Siam qui a pettinar le bambole

Su qualunque alleanza di governo tra PD o PdL (e dico qualunque, così evitiamo gli equivoci sulle acrobazie e alchimie evocate in questi giorni) abbiamo già scritto sul Post: non che sia sbagliata per ragioni di ostilità preconcetta (meglio: postconcetta) nei confronti del PdL – che pure ci sono e solide – ma per più laiche e razionali ragioni di concretezza e bene comune. Non servirebbe a niente, non funzionerebbe, nessuno può pensare che ottenga domani quello che non ha mai ottenuto ieri. E presunte improvvise illuminazioni di buona volontà e sacrificio da parte di tutti sembrano estranee all’aria che tira: tutti sono esattamente uguali a come erano, e niente cambierà. Sarebbe un fallimento, e ha ragione Bersani a insistere che è un’ipotesi fuori dal quadro.

E quindi non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, se non fosse occasionalmente invocata da qualche frondista interno al PD (Franceschini l’altroieri, Speranza ieri) ed esaltata dai giornali in cerca di zizzanie e agitazioni per questa fase stanca. Quindi parliamone e affrontiamola con tutto lo spazio che merita, che è questo: non succederà.

E ogni giorno perso a rifare conti che non possono tornare mai è un giorno perso per tutti e per l’Italia. E qui invece Bersani è responsabile di una insistenza testarda su misteriosi scenari esistenti: e hai voglia a lamentarti che ti danno del testardo incomprensibile. Le due cose su cui Bersani tiene fermo il punto – giustissime entrambe: un governo vero e non precario e un governo senza il PdL –  sono incompatibili tra loro per leggi della fisica. Un governo “di cambiamento” solido “non di equilibrismi, non di precarie composizioni di forze contrastanti, non di cabotaggio giocato solo nel circuito politico mediatico” non esiste in natura, oggi in Italia. E non è per incoscienza o malevolenza nei confronti del paese che qualcuno propone si torni a votare, ma per il loro contrario: per non perdere tempo inutilmente e ricostruire al più presto uno scenario diverso.

Parentesi: che molti elettori temano un risultato identico se si tornasse a votare senza cambiare legge elettorale è normale, e i timori sono umani. Che ci siano davvero ragioni per pensarlo probabile, non direi: molto è già cambiato nelle teste, e le variabili in circolo sono tante e moltiplicano i possibili risultati.
Ma che insistano su questa probabilità i responsabili dei partiti (oggi Zanda, dopo altri) mi pare una dichiarazione di fallimento che meriterebbe dimissioni. Tranne il M5S, nessuno dei partiti maggiori ha ottenuto un risultato elettorale di cui rallegrarsi: sono stati fallimentari tutti e tre, speravano di avere di più o venivano da risultati molto migliori. Che ci sia occasione di rigiocare la partita offrendo agli elettori progetti più convincenti dovrebbe essere per loro un’attrattiva, non una paura: se dirigenti di partiti andati male pensano che rigiocando andranno altrettanto male – o peggio – meglio che ammettano la loro inutilità e lascino giocare qualcun altro.

Detto questo, ci sono dei tempi: Renzi ha ragione a suggerire di fare presto, ma è vero che in questa fase non c’è molto da accelerare. Se Bersani vuole continuare ad alludere a possibili e oscuri conigli dal cappello, ha ancora qualche giorno per farlo nella speranza che qualche batter d’ali di farfalla scompigli le leggi della fisica sopra citate. Se vogliamo raccontarci che l’elezione del presidente della Repubblica cambierà questo scenario, raccontiamocelo: tanto nell’attesa non c’è molto da fare, e il nuovo incarico deve aspettare. Per passare il tempo possiamo anche raccontarci balle, o stare ancora un po’ aggrappati all’idea – che ha un suo fondamento, in questo squinternato paese – che hai-visto-mai-succede-qualcosa-da-solo.
Ma lo scenario più sensato, coi dati che abbiamo ora è fissare al più presto le elezioni.

Altre cose:

24 commenti su “Siam qui a pettinar le bambole

  1. Valeria

    Io in questo bailamme ho un solo punto fermo: se la legge elettorale non verrà cambiata non andrò a votare, e sarebbe la prima volta in 26 anni di onorata carriera di maggiorenne.

  2. ub1settantun0

    Quoto Valeria. Sono maggiorenne ‘solo’ da 24 anni, ed ho sempre (ma proprio s.e.m.p.r.e.) votato, ma se si torna alle urne domattina con questa legge elettorale io sto a casa.

  3. Lowresolution

    Anche secondo me è urgente cambiare la legge elettorale, ma per me in questo momento sono più importanti i nomi e i progetti.

    Se al prossimo giro, qualsiasi sia la legge elettorale, il PD non cambia davvero (e non parlo solo di Renzi) io sto a casa.

  4. Massimo

    Stare a casa è una prospettiva attraente, ma dipende anche dall’offerta politica. Certo, se il PD ripropone Bersani, stare a casa diventa un obbligo morale.

  5. stefano

    Non riesco a capire perchè tutti voi “addetti ai lavori” parliate di alleanza di governo con il PDL. La questione è mal posta, perchè in realtà l’obiettivo non è l’alleanza in sè, formula sbagliata e truffaldina che fa solo un ulteriore regalo ai 5 stelle, ma il riuscire a fare due o tre cose, in primis modificare la legge elettorale per scongiurare il rischio di nuove elezioni inutili. Mi meraviglio molto che tu lo ritenga improbabile, quando invece al senato è quasi certo e il recente passato dovrebbe aver insegnato molte cose, soprattutto agli elettori di centro sinistra. A meno che non si pensi con grande superficialità che chi ha votato 5 stelle per protesta ritorni già sui suoi passi e si faccia convincere da quel minestrone degli otto punti di Bersani.

  6. Valeria

    Per me, molto semplicemente, che questa compagine di politici riesca a modificare la legge elettorale, è la base di ogni dimostrazione di serietà, maturità, amore reale per la democrazia e per il paese, desiderio di andare oltre. E se lo facessero in silenzio sarebbe ancora meglio.

  7. Dario

    Ri-quoto Valeria.
    Basterebbe solo che facessero decadere questa legge elettorale per tornare al Mattarellum, ma dubito che ciò avverrà, sarebbe troppo semplice.

  8. stefano

    Si Valeria, la penso anche io allo stesso modo. Chissà se abbiamo qualche speranza. Sembra proprio di no, visto che si inseguono sempre i 5 stelle (anche i giornalisti come abbiamo tristemente visto), senza capire il senso, spesso disperato, del voto di protesta.

  9. braccale

    OT, ai (molti) quelli che… “quoto e ri-quoto e stra-quoto”: ‘to quote’ significa citare, riportare tra virgolette.
    Per esprimere il significato che voi intendete, ci sono parecchi modi in lingua italiana: sottoscrivo, concordo, approvo; se proprio volete fare uso di inglishen, faccio ‘endorsing’.
    ps mi ramarico per la pignoleria, ma al 42mo ‘quoto’ mi vien da mettere mano alla pistola.

  10. odus

    Credo di capire che lo scrivente sia specialista nel pestare l’acqua nel mortaio. Tante parole per sostenere il ritorno al voto.
    Senza però specificare che prima si dovrà passare attraverso il voto di scambio tra PD e nuovo presdellarep.
    E poi, si starebbe così bene in Italia senza governo! :-(. Visto che è chiaro che i politici sono incapaci di giungere a soluzioni, non è meglio che rimangano immelmati in eterno nella loro impotenza?
    Un governo PD-PDL non può funzionare. Se si va al voto e vincesse Berlusconi o il PD di chissà chi o Grillo, non sarebbe ancora più catastrofico?
    Allora, accontentiamoci del fantasna di quello attuale, che va avanti senza nemmeno sapere che ci sono state le elezioni, che è stato votato un parlamento e che si dovrà eleggere un presdellarep.
    Prendiamo atto che siamo in Italia e non nel civilissimo Zaire.

  11. Vittu

    Abolire Porcellum, tornare ad un sistema che perlomeno garantisca di vedere in faccia i propri rappresentanti. Se non si trova un accordo per governare con i 5stelle (e molto probabilmente non si troverà) questa è l’unica cosa da fare, dopo aver eletto un presidente della repubblica che garantisca le istituzioni (e non questo o quello, tradotto: non B.)

  12. giampaoloPR

    boh, son d’accordissimo sulla prima parte, qualsiasi tipo di alleanza chiamata in qualunque modo con il PDL è inutile perchè non porterebbe a nulla, se non alla scomparsa del Pd dalle carte geografiche al primo giro successivo.
    però non è che si aspetta perchè bersani è testone, si aspetta perchè c’è il semestre bianco.
    che non è la notte bianca a capo nord.
    dal 18 aprile in poi si potranno chiedere le elezioni, adesso no.

  13. momo2

    Ricordiamoci che questa situazione forse non sarebbe cambiata nemmeno con un’altra legge elettorale. Ha ragione chi scrive che occorre, innanzitutto, cambiare la classe dirigente dei partiti. Se poi cambiare la legge significa rifarsi al modello proposto dal PDL (con la presenza del listino bloccato), meglio questa. Magari il PD rifà le parlamentarie, senza però introdurre nel meccanismo tutti quei nomi imposti dall’alto dal segretario.
    Riguardo l’articolo, perfettamente d’accordo…

  14. ro55ma

    Quindi: cassata per principio l’unica opzione che potrebbe (provare a) farci arrivare almeno a primavera 2014 per ri-votare, si sostiene che lo “scenario più semplice è quello di andare al più presto alle elezioni” e con il porcellum.
    Solo per (provare a) trovare i 40 md di euro per i puffi della PA si rischia il botto degli interessi sul debito ed entro luglio verranno a galla i buchi (veri non presunti o possibili) di bilancio di almeno il 60% del territorio della Repubblica Italiana.
    E qui si immagina “lo scenario più semplice”..

  15. Robdale

    e quindi, continuando il tuo discorso ro55ma, ci vuole una collaborazione PD/PdL per affrontare questo grave disavanzo, questi buchi che verranno a galla? Della serie la nave affonda e la liberiamo dall’acqua con i secchielli bucati!

  16. ro55ma

    Non ci vuole “la collaborazione PD/PdL” ci vogliono tre/quattro cose (con annesse soluzioni concordate) fra PD e PdL e Centrini perché, semplicemente e drammaticamente, non abbiamo ossigeno nè sociale nè economico per reggere da qui all’autunno senza un governo in grado di prendere decisioni pesanti.
    Io non lo trovo piacevole o preferibile, semplicemente, senza alternative sostenibili.
    Non ci riescono, chè sono tutti “idioti” e/o votati al suicidio: lo spiegano al Paese e si va al tanto peggio tanto meglio delle elezioni a giugno; ma ci provano, prima.
    Vorrei solo che chi argomenta della bontà del veto all’accordo su alcuni punti (non all’alleanza che non c’entra nulla), spiegasse anche che non c’è problema ad arrivare all’autunno (nè economico nè sociale) passando questi mesi a tirarcela in campagna elettorale. Lo dicessero…

  17. massimo58

    Io questo intestardirsi a voler dare le colpe di tutti i mali alla legge elettorale, francamente non lo capisco. Con nessun sistema elettorale realistico si sarebbe potuto avere un paese governabile, dati tre partiti che viaggiano intorno al 23/24% ognuno e che non vogliono coalizzarsi.

  18. il Guada

    Però dare la colpa a Bersani di perdere tempo, mi sembra non corretto.
    Il segretario PD ha detto chiaramente (o quasi…) a Napolitano che il suo tentativo di formare una maggioranza non è riuscito.
    Napolitano si è inventato i saggi e non ha interpellato nessun altro per l’incarico di Pres. del Cons..
    Forse poteva azzardare qualcosa anche lui… forse poteva dire al M5S di giocare a carte scoperte e vedere se erano in grado di fare un Governo, costringendoli a cercarsi gli appoggi in Parlamento.
    Invece stiamo qui, appesi, in attesa di avere un nuovo Presidente della Repubblica che sciolga le Camere e ci rimandi a votare.
    Con questa legge elettorale.
    Con gli stessi candidati (Berlusconi, Bersani, Monti, ecc.).
    Con gli stessi programmi (IMU, riforma della legge elettorale, giustizia, ecc.).
    Solo che noi comuni cittadini staremo ancora un po’ peggio di un mese fa…

  19. salvot

    Io non capisco una cosa o due. Tutti siamo consapevoli – anche i politici per loro stessa ammissione – che la situazione è grave. Bersani fin dall’inizio ha sostenuto e corteggiato il M5S ravvisando in tale movimento parecchie affinità in merito alle tanto auspicate riforme urgenti da approvare. Il M5S non ne vuole sapere a dare la fiducia ad un partito attualmente guidato da persone (D’Alema, Bersani, Fassino, etc.) che considera fallimentari e in qualche modo corresponsabili della grave situazione in cui versa l’Italia ai giorni nostri. Il M5S si è comunque detto responsabilmente pronto a guidare un governo. A questo punto mi chiedo, se il PD considera la situazione grave e urgente, e se, come più volte affermato dal suo attuale leader, ravvisa delle affinità con il M5S, perchè con uno scatto di orgoglio non appoggia un eventuale governo del M5S, per approvare quelle riforme urgenti, affini e necessarie? In alternativa mi pongo un altra domanda , sempre partendo dalla premessa della ampiamente riconosciuta gravità della situazione. Visto che siamo una democrazia parlamentare (e non una democrazia governativa), e visto che è tuttora in carica un governo per la gestione ordinaria, perchè il PD non si impegna assieme al M5S nel formare delle commissioni parlamentari che possano immediatamente operare per la proposta ed approvazione delle leggi di riforma che si intendono assolutamente necessarie e urgenti? Lo so che queste domande possono ravvisare una certa ingenuità da parte di chi le pone. Ma per ultimo mi domando, la situazione è veramente grave o no? I politici che lo affermano, ci credono veramente o no?

  20. gaetanom

    “Ma lo scenario più sensato, coi dati che abbiamo ora è fissare al più presto le elezioni.”
    D’accordo, ma allora io vengo a pranzare da te i giorni pari e da Grillo quelli dispari. e la domenica tutti da Bersani. Non vi siete accorti che -davvero- non c’è tempo?

  21. Lazarus

    Sono d’accordo con chi sostiene che il problema non è certo la legge elettorale e comunque inutile sperare in ua riforma, se la volontà ci fosse stata avremmo da tempo una nuova legge ma nessuno in realtà la vuole o ci vuole perdere tempo perchè gli interessi sono altri. Torneremo a votare (che altro?) con la stessa legge, gli stessi partiti e gli stessi leader di cui tanto ci lamentia oe che tutti torneranno a votare felici e contenti. L’Italia è tutta qui, in questa eterna coazione a ripetere e nessuno che abbia il coraggio di dire basta.

  22. Pingback: La sciagura | [ciwati]

  23. Gudge

    La legge elettorale è un falso problema. Il problema è la disonestà morale. Con il nominale saranno eletti come al solito i peggiori, coloro che in maniera spregiudicata sapranno acquisire elettorato, non mi pare che anni fa la classe politica, selezionata da quella legge elettorale fosse composta da gente migliore. In alcuni casi potrebbe essere vero il contrario. Con il vecchio sistema la Boldrini sarebbe stata votata?

  24. cataluccio

    Nuove e ravvicinate elezioni avrebbero un senso per il PD se gli dessero la possibilità di avere (con l’attuale legge elettorale) la maggioranza: riconquistando una parte di quei 3 milioni e passa di elettori, arrabbiati o disperati, che l’ultima volta hanno votato per M5S, e riuscendo anche a guadagnare un po’ di elettori che hanno votato la lista di Monti (alla quale va riconosciuto un merito: aver impedito la vittoria del PdL).
    Non è detto però (almeno a stare a certe opinioni che si leggono anche qui) che il PD non rischi di perdere altri voti di suoi tradizionali elettori, ulteriormente sfiduciati dopo lo scarso successo della condotta politica dell’ultimo mese o spaventati dall’eventualità di un accordo con il PdL.
    M5S e astenuti fanno già oggi più del 50% degli elettori italiani, e un altro 25% vota Berlusconi, perché lui promette loro di non strozzarli con le tasse (ed è l’unica promessa che ha sciaguratamente mantenuto: quando abolì l’ICI)
    Oggi ci sono almeno 25 senatori del M5S che non ne possono già più dell’ “inconcludenza parlamentare” di Grillo e che, avendolo dichiarato o fatto capire, rischiano, in caso di nuove elezioni, di non venire ricandidati. Su di loro, e su altri, il PD potrebbe far leva per governare per un po’ e approvare le leggi più importanti. A questo forse punta Bersani (e potrebbe anche avere successo, se il nuovo Presidente della Repubblica gli permettesse di provare a trovare una maggioranza in Parlamento).

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