Un altro Natale è possibile

Lo dico da antico appassionato: le raccolte di canzoni di natale pubblicate da cantanti contemporanei sono morte, da un pezzo. La loro fine è arrivata insieme alla loro inflazione e all’incapacità di rinnovare un repertorio ormai abusato. Ci fu un periodo ruggente, prima: quello dei crooner e del jazz, delle canzoni di natale favolosamente cantata da Sinatra e da Ella Fitzgerald, da Jimmy Durante e anche da Elvis e da decine da altri. Proprio per questa antimodernità di temi e interpreti, quel fronte fu snobbato a lungo dalla musica più “giovane” e sovversiva. Ma i cicli della moda resero a un certo punto originale il recupero di quegli esperimenti: prima in modi inventivi da John Lennon, Otis Redding e qualcun altro, e poi dagli anni Ottanta il campo fu progressivamente visitato da grandi del rock e del pop, con bellissime cover natalizie fatte da U2, Springsteen, REM e poi ancora un po’ da tutti. Nell’ultimo decennio siamo stati travolti da inutili raccolte di boyband, popsinger sul viale del tramonto, cantautori alternative con poche idee, e tutti a fare le solite canzoni senza aggiungerci niente. Sarebbe il momento di smettere, forse, ma arriva Tracey Thorn, il cui disco di natale esce a fine mese: e dopo essersi spesso reinventata dagli inizi degli Everything but the Girl, ha fatto un disco di canzoni di natale che sembra un bel disco normale, da sentire anche a giugno.

Altre cose: