La democrazia dei crash

A me Beppe Grillo piace. Mi ha sempre fatto ridere, è spiritoso, gli vengono delle battute brillanti, ho anche visto questa sua ultima cosa su Netflix e ogni tanto ridevo, senza riuscire a scandalizzarmi più di tanto per le balle, perché io Beppe Grillo l’ho conosciuto che faceva il comico, e per fare il comico un po’ inventi, un po’ imbrogli, e nessuno si scandalizza, siamo qui per divertirci e tu sei bravo. Poi si è messo a fare il politico, ma io vedo ancora quello che fa lo spiritoso e non sta dicendo sul serio, e non mi viene da indignarmi per le balle: quando fa l’incazzato aizzatore allora diventa banale e noioso, nel campionato di Di Pietro e Salvini, ma sarà che appunto ero davanti alla tv già ai tempi di Te la do io l’America, a me sembra di saperlo che non ci crede neanche lui.
Una volta, qualche anno fa, l’ho visto tuonare contro la TAV spiegando che non aveva senso voler portare enormi mozzarelle in treno attraverso il Nord Italia: faceva ridere, questa immagine della grande mozzarella sul treno, ma non è che uno potesse prenderla sul serio come obiezione alla TAV. Boh, almeno non io.

Sono andato a leggere con qualche giorno di ritardo quel suo post sulla democrazia esercitata via voto online, perché le riflessioni meno ringhiose del solito e i temi della democrazia mi interessano, e perché – confesso – la similitudine con la banca online di cui avevo letto mi sembrava buona, sulle prime.

Scagliarsi contro la “democrazia dei clic” è come protestare contro il “bonifico dei clic” e rimpiangere i tempi in cui dovevi fare la fila in banca per pagare l’affitto o mandare soldi ai tuoi figli, o come prendersela con l’e-commerce perchè andare fisicamente in un negozio sarebbe meglio per fare un acquisto.

È convincente, no? Certo che votare online è più comodo che andare a votare nei seggi. Però è come la mozzarella: stai dicendo una cosa che colpisce ma che non c’entra niente con la realtà. Stai imbrogliando, per farci ridere: ah, ah, ha preso in giro quei vecchi del PD! La banca online!
Stai imbrogliando, perché in discussione non è l’eventualità di votare online, ma – vale un po’ per tutte le cose – il modo con cui lo fai: se il voto online è una cosa a cui sai fare partecipare 173 elettori invece che 173mila, forse non hai fatto questo grande progresso. Se il voto online costringe a scegliere tra due o tre candidati che sono stati nominati con selezioni sbrigative e povere, o tra due alternative che ha deciso Beppe Grillo a casa sua, o Casaleggio nel suo ufficio, non è che stiamo davvero parlando di democrazia, no? Se il voto online viene convocato all’improvviso poche ore prima, viene da ridere davvero a leggere Grillo che scrive «L’atto democratico non è quello finale del voto, ma il processo informativo che porta a essere consapevoli del voto», comicità involontaria stavolta. Se il voto online lo annulla Beppe Grillo quando non gli piace com’è andata, forse non è del voto online che dobbiamo parlare.

Il paragone con la banca online è buono, quindi, sì. Come la grande mozzarella. Funziona, a non pensarci. Se però lo si vuole fare con completezza, il paragone, allora diciamo che il voto online adottato finora dal M5S è come usare una banca online in cui il sito si impalla, le commissioni sono di 50 euro su ogni transazione, e i pagamenti vengono effettuati una volta sì e una no, a discrezione del capo della banca.
E quindi per rendere corretto, invece che un imbroglio dialettico per gonzi da lettura superficiale (come ero stato io), l’esempio di Grillo, la formulazione giusta è:

Scagliarsi contro la “democrazia dei clic” del M5S è come prendersela con l’e-commerce perché il pacco non è arrivato, e decidere che la prossima volta le cose le compro al negozio.

Quella di Grillo, invece, è la protesta di uno scammer via mail che vi accusi di essere retrogradi perché non avete cliccato sul link o mandato i soldi: e sghignazza degli sciocchi che non si fidano. E quando aggiunge che i suoi avversari “Hanno la stessa lungimiranza di quelli che si opponevano ai treni e alle automobili perché riuscivano a pensare solo a cavalli più veloci”, sembra di sentire quello che invitava i passeggeri a salire su quel mirabolante e moderno mezzo di trasporto, lo Zeppelin. Si salvarono quelli che dissero di no.
Però faceva ridere, buona.

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