La nostra vita è Coca-Cola

Mauro! A’ Mauro… c’è posto! C’è posto!

Molti, molti, anni fa, Antonello Venditti scrisse belle canzoni, tante. “Lilly”, con una sola caduta premonitrice, è uno dei dischi più belli di questi trent’anni. E a un certo punto lui si meritò il botto: con le forze residue di quel periodo infilò tre dischi ancora affollati di belle cose, ma più deturpati, come certe tenebrose dive sfregiate dei vecchi film gialli americani, e bellezza e sfregi assieme gli valsero grandi vendite e grandi celebrità. La cosa gli piacque, e cercò di tenersela stretta. Ci riuscì, cercando di non toccare niente: qualche bellezza rimase, ma una bellezza con qualche ritocco, un po’ impolverata, e nascosta sotto un bello strato di trucco pesante, un po’ greve. Per ogni melodia dolce e commovente, c’era una canzone in cui nessuna spericolatezza poetica, nessuna rima avventata, nessuna povertà inventiva era risparmiata: fino ad arrivare a “mi chiamo Laura, e sono laureata” e “sono Antonello e questo mio fratello” (due canzoni diverse dell’ultimo disco). Ma lo aveva scritto, a un certo punto.

E per la prima volta, non cercare le parole difficili, poetiche, che stuzzicano il cuore

Ma torniamo indietro. In quella vita di mezzo, a cavallo del successo e ancora la voglia di cercare le parole. Quando scrisse “Modena”.

Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.
Con i nostri sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi

“Modena” è bellissima. Non so di cosa parli, davvero, o fingo di non saperlo. Alcune cose sono ovvie, e commoventi. Altre restano misteriose, e commoventi. Cioè, so di cosa parla, a me. E poi c’è quell’invenzione del sassofono di Gato Barbieri, che sta a “Modena” come quello di Danilo Tomasetta sta a “Ho visto anche degli zingari felici”. “Buona domenica”, l’ellepì, uscì nel 1979: venticinque anni fa.

Ma cos’è questa nuova paura che ho?
Ma cos’è questa voglia di uscire e andare via?

Da venticinque anni, non posso sentir nominare Modena senza pensare che la nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola. Da venticinque anni, Antonello Venditti può fare qualsiasi cosa. Io gli voglio bene

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