RIP Steve, on my desktop

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8 commenti su “RIP Steve, on my desktop

  1. gavazza

    Non vorrei essere irrispettoso, commentando qui, e nel caso, mi scuso.
    Gli status di Facebook e ogni altro media sono oggi zeppi di “stay hungry, stay foolish”, nelle sue varie declinazioni.
    Forse sono l’unico a pensare che quel celebre discorso non vada incluso tra le cose belle e utili che Steve Jobs ci ha lasciato.
    Il sogno americano, così interpretato, poteva forse avere un senso 50 anni fa. Oggi essere “foolish” mi pare abbia il solo effetto di ingrossare le già folte fila di chi non riesce a conciliare la realtà con le proprie inarrivabili aspettative. “Stay hungry but be realistic” potrà forse essere meno efficace per il benessere collettivo (che richiede le sue “vittime” nella ricerca dell’eccellenza) ma mi sembra una migliore ricetta per la felicità personale.
    Cosa ne pensi?

  2. attila69

    Ciao Gavazza, in attesa della risposta di Luca, uso il blog per esprimere la mia non richiesta opinione sul punto.
    Ho appena riletto (anzi, siamo onesti: letto) l’intero discorso di stanford.
    Fra le tante cose, e prima di arrivare a quel motto (che poi è a sua volta una citazione), Jobs dice (sintetizzo malamente):
    – che lo schema della propria vita si comprende solo a posteriori guardando all’indietro e che quindi si deve agire anche in base a intuizioni o sentimenti che al momento appaiono privi di logica;
    – che a volte le “tegole” che ci cadono in testa possono trasformarsi in opportunità se si ha la tenacia di continuare a fare ciò che si ama, non accontentandosi mai (“don’t settle“) e trovando forza perfino nella condizione di “leggerezza” di chi deve ripartire da zero;
    – che nel lungo periodo saremo tutti morti e quindi bisogna “evitare la trappola di credere che abbiamo qualcosa da perdere”.
    In quel contesto l’esortazione “stay foolish” non è “abbi aspettative inarrivabili”, ma piuttosto “non accontentarti, non aver paura di rischiare, osa”; sii, in definitiva, pazzo abbastanza da metterti in gioco.
    Retorico? Forse sì, un po’. Ma non è il classico “sogno americano”, perché potrebbe applicarsi anche a storie che non finiscono con l’essere CEO di una azienda che ha più soldi di alcune nazioni.
    In questo clima di idolatria (insopportabili le candele davanti agli iPad!) non voglio difendere a tutti i costi Steve Jobs, ma credo che quel discorso contenga valori più profondi dei motti incollati sugli status di Facebook (che infatti tu, a pelle, già detesti).
    Stay happy.
    Attilio

  3. gavazza

    @attila69: sono d’accordo che il discorso contenga tante cose buone, però è anche vero che, a torto o a ragione, sia quasi sempre identificato con la frase di chisura. Forse ho sbagliato ad usare l’espressione “sogno americano”, diciamo allora quella convinzione tipicamente americana secondo cui allo sforzo corrisponda il premio. Una convinzione che, mi ripieto, è utilissima a livello di società (e infatti ci bagnano il naso) forse meno utile a livello di singolo individuo.
    @ Esau: in realtà non mi sembra di aver equivocato il senso, che è abbastanza chiaro (giusto per essere espliciti: uscire dagli schemi; non arrendersi; rimanere convinti delle proprie opinioni a dispetto degli altri; inseguire i propri sogni; seguire l’istinto; vivere l’attimo e non l’attesa del futuro), piuttosto data l’interpretazione ne contesto la validità. Tutto qui.

  4. Sir Robin

    Senza nulla togliere devo confessare che quanto a esortazioni preferisco di gran lunga lo “stay human” di Vittorio Arrigoni.

  5. Carlo M

    i miei complimenti ad attilio “attila”! la sua sintesi e analisi del discorso di steve jobs a stanford è quasi più illuminante del discorso stesso.

  6. rafeli

    va bene jobs, va bene i dieci anni, ma io ESIGO un post sull’ennesima incitazione di Giuliano Ferrara a Berlusconi (“adesso però smettila e datti da fare”).

    Quante volte dovrà invitare B. a “darsi una mossa” senza ottenere il risultato prima di capire che quello se ne fotte?

  7. cornholio

    Sottolineo una parte del post di attila69: “potrebbe applicarsi anche a storie che non finiscono con l’essere CEO di una azienda che ha più soldi di alcune nazioni”. Stay foolish si applica anche ad un laureato in legge che finisce a fare il contadino, se è questo che lo rende felice. L’antitesi del sogno americano, a ben vedere.

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