Chi, io?

Martedì il ministro Fornero ha detto delle cose coraggiose sui giornalisti, traditrici di un’insofferenza per alcuni atteggiamenti corporativi la cui rivelazione è evidentemente un altro tratto di originalità e indipendenza del “governo tecnico”.

«I giornalisti svolgono una funzione importantissima, però hanno goduto di qualche privilegio, probabilmente per la loro vicinanza al potere politico. Ma il mondo adesso non fa sconti a nessuno, e se non li fa ai lavoratori della Fiat non si vede perché li dovrebbe fare a voi», ha spiegato con franchezza la responsabile del Welfare. «La competizione vale nei settori produttivi, perché le cose possono essere prodotte da noi o da altri, vale per l’ idraulico e quindi anche per il giornalista. Nessuno si può sottrarre». Il passaggio più delicato del suo discorso l’ha toccato quando ha parlato dell’ Inpgi, l’istituto di previdenza. «La vostra cassa ha problemi di sostenibilità come quasi tutte quelle professionali. Il governo ha il dovere di garantire che vengano amministrate bene, non solo per i pensionati o quelli vicini alla pensione, ma per i giovani. Si tratta di un compito importante perché nessuno può chiamarsi fuori da un disegno di riordino del sistema previdenziale». Proseguendo così: «Ora vi dirò una cosa che non vi sarà gradita. Ho polemizzato spesso in passato con l’Inpgi, anni fa ho chiesto di avere i dati ma mi sono stati negati, dicendo che è materia delicata. Voi però siete quelli della trasparenza, perciò dovete essere trasparenti anche voi. Vi chiedo di non sottrarvi, vi chiedo un impegno per l’ Italia».

Che nessun ministro “politico” abbia mai detto queste sacrosante cose è una conferma di quel che dice Fornero dei giornalisti, “probabilmente per la loro vicinanza al potere politico”. Ho scritto altre volte che credo che una delle poche cose giuste che dice Beppe Grillo è che il secondo settore della vita pubblica italiana che ha gravissime responsabilità nel disastro nazionale sia quello dell’informazione, mentre dissento da lui quando continua annunciando “voi siete i prossimi”: non credo che lo saremo, perché i meccanismi di autoconservazione e protezione sono più solidi persino di quelli dei politici. Avrete notato che in tempi in cui qualunque settore professionale italiano è travolto in misure maggiori o minori da scandali, accuse, inchieste (politica, sanità, magistratura, libere professioni, spettacolo, imprenditorie varie, calcio, e ancora) il sistema dell’informazione italiana non è mai messo sotto accusa su niente: nessun giornalista sbaglia mai, nessun falso o inganno emerge, nessuna pratica è contestata, nessuna etica è ridiscussa, nessuna punizione arriva (eccetto Feltri, ma quello è circo). Forse è perché tutto nell’informazione italiana è condotto con straordinaria correttezza e responsabilità, certo: ma anche solo statisticamente è strano, no?

E poi c’è quello che ha detto Fornero: «Voi però siete quelli della trasparenza, perciò dovete essere trasparenti anche voi. Vi chiedo di non sottrarvi, vi chiedo un impegno per l’Italia». E c’è soprattutto l’apriticielo dei rappresentanti dei giornalisti.

«Le dichiarazioni del ministro Fornero sono molto gravi e nascono in tutta evidenza da informazioni che le vengono fornite da chi nulla sa del lavoro dei giornalisti di oggi», replica Enzo Iacopino, presidente dell’ Ordine dei giornalisti, per cui «parlare di privilegi guadagnati grazie ad una collusione con la politica, significa fare affermazioni lontane mille miglia dalla mortificante realtà in cui operano migliaia di giovani». La Fnsi respinge «l’ attacco all’ autonomia dell’Inpgi e alla professione, che non vive di privilegi ed è impegnata, al contrario, a contrastare un lavoro sempre più precario». Per Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi, «è gravissimo che il ministro Fornero parli di insolvibilità della cassa, gettando fango e creando panico infondato su 2 milioni di lavoratori».

Ora, io dei conti della cassa dell’Inpgi so solo quello che riguarda me: cioè che verso un sacco di soldi e sono sempre in arretrato perché sono un sacco di soldi. Ma so invece che a un invito come quello del ministro si risponde con complicità e collaborazione, non con “non accetto lezioni” e facendo le facce scandalizzate. Chiamarle «affermazioni lontane mille miglia dalla mortificante realtà in cui operano migliaia di giovani» è come dire che chi usa il termine “casta” per i politici trascura il benemerito lavoro di molti bravi e corretti politici: eppure non mi pare che ci tratteniamo, noi giornalisti. Per non dire che “la mortificante realtà in cui operano migliaia di giovani” si deve spesso alla pigra e  privilegiata realtà in cui operano parecchi vecchi. Quindi abbiamo due modi per parlare di quello che facciamo: denunciare e criticare le scorrettezze, le mediocrità, i privilegi inutili, le violazioni dell’etica, cercare di ridurle e sanzionarle, oppure dire che va tutto benissimo e nessuno si azzardi a mettere in discussione eccetera. Nel secondo caso somigliando a tutte le corporazioni che andiamo nel frattempo criticando.

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11 commenti su “Chi, io?

  1. nonunacosaseria

    sei sempre in arretrato?
    mi rincuori! pensavo di essere l’unico per via di certe vecchie collaborazioni degli anni ’90: ogni tanto mi arrivano cartelle dell’inpgi o di equitalia che mi dicono “guarda, che nel 2003…”

  2. Lele

    «La Fnsi respinge l’attacco all’autonomia dell’Inpgi e alla professione, che non vive di privilegi ed è impegnata, al contrario, a contrastare un lavoro sempre più precario».

    Ah sì? Sono un giovane (spero), sono un giornalista (anche se senza tessera, perché soldi e tempo per fare il corso non ce li ho, dato che passo dieci ore al giorno in redazione + tutti gli extra che faccio fuori orario di lavoro per integrare lo stipendio) e sono un precario. Ho i requisiti per diventare (almeno) pubblicista da almeno quattro anni, ma nessuna collaborazione dall’Ordine: pare che se lavori, emetti regolare fattura e il giornale per cui hai scritto poi non paga (anche se va in edicola con la tua firma) è come se nulla fosse successo. Tra poco dovrei riuscire a superare anche questo ostacolo, e poi? Per diventare professionista, mi dice l’Ordine, devo fare praticantato in una redazione con almeno sei professionisti. E siccome siamo tutti progettisti o quasi, il praticantato me lo scordo. Anche perché chi glielo spiega all’azienda che devono rifarmi il contratto come praticante invece che come progettista?
    Oppure potrei seguire il corso dell’Ordine per poi accedere all’esame, appunto. Il che significa soldi, tempo e, forse tra un anno, viaggi a Roma per dare l’esame.
    In che modo questa situazione paradossale è sinonimo di “aiutare i giovani”? E poi, è vero: l’Ordine aiuta i giovani giornalisti-o-presunti-tali-ma-comunque-trattati-come-tali che lavorano in condizioni, uhm, non consone: se c’è un contratto da impugnare il sostegno te lo danno, per dire. Ma fare il passo di più e imparare a lavorare con le aziende invece che in opposizione a loro? Riconoscere che la formazione di un giornalista si fa sul campo più che tra le pareti di un’aula, e dare una mano ai giovani a inserirsi seriamente, e le aziende a inserire seriamente i giovani?
    Faccio il lavoro più bello del mondo e lo faccio con passione, e non mi lamento (più di tanto), e mi rendo conto che sono già fortunato a potermi definire “redattore” e pubblicare su riviste a diffusione nazionale e bla bla bla. Ma che non mi si venga a dire che in questo percorso sono stato aiutato dall’Ordine, perché io per loro a) non esisto e b) sono un fastidio nel momento in cui la mia esistenza viene accidentalmente riconosciuta. E che poi i professionisti non si lamentino se noi, che ufficialmente professionisti non siamo ma ci facciamo un mazzo triplo per comportarci come tali, appoggiamo con gioia uscite come quelle della Fornero.

  3. Francesco

    Solo una nota numerica: se conti di avere una carriera di 40 anni e una pensione di 20 (o giù di li), il sacco di soldi da versare è pari a circa un terzo dei guadagni lordi (così la cassa avrà i soldi per pgarti una pensione pari ai due terzi, più o meno quello che rimane pagando i contributi). Se in realtà paghi meno (ma comunque un sacco di soldi) ci sono tre possibilità: la cassa sta accumulando debiti, l’età di pensionamento prevista è molto alta o la pensione molto bassa.

  4. Lele

    E Luca, tu che sei più addentro hai conferme/smentite sulla voce che sta circolando riguardo l’abolizione, entro agosto 2012, dell’albo dei pubblicisti? Ché per ora pare più, appunto, una voce da Internet che una vera notizia.

  5. odus

    I giornalisti come l’idraulico? no come l’operatore ecologico una volta chiamato spazzino.
    Se paga l’operatore ecologico deve pagare anche il giornalista.
    Dov’è la novità?
    Che nessun politico lo ha mai detto prima della Fornero perchè ricattabile da ricattatori?
    E’ la conferma che la Fornero non è una politica? o che la Fornero non è ricattabile? Aspettiamo qualche giorno per vedere che titoli verranno fuori a suo riguardo prima di dirlo.
    In ogni caso, se la Fornero è veramente una non politica vorrà dire che:
    1) tra tredici o quattordici mesi, se non capita qualcosa prima, si toglierà dai piedi.
    2) Noi in Italia siamo i più fortunati di tutto il mondo, perfino dei coreani del nord, ad essere governati da una, tra gli altri, mai indicata da nessun cittadino ad essere da lei governato e che a nessun cittadino ha mai, prima di ritrovarsi governante, detto come lo avrebbe governato.

  6. Lazarus

    La Fornero parla troppo e a sproposito, tra l’altro in pochi giorni ha già assunto i vizi della peggio politica, prima dire e poi subito dopo smentire dando la colpa ai giornalisti (non vi ricorda qualcuno?).

  7. ivanberni

    Caro Luca, d’accordissimo con la sollecitazione alla categoria di guardarsi allo specchio e smontare un po’ di spocchia e di paleo-corporativismi. Però, in questo caso, la Fornero ha pestato una cacca. L’Inpgi ha i conti a posto e sono pubblicamente verificabili e trasparenti. L’istituto, anzi, è fra le pochissime casse di categoria che può garantire prestazioni per i prossimi 50 anni. Fornero, evidentemente, aveva un vecchio conto da regolare ma non si è nemmeno degnata, prima di parlare in pubblico nella sede della Fnsi, di verificare come stavano le cose. Ti prego di credere che non sto imbastendo una difesa d’ufficio. Sia il sindacato che l’ordine dei giornalisti meritano pesanti critiche per come non hanno saputo, finora, comprendere quanto questa professione si sta trasformando e soprattutto che cosa servirebbe alle migliaia di giovani giornalisti – o aspiranti tali- per svolgere meglio il loro lavoro. Un lavoro d’importanza fondamentale per il paese. Ciò detto la Fornero ha proprio sbagliato il passo, parlando con inaccettabile leggerezza di una cosa che non sa. E questo preoccupa assai, visto l’importanza della sua responsabilità istituzionale.
    (sono anch’io perseguitato da arretrati Inpgi, e faccio una gran fatica a starci dietro. Ma tant’è…)

    Con affetto

    Ivan

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