Treme

I creatori di “The wire” hanno scritto una nuova serie TV dedicata al dopo Katrina nel quartiere di Treme a New Orleans (sul set è morto pochi giorni fa il collaboratore alla scrittura David Mills, anche lui già in The Wire). Si chiama Treme, parte domani su HBO, e ha ottime prerecensioni

Clarke Peters (Detective Lester Freamon in “The Wire”) plays a contractor who returns to Treme to rebuild his house but feels an even more urgent need to re-form his group of Mardi Gras Indians, who have a long tradition in New Orleans street rituals. One night, he dresses up in costume and goes looking for one of his old cohorts, and we see him dancing in the dark, in an enormous costume of red and gold feathers. I’d never seen anything like it in a TV show. And yet it didn’t strike me as exotic, since that’s a word I would use to describe something I felt distanced from. But here I felt a strong connection. I think this is what Simon wanted to have happen to viewers, though so far it hasn’t happened to me very often. The characters in the show are ambivalent about outsiders, and if you’re at all sensitive to that you feel intrusive, rude—almost a colonialist—for appreciating what you see and hear in “Treme.” The series virtually prohibits you from loving it, while asking you to value it. In that sense, I suppose, it may be the bravest show that David Simon has ever made.

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5 commenti su “Treme

  1. Roberto Cerbino

    interessante. penso che non me lo perderò. dalle recensioni sembra che sarà un po’ diverso da the wire. “temo” però che, come in the wire, lo slang sarà anche qui uno degli ingredienti principali. quando parlava omar non capivo mai una mazza.

  2. cartografo

    Se sarà bello anche solo la metà di The Wire varrà certamente la pena vederlo…
    Ma a mio parere metà della bellezza di The Wire era Omar.

  3. paolo.cosseddu

    Credo che in quanto a slang l’arrivo nella serie di Felicia Pearson sia stato inarrivabile. E comunque loro non dicevano “Omar”, ma “Omah”.
    Luca, tu che hai buone entrature con quelli di Itasa, raccomandati che la traducano. Io non sto nella pelle, anche se la perdita di Mills è un brutto colpo.

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