Stasera mi butto

Se frequentate siti e account di Twitter americani vi siete accorti che a questi mondiali il vecchio tormentone su appassioniamo-gli-americani-al-calcio ha fatto nuovi progressi, per quanto effimeri: c’è un impazzimento generale statunitense per i Mondiali e per la nazionale, con qualche effetto goffo ma anche qualche intuizione rivelatrice, come ogni volta che un neofita guarda una cosa con tradizioni e convenzioni radicate. Metà delle volte dice cose ignoranti e superficiali, l’altra metà dice cose sensatissime che da dentro quella cosa nessuno è in grado di notare.

Una di queste osservazioni illuminanti è la meraviglia con cui gli americani commentano il fenomeno della simulazione dei falli nel calcio (lo fanno da anni: qui persino Dave Eggers, molto divertente). A noi sembra una parte ovvia e logica del gioco, come il fallo laterale, a loro pare una cosa assurda e impossibile da accettare seriamente: si dà il caso che ci siano fior di bellimbusti che praticano questo sport buttandosi a terra disperati e frignanti fingendo di essere stati feriti gravemente in battaglia quando nessuno li ha toccati, o al massimo qualcuno li ha toccati.

La cosa buffa, se ci pensate, è che – vero o falso che sia il fallo – nessuno nella vita normale reagisce così a un dolore, se ha più di otto anni: e spesso neanche quelli di otto anni. Avete mai visto degli uomini adulti sbattere per sbaglio nella gamba di un tavolo o in uno spigolo di comodino – capita – e scaraventarsi a terra rannicchiandosi e tenendosi l’arto ferito o per soprammercato la testa, lamentandosi sonoramente e affondando la faccia tra le mani come un tenore ferito a morte nell’atto finale dell’opera? (io sì, una volta sola, e ancora rido)
E la seconda cosa buffa, se ci pensate, è che questo è uno sport machista e bullo, fatto di competizione maschile, vigorose spallate, provocazioni omofobe, tentativi di umiliazione dell’avversario e affermazioni animalesche di sé: e però dentro tutto questo trova spazio anche un vittimismo infantile da “aaaah, maestra, maestra, Alberto mi ha dato un pizzicotto!” e un’esibizione terrorizzata di sofferenza insopportabile di fronte a colpetti insignificanti. Il calcio “non è uno sport per signorine” secondo una di queste convenzioni sfigatovirili, e al tempo stesso “è uno sport per signorine” che si lagnano lacrimose per terra che han fatto loro la bua (mi perdonino le più dignitose signorine, capite cosa voglio dire).
C’è un altro grande contesto in cui questi due tratti – bullismo e lagna – convivono e sono prioritari ed è quello dell’età infantile: questo è uno sport che prende ventenni e li educa a continuare a comportarsi come se fossero seienni, seienni maschi per giunta.
E poi vogliono educare i tifosi.

Non so se sia per machismo ancora superiore che ho sempre trovato intollerabili questi atteggiamenti e la loro incentivazione da parte del calcio: forse il “comportatevi da adulti” che mi viene da dire tutte le volte che vedo una di queste scene è un sintomo di bullismo ulteriormente avanzato, intollerante delle debolezze esibite. Però da quando i giocatori dell’Argentina cominciarono a guadagnar tempo nei supplementari della finale del ’78 con l’Olanda – tifavo Olanda, sarà per questo – è una cosa che non posso vedere: un gioco in cui si prescriva ai giocatori di praticare l’inganno fingendo o esaltando soprusi inesistenti mi pare il contrario di qualunque principio sportivo (e un evidente modello deteriore per molti vittimismi e inganni extrasportivi) oltre a farmi esclamare davanti al televisore “piantala, cretino”. E chiunque avalli tutto questo con un “fa parte del gioco” ha gli argomenti di chi sostiene che in guerra è normale ammazzare i civili o torturare i nemici.

Derogando alla mia diffidenza per la repressione, io introdurrei pene più severe per i simulatori (sia i simulatori di fallo che simulatori di sofferenza atroce): la fattispecie di violazione esiste, e  l’arbitro ha il potere di sanzionarla. E anzi, metterei anche la prova tv per i simulatori. Con squalifiche, e pure un paio di sberle: “almeno piangi per qualcosa” come dicevano certe mamme.

Altre cose:

19 commenti su “Stasera mi butto

  1. Francesco

    Devo ammettere che una volta in vita mia mi sono rannicchiato a protezione dell’arto ferito (malleolo che ha incontrato troppo da vicino parte del mobilio) al punto da spaventare i presenti, devo dire che mi è sembrato molto normale (però è durato pochi secondi).
    Non giocando a calcio non saprei dire se e quanto le botte prese nel gioco giustifichino la cosa, probabilmente una minoranza.
    Sul resto perfettamente d’accordo. Aggiungerei forse la prova tv per togliere le ammonizioni (che poi generano squalifiche) quando siano frutto di errore dell’arbitro (ad esempio perché un simulatore è riuscito a ingannarlo).

  2. Giordano

    Touchè. da super-appassionato di calcio non posso che essere d’accordo su questo grande “difetto” di fondo.
    Anche io sarei per una prova TV esageratamente feroce per simulazioni e quant’altro.
    Detto questo:
    se uno non viene toccato e cade da solo, simulando, è un comportamento antisportivo.
    Quando il calcione c’è, invece, non abbiamo modo di sapere quanto male uno si sia fatto davvero (e dalla mia poca esperienza di giocatore scarso a volte un piccolo calcio apparentemente innocuo nel punto giusto (tibia, malleolo) può fare parecchio male.
    Diverso ancora il caso di Grecia- Costa D’avorio dell’altra sera: cosa doveva fare il difensore? Sportivamente dire che nessuno l’aveva toccato? In un mondo ideale, si.

    Insomma: non sarà che il calcio appassiona anche perchè mette in campo una gran numero di variabili che possono sparigliare una partita, proprio come la vita?
    Si può far bene e perdere. Si può far male e passare comunque il turno. Ma raramente, come nella vita, uno scarso arriva in fondo a giocarsi la finale.

    Maestroyoda

  3. Marco Ferrari

    In Nba se simuli (flopping) ti fischiano, ti multano e ti ostracizzano. Nel calcio è parte del gioco. Sono due cose diverse.

  4. Robdale

    Sono anni che seguo il calcio e devo dire che fino a una ventina di anni fa non c’erano tutte queste finzioni. Strano, perchè con l’evoluzione tecnologica, con tutte queste moviole, uno si aspetterebbe il contrario. Allora mi chiedo il motivo di questa deriva. Alla fine, anche questo è un segnale dello svilimento etico del calcio, sport che ha perso la sua funzione. Infatti non ha quasi più niente dello sport. Lo so, sembra banale, ma alla fine si arriva sempre là: il potere dei soldi.

    Anch’io credo che le sanzioni siano un sistema per porvi rimedio, ma sarebbe più giusto che gli allenatori stessi insegnassero ai propri giocatori a comportarsi da sportivi.. Prima d arrivare a delle regole stabilite dalla FIGC ci dovrebbero essere delle regole etiche interne.

    Con il calcio bisogna fare i conti. Lo dico anche agli snob. E’ una cartina di tornasole di dove/come sta andando la società in cui viviamo. Potrebbe essere uno uno strumento utile per renderla migliore, e invece basta guardare la cronaca di questi giorni e ci accorgiamo di come siamo caduti in basso.

  5. Qfwfq71

    Paraculismo di bassa lega.
    Anche perchè se il giochino idiota viene ripetutto sistematicamente è evidente che alla fine non funziona più, anzi diventa controproducente.
    Un poco come bluffare sistematicamente al poker; dopo un poco chi ti crede più.

  6. giaimeddu

    Io credo che le sanzioni possano servire, ma una modifica del regolamento sarebbe più appropriata: giocare il tempo effettivo, così almeno le sceneggiate di lunghi minuti ce le risparmierebbero.

    2 tempi da 25/30 minuti effettivi anziché 45 minuti, sarebbero forse più appropriati.

  7. Jan Alexander

    Non sono mai stato appassionato di calcio, sono il classico spettatore distratto da mondiali, ma questa cosa della simulazione l’ho trovata patetica da sempre, fin da bambino, senza bisogno di essere americano (come si può intuire dal nome, sono solo mezzo italiano). E forse è anche uno dei principali motivi per cui non mi interessa minimamente. Se calciatori e veline hanno preso il posto dei carabinieri e dei matti nelle barzellette, un motivo ci sarà. Ho visto sindacalisti agitarsi nello stesso modo per drammi di altrettanta irrilevanza. È una forma mentis trasversale, l’assoluta mancanza di dignità. L’occasione fa l’uomo bimbo.

  8. uqbal

    Io credo che in parte sia come dice Sofri, in parte invece è che si tratta di un codice. Se ti sei fatto male, o se c’è qualche problema che richiede l’interruzione del gioco, la regola è che ti stendi a terra.
    Non perché soffri indicibilmente, ma perché è un gesto chiaro che non stai giocando e che hai bisogno di “attenzione”.
    Non gioco a calcio quanto vorrei, e oltre che scarso ero anche un po’ fuori da queste convinzioni, quindi, se mi facevo male, dicevo “ahi” e zoppicavo, aspettandomi che magari gli amici si fermassero un attimo per farmi riprendere. Invece no. Se non mi vedevano a terra, non capivano. Allora ho cominciato a buttarmi anche io, non per finzione e non per ottenere nulla (visto che tra amici, peraltro, si gioca senza arbitro).
    Era l’alternativa ad urlare a squarciagola “fermi”.
    Forse dipende anche dalle dimensioni del campo, che tutto sommato non permettono di comunicare a voce molto efficacemente. Il campo da basket è sicuramente più intimo.

    Poi, al netto di questo, ci sono anche le manfrine, chiaro.

  9. MAGO

    Alt! La simulazione (che è malizia, scorrettezza) di per sè non fa parte del gioco del calcio. Quando si giocava fra amichetti, senza che arbitrasse un terzo, nessuno simulava perchè non avrebbe mai ottenuto alcun favore. Stando alle sue regole, il calcio è gioco leale e non violento. Già perchè la simulazione fa il paio con il gioco violento, sono le due facce della stessa medaglia che è la slealtà, la violazione delle regole del gioco. Nessuna ipocrisia

  10. pifo

    Per gli americani “fa parte” del gioco dell’hockey inserire in squadra un … “fighter” ovvero un giocatore con la particolare mansione di “menare le mani”, scaraventandosi in campo sugli avverrsari se necessario e scatenando la rissa. In Europa le risse durante le partite di Hockey sono sanzionate e si stanno inasprendo le regole, anche se queste stanno comportando un calo della “spettacolarita’” del gioco.
    Ma come? La violenza vera della rissa come elemento fondamentale della spettaacolirita’ del gioco?
    Ogni “gioco”, prima ancora che essere espressione del livello etico e civile della societa’ che lo pratica, ha delle dinamiche interne e delle convenzioni, che diventano dei veri e propri linguaggi.
    Analogamente a quanto accade su un qualsiasi palcoscenico, il giocatore del pallone e quello di Hockey hanno a loro disposizione un corredo di strumenti “scenici”, di espedienti piu’ o meno regolari, e li utilizzano secondo il loro gusto, le loro strategie e le loro capacita’.
    Ridere o imprecare davanti alle simulazioni plateali di un calciatore fa parte del gioco al quale sono chiamati gli spettatori.
    A me personalmente non piace l’Hockey, non lo guardo ma non sto nemmeno qui ad invocare una punizione esemplare sul fighter della squadra nord-americana, ogni volta che si mette a fare il suo “lavoro”, facendo notare che in Svizzera … si sono da tempo messi a giocare ad hockey senza picchiare nessuno.

  11. Jan Alexander

    Interessanti punti di vista, mi avete allargato la percezione. Effettivamente non giocando, né essendo interessato, non avevo mai pensato a queste cose. Comprensibile che si usi la pantomima per attirare l’attenzione in un contesto in cui è difficile ottenerla. Tuttavia che questo diventi un linguaggio codificato tipo il wrestling, mi sembra eccessivo, dopo qualsiasi cosa può essere falsata. Infine che la simulazione sia specularmente fuori dal gioco come la violenza è sicuro, tuttavia spesso la violenza non è voluta, ci si fa male anche per sbaglio, mentre la simulazione è sempre e solo voluta. Io continuo a trovarla ridicola. In analoga situazione cosa succede nel rugby? (non seguo nemmeno quello, ma so che è annoverato come lo sport col più alto fair play sia di giocatori che pubblico).

  12. atlantropa

    Ok, durante la partita di pallone buttarsi a terra, tenendosi il ginocchio ed urlando in preda a presunti dolori lancinanti, è poco “da uomini”; a questo punto, però, sarei curioso di conoscere il valore di mascolinità ottenuto misurando con lo stesso metro i bombardamenti sui civili rimanendosene fuori tiro, o gli attacchi coi droni.

  13. luno

    bellissimo articolo. Non conosce qualche famoso calciatore che possa leggere e commentare l’articolo ? sarebbe interessante leggerne il commento.

  14. flaviano

    Sinceramente mi suona strano che uno statunitense appassionato di sport possa stupirsi per le simulazioni.
    Segnalo, infatti, che nel basket NBA, dove non circolano molti mingherlini e ” mammolette”, la simulaizone (c.d. flopping) è oggetto di specifica disciplina (vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Flop_%28basketball%29) e, come nel nostro calcio, ci sono giocatori rinomati – e attenzioonati dagli arbitri – per tale loro abitudine.

Commenti chiusi