La maggioranza silenziosa

Venerdì scorso Ivan Scalfarotto ha chiesto sul Post – nell’imminenza della manifestazione di oppositori ai diritti delle famiglie omosessuali che ci sarebbe stata sabato a Roma – come mai l’estensione dei suddetti diritti non sia richiesta più visibilmente dalle persone eterosessuali che la condividono e approvano.

Mi chiedo cioè per quale ragione la moltitudine di persone – gay, ma anche e soprattutto etero, date le proporzioni statistiche – che giustamente chiede a gran voce un progresso dell’Italia nel campo dei diritti civili, non riesca a coagulare forme organizzative di manifestazione visibile della propria volontà di vedere il paese progredire.
(…) E allora mi chiedo: dove sono le persone eterosessuali italiane in questa battaglia? Perché non si fanno visibili, perché non scendono in piazza? Come mai non si comprende che il cammino per l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge non riguarda soltanto chi versa in una condizione di subalternità, ma ciascuno di noi? Come è possibile che questa assenza di diritti non scandalizzi chiunque, e non solo chi di questi diritti è privato? E dove stiamo sbagliando noi omosessuali, se siamo noi a portare la responsabilità di coinvolgere i nostri concittadini in questo cammino verso l’uguaglianza?

In quanto classificabile come “persona eterosessuale”, ho pensato a quello che chiedeva Scalfarotto, per capire quali fossero le mie risposte alle sue domande: o anche se invece non ne avessi, e quindi l’implicito retorico delle sue domande dovesse suggerirmi di “scendere in piazza”.
Ma credo di averle.

1. non è vero che non ci rendiamo visibili: il solo implicare che esistiamo da parte di Scalfarotto, vuol dire che siamo visibili, e che la “manifestazione visibile della propria volontà di vedere il paese progredire” è palese. Scalfarotto sa che ci siamo e ne ha manifestazioni concrete e quotidiane, anche se non radunate in una piazza il mezzo pomeriggio di un sabato. La grande quantità di persone eterosessuali che ha idee progressiste su gay, matrimoni gay e unioni civili è nota ed è noto che sia crescente. Quindi fa evidentemente abbastanza cose ogni giorno per rendersi visibile, nei modi in cui si comporta, nel lavoro che fa, nei rapporti con gli altri, nelle cose che dice.

2. “scendere in piazza” non è per molti di noi una modalità proficua di manifestazione di questa volontà: ma piuttosto una legittima esibizione di forza di solito propria delle minoranze, che in altri contesti serve ed è servita, in questo caso non credo. Anzi.

3. la “manifestazione visibile della propria volontà di vedere il paese progredire” è in ogni caso un mezzo, non un fine. Non ha ragione di essere di per sé, se non individua una propria utilità rispetto all’obiettivo. Ed è per esempio un mezzo efficacissimo nella vita di ogni giorno, quando si manifesta visibilmente la propria indifferenza verso gli orientamenti sessuali di chiunque, come in Italia sempre più persone fanno in questi anni.

4. molti di noi credono che – grazie ad altre forme di comunicazione, azioni, progresso, evoluzione civile – le cose stiano andando nella direzione che crediamo giusta, e che le manifestazioni “per la famiglia” siano colpi di coda (un tempo nessuno le avrebbe immaginate, non c’era bisogno), a cui lasciare i loro sempre più esigui e legittimi spazi senza cercare contrapposizioni e riattizzamenti.
Quando si legge che l’Italia è l’unico paese dell’Europa Occidentale a non avere regolato le unioni tra persone omosessuali, la notizia notevole non è che l’Italia non lo abbia ancora fatto: è che lo abbiano fatto ormai tutti gli altri. Negli Stati Uniti gli stati che permettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso sono ormai 37, ed è l’accelerazione di questi ultimi anni a essere impressionante e promettente: non è il Kentucky, dove è tuttora vietato, il caso esemplare. Nessuno guarda al Kentucky, fuori dal Kentucky. Non durerà, è solo il prossimo della lista.
L’Italia è il Kentucky.

I diritti e il rispetto per tutti, un po’ alla volta, stanno vincendo, nel nostro mondo, grazie a un sacco di cose che abbiamo fatto e che facciamo: lasciamo che chi vi si oppone vada in piazza con le proprie opinioni e si conforti per un giorno nella routine mediatica dei numeroni (un milione, eccetera).
È un suo diritto.

Altre cose:

18 commenti su “La maggioranza silenziosa

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  2. baruffaldo

    Gran bel pezzo. Ci sono le risposte che avrei dato. Se le avessi avute così chiare.

  3. Luigi Muzii

    No, l’Italia non è il Kentucky, anche se negli ultimi venticinque anni c’è chi ha fatto di tutto per farcela diventare.
    Non è nemmeno il Kansas, anzi, il Kansas City, nonostante tutti gli americanofili farlocchi.
    Il problema, come qualcuno nei commenti all’ennesimo inutile post di Scalfarotto ha fatto notare, è nell’approccio ideologico e non pragmatico.
    Urlare che i manifestanti del Family Day sono fermi al medioevo significa mettersi sul loro stesso piano.
    A Giovanardi & C. non interessa risolvere i problemi pratici delle coppie di fatto, in cui rientrano anche quelle omosessuali e una cosa che una forza autenticamente di sinistra dovrebbe fare è, invece, intercettare i bisogni di coloro che fanno magari parte della maggioranza, ma non sono maggioranza, anziché inseguire le pulsioni e gli umori di una maggioranza che pensa ancora di dover indossare piume di struzzo.
    A già, sinistra, che brutta parola, che evoca brutti ricordi a quanti sono in cerca di identità e sgradevoli sensazioni a coloro che pensano solo al potere.

  4. gianmario nava

    per luigi musil
    la storia dell’intercettare e delle piume di struzzo mi è oscura
    ed è raccontata con un linguaggio oscuro
    invece è chiara la storia del potere
    che è sempre stato negli obiettivi della sinistra
    se non altro per dare spazio ai diritti degli ultimi
    e ora ci siamo, al potere
    e si metterà mano alla normativa sulle unioni “non matrimoniali”

  5. Luigi Muzii

    @Gianmaria Nava
    Mi chiamo Muzii, MUZII: forse non ha colto il nome come il resto.
    Così, oltre a scrivere meglio e due volte il mio nome, cercherò di chiarire meglio il mio pensiero.
    1. Il gay pride è diventato un evento spettacolare e nient’altro, e non certo per colpa della televisione, ma perché è più esibizionismo che altro.
    2. il “movimento LGBT” ha preferito legare il tema dei diritti che non interessano solo a una comunità ristretta o “di genere” e ad altri temi ideologici di pure interesse politico; io, per esempio, vivo direttamente certi temi in comune con coppie omosessuali pur essendo etero, e con me molti altri etero; make an educated guess;
    3. per coinvolgere, occorre essere pragmatici prima che ideologici, vale a dire proporre vantaggi concreti e immediati, soprattutto se si propone di riconoscere diritti senza toglierne altri, ovvero senza toccare quelli esistenti;
    4. impostare la questione del riconoscimento di coppie sul matrimonio è sbagliato; il matrimonio, come tale, viene largamente inteso nell’accezione religiosa e si tratta di un tema non solo ideologico, ma controproducente, sciocco, proprio perché punta al riconoscimento di un diritto contro un principio ampiamente condiviso, il che produce la percezione di un’invasione;
    5. la richiesta di togliere i crocefissi dalle aula è di principio, e non ideologica, eppure… uno stato laico ha il dovere di tutelare gli interessi e i diritti di tutti, ma proprio tutti i suoi cittadini, non solo di una parte di essi, anche se maggioranza; la Costituzione non porrebbe vincoli all’estensione del vincolo matrimoniale alle coppie omosessuali, ma questa classe politica, compresa quella dei finti rottamatori interessati solo al potere, non ha il coraggio di una visione, e traguarda solo obiettivi immanenti, elettorali;
    6. bisogna fare attenzione alla percezione se si punta solo al consenso, a non imporre le proprie convinzioni ad altri; mi va bene che si svolga il gay pride, non che si pretenda che io vi partecipi pena essere additato come medievale;
    7. quanti anni sono che Scalfarotto e Concia siedono in Parlamento? Quante proposte di legge abbiamo visto di cui erano relatori?
    8. non è il PD al potere, ma Renzi, i renziani e il renzismo e non sono certo quelli che si batteranno per i diritti degli omosessuali e, più in generale, delle coppie di fatto; non mi risulta che i discepoli di Baden-Powell e i democristiani siano così aperti; lo sono nei confronti dei propri interessi e del potere.
    Per tutto questo, si può solo dire #LBGTstatesereni.

  6. Qfwfq71

    Purtroppo la storia ha due modi di progredire; gli storici e i filosofi devono ancora mettersi daccordo se avanziamo progredendo o se lo facciamo secondo corsi e ricorsi.
    Nel primo caso sarei propenso anche io a veder eil familyday come un colpo di coda, nel secondo invece non è che un’avvisaglia di un reflusso, o comunque di un colpo di coda molto bene assestato.
    Daltronde nel terzo millennio chi avrebbe mai detto che ci sarebbero state ancora guerre legate alla religione che si sarebbero scaglite contro siti archeologici.
    Nel dubbio è importante cercare di essere il meno silenziosi possibile.

  7. vietatocosare

    Possiamo limitarci ad annotare con soddisfazione che la stessa persona che richiedeva i matrimoni gay “perche’ si'” e “se non siete d’accordo siete omofobi” (non liberticidi) ora apra uno spiraglio di autocritica?

  8. bastiancontr

    Caro Luca Sofri,
    non ho proprio capito il tuo pensiero. Nel senso che non ho capito perchè vuoi anteporre le ragioni della maggioranza “silenziosa” che non è avezza a manifestare in piazza (e ci sono anch’io, peraltro), con il “bene” che farebbe (il manifestare in piazza) ad arrivare il prima possibile al riconoscimento sacrosanto dei diritti civili dei non etero. Ci si arriverà comunque: su questo concordo. Ma se qualche milione di persone che vivono attorno a noi, in questa epoca, vivessero meglio qualche anno prima …. non sarebbe meglio? Non servono a questo le manifestazioni di piazza? A dare alla politica le opinioni della gente?
    Ripeto: non ho capito il tuo pensiero. Non me lo sarei aspettato da Te, da come immagino Tu la pensi su un tale argomento. Avrei compreso se avessi addotto motivazioni economiche, politiche (nel senso di elettorali) o vattelapesca. Ma le Tue parole mi sembrano esprimere il fastidio di che si sente in colpa.

  9. bernardo

    Prospettive. Milioni di coppie di fatto con figli non ha ancora alcun diritto. Non scendono in piazza. Se anche ci vanno non interessa a nessuno. E siamo noi.

  10. tanogasparazzo

    In piazza di questi tempi scendono solo le paure. Sono piazze che dividono. Piazze con sagome di ruspe, come emblemi di guerra. Oppure con tante carrozzine con neonati, che peraltro, con segno negativo rispetto ai numeri tra natalità, mortalità. Anche quest’ultimi hanno fortemente paura. Tutte queste piazze di protesta, sono sole puro marketing. La domanda che dobbiamo porci, anzi che si dovrebbe porsi Ivano Scalfarono perché non è presente ai Balzi Rossi Ventimilia, in aiuto, per paura di perdere voti? La domanda naturalmente è indirizzata a Tutti.

  11. Pingback: Dove sono gli etero? Perché non penso che sia il momento delle pacche sulle spalle | bepietro's Blog

  12. niccolò tominetti

    Può sembrare un’assurdità ma finché si parlerà di omosessualità c’ è ben poca speranza in questo paese. La parola stessa esprime e trattiene una carica di negatività e di chissà quale alterità. Non va meglio con la parola gay che irrita financo le unghie. Lascio perdere lesbica, trans; forse la migliore è ricchione! Bisognerebbe coniare un nuovo termine che non si riferisca esplicitamente all’unione dei sessi ma che- piuttosto- non si sia mai sentita in giro- o ancor meglio- eliminare tutte queste parole di alterità e potersi presentare senza etichetta alcuna. Mi si potrà dire che è utopico? NO. In fin dei conti alla gente di quello che tu fai, credi o pensi interessa ben poco e si preferisce restare nel proprio piccolo. La sessualità può essere semplice come complessa e multiforme e deve poter esprimersi liberamente in tutte le sue forme. Stop alle associazioni di genere , alle differenziazioni a tutti i costi. Avanti le forme di interesse collettivo e quindi l’azione politica sul tema dei diritti di tutte le coppie non sposate. La piazza per la lotta alla discriminazione sessuale è già antistorica. C’è bisogno “solo” di una legge garante dei diritti non solo dei “liberi” (LBGT) ma di tutti coloro i quali vogliono prendere la briga di vivere in amore sotto uno stesso tetto.

  13. lossBarto

    l’Italia non è il Kentucky perchè non ci sarà mai una legge federale che gli impone di riconoscere i diritti civili che non vuole o non è in grado ancora di accettare. questa credo sia una differenza non da poco.
    e penso che la parola gay, omosessuale, lesbica, trans, bisex vadano tutte benissimo. come anche la parola matrimonio. non è un problema di termini, ma un problema di pregiudizio che si continua a giustificare dicendo che in fondo siamo più tolleranti di quello sembra.
    o dicendo che manifestare non serve, che c’è una maggioranza silenziosa che supporta. ma sono le maggioranze silenziose il problema di questo paese, che non si vogliono mai compromettere, che non vogliono mai esporsi. che accettano di avere questa politica, questo governo, questa società, questa corruzione. ci vorrebbero maggioranze rumorose, e sarebbe solo una festa.

  14. perplesso

    Caro Luca,

    C’è un modo molto semplice per capire se si è detto o scritto una cosa maschilista, basta fare l’esperimento mentale di cambiare il genere da maschile a femminile o viceversa.

    Analogamente c’è un modo molto semplice per capire se quello che stai dicendo nei confronti dei gay ha senso o no. Cambia mentalmente gay con neri.

    Ti sembra che quello che hai scritto sia sensato alla luce di tutto ciò?

    Secondo te i neri nelle loro marce per i diritti come vedevano la “maggioranza silenziosa”?

    La frase più odiosa per me è quando dici “manifestare indifferenza verso l’orientamento sessuale”, tu magari manifesti indifferenza ma in ogni caso, indirettamente, trai vantaggi dal tuo essere maschio bianco eterosessuale.
    Quindi non mi venire a dire che quello che stai facendo è abbastanza. Il tuo post è solo per lavarti la coscienza. E per una volta sono d’accordo con Scalfarotto.

    Più pragmaticamente, davvero secondo te il Kentucky-Italia può permettersi di incentivare chicchessia ad andarsene?

  15. Silvia.C

    Le maggioranze (o le quasi maggioranze) si esprimono con il voto. I silenziosi si aspettano che Scalfarotto e altri facciano qualcosa di concreto, tanto più che sono al governo. Non c’è bisogno della piazza a ribadire un tema che fa parte della cultura del partito che – bene o male – sta alla guida del paese.
    Ho toccato con mano tutte le piazze di Parigi pro e contro il mariage pour tous, quasi una al giorno per un anno: un rituale sfiancante e parossistico. Almeno Hollande, nel suo nulla riconosciuto da tutti, ha portato a casa una legge radicale (adozioni incluse) malgrado le piazze contro fossero ben più numerose ed organizzate delle piazze pro, e gli oppositori molto più “bellicosi”…Non se ne può più delle manifestazioni su questo tema, è l’ora dei fatti. Sono d’accordo con chi invoca il pragmatismo: fate i pacs come prima cosa. Un contratto per coppie di fatto, con tutele e riconoscimento del partner, etc. Lasciategli pure il loro sacro e inviolabile matrimonio e faremo finalmente il primo passo verso la civiltà.

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