Quando sento la parola cultura

Oggi mentre in redazione discutevamo e studiavamo le storie del caso Fiorito (“ci fa bene, a Roma: ci ricorda quello che siamo”, mi ha detto un giornalista romano amico), è saltata fuori una delle diverse accuse di soldi pubblici usati per interesse privato: è una cosa piccola, va’ a sapere se è vera, 1080 euro del PdL usati da una consigliera regionale per un servizio fotografico di se stessa.
Ma raccogliendo informazioni – i romani magari già la conoscono bene – abbiamo imparato che Veronica Cappellaro è “Presidente della Commissione Cultura alla Regione Lazio” e che l’anno scorso aveva guadagnato una meritata piccola fama online per la disinvoltura di questa interpretazione. Niente di grave, si vede e si sente di peggio. Ma magari non li facciamo Presidente della Commissione Cultura alla Regione Lazio, ecco.

5 commenti su “Quando sento la parola cultura

  1. bobryder

    Mi stupisco di chi ancora si stupisce.Per non farlo,un consiglio.considerare che in Italia alcune parole(educazione,gentilezza, rispetto) ballonzolano ma hanno ancora un loro significato e un’applicazione non rarissima;invece la parola meritocrazia non è mai entrata nel vocabolario degli italiani,men che meno in quello delle istituzioni politiche.

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