Sferruzzando intorno al bosco

La storia della signora che si è perduta nei boschi del Lazio insieme a due bambini piccoli, i quali hanno passato parte della notte da soli tra gli alberi prima di essere ritrovati dai soccorritori partiti alla loro ricerca, ha occupato molto spazio sui giornali e incuriosito molti lettori, comprensibilmente. I due bambini, di 4 e 5 anni, hanno fatto un’esperienza unica, l’hanno affrontata con grande coraggio e resistenza, e grazie al cielo ne sono usciti salvi. Una bella storia col lieto fine, insomma: da passare ore a risentire quella breve registrazione della vocetta del bambino che spiega serenamente cos’è successo correggendo il soccorritore. La storia era lì.
L’impressione, però, leggendo i giornali, è che il lieto fine non soddisfacesse molti di coloro che hanno raccontato la storia. Ed era appena stato annunciato, quando nei titoli – dei maggiori siti di news e dei quotidiani l’indomani – sono comparse allusioni a qualcosa di poco chiaro, “ancora molti punti oscuri”, “aspetti da spiegare”, e suggerimenti che la signora non la raccontasse giusta. Questi inneschi hanno rapidamente acceso un’inclinazione un po’ bigotta di molti lettori e commentatori eccitata dal fatto che la signora fosse in realtà la seconda moglie del padre dei bambini, e uno solo dei due fosse figlio suo. Dell’altro è la “matrigna”, parola che fin dal suono ha per la cultura italiana un’accezione losca e negativa. E così la signora è diventata per molti la nuova moglie più giovane incapace di avere cura dei bambini, e i giornali non si sono sottratti a enfatizzare le accuse e le reazioni più sferruzzanti e indignate. Siamo sembrati un popolo di esperti di cosa fare nella notte quando non sai dove sei in un bosco con due bambini piccoli.
Siamo sembrati le comari di Bocca di Rosa.

2 commenti su “Sferruzzando intorno al bosco

  1. Francesco

    C’era uno sferruzzo meraviglioso (sul serio) tra gli editoriali della Stampa di sabato, purtroppo non lo trovo online.

Commenti chiusi