La Rai ci riguarda?

Malgrado siamo tutti allenatori della nazionale e autori televisivi, la televisione è una cosa complicata e meno facile da capire, da fare e da gestire di quanto sembri; e ancora di più lo è il business della televisione. Avere dei pareri su cosa bisognerebbe fare con la Rai – per quanto ne siamo tentati come da ogni giudizio su ciò con cui conviviamo da tanto tempo – è quindi cosa da commenti al bar per quasi tutti: e ricade in quell’esteso ambito di cose che a giudicarle da fuori si è presuntuosi e ignoranti, e a giudicarle da dentro si è appannati e autoreferenziali. E per giunta il rapporto tra chi fa televisione e chi la guarda, tra chi sta dentro e chi sta fuori, è quasi sempre un inganno, non una complicità: un po’ come in molti giornali, l’equilibrio tra qualità dei contenuti e numeri di pubblico si è perso, e i secondi orientano la prima invece che viceversa. Chi fa in televisione immagina un pubblico e cerca di ottenerne l’attenzione.

E in questi termini – pensando alle discussioni attuali sulla Rai – faccio quindi l’unica riflessione che mi sembra isolabile e condivisibile con tutti, a prescindere dai pareri diversi sulle sue declinazioni: le scelte che fa la Rai – servizio pubblico che paghiamo in quanto tale, nei fatti – migliorano l’Italia, gli italiani e le loro vite?
Perché se lo fa o prova a farlo, la discussione sui suoi destini e su cosa se ne faccia è una discussione fertile e interessante in cui è giusto coinvolgersi. Ma se invece questa è una funzione che si è persa nei fatti e nella realtà, di che stiamo a parlare? La Rai sia gestita con la massima efficienza e redditività possibile per un’impresa commerciale, all’interno delle regole che riguardano un’impresa commerciale (che dovrebbero pure includere l’abolizione del canone e la ricerca di modelli di business più rispettosi della concorrenza). Ed è inutile che diciamo la nostra noi spettatori: sarebbe come esprimersi su come vada gestita e guidata l’Enel solo perché accendiamo la luce tutti i giorni.

Io me la sono fatta la domanda, mentre leggevo i giornali e di nuovo cedevo al tic di chiedermi anch’io in che direzione debba andare un ripensamento e una riforma della Rai: e mi sono risposto che quella funzione – svolta oggi in angolini di palinsesto, spesso per caso o isolate buone volontà, ma non di certo negli investimenti prevalenti di soldi, tempo e programmi – oggi è perduta. In Rai si fanno un sacco di cose e anche della “buona televisione”, come dicono i cosiddetti televisivi nella loro bolla. Fatta bene, in termini di prodotto: ma “la televisione non deve avere una funzione educativa”, dicono e si dicono.
Quindi quanto a migliorare l’Italia e l’italiani – renderli più informati, educarli a qualità, cambiamento e culture: anche sulle cose pop, leggere e frivole – questo non mi pare un orientamento presente, nonostante limitate eccezioni poco significative, ripeto (la più rilevante è forse la radio, in parte dei suoi spazi: che però non è la televisione). La sensazione è che si immagini un pubblico di prevalente ignoranza e pigrizia e si cerchi di accontentarlo, che si tratti di news o di intrattenimento o di quel pastone generale che raduna le due. E non è che c’entri “lo strapotere dei partiti”. Però non c’entriamo neanche noi: avvisateci a che ora è la partita, e basta.

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2 commenti su “La Rai ci riguarda?

  1. minimAL

    Qui si capisce quanto tu sia schierato. Ma tanto.
    Certo, è facile essere d’accordo con il tuo volere legittimare a parlare di Rai solo chi è – e capisce – della Rai.
    Ma la tua malafede, questa volta più delle altre, ti tradisce.
    Io lavoro qui dentro da 23 anni. E ti posso assicurare che alla fine viene solo voglia di abbandonare tutto.

  2. odus

    Evviva la funzione, che per fortuna i “televisivi come dicono loro nella loro bolla” rifiutano.
    Perché sanno che oltre e più della Rai c’è Ski e c’è internet e ci sono i smartphon, per i quali della funzione di cui parla L.S. che sogna una RAI superscuola e super-Università per “educare” gli italiani se ne impipano.
    Ma non solo Ski ed Internet. Anche certe invasioni barbariche.
    Ed io penso alla Rosa che va per gli ottanta ed abita in un paesino sull’Appennino e porta a casa la legna per la stufa, che di quell’educazione o funzione, sognata da L.S. ha fatto a meno per tutta la vita.
    La “funzione” immaginata da L.S. è sempre e comunque il solito Grande Fratello.

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