Dispiacere alle masse

Goffredo Fofi, sull’Unità di oggi, spiega una cosa banale su quel che c’è da fare, ma che demolisce il 90% delle attività compiute oggi dalla sinistra italiana:

Ovviamente, pensando e studiando, per proporre un’idea adeguata del mondo e del futuro, che vuol dire ricostruendo un corpo di idee di sinistra, il che avverrà solo se si rinuncerà a piacere alla massa e si accetterà anzi di dispiacerla per lungo tempo. Indicare il vero e il giusto, in particolare in Italia dopo trent’anni di cedimenti e corruzioni d’ogni tipo, non sarà facile, e non porterà per lungo tempo molto “consenso”

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16 commenti su “Dispiacere alle masse

  1. piti

    Non mi ero accorto che D’Alema, Veltroni o Violante si fossero dati un gran daffare per piacere alle masse.

  2. Raffaele Birlini

    Questa riflessione mi sembra parecchio sbilanciata. Che bisogno c’è di parlare di destra e di sinistra quando si discute di temi che vanno al di là delle divisioni sul come fare politica concretamente e si interrogano su temi che riguardano cosa sia la politica nel suo complesso?

    Il “vero e il giusto” non sono né sono mai stati – checché ne dicano i pazzi e i poeti – patrimonio esclusivo di una specifica ideologia né tantomeno espressione naturale della saggezza popolare. Senza contare poi l’impossibilità di un accordo su cosa si possa considerare vero e/o giusto in via assoluta e definitiva senza cadere nella superbia del manicheismo.

    Cercare il consenso mirando alla formazione di un elettorato ideale non è riuscito nemmeno a chi ha ucciso milioni di persone e rapito intere generazioni di bambini al fine di indottrinarle da zero e ottenere il trionfo pagandolo con fiumi di sangue.

    Certo, in generale è sottoscrivibile e perfino banale la speranza di un futuro in cui vedere realizzate utopiche perfezioni. Un po’ meno accettabile è la convinzione che questo sia possibile costruendo un corpo di idee di sinistra, intesa come unica depositaria del bene in grado di assolvere alla missione, il che equivale ad annientare qualsiasi forma di dialettica e ottenere un governo totalitario. Per non parlare del rischio di trasformare una proposta di buon senso in una richiesta di adesione fideistica alla religione di un partito-chiesa.

    Secondo me è meglio tenere ben separate questioni profonde adatte a filosofia e religione dal misero ambito gestionale che deve occupare la politica. Le masse devono esprimere un voto su programmi di governo, non sulla capacità del partito di impersonare un messia da quattro soldi.

  3. Luca

    “Cercare il consenso mirando alla formazione di un elettorato ideale “: mi sa che non hai capito. Pensare al mondo come a un “elettorato” è esattamente l’obiezione.

  4. Raffaele Birlini

    Sì, in effetti hai ragione. Ma prima o poi questo, come lo chiamiamo, embrione?, dovrà votare il “vero e giusto”, a meno di colpi di stato. Oppure non ho capito niente, pazienza, mi capita spesso :)

  5. marcocampione

    Non lo so, Luca, parliamone. A seguire alla lettera il “consiglio”, mentre noi cercheremo una idea adeguata del mondo e del futuro loro governeranno… e saranno cazzi per tutti.

    questa affermazione mi sembra la versione colta della massima morettiana “sono destinato a trovarmi sempre d’accordo con una minoranza di italiani”. roba buona per gli intellettuali un po’ snob, mica per i partiti politici.

    poi posso concedere che in alcuni c’è stato (e c’è) un eccesso di pragmatismo che li ha portati a cedere su cose sulle quali non avrebbero dovuto farlo, ma l’idea di una sinistra che non si preoccupa del consenso perché lei ha ragione e al più sono gli elettori che non capiscono mi sembra altrettanto sbagliata.

  6. Emilio

    In effetti è un articolo significativo, ma più che altro nel suo rappresentare alla perfezione un’idea di “sinistra” statica, immobile nel suo considerarsi Giusta a prescindere dalla realtà, retta da ideali rarefatti e sprezzanti del diverso.

    Questi sono esattamente i problemi della sinistra italiana, e sono sempre colpito dall’energia con cui Fofi critica il sistema di cui fa parte senza rendersi conto di aver contribuito a fondarlo.

    Mi sembra che il pluralismo perseguito da Il Post sia un buon antidoto a questo atteggiamento. Non è una questione di consenso, è una questione di imparare a guardarsi intorno. Fofi, come dimostra l’agghiacciante introduzione sulla dicotomia letteratura/scienza, non l’ha mai fatto.

    Per fortuna c’è anche gente come Tullio De Mauro che queste cose le ha capite e continua a guardare in avanti.

  7. Luca

    Marco, la differenza tra Fofi e Moretti è fondamentale: Moretti si autocompiaceva (fingendo rassegnazione) della sua condizione di minoranza; Fofi vuole superarla e diventare maggioranza. Ma la sfida e la vittoria sta nel convincere gli altri a venire dalla parte che credi giusta, non nell’adattarsi a parti sbagliate, pur di diventare maggioranza. Si predica, si agisce, e si vince, se si è bravi: e si mette in conto di metterci un sacco di tempo. Altrimenti, si prende l’uovo oggi, ogni giorno: lo stiamo facendo da decenni.

  8. ALE

    Preferisco una sinistra con i compromessi, e a costo di mentire (sì: mentire) all’elettorato, arriva dove può realizzare -se ne è capace- “il vero e il giusto” con i fatti, ad una che se ne sente depositaria solo perché non c’é la prova contraria. E soprattutto non si rende conto che i tempi lunghi di questa (utopistica) presa di coscienza collettiva sono gli stessi tempi lunghi in cui i danni già gravissimi finora fatti dall’attuale maggioranza, potrebbero diventare irreparabili.

    Non è vero che si predica, si agisce e si vince se si è bravi: piuttosto, con questo sistema elettorale, è vero che se si è bravi a predicare si vince, e poi si agisce come pare e piace.

  9. voldenuit

    Prima si vince e poi si pensa a cambiare gli italiani; altrimenti, come è stato già scritto sopra, continueranno a governare “gli altri” e tornare indietro sarà sempre più difficile. Poi, sul fatto che quel 90% di attività compiute dalla sinistra sia in realtà comunque controproducente, è un altro paio di maniche…

  10. Emilio

    Non mi sembra che serva inganno o nulla del genere, e di certo non ha senso pensare di mentire all’elettorato.

    Il punto è capire la differenza tra essere condiscendenti verso l’elettorato e essere capaci di ascoltare l’elettorato stesso.

    A volte è necessario andare contro la corrente e sfidare l’elettorato, ma quando si perde il peggio che si può fare è pensare “questi non capiscono”. E’ necessario pensare sempre in termini di dialogo con gli elettori, spingere i messaggi senza perdere di vista la loro efficacia.

    Questo non significa “dire quello che vogliono sentire”, che equivale all’inganno, ma cercare di capire il mondo che ci circonda e imparare dallo stesso.

  11. ALE

    Capire il mondo, però, è anche capire che chi ha vinto ha vinto con “avete capito bene: aboliremo l’ICI”. E che chi vota preferisce dare la sua preferenza a chi promette una bella illusione, piuttosto che la verità e la giustiza. Chiamatelo marketing, chiamatelo inganno, chiamatela “prospettiva di una realtà più appetibile”, ma è quello che serve per andare a governare con avversari del genere: la scatola colorata.

    E’ un’impostazione che presenta due problemi: il primo è che chi giustifica l’esaltazione della forma per far passare la sostanza si faccia prendere la mano e perda di vista i fini originari. Ma il sistema democratico ha i suoi anticorpi e, guarda caso, sono gli stessi che la maggioranza sta cercando di demolire dall’interno (divisione dei poteri, imparzialità delgli organismi di controllo, ecc.).

    Il secondo è la questione etica dell’adozione di sistemi che non ci appartengono. Non vedo Bersani/Renzi/chivvipare che dice di abolire l’ICI, non riesco a immaginare un PD che candida Miss Top fashion Molise al Senato. Però un partito che non si vergogna di far sognare la gente sì, e che magari non schifa il voto di chi fa i debiti per andare in Sardegna a vedere Flavia Vento che sale e scende dallo yacht.

    Tutto sta a capire che nella nostra società saper governare non è più il motivo principale per cui si conquistano voti, e forse nemmeno uno dei motivi secondari. Si vota la simpatia, la paraculaggine, la possibilità di un rapporto (clientelare) diretto, il partito come una squadra per cui tifare. Non solo: neanche l’esperienza del peggio ha prodotto i suoi anticorpi, come si augurava Montanelli, ma assuefazione.

    E voi ancora a pensare che chiudervi nel club dei cavalieri Jedi di Varallo Pombia, in attesa che il mondo s’accorga di quanto gli mancate, sia la soluzione. Vabbé.

  12. Raffaele Birlini

    @Ale

    Non capisco perché l’abolizione di una tassa patrimoniale (fra l’altro considerata incostituzionale da molti giuristi) sia una “bella illusione” e una scatola colorata. Stai affermando che il PD considera le tasse patrimoniali “vere e giuste”? A sentire Letta e altri come lui si direbbe che sia così. Se il PD è convinto che gli elettori sosterranno questa teoria non credo che prenderà il voto di chi ha pagato le tasse sul reddito, accumulato risparmi, acceso mutui per comprare casa al fine di pagarci sopra le tasse patrimoniali.

    Se poi mi dici che chi non vuole tasse patrimoniali vota quell’altro per simpatia e paraculaggine… mah, allora tutto può essere.

  13. ALE

    Raffaele, l’illusione sta nel fatto che innanzitutto l’aliquota ICI sulla prima casa era già giustamente molto bassa, e il proclamarne l’abolizione portava tanti voti a chi l’aveva promessa, pochi vantaggi reali ai contribuenti, ma parecchi problemi al gettito dei comuni, soprattutto i più piccoli. Tant’è vero che per riparare al danno, dopo solo tre anni stanno per introdurre cedolare secca e LMU, facendo rientrare silenziosamente dalla finestra quello che in pompa magna avevano mandato via dalla porta.

    Poi che vuol dire “chi non vuole tasse patrimoniali”? E chi le vuole? Io faccio il commercialista, e non ho mai visto qualcuno che ne versa il doppio per il piacere di farlo, e non credo che chi ha votato a sinistra fosse invece un socio dell’ICI fans club. Solo che magari s’è reso conto che il rovescio della medaglia di quella frase a effetto è la scopertura finanziaria del comune. Tuttavia – per fare una statistica empirica – per ogni elettore che se ne rende conto, e vota di conseguenza ci sono due pensionate che vengono a fare il 730 e per cui “Berlusconi ha cacciato l’ICI”, mentre la colpa delle strade piene di buche è di “quiddu curnuto du sinnaco”. E non c’entrerà la simpatia, ma la paraculaggine sì, e tanto.

  14. Raffaele Birlini

    Ale, dico solo questo e la chiudo. Considerare – per fare un esempio – giusta, molto bassa che sia o meno, una tassa patrimoniale significa dimostrare di essere una partito ancorato a teorie proudhiane che non possono convivere con una sinistra che dichiara ambizioni democratiche e riformiste.

    E dire che ci vuoe machiavelli e che grande è la confusione sotto il cielo (come ho letto anche sul Post senza virgolette domenica, sbigottendo), è un inganno che produrrà gli stessi danni degli inganni precedenti. Se il PD pensa seriamente che il fantasma sia ancora lì ad aggirarsi tanti auguri per prossime elezioni.

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