abbiamo ancora come candidati il portavoce di D’Alema e Berlusconi…..
    Poi si critica Andreotti…

    Dal 1996 in Italia non è cambiato nulla…. 17 anni di immobilismo… 17 anni con sempre gli stessi candidati….. Nel frattempo sono morti Gheddafi, Kim Jong….. persino Fidel Castro è andato in pensione…

    E’ una semi-democrazia, o una democrazia paternalista o oligarchica.
    Comunque esterna ai sistemi occidentali.

  20. Destratos

    @Fred

    Non giocare con le parole please. Se rifletti un attimo ti renderai conto che oligarchia significa qualcos’altro.

    Attualmente ciò che ci differenzia da Germania, USA, Francia e altri paesi occidentali è che abbiamo un governo scelto dal Presidente della Repubblica e imposto da questo alle forze parlamentari in un momento di debolezza politica.

  21. trentasei

    D’accordo sulla seconda, oltre al fatiche al popolo piacciono molto i discorsi demagogici (tautologia), e dopo il periodo Monti è tutto un facile “basta tasse, piu lavoro” senza nessun elemento strutturale politico a supporto degli slogan, salvo zecche personali e altre amenità. Vien lo sconforto a vedete che non è cambiato nulla in quel che i politici dicono e in ciò che alle persone piace sentirsi dire, INDIPENDENTEMENTE dal fatto che sia vero, realista, fattibile e contestuale alla situazione attuale o no.

  22. ro55ma

    @destratos
    forse il post di @trentasei chiarisce meglio quello che intendevo dire (e che evidentemente non sono riuscito a spiegare).
    La seconda opzione di Luca è proprio quella che rischia di trascinarci giù, con l’acqua sporca che cerchiamo di depurare col colino…
    I problemi che ha il Paese sul piano sociale/politico sono quelli che hanno inciso sul piano economico:
    – l’aver scelto per decenni di scaricare su Pantalone (e quindi sul debito) la “soluzione” dei problemi di tutti (consociativismo);
    – aver rinviato qualunque riforma strutturale che ponessi limiti al comportamento del punto precedente.
    Siamo “in guerra” non in convalescenza…

  23. Luca

    Ogni volta che esprimo dei dubbi su quelle che mi sembrano contraddizioni che riguardano anche il PD, qualcuno le interpreta come “sparare a zero sul PD”, che mi pare indice davvero di un eccesso di vittimismo o ipersensibilità. Accolgo invece il ragionamento che dice: il PD era assolutamente in grado di salvare l’Italia anche l’anno scorso ma non avrebbe vinto le elezioni, mentre l’anno prossimo le vincerà. Naturalmente non sono tanto d’accordo, ma ha una sua logica intrinseca.

  24. bobryder

    @Luca. Scusa il francesismo:fregatene.
    Calcolando che in Italia circa un quarto dei cittadini vota(e, presumibilmente, voterà) PD le risposte piccate che ti giungono non mi stupiscono.Qualsiasi base elettorale fa,pur tra leggeri distinguo,perno su quelle che sono le “linee” direttive del gruppo dirigente.E nel PD non si fa eccezione, anzi: il conformismo che lo pervade ha dei livelli parossistici, e guai a mettere in discussione il Partito, può pure capitarti(non dico necessariamente sul tuo blog ma nel vissuto generale) di essre accusato di essere(sic) un berlusconiano.Il fatto,Luca,è che tutti quelli che(quale sia il ragionamento che portano) giungono alla conclusione( di buon senso) che il PD non è affatto un partito di sinistra quando alle parole cominciano a seguire i (non)fatti.Per me chi vota Bersani e soci, credendo di dare la propria fiducia a un orientamento politico che ha come priorità le classi meno abbienti,è un illuso.Ed è ovvio che quando pungoli(o risvegli) un illuso ne hai una reazione scomposta, come chi sia davvero ridestato da un soporifero letargo.Questo,generalizzando(esisteranno pure eccezioni,per carità) per quanto riguarda i militanti; il gruppo dirigente del partito è invece consapevole,in ogni sua azione, a cominciare dall’appoggio a Monti,di questa sua grave contraddizione,ed è quindi in una malafede ostinatissima.Dire esplicitamente che sono diventati centristi non possono,farebbe precipitare il loro consenso elettorale.Ma anche ad arrampicarsi quotidianamente sugli specchi, spesso si precipita.

  25. lorenzo68

    Il PD è morto e sepolto. Non governerà mai più a patto di allargare una alleanza con l’Unione dei centristi.
    Napolitano al solito ogni tanto si sveglia e chiede per colazione una nuova riforma elettorale che mai verrà fatta. Poi si riaddormenta e la giostra si spegne.

  26. Destratos

    Anvedi quanti sociologi girano da ‘ste parti!! Si analizzano i comportamenti del corpo elettorale, dei militanti di partito, dei dirigenti di partito, dei blogger, dei commentatori di blog[ger], financo dei Presidenti delle Repubbliche!!

    E io che credevo di esagerare facendo dei semplici commenti su fatti e processi politici.

  27. whiteyes

    @bobryder
    Se, come dici tu, il PD è un partito “non di sinistra” (alias centro-destra), se ne sarebbe strafottuto del problema di rinegoziare la riforma del mercato del lavoro, riuscendoci in parte, per garantire maggiore tutela per i licenziamenti. Non so giudicare quale sia l’impatto di questa modifica, sta di fatto che sulla carta dovrebbe essere dalla parte dei lavoratori.
    Il PD è l’unico (tranne qualche voce nel PDL) che si batte, quasi giornalmente, sul problema degli esodati.
    Il PD non ha avvallato la “spending review”, senza capire cosa ne sarà dei servizi sociali…e così via
    Ora il PD ha fatto una precisa scelta: appoggiare un governo tecnico perchè l’Italia era in braghe di tela (per usare un eufemismo); scelta opinabile, sbagliata, giustissima? E’ stata una scelta del partito; il PD non ha la maggioranza in parlamento; il suo potere “contrattuale” con l’esecutivo è limitato; una scelta politica (Bersani ha detto fin dall’inizio: “non saranno rose e fiori”) implica anche coerenza (altrimenti si potrebbero fondere con l”IDV e non avrebbero più questo problema), che il PD ha finora dimostrato.

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