L’uomo, qualunque

L’aspetto attuale più impressionante dei sondaggi e della statistica – che gli studiosi conosceranno in modo assai meno dilettantesco del mio – è che sono in frontale contraddizione con la crescente tendenza delle nostre società a convincerci del primato delle individualità, dell’affermazione delle differenze, a convincerci che siamo tutti speciali e a spingerci verso un’affermazione di sè continua e istantanea.
I sondaggi, invece, ci dicono che non contiamo un accidente e che siamo solo un’identica declinazione di pochi modelli replicabili. E il problema è che hanno ragione, dati alla mano. Io stesso che pure faccio queste riflessioni, non trovo razionalmente possibile che ci siano istituti che intervistando 5 mila persone capiscano come voteranno 20 milioni. Non ci credo, non riesco a crederci, e non attribuisco nessun valore ai sondaggi, se non di servire come standard per dire poi chi ha vinto e chi ha perso.
Però lo so che poi invece si dimostrerà che avevano ragione: con errori, certo, anche importanti politicamente. Ma piccoli piccoli in proporzione. E si dimostrerà che il mio voto non contava un accidente, perché il risultato poteva essere ottenuto anche solo intervistando mille, duemila o cinquemila persone: un campione, dove c’ero anch’io senza esserci. Io non esisto, non servo, dicono i sondaggi: e dicono che se esisto, sono prevedibile, terribilmente prevedibile.
Che è una cosa terribilmente frustrante in un’epoca che ha messo nei pensieri di tutti l’ambizione di distinguersi, contare, farsi notare, affermare se stessi. Ed è proprio per questo, credo, che i sondaggi ci irritano così e che attacchiamo le ricostruzioni della realtà basate sui sondaggi, definendole superficiali e riduttive: perché non possiamo accettarlo, di essere prevedibili, e i piccoli fallimenti dei sondaggi ci eccitano e gratificano. Ci fanno sperare di essere noi, quelli diversi che non erano stati previsti. Io-sono-diverso.
Ma non è vero, e hanno ragione loro, per quanto inconcepibile sia: siamo qualunque.

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21 commenti su “L’uomo, qualunque

  1. ilbarbaro

    Che poi è esattamente quello che vogliono i maledetti politici che tutti vogliono cacciare e quelli che vorrebbero proporsi come guida di coloro che vogliono cacciare questi maledetti politici.
    È il sogno di qualunque demagogo (o politico) illudere le folle che il conto di ognuno non conti e ciascuno che il suo voto conti. L’ultimo a farlo in ordine di tempo, solo in ordine di tempo, è Grillo e Sofri jr., mai così jr., ci è cascato con tutte le scarpe. Che dire? Complimenti!

  2. armilio

    A me non danno mica fastidio i sondaggi. E so benissimo come sono fatti, visto che studio Scienze Politiche.

    Forse è una questione di generazioni: quelli cresciuti negli anni 90 e 2000 hanno meno ambizioni e grilli per la testa di quelli cresciuti negli anni 70. In questo scenario rientrerebbe, del resto, l’assenza di una vera protesta antagonista nonostante la forte crisi e le difficoltà per noi ggggiovani: ci siamo semplicemente arresi di essere qualunque, e che moriremo qualunque.

  3. Shaxos

    Sono considerazioni interessanti. Qualcuno le aveva fatte (in modo piu’ umoristico) un po’ di tempo fa: http://incomaemeglio.blogspot.com/2012/11/x.html

    Il primato dell’individualita’, su grandi numeri, e’ una baggianata. I programmi che guardi, i prodotti che comperi, il partito che voti son cosa nota (o conoscibile), da un punto di vista statistico. Certo, in quanto individuo posso scegliere volontariamente di guardare sempre e solo Marzullo, cibarmi di burro d’arachidi e votare La Destra ma saro’ l’unica persona sul pianeta a farlo, statisticamente irrilevante. Le mie scelte individuali non importano a nessuno.

    Ci fosse un modo onesto di far votare 10-20mila persone scelte a caso (scelta davvero casuale, voto davvero anonimo e segreto, etc), si potrebbe tranquillamente scegliere di farlo e il risultato sarebbe lo stesso che far votare 10-20milioni di persone.

  4. armilio

    @Shaxos

    Non è così però eh

    I sondaggi vengono fatti su un campione ben selezionato perché rappresenti la realtà di un elettorato. Non sono campioni casuali, non sono 10-20 mila persone prese a caso.

    E non è che la nostra individualità non conta niente, è che alla fine siamo tutti uomini, per cui date certe condizioni tendiamo a comportarci o a votare in modo non dissimile. E’ l’uomo che tende alla massa, non solo la massa che indottrina il singolo.

  5. Shaxos

    @armilio

    >I sondaggi vengono fatti su un campione ben selezionato perché rappresenti la realtà di un elettorato.

    Questo e’ vero ma la selezione del campione (o gli aggiustamenti al risultato che vengono fatti a posteriori) viene fatta per eliminare i bias nell’intervista. Ad esempio, se scelgo i miei intervistati via elenco telefonico, sto sottorappresentando i giovani non raggiungibili ad un’utenza fissa. O se li scelgo via internet mi sto perdendo tutta la popolazione italiana dai 40 in su (ahaha).

    Cio’ non toglie che uno possa pensare (in linea completamente teorica, non sto dicendo sia realizzabile al momento) di intervistare un campione appropriato corrispondente ad 1/100 della popolazione ed ottenere lo stesso risultato che chiamandoli tutti alle urne.

    Non ho certo detto che la massa indottrini il singolo o che il singolo debba per forza seguire la massa (anzi, ho scritto il contrario). Ma, inevitabilmente, il singolo e’ parte della massa, quindi statisticamente prevedibile.

  6. werner58

    Beh, non è che il voto sia proprio una grande occasione per esprimere individualità: siamo chiamati a scegliere tra poche alternative in una lista fissa, tra l’altro molto legate (almeno per noi italiani) a fattori di identità personale per cui molto raramente si cambia idea in materia.

    Sarebbe molto più preoccupante per il libero arbitrio se qualcuno sapesse dire a distanza di mesi chi vincerà azzeccandoci sempre: ma i sondaggi seguono e registrano la realtà, non la prevedono…

  7. demed

    @Luca

    e allora cosa cosa dovremmo fare per fare si’ che il nostro voto conti? come si ristabilisce il primato dell’individualita’?

  8. fp57

    SOSTITUIRE TITOLO IMMEDIATAMENTE CON

    LA DONNA, QUALUNQUE

    ecco, LUCA….io un TITOLO cosi’….da te non me lo aspettavo.

    non bastavano le offese subite da Berlusconi e l’essere messe in ridicolo sul palco della greencard?
    hai gia’ dimenticato tutti gli articoli (troppi, troppi,troppi) e il video infamante da te scelto affinche’ tutte le donne (in Italia e nell’Universo) potessero indignarsi (per bene) e tirar fuori tutta la propria rabbia contro un certo modo di intendere la donna?

    “QUESTA E’ L’ITALIA CHE NON VOGLIAMO PIU’ ” (senti…le parole precise di angela bruno che tu hai sbattuto in prima pagina non me le ricordo)

  9. fp57

    a scanso equivoci, perche’ spesso mi sento equivocata, ho scritto quanto sopra perche’ non sapevo come dire BASTA ai diecimila articoli da te, luca, in quanto direttore del Post, pubblicati sull’argomento.

  10. Lowresolution

    Come ha spiegato qualcuno prima, credo che sia il limitato numero di opzioni possibili (i partiti che si possono votare in un solo e unico evento – in questo caso le opzioni significative sono sei, forse sette) che rende il comportamento degli elettori prevedibile in un sondaggio. Più restringi le scelte più il risultato diventa prevedibile in modo relativamente accurato, più queste aumentano più diventa difficile dare un’immagine realistica o plausibile.

    Negli anni ’50 Asimov scrisse un racconto esattamente su questo tema: “Diritto di voto”.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_voto_(racconto)
    Un supercomputer individua l’uomo medio perfetto che voterà per eleggere il Presidente degli US. Non sevono milioni di voti, basta il campione minimo necessario: un uomo, rappresentativo della ‘media’ della società selezionato con sofisticati algoritmi socio-demografici.

  11. odus

    L’aspetto attuale più impressionante dei sondaggi e della statistica – che gli studiosi conosceranno in modo assai meno dilettantesco del mio – è che sono in frontale contraddizione con la crescente tendenza delle nostre società a convincerci del primato delle individualità, dell’affermazione delle differenze, a convincerci che siamo tutti speciali e a spingerci verso un’affermazione di sè continua e istantanea.
    La tendenza delle nostre società a convincerci? Quali società? Società per azioni? Quante di queste società esistono in uno stato, in un continente o nel pianeta? Quali sono? E ci convincono? con quali mezzi? Utilizzando forse l’informazione dei giornalisti?
    E’ importante conoscere le risposte a queste domande.
    Perché se i sondaggi dimostrano che queste benedette società attraverso l’informazione dei giornalisti non contano niente, vuol dire che i giornalisti non contano niente.
    Possono stare a pontificare per delle ore da Gad Lerner come ieri sera De Bortoli, ma quello che sostengono non conta niente.
    Perché la capoccia mia e di tutti gli altri che non voteranno Bersani né Berlusconi né tantomeno Monti o Ingroia sarà pure stata influenzata da qualcuno che non so. Ma non certo da queste nostre società citate in modo impreciso nell’articolo rappresentate dai giornalisti di cui sopra.
    I quali risultano perfettamente inutili per la capoccia di ciascuno la quale, volente o nolente, impara dal padre e dalla madre, dai compagni di scuola e di merende indicazioni buone o cattive che varranno per tutta la vita.

  12. Leonardo Musci

    mi sembra un intorcinamento da sabato elettorale, un esercizio di frustrazione individualista perché domani ognuno di noi darà lo stesso voto di un gran numero di altri, tra i quali molti lontani mille miglia dal nostro universo mentale
    i sondaggi hanno senso PROPRIO perché poi quei 20 milioni esprimano il voto vero, cioè facciano un atto di realtà mentre i sondaggi quella realtà la vogliono solo prevedere
    a me sembrerebbe più interessante capire come i sondaggi possano modificare la realtà che intendono sondare, ma questo è off topic con l’articolo

  13. mico

    Grazie lowres, stavo proprio chiedendomi com’era il titolo di quel libro.
    Vedi Luca, il fatto è che alcuni grafici hanno un comportamento sorprendente, per esempio la probabilità che fra un numero di persone X due siano nate nello stesso giorno ha l’andamento che vedi qui http://en.wikipedia.org/wiki/Birthday_problem. Guardando il grafico si vede che è inutile aumentare il numero oltre un tot per ridurre a poco poco la probabilità di non trovarne.
    Allo stesso modo, se vuoi sapere come scelgono milioni di persone fra sei o sette possibilità basta chiederlo a molto meno di un milione.
    Poi si stupiscono quando qualcuno chiede che c’è di interessante nella matematica e la risposta è “che è bella”.

  14. bstucc

    In generale il campione usato dai sondaggisti non supera di molto i mille elettori. Ogni società ha il proprio campione, ben selezionato. Anzi, di solito hanno più “campioni”, di varie tendenze politiche, che usano in funzione del committente, per dargli le risposte che vuole. Oppure si intervistano (per telefono fisso, che già seleziona) 1200 persone, e si scartano le risposte che non piacciono. Come nei test che si fanno per “dimostrare” l’efficacia di una nuova medicina.

  15. marco.bomben

    I risultati dei sondaggi sono distribuiti secondo la distribuzione multinomiale (http://it.wikipedia.org/wiki/Distribuzione_multinomiale), nulla di ‘sorprendente’. Quando hai un numero definito di scelte a disposizione non si scappa. La gente poi fa i conti per vedere quante persone vanno intervistate tra tutta la popolazione per avere un’incertezza dell’ordine desiderato.
    Quello che poi andrebbe fatto è il lavoro svolto da Nate Silver (http://fivethirtyeight.blogs.nytimes.com/) per le presidenziali americane: trasformare il risultato dei sondaggi in probabilità di scenari elettorali, usando quelli che in gergo sono chiamati Toy Monte Carlo experiments.
    Se si provasse a studiare prima di parlare, ci si strepiterebbe molto di meno (non mi riferisco all’autore del blog né ad alcun commentatore qui sopra). Il guaio è che si passa per fessi a porsi domande e a cercare risposte. Meglio dare l’idea di saperla lunga e sbraitare.

  16. xx

    Che sciocchezze.
    Quando mai l’individuo ha rilevato: forse nella fine degli Ittiti, o nell’assalto al Palazzo d’Inverno?

    Si vota per sentirsi parte, non certo per esprimere o addirittura determinare una politica, che non è ovviamente nelle mani di chi vota. E’ come la televisione: puoi scegliere cosa guardare, non certo quale programma venga trasmesso.

    Se non riesci a sentirti parte, o non hai la televisione, peggio per te.

  17. Lowresolution

    La discussione è affascinante. Da una parte siamo liberi di fare quello che vogliamo (votare per x, per y, non votare, scheda bianca, nulla) dall’altra ci lamentiamo del fatto che alla fine tutta questa libertà porta a risultati prevedibili.
    La prevedibilità del risultato è data dalla ridotta quantità di scelte possibili e dalle regole stesse del voto. In realtà le cose sono molto più complicate, perché se alla Camera sembra semplice fare previsioni (c’è un player nettamente avanti e le regole premiano solo chi arriva primo), non lo è affatto per il Senato, dove i distacchi sono meno netti e la distribuzione dell’errore statistico su venti regioni può dare esito a molti scenari diversi. E infatti tutti i sondaggi sono molto incerti sul Senato.

    Dunque tutto il problema è nelle regole del gioco. Al limite si potrebbe fare una digressione su suffragio universale e sulle regole elettorali che sono costruite apposta per limitare la frammentazione delle opzioni e delle possibilità e per convogliare il voto verso poche chiare scelte. Ho sentito dire che la chiamano “governabilità”.

    Vado OT per segnalare questo bellissimo sito che visualizza in tempo reale i tweet sulle elezioni italiane come fossero onde: http://unmareditweet.com
    Suggerisco di provare la visualizzazione “multionda”, più chiara e semplice da leggere che mostra bene come, su twitter, scorre la conversazione sociale sui vari candidati.

  18. Salvatore Iaconesi

    non sono d’accordo con l’articolo.

    I sondaggi “ci prendono” perchè le domande che pongono sono riduttive.

    “tu piace il blu o il rosso?”
    “Voti Berlusconi, Bersani o BeppeGrillo?”

    Queste risposte preimpostate non sono in grado di catturare cosa c’è dentro l’animo dell’essere umano.

    Perchè di questo si tratta: di risposte preimpostate, di domande finte.

    E in questo si trova la sostanziale violenza della statistica, e il motivo per cui è così cara alla burocrazia e al potere.

    Perchè, invece, la vita e la libertà di espressione degli esseri umani non è basata su “risposte a scelta multipla a domande fisse”, ma alla ricerca continua delle domande da porsi.

    Che bella sorpresa sarebbe se, entrando nella cabina elettorale e aprendo la scheda, non trovassimo una sfilza di simboli su cui fare una croce.

    Ma, invece, una sola domanda, semplice semplice:

    “che cosa ti rende felice?”

  19. giacomo piraz pirazzoli

    Purtroppo il “primato delle individualità” in Italia è da venti anni il punto di forza del martellante

    rimbambimento mediatico (di cui il sondaggismo è parte) operato da Berlusconi – egli stesso prototipo di

    specialissime individualità quali maschilismo, guasconeria etc etc.

    Non sono d’accordo quindi che questo fatto così pesantemente consolidato si possa tuttora definire

    “crescente tendenza”.

    Mentre mi sembra interessante cercare di capire la contemporanea “crescente tendenza” – in atto in altri

    Paesi – verso rinnovate forme di comunità e di socialità che implicano una interpretazione in senso

    collettivo e plurale, dei valori di “differenza”.
    grazie

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