Una risposta su Tsipras

Guido Viale mi ha gentilmente scritto una cosa – “a nome della lista L’Altra Europa con Tsipras” – in risposta al mio giudizio sui candidati “finti” di quella lista. Quello che Guido mi scrive non modifica niente di quel giudizio (né della mia amicizia per lui, naturalmente), e spiego perché.

1. L’accusa di aver “aggiunto il mio blog alla lista dei media (giornali, radio e televisioni) che parlano della lista L’altra Europa con Tsipras solo per criticarla” è completamente insignificante: e siccome è un tic dialettico diffuso e pigro, spiego perché.
Perché è una rivendicazione capricciosa e prepotente quella di pretendere una specie di par condicio da parte del mio blog – come di molti altri mezzi di informazione – su quello di cui parla. Non mi sento minimamente tenuto a commentare cose su cui non ho opinioni, o valutazioni da fare, solo perché esistono o perché hanno dei programmi politici. Non ho mai parlato dei “contenuti” della lista Tsipras, no. Né della lista Tsipras in generale. E non mi sento in dovere di farlo, fintanto che qualche accadimento non me ne convinca (come è accaduto nel caso della originale scelta di cui ho scritto).
Detto questo, a seconda smentita della vacuità di questa obiezione, non ho scritto nemmeno dei programmi di Scelta Europea, nemmeno di quelli di Fratelli d’Italia. Ma dico di più, e non capisco perché debba dirlo e non debba essere Guido a realizzarlo da solo o almeno a controllarlo, prima di comporre sulla tastiera frasi fatte e rituali: non ho scritto su questo blog neanche dei programmi del PD, né di quelli di Forza Italia o del Nuovo Centrodestra. Di nessuno. Quindi il vittimismo sull’essere discriminati – per me comunque discutibile in generale – ha trovato un bersaglio sbagliato.
Poi Guido abbia le opinioni che vuole, ma “un pessimo servizio all’informazione e alla democrazia” è retorica trombona da cui gli consiglierei di elevarsi, anche nei suoi rinnovati impegni elettorali. Anche perché la democrazia è quella cosa in cui le persone votano per i loro rappresentanti, in senso proprio.

2. Guido, come altri che mi hanno garbatamente scritto, non nega che quello che io ho chiamato “un imbroglio” lo sia, né fa nessuna obiezione ai miei argomenti su quello che sono e dovrebbero essere delle candidature in una democrazia. Ma dice in sostanza, come altri, “l’imbroglio è reso necessario dal fatto che nessuno parla di noi”. Sorvolo sul fatto che io ritengo ogni progetto politico responsabile di quello che è in grado di diffondere del suo messaggio – e dei modi in cui lo fa – e vittima solo di se stesso: sono opinioni. Ma questo argomento è comunque il più classico uso del “fine che giustifica i mezzi”. Approccio sulle cui scellerate conseguenze sarebbe paternalista che mi diffondessi io. «Non solo nessun fine giustifica i mezzi ma il mezzo è sicuramente più importante del fine», ho appena letto di nuovo anche nel libro di Marino Sinibaldi; e sul primato dei mezzi, delle regole, del buon esempio, del come si fanno le cose, avevo scritto diffusamente qui a proposito del governo Renzi.

3. Sull’irrilevanza e fragilità del fatto che “l’imbroglio” sia definito dai suoi promotori trasparente e annunciato avevo già scritto.

4. Che ci siano casi peggiori di inadeguatezza dei candidati, di imbroglio e di incoerenza, è la risposta che ho ricevuto di più e la ritrovo nella chiusura della lettera di Guido. Sono completamente d’accordo; e non lo ritengo un argomento, nell’idea che ho io di modelli alternativi da proporre e nel significato che attribuisco a un’espressione come “L’altra Europa”.

5. Infine, interpreto la lettera di Guido – nella sua debolezza di argomenti, a mio modo di vedere – come un modo di dire “non dovresti maramaldeggiare contro persone benintenzionate che cercano di trovare spazio in buona fede a cose che pensano giuste e messe in disparte da accadimenti politici e sociali non sempre encomiabili”. Può darsi abbia ragione, e ci penserò. Così come suggerisco a lui e alle altre oneste persone di Tsipras di pensare a questo: “se siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo”.

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