La guerra contro il churnalism

La caduta di qualità del giornalismo contemporaneo ha molti aspetti e varietà, e su questo blog se ne scrive spesso. Una è l’indulgenza nei confronti dei comunicati stampa o delle notizie promozionali spacciati come notizie senza verifiche, senza filtro critico, senza selezione: incollati tal quali nelle pagine di giornali che ancora qualcuno ritiene affidabili, e ne viene invece ingannato quotidianamente. È uno dei contribuiti più frequenti alla rubrica “Notizie che non lo erano“.

Il fenomeno ha anche una parte affascinante, benché deprecabile: la costruzione di uffici stampa, programmi radio e tv, nuove professioni, repertori di artifici, dedicati a rifilare ai giornali storie che abbiano chances di essere pubblicate. Non è così difficile, che i giornali accolgono lieti ogni cosa uno po’ strillata, polemica o strano-ma-vero che arriva nelle redazioni.
Gli inglesi chiamano questa depravazione del giornalismo “churnalism“: e anche se ne sono travolti quasi quanto noi, da loro rimane una resistenza critica che affronta il tema e lo discute (da noi “i buoni” riescono al massimo a cercare di sottrarsene; mentre l’opposizione maggiore viene dalla critica in rete di siffatte notizie, anche se la rete ne è pure strumento moltiplicatore). Adesso, riferisce il Guardian, è stato creato un sito che cerca – con la costruzione di un database e di una tecnologia affidabile – di svelare l’origine posticcia delle notizie che leggiamo.

E se è vero, come dice altrove un commento del Guardian, che il giornalismo va giudicato per altre e più nobili cose tuttora vive e ben fatte – non mi trattengo sulle proporzioni, soprattutto in Italia – basta il crescere di tutte queste iniziative critiche e difensive contro il mediocre giornalismo a smentire i negazionisti: il churnalism esiste, e prospera sulla carta.

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5 commenti su “La guerra contro il churnalism

  1. pius

    Oltre alla rubrica “notizie che non lo erano” se può interessare segnalo il sito dedicato non solo al “churnalism”, ma più in generale alla cattiva informazione: http://www.malainformazione.it – un nome, un programma – che viene aggiornato con cadenza settimanale, più o meno.
    Sarebbe utile se qualcuno qui avesse altri siti da indicare.

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  3. george kaplan

    Sig. Luca, i giornali sarebbero fatti per informare, e poi, solo poi, per dare una opinione.
    Oggi tutti i giornali partono da una opinione, e quindi arrivano a raccontarti la notizia o le notizie che assecondano la tua opinione. Fanno, cioè, l’esatto contrario del loro fine precipuo.
    E questo perché?
    Facile. Nel mondo in cui viviamo se vuoi sapere cosa succede, fai prima a connetterti alla rete.
    Di conseguenza i giornali, non potendo competere con i nuovi media sull’informazione pura, devono mettersi la sciarpa e il bandierone e diventare giornali per ultras.
    Io leggo Il Giornale o Il Fatto Quotidiano non per sapere la VERITA’ ma per trovare soddisfazione.
    Tutto questo, per la verità, viene da molto lontano (c’erano già i giornali d’opinione nel XX secolo e anche prima), ma oggi questo triste fenomeno sembra cresciuto in maniera esponenziale.
    Faccio un esempio stupido, molto stupido: il calcio (Tempio del “churnalism”).
    Di che squadra era Sandro Ciotti? e Ameri? e Paolo Valenti? e Brera?
    Certo è nota la passione di qualcuno di questi, ma tutto rimaneva molto soffuso molto discreto.
    Oggi se non sei un giornalistatifoso non ti chiamano neanche a parlare di calcio!
    20 anni or sono sarebbe stato scandaloso immaginare un giornalista dichiaratamente tifoso!!! Oggi è necessario se vuoi vivere.
    E’ ovvio, dunque, che se parto da una opinione (o dal tifo) e solo dopo arrivo alla notizia, molto spesso la notiza sarà schiava dell’opinione. E del tifo.

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