Come si cambia

Non credo alla retorica dell’emergenza, quella per cui a ogni elezione arriva qualcuno e cerca di convincerti che “stavolta” la situazione è straordinaria, che non è tempo per sottigliezze e grandi progetti, perché i fascisti sono alla porte, e bisogna turarsi il naso, bisogna adattarsi, c’è un nemico da fermare, “stavolta”. E chi gli dà retta dice “ok, li voto, ma è l’ultima volta”. Ogni volta.
Questa retorica è stata non solo fallimentare, ma addirittura complice dell’inesistenza di progetti nuovi, alternativi, convincenti, adeguati ai tempi. A forza di seguirli, abbiamo mantenuto gli status quo di cui ci diciamo scandalizzati, abbiamo prodotto uova marce oggi, e siamo sempre rimasti senza galline domani, dopodomani, e per le generazioni che verranno.

Proprio per questo, perché quella retorica è truffaldina e rituale (e ha mostrato solo fallimenti nei risultati), non posso non vedere che queste sono elezioni diverse in un contesto diverso: c’è un’emergenza data non dal mito del fascismo in agguato o del nemico da fermare, ma da uno stato disastroso dell’economia e della civiltà italiana che sarebbe molto rischioso proseguire consegnandolo a gente inadeguata. Un conto è il regolare funzionamento della democrazia in cui l’inetto può vincere e governare male, un conto è dare all’inetto un palazzo che sta crollando. So che qualcuno dice “lasciamolo crollare”, e capisco le sue ragioni: ma ripeto, non mi sembra il giorno giusto per farlo.

Ma come dicevo capisco quelle ragioni, in tempi più sereni e floridi. E quindi penso che sì, domani sia una vera emergenza (poi si supera tutto, eh: solo le cose peggiorano sempre un po’ di più, e oltre un certo limite recuperare è molto più difficile) ma anche che dopodomani – in tempi più sereni – l’unico modello di cambiamento vero declinabile sull’Italia e sulla sua sinistra sia quello traumatico: il modello Cameron in Gran Bretagna. Dove il partito conservatore fu così sbriciolato dai successi blairiani che una serie di rimpiazzi di vecchi babbioni alla leadership del partito si mostrò ogni volta più fallimentare, e a un certo punto qualcuno disse “proviamo il trentenne”. Il trentenne era diverso, molto diverso, e proponeva cose diverse, molto diverse: erano disperati, e lo provarono. Ora il suo partito è tornato solidamente al governo, e lui è primo ministro, da un pezzo.
Questa è l’ultima volta.

Altre cose:

21 commenti su “Come si cambia

  1. fp57

    LASCIAMOLO CROLLARE e’, forse, il modo piu’ coraggioso di pensare se si vuole qualsiasi cambiamento
    Quale “mente superiore” decide chi e’ inetto, adeguato o inadeguato a governare?
    E’ il relativismo…cio’ a cui alludi, Luca? non credo…

  2. martaf

    Io propongo, a nostra parziale garanzia, che durante gli anni di governo a venire si inchiodino i governanti e il parlamento alle loro stringenti responsabilità. Noi società civile, ma soprattutto voi giornalisti che ne avete la possibilità, facciate un lavoro di verifica e di controllo dell’operato del governo, e di informazione per i cittadini, per scongiurare per quanto ci è possibile che passino ancora degli anni invano, e poco o nulla venga fatto. Che chi si oppone al cambiamento, nel governo, nel parlamento e fuori dal parlamento, venga svelato e additato come nemico del Paese, e non di un partito o di un’idea politica. Che qui c’è un sacco di lavoro sporco da fare, cose basiche, cose necessarie.

  3. tanogasparazzo

    Dopo una sbornia di campagna elettorale da super Factchecking, scandali inchieste, arresti firme false, associazione a delinquere, nutella, sushi, compravendita di voti-“immunizzati” Si avverte una quiete, del dopo comizio di piazza San Giovanni, che forse dal basso ovvero dalla piazza, saliranno ai colli no cosacchi, no Pugaciov, inoltre, il silenzio viene rotto: per far votare due marò si organizza un volo speciale, per far votare studenti del Erasmus, studenti che hanno scelto di studiare, peraltro non hanno abbracciato le armi, non si organizza voli oppure biglietti speciali per consentire loro di esercitare il voto, del cambiamento. Si può pensare oppure auspicare che in mezzo ai 200 parlamentari che saliranno, al palazzo Cittorio, Chigi, si sarà di sicuro un “genio” della politica del fare, prammatico eticamente intransigente, ad importo e costo zero. Un Renzi non inquinato,- stai buono non è ancora il tuo turno- oppure Renzi si è comportato bene- Ci sarà di sicuro un abile volontario che si è spaccato in due per raccogliere le firme del referendum sull’acqua, poi vinto. Bene aspettiamo, un saluto ci si sente Martedì

  4. momo2

    L’occasione ghiotta (detto e pensato più volte) è stata qualche anno fa, quando Berlusconi era all’apice ed il PD allo sfascio. La soluzione aveva un nome e cognome: Deborah Serracchiani. Giovane, molto in gamba e donna (le aveva proprio tutte). A quest’ora, il PD starebbe al 90%…

  5. uqbal

    No, l’ultima volta è stata quella passata. Dal 2008 hanno avuto cinque anni di tempo per rifondarsi, e non l’hanno fatto (alcuni ci hanno provato, questo sì).

    Hanno avuto di fronte, questa volta, l’avversario più screditato e facile possibile, e non hanno fatto praticamente niente. Hanno fatto sì le primarie, ma solo per poi non cambiare una virgola in idee, stile di possibile governo, approccio, niente.

    La situazione è grave. Ma per uscire da un buco bisogna smettere di scavare. E là, al PD, lo sanno benissimo. Hanno nemmeno troppo segretamente sperato di potersi confrontare di nuovo con Berlusconi, e dietro lo spauracchio hanno nascosto tutto. Nel frattempo si sono trovati di fronte Grillo, e ancora una volta, come nel ’94, non ci hanno capito niente.

    E per di più, non hanno uno straccio di idea per governare la crisi.

    No, io non voto per il PD, io voto Monti, che almeno i conti li sa fare e forse bilancia i fanatici di SeL (più che Vendola, temo i singoli parlamentari e il loro narcisismo).

  6. cacioman

    Sì, c’è un problema di cambio classe dirigente. Domani però si vota; i legittimissimi ma demoralizzantissimi “te l’avevo detto io” ce li teniamo per dopo, no?

  7. tanogasparazzo

    Come si cambia, titolo preso in prestito dalla canzone di Fiorella Mannoia Cemento.. .. come si cambia per non morire, come si cambia per non soffrire, per ricominciare, con gli occhi verdi e brillantina, nel 2013 certo che verrà in piazza San Giovanni, facile la pioggia sopra le spalle stanche e dentro un taxi nella notte aver freddo, non saper dove, sopra un letto di bottiglie rotte, strapazzarsi la mente il cuore. A martedì 26 si cambia

  8. iosonostefano

    quoto martaf e uqbal e naturalmente Luca. Il bello di questo blog è che spesso i commenti sono interessanti e condivisibili almeno quanto i post. Complimenti ai lettori, quindi. Buon voto a tutti!

  9. sgallo

    Le cose non cambiano da sole. Qui pare che uno si voglia svegliare la mattina e trovare il faccione di Cameron (o di Blair, Obama o Nelson Mandela, fate voi …) che lo tranquillizza, che gli offre credibilità , dinamismo, e un portafoglio di soluzioni brillanti a tutti i problemi epocali. Ecco, lui sì che lo voterei!
    Non funziona così, bisogna SPORCARSI LE MANI, trovare i modi per partecipare e farsi sentire PRIMA, nella fase in cui si costruisce l’offerta politica. Del PD si può dire tutto il male possibile, e chi ci sta dentro ha anche motivi più fondati degli altri. Ma è un cantiere, ed è aperto, ed è realmente scalabile (il 40% di Renzi lo dimostra). Molti stanno dentro con l’obiettivo di cambiarlo e di migliorarlo ma avrebbero bisogno di una sponda.

  10. giulio francesco bagnale

    …rifletto assieme a Luca Sofri (di cui non mi convince la conclusione poi) che è la ennesima volta che ci raccontano questa …fanfaronata dell’emergenza. Rifletto anche che, in tutta onestà, quella roba che dovrebbero essere le proposte della parte specializzata nelle retorica dell’emergenza e dell’è assolutamentenecessariofarfuoriquelsolouomocheilproblemadituttoèsololuicheseriusciamoabatterlotuttoèpossibile quella roba è rispetto alle mie opinioni in materia e al mio sentire non distante ma… urticante. Rifletto che siamo come donne abusate che ogni volta che il compagno torna a casa e gli dice che “è l’ultima volta” ci credono, e non è mai l’ultima volta. Rifletto che come per queste donne la soluzione non è nell’attendere il cambiamento del compagno….

  11. uqbal

    Sgallo

    Siccome Berlusconi ha sempre promesso mari e monti, per poi non mantenere niente, a sinistra siamo arrivati al paradosso che avere delle idee e delle proposte concrete è da berlusconiani. Beh, le proposte e le promesse ci vogliono, come anche il candidato che le incarni perché da questo e da quelle valuti un programma elettorale!
    La miglior truffa di Bersani è stata quella del “alcune cose non le dico, se no poi non si fanno”, come dire: “Votatemi per fede”.

    Poi, per lo “sporcarsi le mani” valuta tu se stai costruendo qualcosa o se stai portando acqua al mulino di qualcun altro. Io sono stato iscritto per un anno al PD, molto prima che si parlasse di primarie, e m’è passata la voglia.

    E quoto bagnale.

  12. ManueleV

    Il punto è che votare PD significa dare un palazzo che sta crollando a chi non ha le idee giuste per stabilizzarlo e rimetterlo in piedi. Significa dare il palazzo ad un tappezziere che finora si è occupato solo di tenere in ordine le tende.

    Se il palazzo sta crollando io voto l’ingegnere capo. E per me l’ingegnere capo, in questa Italia, è quello che mi vuol risolvere la questione morale. Che ha priorità su tutto, perché è l’acqua che mantiene instabile il terreno su cui poggiano le fondamenta del palazzo. Per me l’ingegnere capo è Ingroia. Punto e basta.

  13. Lowresolution

    Dopo tanti anni quest’anno non voterò PD. Ho partecipato con entusiasmo alle primarie e ho cercato di guardare oltre anche dopo l’esito. Ma negli ultimi due mesi mi sono trovato davanti il più opaco e stanco PD che io ricordi, arroccato sulla difensiva con idee molto confuse, senza progetti, visione o qualcosa che dia una motivazione a guardare davvero al futuro di questo paese.
    Il problema vero è che non non mi riconosco più in queste gente, in quello che prova a dire o che rappresenta. Mi sembra di vedere un vecchio film in bianco e nero alla TV, che si guarda magari con affetto, ma che parla del passato. Per quanto mi riguarda, l'”ultima volta” è già passata.

  14. tanogasparazzo

    Sono andato, ho votato. Sono contento ho percepito una sensazione liberatoria; non sono precipitato, come dicono i gufi dall’aspetto color terra di Siena, nell’ingovernabile dell’infinito immenso? Assisterò ad una nuova primavera, si faranno le pulizie, aria nuova, facce nuove. Facce semplici, senza i ritocchi alle sopracciglia, senza tette gonfiate, labbra gonfie, senza redditometro,- quante volte vieni-. Ci sarà un parlamento normale come è la società? Ah sogno ingannatore, no freddo incredibile neve fradicia, bianca soffice liberatoria, si respira bene nell’andare al voto, micro polveri abbattute, primarie già dimenticate, cambiato tutta la sceneggiatura, volti anonimi, saliranno i sette colli.

  15. Wizardo

    Ragazzi, ma votate per chi vi pare. A voi il ruolo di swing voters, a noi quello di cambiare il più grande partito progressista di questo paese, piaccia o no.
    Non se ne può più di ‘sta lagna sul PD.
    Se secondo voi a cambiare questo paese servomo buttiglione, o ingroia o peggio grillo, votateli, ma per carità basta lagne.

  16. odus

    Francesco Costa Dichiarazione di voto
    Con parecchi dubbi, domani voterò Partito Democratico alla Con parecchi dubbi, domani voterò Partito Democratico alla Camera e al Senato.

    Emanuele Menietti Ultima chiamata
    Domani vado a votare e voto il Partito Democratico.

    L’elettore imbecille
    MICHELE SERRA SI ATTRIBUISCE IL TITOLO, E VA ALLEGRO A VOTARE
    24 febbraio 2013
    Io invece, per motivi certamente irragionevoli, ma immutati nei decenni, vado a votare sempre di buon umore. Ho perso quasi tutte le elezioni dal 1974 a oggi, (tranne che nel 1996 e nel 2006 che è già tanto) e dunque dovrei avere maturato, a proposito del voto, una radicata ostilità

    Come si cambia
    Pubblicato il 23 febbraio 2013 da Luca

    Non credo alla retorica dell’emergenza, quella per cui a ogni elezione arriva qualcuno e cerca di convincerti che “stavolta” la situazione è straordinaria, (omissis)
    Proprio per questo, perché quella retorica è truffaldina e rituale (e ha mostrato solo fallimenti nei risultati), non posso non vedere che queste sono elezioni diverse in un contesto diverso: c’è un’emergenza data non dal mito del fascismo in agguato o del nemico da fermare, ma da uno stato disastroso dell’economia e della civiltà italiana che sarebbe molto rischioso proseguire consegnandolo a gente inadeguata.

    Quindi, ho capito.
    I primi tre dichiarano apertamente che vanno a votare per il PD.
    Luca, invece, non lo spiega chiaramente, ma mi sembra di capire che voterà Berlusconi.

  17. odus

    22/02/2013, a il Post, Sensazioni di L. Sofri.
    «E fare come se niente fosse, come se non fosse così importante, stavolta è molto più difficile: mentre è più facile vedere le cose in un altro modo, contemplare altre possibilità. Non rientrano nella loro vecchia casa malgrado desiderassero un’altra tappezzeria del soggiorno: rientrano nella loro vecchia casa in cui erano convinti che non sarebbero rientrati, perché si traslocava tutti. Gli sembra più estranea, l’avevano già un po’ accantonata, avevano già immaginato quella nuova e riempito gli scatoloni.
    Restarne fuori, per un sacco di ragioni, stavolta è più facile».

    Così parlò zaratustra.
    Ed alla fine dell’arzigogolato discorso, stando ai primi risultati reali del voto nelle urne e non nei talk show, pare che in questa quelli del PD casa entreranno, come al solito, da parenti poveri.
    Ma le cose scritte dagli zaratustra di turno, giornalisti direttori di qualcosa, giornali cartacei o on line, di tg, conduttori di talk show con annessi comici alla Vauro o Crozza aspettando trepidanti Luttazzi, non spostano un voto che sia uno per portarlo al PD.
    Il quale, dai tempi di Berlinguer del Cile di Allende (1973 circa), con Secchia, Occhetto, D’Alema, Veltroni, Bersani, e domani con Renzi o Fassina, senza contare Napolitano al colle, dal 33% dei voti non si schioda.
    Perché il restante 67% degli elettori italiani ha la capoccia sua e, dal 1948 in avanti, gli piace sbagliare da solo. Senza suggeritori.
    E Berlusconi ha portato un’altra volta il suo partito al sorpasso. Almeno al Senato, almeno alle 17,50 di oggi 24 febbraio 2013. Stasera, alla conclusione finale dello spoglio, l’ultima parola.
    Tutti i giornalisti, specie se direttori o direttrici, si rassegnino. Si convincano di essere inutili.

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