La coscienza del mondo Franzen

Una delle cose più anacronistiche e assurde dei funzionamenti delle nostre società è il meccanismo della firma personale a garanzia di qualsiasi cosa, quella con la penna. Ogni giorno firmiamo cose, in  un implicito mutuo accordo – basato su quasi niente – che uno sgorbio manufatto “siamo noi”, legalmente e scientificamente (“basta una sigla”). Liberatorie, giustificazioni scolastiche, contratti e contrattini, ricevute, per conoscenza, riunioni condominiali: una firma e tutti sono tranquilli, niente firma e non si può procedere con niente.

Ecco, io mi immagino il giorno che tutto questo sarà eliminato, e il nostro consenso a qualcosa sarà definito, esatto, unico e indiscutibile, con un qualsiasi sistema tecnologico o digitale adeguato a questi tempi e a quello che è ormai il resto delle nostre vite, e non con un sistema quasi medievale, da ceralacca.

E quel giorno lì, mi immagino il severo articolo di Jonathan Franzen:

«La perdita di umanità e maturità che ha portato l’adozione della firma digitale ci ha ridotto tutti a degli irresponsabili, e ha disumanizzato un gesto – la firma, la penna, il movimento del polso sul foglio, ogni volta nuovo e diverso – che era parte della nostra formazione di uomini e donne, e del nostro rapporto col mondo e con la natura che ci circonda: è finita l’età adulta, e la bambagia tecnologica in cui ci culliamo non ce ne fa rendere conto, e ci fa preferire quest’ottusità tramortita: salvo ai pochi di noi, privilegiati, che hanno gli strumenti per apprezzare il piacere di firmare ogni tanto, da ondose località di mare, una cartolina»

E quanto saremo commossi, a leggerlo, anche quel giorno lì.

4 commenti su “La coscienza del mondo Franzen

  1. AndreaR

    C’é chi ci sta lavorando notte e giorno.
    Viene dal Bitcoin ed é il sistema in cui si regge: Blockchain.

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