Sole sul tetto dei palazzi in costruzione

Questa cosa – questa distesa di mota – è un campo di calcio. Se mi ricordo bene si chiama campo Santa Marta, tutti lo chiamavano il campo della Freccia Azzurra, che era la squadra di ragazzi che ci giocava. Io no, mai stato abbastanza forte né abbastanza assiduo, ma diversi miei amici, soprattutto quelli che stavano in via delle Trincere, la strada accanto. Però anche noi disordinati a volte finivamo a giocarci una partita o l’altra, ed è sempre stato così, una distesa di terra secca e buche senza un filo d’erba che diventa una sabbia mobile quando piove, e non puoi battere i rigori perché sul dischetto c’è un laghetto, e un altro davanti alla porta. È un monumento alla voglia di giocare a pallone, come ce ne sono molti in tutto il mondo. È anche un monumento a un generale trasando pisano che un po’ c’è sempre stato è un po’ sembra estendersi ogni anno – “sciagattato” is the word – e che convive con una bellezza spettacolare che balena in mille angoli. La foto dei bozzi motosi del campo della Freccia Azzurra, per esempio, è fatta dal meraviglioso camminamento sulle mura infine aperto da meno di un anno, che è stata un’idea bellissima, rara, affidata ora a cortesi ragazzi che imbriccati in scomodi angoletti all’aperto vendono i biglietti a tre euro e scrivono con la penna su un foglio – nel 2018 – i nomi dei residenti che ancora per poco invece non pagano. Quella cosa lì che una volta si diceva del Sud – tanta bellezza e tanta trascuratezza-, poi è diventata Roma, e ora sta risalendo pian piano (la trascuratezza). A Pisa la nuova giunta ha pensato di combattere “il degrado” vietando di sedersi in giro: e a parte il ridicolo della trovata, per comunicarlo ha disseminato ovunque in città orribili cartelli raccogliticci scritti in un italiano improbabile, generando un degrado di cui non sa neanche accorgersi. Ma insomma, volevo solo ricordare quando – sole-sul-tetto-dei-palazzi-in-costruzione – giocavamo là sotto, perché s’invecchia, si borbotta, ed è ma’n lavorone.

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