La cosa più difficile del mondo

Nell’ambito del reale – se escludiamo cioè il teletrasporto, le isole rotanti o lo scudetto al Napoli – la cosa più difficile del mondo oggi è rendere interessante l’Europa. Dell’Europa – nel senso dell’Unione Europea – non gliene frega niente a nessuno, come si sa. Commentatori indignati protestano che i partiti in campagna elettorale europea non parlano di Europa, ma i loro giornali sono i primi a conoscere l’indifferenza dei lettori per quei temi e a comportarsi di conseguenza. Se oggi qualcuno volesse mettere alla prova la propria ambizione e la propria capacità di affrontare una vera grande sfida, come dicono quelli, dovrebbe provare a rendere interessante l’Europa agli europei.

La mancanza di attrattiva, l’assenza di qualunque coolness o glamour, il fallimento di comunicazione di un’istituzione che dovrebbe avere i mezzi per promuovere iniziative di comunicazioni creative, estese, efficaci, è un tema affascinante. Non mi piacessero le cose che faccio, oggi il mio desiderio sarebbe che qualcuno arrivasse e mi nominasse capo di un progetto di comunicazione dell’Unione Europea. Per fortuna non succederà, perché malgrado lo stimolo non sarei capace di combinare niente: è un obiettivo che ormai sta molto vicino al lotto che comprende lo scudetto del Napoli e il teletrasporto.

Un mio amico giornalista che si occupa di cose europee a Bruxelles e per la sua competenza viene spesso invitato a dibattiti e incontri, apre i suoi interventi annunciando: «Vorrei avvisare il pubblico che nel corso del mio intervento verrà usata più volte l’espressione “Unione Europea” e invitare quindi chi lo ritenga ad abbandonare la sala subito». La spessa patina di grigio e narcotico che circonda ogni cosa UE – non fatevi ingannare dalle dichiarazioni benintenzionate dei molti di noi sostenitori dell’europeismo che diciamo di amare l’Europa e la sua idea: al primo accenno di UE ne siamo annoiati anche noi, la nostra coscienza lo sa – è un fenomeno notevole e straordinario, che merita riflessioni che immagino a Bruxelles siano state fatte ampiamente. Il mio amico spiega che una cosa su tutte governa questo disastro e lo rende insuperabile: il rapporto di potere e comunicazione che c’è tra la UE e i singoli governi nazionali fa sì che questi ultimi diano alla UE tutte le colpe di ogni cosa indigesta ai cittadini e a se stessi tutti i meriti di qualunque buon risultato ottenuto dalla UE. In questo senso, la UE è un’istituzione utilissima per le politiche nazionali: funge contemporaneamente da capro espiatorio e da realizzatore a nome loro. Questa trasmissione di messaggio tra governi/partiti nazionali ed elettori taglia fuori la versione della UE, che non arriva mai, per debolezza e lontananza.

Ci vorrebbero interpreti locali del suo fare e del suo progetto – che pure hanno cospicue lacune e fallimenti, ci mancherebbe: quello della povertà di inventiva promozionale ne è soltanto uno – capaci delle stesse demagogie, comunicazioni sbrigative e ingannevoli, interessi privati, dei politici locali. Oppure una educazione degli elettori a diffidare di queste ultime e accogliere messaggi più concreti e affidabili: lavoro che dovremmo fare tutti, dai giornali in giù, se ci interessa l’Unione Europea, questa cosa invincibilmente noiosa.

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8 commenti su “La cosa più difficile del mondo

  1. Luca Sofri

    Tu però leggi, che se non funzionano nemmeno i distinguo apposta, non so come fare:”non fatevi ingannare dalle dichiarazioni benintenzionate dei molti di noi sostenitori dell’europeismo che diciamo di amare l’Europa e la sua idea: al primo accenno di UE ne siamo annoiati anche noi, la nostra coscienza lo sa”

  2. dante

    @MarcoVassallotti
    Il problema non è ciò che è, ma come viene (fatta?) percepire
    non se ne parla se non per colpe (???) vedi ad es quote latte, o obblighi di bilancio ecc, ma non viene mai menzionato se non male e di sfuggita ciò che porta in termini economici e di sviluppo

  3. Francesco

    Parla per “voi”: io al primo accenno di UE mi interesso (e ne ascolto l’inno con emozione, cosa che col Canto degli Italiani non mi succede, perché rappresenta il posto a cui appartengo). ;)

    Poi le istituzioni sono di per se un po’ noiose, ma quelle UE rappresentano un progetto e una promessa di un futuro nuovo, migliore e più grande, quelle nazionali poco altro che lotta di potere (come lo scudetto: tutto si tiene).

    Non ho fatto l’erasmus, ma non credo di essere l’unico “europeista” ad avere sentimenti simili e non mi stupirebbe se molti, tra chi ha vissuto davvero da cittadino d’Europa, avessero la stessa scala di priorità dell’interesse.

  4. Francesco

    Sarà un commento da “geek”, lo anticipo. Non saprei con quante probabilità lo scudetto al Napoli potrebbe entrare “nell’ambito del reale”, ma il teletrasporto ci sta già. Certo meno avanzato di quello di Star Trek, per ora limitato a fotoni o atomi, poi si vedrà, diamo tempo ai “geeks”.

    Giusto per non limitarmi alla precisazione, aggiungo che la UE fa politica senza comunicazione, peccato imperdonabile soprattutto quando, a livello nazionale, si fatica a distinguere l’una dall’altra.

  5. MAGO

    Suggerirei di cominciare tornando a dire la verità. Intanto, che il Parlamento Europeo non è un vero e proprio parlamento in quanto l’iniziativa legislativa in campo europeo è in mano alla Commissione Europea, la quale è diretta espressione dei Governi degli Stati membri. Quindi, che il voto europeo è comunque un’opportunità di affermazione per i partiti politici di ogni stato membro. Perciò non a caso il M5S di Grillo è impegnato in questa competizione elettorale, nonostante non abbia neanche prospettive di alleanze politiche internazionali, mentre invece non si è neanche presentato alle elezioni amministrative sarde nelle quali si sarebbe dovuto impegnare in programmi politici concreti.

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