Le date su YouTube e i maniaci del complotto

Come molti di voi, anch’io ho ricevuto nei giorni scorsi mail non richieste che volevano spiegarmi che le immagini dei bambini morti nell’attacco a Damasco della settimana scorsa – quello sospettato di essere stato condotto con armi chimiche – erano un artificio posticcio, un imbroglio, il frutto di una manipolazione. I due argomenti che venivano esposti nella mail che ho ricevuto io erano quello dei pezzi di ghiaccio depositati sui corpi morti, che era indicato come dimostrazione che si erano voluti mantenere dei cadaveri risalenti a giorni precedenti, e la data su un video pubblicato su YouTube, che precede quella dell’attacco di un giorno.
Queste accuse, associate a veri e propri deliri infantili, paranoici e la-so-lunga-io, sono ormai circolate su parecchi siti, anche italiani. Ma resto sulle accuse e lasciamo perdere il resto.

Sul ghiaccio, diversi articoli internazionali di inviati sul posto – e anche una valutazione intuitiva – hanno spiegato da subito che è il modo che gli ospedali o i luoghi che ospitano i cadaveri sono costretti a usare per conservare i corpi dei molti morti prima che vengano sepolti. Quelle foto mostrano quindi semplicemente e drammaticamente quello che è avvenuto dopo la strage del 21 e non contraddicono niente.

La data del video è un argomento molto più suggestivo, che ha fatto il giro del mondo: un video pubblicato su YouTube che mostra le persone sofferenti colpite nell’attacco è datato 20 agosto, malgrado l’attacco sia asseritamente (e dimostratamente) avvenuto nelle primissime ore del 21 agosto, circa alle 2 ora siriana. E la data associata ai video su YouTube è quella in cui il video viene pubblicato online, non manipolabile. Questo, secondo le accuse, indicherebbe che quelle immagini non hanno a che fare con quell’attacco “presunto”.
Ieri ne abbiamo parlato con le persone di YouTube in Italia, e abbiamo fatto delle ipotesi legate alla questione dei fusi orari. E infatti, poco dopo, quella spiegazione è stata confermata quando le accuse sono state fatte proprie persino da un portavoce del Ministro degli Esteri russo, contagiato evidentemente dai sospetti che circolavano online. Il New York Times ha interpellato YouTube e altri esperti sull’uso dei video online: la data indicata come “pubblicato” da YouTube è quella relativa alla California, ovunque venga messo online il video. Come si vede in questo test di stamattina, che mostra sia l’ora italiana in cui è stato effettivamente girato il video sia la data di “pubblicato”.

Schermata 2013-08-30 alle 07.52.28

Con lo stesso meccanismo, il video pubblicato in Siria intorno alle 3 del mattino del 21 agosto, riporta la data californiana in quel momento che era ancora quella del 20.
E fine della questione.

 

Altre cose:

7 commenti su “Le date su YouTube e i maniaci del complotto

  1. Lazarus

    Non credo valga nemmeno la pena di parlarne, sono avvoltoi infami che sfruttano decine di migliaia di morti e città rase al suolo per inventare teorie fasulle e strampalate e darsi così una visibilità che non meritano.

  2. romanzoreale

    La vera fiction non è al cinema o in televisione ma è la vita di tutti i giorni, dove ci sono interessi inimmaginabili alle persone comuni, su romanzoreale.net ho scritto come la penso, secondo me la verità ti aspetta e non può attendere.

  3. uqbal

    Signori, vi state facendo prendere per il naso.
    Al contrario delle scie chimiche, che tutti possono vedere e sono state ampiamente documentato, nessun meridiano è mai stato avvistato o fotografato. E sfido chiunque a proporne una foto o un video.
    Fine della questione.

  4. cinziaopezzi

    Oltre ai complottisti ci sono quelli che danno del complottista a chiunque riporti una congettura o un faticoso tentativo di controinformazione su qualcosa che non è ancora di pubblico dominio…

    mi resta solo più da scoprire se si tratta accidentalmente, delle stesse persone.

    comunque il risultato c’è: la controinformazione annega

  5. aiabasta

    sarei curioso di leggere un articolo del direttore ai tempi delle bustine bianche di Colin Powell.

Commenti chiusi