I finiani con l’ombrello

C’è una cosa che sta alla base delle molte che vado noiosamente dicendo qui da anni sul futuro del PD, della sinistra e del paese: ed è l’idea che uno dei limiti di qualunque azione positiva destinata al miglioramento di questo futuro sia la dipendenza dall’immediatissimo di qualunque prospettiva, la scomparsa di qualunque progettualità a lunga scadenza, il vincolo al piccolo cabotaggio e alla logica del dall’oggi al domani. Dichiarazioni continue di emergenza suscitano attività continue da emergenza: siamo un paese in cui i volenterosi – perché poi ci sono i malintenzionati – stanno col dito nella diga tutto il tempo, e a riparare la diga non ci pensa nessuno, perché non si può togliere il dito. Un paese che si vanta da decenni di avere imparato a “turarsi il naso”. Un paese che ha portato l’idea della riduzione del danno alle sue estreme conseguenze, impegnando tutte le sue energie (poche) in microriduzioni imparagonabili al contemporaneo gonfiarsi sempre più del danno.

E tutto questo si riverbera su ogni cosa, e riverbera da ogni cosa. Il meccanismo che orienta le creazioni dei palinsesti e dei prodotti televisivi, oggi, è il modello tipico del funzionamento dell’Italia: si va in onda stasera per portare a casa i dati auditel di domattina, e domani si lavora a quelli di dopodomani, eccetera. Nessuna attività può più permettersi investimenti a lunga scadenza, in una sfinita ricerca del consenso istantaneo, un’apnea alienante e totalmente improduttiva.

Insomma, l’ha detto Goffredo Fofi la settimana scorsa, come si dovrebbe fare per migliorare le cose.

Ovviamente, pensando e studiando, per proporre un’idea adeguata del mondo e del futuro, che vuol dire ricostruendo un corpo di idee di sinistra, il che avverrà solo se si rinuncerà a piacere alla massa e si accetterà anzi di dispiacerla per lungo tempo. Indicare il vero e il giusto, in particolare in Italia dopo trent’anni di cedimenti e corruzioni d’ogni tipo, non sarà facile, e non porterà per lungo tempo molto “consenso”

Bene, vengo al dunque di questo post che aveva ambizioni diverse dal ripetere ancora queste cose. Voleva, ovvero, declinarle sulle condizioni attuali della destra “volenterosa”, se c’è. Io non sono tra coloro che sperano in una dissociazione dei finiani dalla maggioranza per vedere realizzata la caduta di Berlusconi. Sono troppo orgoglioso per vivere come una vittoria la dimostrazione di una propria sconfitta – riesce Fini dove non riesce il PD, e dove vogliamo andare? – e troppe battagliette ho visto vincere inutilmente, senza che la vera rivoluzione arrivasse. Una sinistra che non sa diventare maggioranza con i propri argomenti e la propria intelligenza, non ha abbastanza né degli uni né dell’altra e non merita di diventarlo. Quindi il mio giudizio sulle scelte dei finiani non è peloso, e non contiene wishful thinking. Declina invece su di loro quello che ho scritto prima. Ovvero: se davvero le scelte che hanno compiuto in questi mesi e che compiranno hanno a che fare con un tentativo di raddrizzamento delle sciagurate sorti dell’Italia – versione di cui diffido molto per quanto riguarda molti di loro – come possono raccontarsi che questo raddrizzamento sia compatibile con il mantenimento dello status quo? Come possono dare qualche peso all’aver fatto da argine rispetto a un paio di disgraziati progetti berlusconiani, sulla bilancia della catastrofe italiana? Come possono nascondersi che di fronte al precipizio si può solo invertire la rotta, e andare da un’altra parte? (vabbè, la metafora del precipizio era davvero cheap).

Fare piccolo argine, questo è il massimo delle ambizioni che i finiani possono avere fino a che non collaborano – ognuno dalla sua parte – al ribaltamento della situazione e alla ricostruzione nazionale. Ma fare piccolo argine è utile e prezioso di fronte a un torrentello che si sta gonfiando, intanto che torna il sole, da sé. Qua siamo tipo Atlantide, e loro aprono gli ombrelli.

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3 commenti su “I finiani con l’ombrello

  1. Francesca

    Ok,

    scusa l’insistenza, ma se siamo D’ACCORDO che il video dell’altro giorno è un uso perfettamente convenzionale delle ‘possibilità della rete’, posso ripetere la domanda? QUALE uso può essere invece ‘moderno’?

    Perché osserva: io credo che l’USO sia convenzionale non perché a quelli manchi un ‘blogger esperto’ che spieghi loro le potenzialità di un USO diverso che loro ignorerebbero, ma perché la cultura politica (o la cultura tout court) di cui sono portatori è ESSA STESSA convenzionale (prendiamo per caratterizzare questa convenzionalità un solo attributo, lo stesso che segnali qui: che “qualunque azione positiva destinata al miglioramento di questo futuro” abbia come limite “la dipendenza dall’immediatissimo di qualunque prospettiva”).

    Una simile idea è capace di sterilizzare e neutralizzare e sopraffare QUALSIASI ‘potenzialità’ di QUALSIASI uso di QUALSIASI medium o tecnica o evento, che sia più recente o più arcaico, come la trasformazione ‘modernista’ del comizio del 1 maggio in concerto. ANZI, può ridurre e asservire (ed in effetti lo FA) QUALSIASI medium o tecnica o evento alla sua pochezza.

    Ti chiedo dunque, e ancora, non quali sono gli usi potenziali di un mezzo moderno, ma quale uso moderno di QUALSIASI mezzo (perchè non un’aula o un campus universitario, per esempio) può servire a “pensare e STUDIARE .. un’idea adeguata del mondo e del futuro”?

    Perché NESSUN mezzo è un surrogato di ‘pensare e STUDIARE’, ma QUALSIASI mezzo può trasformare ‘pensare e STUDIARE’ in situazionismo e performance imediata del cavolo, a sinistra come a destra.

    (Ci servivano proprio altre tre vignette satiriche al giorno, sia pure di Makkox? Non che non debbano esserci, ma in che senso ALTRE tre vignette satiriche al giorno sull’avvenimento o la dichiarazione du jour (vedere: “È sparita la politica istituzionale, cancellata dalle “dichiarazioni”) sono un uso più moderno delle potenzialità and all that jazz?)

  2. scirocco

    Scusa, Luca, ma per potere collaborare “al ribaltamento della situazione e alla ricostruzione nazionale”, da dove altro dovrebbero cominciare, i finiani, se non dalla ‘dissociazione dalla maggioranza’ e dalla conseguente (speriamo) caduta di Berlusconi?

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