I tre minuti del Condor

Da vecchio cultore, ripeto che il monologo finale di Cliff Robertson nei Tre giorni del Condor è sempre attualissimo sui temi del compromesso tra ciò che uno stato fa per proteggere i suoi cittadini e i principi teorici che quello stato si è dato. Però riconosco che la riflessione della Public Editor del New York Times su quanto oggi quella scena davanti alla sede del Times non potrebbe esistere, è fondata (pezzo da leggere anche per capire come si pone il New York Times a non essere stato protagonista dello scoop sull’NSA).

In today’s world, Condor wouldn’t have to wonder if his story would see the light of day or how long it would take.

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Un commento su “I tre minuti del Condor

  1. tonio

    La CIA sta ai film americani come la mafia a quelli italiani, lieto fine a parte. Voglio dire che quando c’è da osare con la narrazione di eventi evanescenti, oscuri, inafferrabili le sceneggiature si rivolgono sempre a questi due stereotipi, e il gioco è fatto. Quindi se l’immaginario collettivo americano si aspetta sempre qualcosa di brutto, che provenga da un pezzo dello Stato stesso, evidentemente un motivo c’è. Ed è per questo che nella scena finale del film c’ho sempre vista rappresentata certa opinione pubblica da parte di un Redford finto ingenuo, più che idealista lettore di gialli.

Commenti chiusi