L’isola che non c’è

Venerdì scorso l’Antitrust ha annunciato una multa di otto milioni di euro per il consorzio di armatori che aveva rilevato la proprietà della società Tirrenia: sono stati condannati per aver costruito un’intesa in violazione della concorrenza – essendo gli stessi proprietari delle altre società che offrono lo stesso servizio – per tenere alti i prezzi dei traghetti tra la Sardegna e il resto dell’Italia.

La questione dei trasporti con la Sardegna è vecchia quanto la Sardegna ed è un’eccezionalità che nessuno riconosce e a cui tutti si sono rassegnati o se ne fregano. Si dà il caso che un pezzo d’Italia, e un pezzo di italiani, vivano in condizioni di palese emarginazione e discriminazione per ovvie e inevitabili ragioni di geografia fisica. Sono meno ovvie e inevitabili le trascuratezze con cui lo Stato ovvia e compensa questa condizione (lo dico da sostenitore dell’abolizione delle regioni a statuto speciale, ma in Sardegna c’è uno handicap di fatto che non esiste in nessun’altra regione). La capacità di movimento, di rapporti col resto del paese, di partecipazione alla vita nazionale, di funzionamento dell’economia, in Sardegna sono limitati di fatto (e attutiti solo da Ryanair, che con i suoi modi da deportazione nei campi di lavoro ha comunque moderato le limitatezze dei voli aerei). Quanto al trasporto via mare, i successi delle linee private e lo sbriciolamento di Tirrenia per manifesta inettitudine pubblica, hanno suggerito alle suddette linee private di aumentare sostanziosamente i prezzi negli ultimi due anni, proprio quelli in cui la crisi economica metteva in difficoltà tutti quanti.

Il risultato si è sentito pesantemente sul turismo, ovvero sulla più nota economia della Sardegna. I turisti sono calati molto di numero, le compagnie di navigazione hanno attutito grazie ai maggiori guadagni, la Sardegna ne ha ricavato danni pesantissimi non solo sul turismo, i sardi hanno cercato di inventarsi servizi di navigazione alternativi incapaci finora di entrare in concorrenza. L’ultimo, organizzato da alcuni imprenditori sardi (con prezzi assai inferiori a quelli delle altre compagnie), non è riuscito a partire per giorni perché bloccato a terra da lunghi controlli.

L’Italia, in tutto questo, non c’è stata. Aveva altri pensieri e non si è preoccupata della Sardegna né di quello che la Sardegna vale per l’Italia tutta in termini di economia e immagine del paese: lo Stato non si è fatto carico del problema se non regalando il suo fallimento Tirrenia ai privati, e non ha sostenuto né incentivato le iniziative locali verso una soluzione del problema. Nell’eterna scelta dei paesi civili se offrire un servizio pubblico efficiente o affidarsi a un servizio privato efficiente – o trovare un compromesso e una convivenza – si è affidato a un servizio privato inefficiente. Ora lo ha detto pure l’Antitrust, ci sarà un’altra estate di accuse e rimpianti, e se questo governo farà come i precedenti, l’estate prossima saremo daccapo.

 

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4 commenti su “L’isola che non c’è

  1. lorenzo68

    Le multe rese note dall’Antitrust che seguito hanno? Vanno all’incasso (tempistiche, modi, etc…) è tutta finta o altro?

  2. Nanni

    Grazie per esserti ricordato della Sardegna. Effettivamente , dato che valiamo elettoralmente come il 2 di picche , la nostra regione e’ spesso e volentieri dimenticata. Vero e’ anche che il discorso della continuita’ territoriale ha un significato nel caso in cui lo Stato sia in buona salute, e questo non e’ sicuramente uno dei momenti migliori. La cosa piu’ scandalosa , esaminando la storia dei trasporti marittimi, e’ la gestione della Tirrenia e di come, negli anni, questa societa’ sia stata utilizzata come carrozzone da riempire di persone, cioe’ voti , della Campania. E noi, da buoni sardi , un po’ vittimisti e statalisti, ce la siamo tenuta cosi’ per tanti , troppi anni. Diciamo che anche noi non abbiamo proprio brillato come intraprendenza…

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