Charts

Nei due grandi paesi che dominano da un secolo la cultura musicale mondiale, le classifiche dei dischi più venduti sono una cosa molto seria: da una parte calcolate e valutate con criteri accurati e capillari, e dall’altra elemento essenziale dell’informazione e della cultura musicale. I risultati dei dischi e delle canzoni restano loro associati per sempre, come i primati degli atleti: anche se il tempo e le rivoluzioni nella discografia hanno scompaginato la chiarezza essenziale delle classifiche di un tempo, e le attribuzioni dei vari “dischi d’oro”, “di platino”, eccetera (in Italia la crisi fece slittare a 30 mila le vendite necessarie per ottenere un disco d’oro; in Gran Bretagna sono 100 mila). Nei giorni scorsi il New Yorker ha pubblicato una ricerca che smentisce una mitologica cifra di “100 milioni copie vendute” in tutto il mondo per Thriller di Michael Jackson, il disco più venduto di sempre: sarebbero in realtà “soltanto” i due terzi di quella cifra. Ma un’altra complicazione è arrivata in Gran Bretagna per il nuovo singolo di David Bowie, che viene scaricato in automatico da chi preordina il disco su iTunes: e non sanno se contare quel download per la classifica dei singoli o no. Perché David Bowie primo in classifica, nel 2013, sarebbe una notizia.

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