Ognuno la sua parte

La settimana scorsa Nadia Ferrigo mi ha raccontato di un programmaccio tv spagnolo, su Telecinco: La Noria, una cosa serale di spazzature televisive varie, che ha talmente passato il segno del degrado e delle scorrettezze nei confronti dell’informazione, della verità e degli spettatori, che una campagna su internet ha convinto i grandi inserzionisti che – successo o no del programma – era meglio smettere di associare il proprio brand a quel programma. Che lo abbiano fatto per dignità e senso della responsabilità o per valutazioni di efficacia non so, e non mi interessa: contano i buoni risultati. La storia è raccontata più diffusamente qui. Poi ci sono stati successivi sviluppi e il programma è stato spostato a dopo la mezzanotte.

Che si tratti di uno dei molti incidenti sull’inarrestabile percorso del peggioramento qualitativo dell’offerta televisiva in mezzo mondo, e della mediocrità umana e culturale che la cura, oppure un’occasione per sperare che un altro mondo sia possibile, non so. Però ogni singolo successo è un successo e vale da solo. E quel successo mi è tornato in mente leggendo della storia dei giorni scorsi sui falsi passeggeri della Costa Concordia ospitati in diversi talk show televisivi italiani. Storia che mi scandalizza poco: è la routine della cialtroneria squallida di molti programmi delle rete nazionali, soprattutto quelli del pomeriggio, e per una storia così rivelata ce ne sono altre cento che ignoriamo.

Le ignoriamo anche perché non riguardano molti di noi. Sono sicuro che tra le persone che frequento ogni giorno, tra quelle che incontro, tra quelle che leggono questo blog, tra quelle con cui parlo su Twitter, la percentuale degli spettatori che seguono quei programmi da circo dei poveracci è assai ridotta. Ma è giusto abbandonare su quelle navi – per restare in tema – i passeggeri che non sono in grado di raggiungere le scialuppe o non possono permettersi di meglio? Io le vedo quasi mai, e troppo poco per sapere esattamente chi sono gli inserzionisti dei programmi di pettegolezzo, scandalismo da rotocalco sfigato e cronacaccia nera che vanno in onda al pomeriggio ma anche alla sera, per il pubblico meno giovane o con meno occasioni di scelta e strumenti di comprensione della realtà. Proverò a dare un’occhiata, e vedere se tra quelli ci sono aziende che nei loro spot promuovono messaggi o idee di qualità della convivenza, di miglioramento del paese, di interesse per la comunità: perché se così fosse, che questi messaggi finanzino simili programmi sarebbe contraddittorio, a dir poco. E se anche si limitano a promuovere i loro prodotti, voglio vedere se sono gli stessi prodotti che compriamo noi che abbiamo idee diverse del ruolo della tv: e magari ne scegliamo altri, no?

Poi vi faccio sapere.

Altre cose:

29 commenti su “Ognuno la sua parte

  1. vietatocosare

    Guardala anche cosi’: se ci sono aziende che producono spot di qualita’ della convivenza, di interesse per la comunita’, di miglioramento del Paese, e’ proprio in mezzo a quei programmi che ci converrebbe vederli passare. (Converrebbe a noi, non all’azienda). Proprio per evitare di lasciare quegli spettatori in balia soltanto del peggio, se gia’ il programma che guardano e’ cialtrone, almeno che gli spot offrano loro una prospettiva migliore.
    Un modo per cominciare a ricostruire la domanda.

    Quanto al boicotaggio spagnolo, lo capisco, ma e’ una scorciatoia un po’ paternalista che anziche’ insegnare ai bambini a non dare fuoco alle cose si limita a togliere loro l’accesso alla benzina. Va detto che forse il paternalismo e’ l’unica risorsa che abbiamo a disposizione, anche se con gli adulti non funziona granche’…

  2. D.G.

    Le trasmissioni non vanno avanti perché hanno successo di pubblico ma perché di conseguenza a quel successo fanno incassi pubblicitari. Il caso dimostra che si possono spingere le aziende a fare equazioni matematiche un minimo più complesse dell’1=1. E ognuno mettendoci la sua dose di dignità può incidere molto, senza moralismi o ipocrisie. Ad esempio so per certo, perché per motivi di lavoro ho letto il contratto, che Luciana Littizzetto ha messo nero su bianco l’elenco e le tipologie dei programmi TV a cui non avrebbe permesso fossero associati gli spot che interpreta per una grande catena della grande distribuzione. Quindi quelle trasmissioni non potranno mai avere il supporto finanziario di quella catena. È già qualcosa. Fra l’altro questo non significa automaticamente che gli spazi lasciati vuoti verranno riempiti da altri perché il mercato pubblicitario è molto meno florido di quanto si voglia far credere. Ci sono canali televisivi che programmano gli spot 4/5 volte in più rispetto al contrattualizzato, mandandone in onda la maggior parte gratuitamente, pur di non far trapelare la mancanza pubblicità che genererebbe di conseguenza un effetto domino con la fuga degli inserzionisti.

  3. layos

    Secondo te le aziende alimentari fanno più denaro vendendo le merendine o le zuppe di farro? Il junk food è più buono e più facile da vendere anche se a gioco lungo fa più male.
    La pubblicità si nutre di programmi immondizia perchè sono facili da digerire per una platea assai più vasta. Non è un caso che molti dei migliori programmi Rai fossero delle cosiddette catacombe. I palati fini aspettano fino a tardi per la loro zuppa di farro.

  4. yamau

    Mi pare una ottima mossa. Forse il senso dell’esistenza di questi contenitori di nefandezze è proprio quello esserlo anche di audience pubblicitaria, per cui forse un boicottaggio dei prodotti reclamizzati potrebbe far crollare le fondamenta sui cui si reggono. E’ poi pacifico che sarebbe educare “prima” che intervenire dopo, ma forse siamo arrivati ad un punto tale che intanto va arginata questa deriva. O se si preferisce premiare i prodotti reclamizzati in programmi che abbiano un minimo contenuto di intelligenza e/o educativi, ma a parte la difficoltà di trovarne… le aziende sparano sul bersaglio grosso e grasso e non credo siano particolarmente interessati all’elevazione delle persone perchè più spesso trovano nella loro scarsa attitudine a processare le informazioni (da cui sono bombardate) il terreno ideale per coltivare meglio i loro “consigli per gli acquisti”. Per cui Luca tienici informati sugli sviluppi della cosa e sono certo che se poi si tramuterà in un’ iniziativa concreta non mancheranno parecchie adesioni. Mi piacerebbe pensare ad una pubblicità progresso dal basso.

  5. Simonluca Merlante

    Provo con un esempio: durante Forum (Canale 5, Lun-Ven, 11-13) le pubblicità più trasmesse sono (fra le altre) adesivi per dentiere, apparecchi acustici, dispositivi per la mobilità e la risalita, materassi ortopedici e non. Esistono prodotti anche per un pubblico meno stagionato, ma difficilmente vi troverete spot della Kinder, di automobili sportive, di gioielli o profumi.
    Le aziende che hanno come clientela un pubblico anziano, in assenza di Forum, dovrebbero disperdere gli investimenti su programmi più generici, col risultato che per ogni euro speso, il numero di contatti “in target” si ridurrebbe. Questo perchè Forum (ma è solo un esempio) è costruito in modo ragionato per risultare gradevole a un pubblico più anziano. Quindi se noi guardiamo Forum e decidiamo che quello è un programma culturalmente deleterio dobbiamo prima tenere a mente che
    1. quello probabilmente non è un programma per noi, o per i nostri figli, ma per i nostri genitori, o nonni. Il cui intrattenimento, e i cui valori, sono diversi dai nostri
    2. eliminarlo significa chiedere agli inserzionisti di andare incontro a eventuali inefficienze nell’allocamento della loro spesa pubblicitaria (se hanno scelto Forum, è probabile che sia la migliore alternativa d’investimento per loro)
    3. significa anche chiedere alle emittenti, almeno nel breve periodo, di sopportare delle perdite: se sostituisco un programma scadente con uno migliore, è probabile che almeno all’inizio ci sarà un calo fisiologico degli ascolti: perchè deve cambiare il pubblico, perchè quello che resta si deve abituare, perchè all’inizio si faranno degli errori.

  6. sombrero

    “è giusto abbandonare su quelle navi i passeggeri che non sono in grado di raggiungere le scialuppe o non possono permettersi di meglio?”
    Se gli stessi, quando gli spieghi che si nutrono di immondizia, ti rispondono “sei uno snob radical-chic comunistoide del ca**o”, assolutamente sì. Anzi, personalmente praticherei altri buchi sullo scafo per velocizzare le operazioni di affondamento.

  7. Luca

    @simonluca
    1. è quello che ho scritto. Ma il tuo “relativismo valoriale” mette sullo stesso piano cose oggettivamente deprecabili e diseducative con cose più intelligenti, rilevanti, di qualità, come se fossero tutti “valori”.
    2. idem. Il tema è infatti se “l’alternativa di investimento” sia il solo criterio da considerare.
    3. certo che sì. Di quello stiamo parlando. Mica della botte piena e la moglie ubriaca: mica della solita ricerca di ovetti oggi senza mai pensare alla gallina domani. Stiamo parlando di invertire o attenuare la tendenza a fare cassa con la spazzatura, stiamo parlando di responsabilità, cose così.

    @vietatocosare
    lettura interessante ma fragile: non puoi regalare margherite nell’intervallo di un corso di stupro, pensando di aver fatto del tuo meglio per ingentilire gli allievi.

  8. Antonio

    Rimangono comunque le solite due incognite da determinare: QUAL è il limite che separa cosa è buono da cosa è cattivo e CHI lo stabilisce.

  9. paulecci

    Prima osservazione, come correttamente hai riportato La Noria va in onda su Telecinco, anche se può sembrare inutile, vale la pena di ricordare che si tratta di una rete Mediaset, che in Spagna come in Italia sono i “padroni” indiscussi del genere trash in televisione.

    La tua proposta è interessante, ma difficilmente attuabile in Italia, per il semplice motivo che in Italia quel genere di programma è la norma, non l’eccezione. Vedo la televisione in Italia raramente, ma faccio davvero fatica a ricordare un programma, che non sia urlato, pieno di ospiti senza nessuna preparazione, giornalisti faziosi e politici arroganti. La concorrenza all’audience con Mediaset ha trasformato la televisione italiana in un deserto di volgarità, con poche, pochissima eccezioni, convincendo il pubblico che questa sia la normalità.

    In Spagna, dove vivo da due anni, c’è una netta differenza nella programmazione delle reti private e i canali pubblici, nei quali invece la media della programmazione è di buona qualità. Questo credo che sia un un fattore fondamentale per permettere alle persone non solo di rifiutare, ma di riconoscere il degrado culturale in quanto tale e di conseguenza rigettarlo.

  10. sombrero

    @Antonio
    Di solito a chi pone questo interrogativo, tanto antico quanto pretestuoso, basta chiedere cose come “Andresti a vedere la mostra di Tiziano o quella del Mutandari?” o “Preferisci Hemingway o Moccia?” o ancora “Dai, andiamo al cinema: scegli tra Er Monnezza e Truffaut”. Normalmente segue un silenzio imbarazzato da parte del sofista.

  11. @serenatudisco

    Mi rendo conto sempre di più, osservando questi trasmissioni, che tutti dicono di non vedere di come la società sia rappresentata. Anche se non credo che possano per fortuna influenzare il modo di essere di chi guarda.
    Forse potrebbero essere paragonati a quei tipi di film, volgari che fanno solo ridere e non sorridere, chi va a vederli spesso ti (mi) risponde che é andato perché al cinema si deve ridere, aggiungendo che la vita é già triste.
    Trovo giusto che uno sponsor, nonostante gli spettatori alti, possa decidere di ritirare la sponsorizzazione, alla fine “ci mettono la faccia”.

  12. Antonio

    @sombrero
    Suvvia, non è un sofismo: tra Tiziano e Mutandari esisteranno dei grigi o nel tuo mondo è tutto bianco/nero, buono/cattivo? Un manierista (è solo un esempio!) lo poni all’inferno o in paradiso? E un Ken Follett (altro esempio, niente più) dove si pone, tra Hemingway e Moccia?
    Per cui ripongo la domanda: l’asticella a che altezza la si piazza?

  13. Carlo M

    ma soprattutto, se a uno gli piace moccia che facciamo, gli sputiamo in un occhio? lo meniamo? lo banniamo dal genere umano?

    l’idea che ci siano cose “cose oggettivamente deprecabili” è assurda; e che a decidere che cosa è “oggettivamente deprecabile” sia “io che ho gusto”, non “voi che non l’avete”, è ancor più assurdo.

    nel mondo c’è posto per tutto. l’unica cosa che si deve fare è investire, investire e ancora investire nell’educazione (laica, aperta, plurale, senza pregiudizi). cosicché ognuno, da solo, abbia gli strumenti per farsi le sue idee e seguire i propri gusti.

    tutto il resto è presunzione.

  14. sombrero

    @Antonio
    La scala di grigi la si dà per scontata, ma tendo a rifiutare l’idea di qualcuno che, dotato di un minimo di strumenti necessari, non riesca a distinguere qualcosa che vale da qualcosa che non vale (e non solamente per sé). “Un manierista” non significa nulla; se mi dici Pontormo lo metto sicuramente sopra l’asticella. Ci si potrebbe mettere anche Follet che fa un prodotto di genere di ottima qualità che però, naturalmente, non vale Fitzgerald. Tornando alla tv, guarda che l’estremizzazione dei miei esempi non è poi così sballata, almeno verso il basso. Siamo al punto in cui mancano solo uno che entri in studio vomitando, un rapporto sessuale con un animale domestico e poco altro. Quindi, anche scendendo dalle nuvole, la domanda è: se tu, spettatore o responsabile della rete mi dici una cosa come “Preferisco Amici a Passepartout” posso legittimamente dirti in faccia che sei o un cretino o in mala fede oppure facciamo che tanto tutto è uguale a tutto e vince la democrazia?
    Ma DAVVERO tu non sei in grado di capire se quella roba sta sopra o sotto la famosa asticella? Sinceramente? Scusami fin d’ora, ma non ci credo.

  15. sombrero

    @Antonio
    a scanso di fraintendimenti: “Preferisco Amici a Passepartout” va ovviamente inteso limitatamente al suddetto numero di aventi gli strumenti per distinguere.

  16. trentasei

    concordo in pieno con @CarloM: per quanto siano distanti dai miei gusti e per quanto assecondare la richiesta del pubblico capra ha ridotto la tv ad esser quel che è, è presuntuosa l’educazione del popolo secondo canoni dettati dall’ alto. concordo anche con la soluzione, che sta nell’ educazione dei bambini e non degli adulti. se poi sta benedetta tv di stato, visto che si paga il canone e deve dare un servizio si limitasse a fare programmi di qualità, con questo intendendo non sputtanare i soldi con “i pacchi” e “forum” e “la vita in diretta”, avrei anche la voglia, pur possedendo solo un pc, di pagarci sopra il canone in nome di un servizio. a me l’ idea di una cultura posta dall’ alto fa paura, al pensiero che un ministro della cultura sia ad esempio un Bondi, fa paura… ci pensi, a questo, Luca? che è poi l’eterno probelma della scelta dei filosofi nella Repubblica di Platone.

  17. saintex

    Bel post.

    Sull’affermazione:


    E se anche si limitano a promuovere i loro prodotti, voglio vedere se sono gli stessi prodotti che compriamo noi che abbiamo idee diverse del ruolo della tv: e magari ne scegliamo altri, no?

    L’utilizzo di prodotti che vengano pubblicizzati solo in programmi o reti che si condividono mi sembra un proposito ottimo e condivisibile e può rientrare in quelle pratiche che rientrano sotto il largo ombrello del “consumo critico”.

    Segnalo però che ha scarsa attuabilità.

    Fu Umberto Eco a teorizzare per primo la possibilità di non consumare i prodotti degli inserzionisti che inserivano la pubblicità nelle reti Mediaset, per chi eventualmente non avesse condiviso le scelte politiche di Berlusconi:
    http://www.repubblica.it/online/politica/econsumo/econsumo/econsumo.html

    L’iniziativa ebbe un certo successo e ne nacquero alcuni movimenti e siti, i più importanti dei quali furono il Co.Re (Consumo Responsabile) e il Movimento Cunegonda:
    http://www.clarence.com/contents/societa/sullanotizia/archives/000976.html
    http://www.repubblica.it/online/politica/econsumo/rete/rete.html

    Che io sappia, però, tutte le iniziative fallirono per molteplici motivi, tra cui:

    1. innanzitutto per via dell’irrinunciabile capacità della Sinistra di non mettersi mai d’accordo e conseguentemente nel dividersi in mille iniziative simili, ma ciascuna un po’ diversa; infatti anche in questo caso i vari partecipanti all’iniziativa lanciata da Eco si frammentarono in molti movimenti;

    2. l’oggettiva difficoltà di rilevare quali debbano essere gli inserzionisti da penalizzare e viceversa di individuare quelli da premiare (perché hanno rinunciato alle inserzioni nei programmi in questione);

    3. la difficoltà di conciliare il punto precedente (cioè l’individuazione degli inserzionisti) con la loro diffusione presso un pubblico diffuso: insomma bisogna comunicare al pubblico che le aziende che hanno pubblicato inserzioni non corrette questo mese sono x,y,z; il mese successivo x,y,w; il pubblico interessato al boicottaggio dovrebbe tenere conto dei cambiamenti e adeguarsi di conseguenza.

    La realizzazione di tutto ciò è praticamente impossibile in pratica.

  18. sombrero

    @Carlo M
    Altro sofismo, il tuo. Appena più sottile (ma di poco).
    Mettiamola così: dando per scontato che tu abbia dato a tuo figlio tutti gli strumenti per comportarsi decentemente, ti piacerebbe che appena uscito di casa incontrasse un crocchio di spacciatori davanti al bar, uno che apre il portabagagli dell’auto e gli sibila “Amico, vuoi un AK47? Un po’ di C4? Oggi facciamo il 3×2 sulle Beretta semiautomatiche.” o che le vie intorno all’isolato fossero una specie di pista di Formula 1?
    Rispondimi, sul serio.
    Guarda che anch’io sono un fan sfegatato della responsabilità personale, a volte fino alle estreme conseguenze, ma la responsabilità implica una serie di fattori che ti permettano di esercitarla. E concordo assolutamente e senza riserve sulla necessità dell’educazione, ma se vuoi venirmi a raccontare che la gran massa degli spettatori italiani è consapevole, preparata e dotata di apparati critici adeguati, aspetta un minuto che vado a comprare i popcorn, mi siedo comodo e mi faccio quattro risate.

  19. sombrero

    @Trentasei
    Curiosa posizione la tua: ti sta bene, anche se a fatica, l’imposizione dall’alto dell’ignoranza più becera ma rifiuteresti assolutamente quella della cultura.

  20. Luca

    Un giorno scriverò che bisogna votare le persone per bene e capaci e non quelle disoneste e inette, e arriverà uno a dire “e chi decide quali sono? ci sono tutte delle sfumature in mezzo”, concludendo così che ho torto.

  21. stefanomura

    “Adesso però Maria Carmela è furiosa e urla vendetta minacciando provvedimenti contro l’avvocato Giacinto Canzona, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Tivoli e del quale si scopre un passato costellato di truffe e notizie bufala,”
    Tra i tag di questa notizia metterei anche “Abolizione Ordini professionali”. C’è ancora qualcuno che hai il coraggio di dire che servono a tutelare la comunità garantendo la qualità dei propri iscritti?

  22. trentasei

    Luca, usi tu lo straw man argument? Votare è un’azione, libera, dal basso verso l’alto, e concordo sulla speranza che ciascuno, liberamente, voti persone perbene e competenti -per quanto l’esistenza e la votazione di elementi come borghezio, calderoli et simili mi faccia mal sperare-. Ben diversa è la scelta -e imposizione- top down di ciò che è cultura e qualità, per quanto io possa anche essere allineato sui tuoi valori: a me sa molto da scuola stalinista, non parlando di bambini che vanno educati e formati, ma di individui adulti, liberi di scegliere e che tu invece sembra abbia l’intenzione di educare.

  23. trentasei

    @sombrero: anche tu straw man argument, perchè non è evidentemente quel che ho detto: quello che c’è ora in tv è ciò che il pubblico mangia e vuole, e per cui viene pagata la pubblicità, non è certo una “imposizione”. Uno speciale sul balletto russo, quello sì sarebbe un’ “imposizione”, per capirci, ma probabilmente non avrebbe gli stessi finanziamenti. a me “i pacchi”&c fanno schifo, ma io non rappresento, evidentemente, il pubblico medio della tv, tant’è che è da tempo che non ne ho una, non trovandoci nulla di interessante là dentro che poi non si possa recuperare in rete.

  24. sombrero

    @trentasei
    lo straw man argument lo vedi solo tu. Non so te, ma personalmente non ricordo di essere mai stato consultato sul contenuto dei palinsesti delle reti televisive, quindi sì, è un’imposizione. Che poi risulti gradita da una larga parte della popolazione è tutt’altro discorso. Possiamo parlare di libera scelta quando questa scelta può essere esercitata su un range di opportunità con una varietà significativa: poter scegliere tra i pacchi, la De Filippi e Sanremo NON è libertà, così come non lo è poter spegnere la tv. Se in libreria pubblicassero solo romanzetti rosa e le poesie di Bondi, ti sentiresti libero? E riusciresti davvero a dire qualcosa come “Il problema l’ho risolto: non leggo. Sono libero”? Sicuro?

  25. trentasei

    @sombrero: forse non hai capito: cash is king, si dice. e finchè un’azienda si basa sul profitto, questa è la regola. per cui, proprio perchè genera profitto hai quel palinsesto: si vede che io te e pochi altri non siamo interessanti per le aziende e non costituiamo un numero abbastanza grande, ma costituiamo quei niche market che vengono sfruttati su altri canali, e non certo su una tv che deve raggiungere l”80% della popolazione.per rispondere alla tua domanda: io sarei libero, ma non mi sentirei rappresentato. vabbè, ma è la democrazia, appunto, solo che la si invoca quando fa comodo e non la si vuole più quando ci si accorge che il suo naturale decorso è verso i pacchi e i romanzetti rosa.

  26. Luca

    Trentasei, tu vedi dittature culturali dove nessuno le mette in campo, e non vedi quelle che ci sono. Che differenza c’è tra il mio auspicio che il mercato (ovvero le nostre scelte e richieste) formi offerte migliori e lo stato di fatto in cui altrui scelte e richieste ne formano di peggiori? Quei programmi non “educano” forse i loro spettatori?
    Sull’educare in genere non ti rispondo che brevemente, che ne ho scritto molte volte: il timore di essere “educati” è figlio di sensibilità e insicurezze, e di guardare il suono di una parola prima del suo significato: tutti noi veniamo educati ogni giorno da mille cose ed esperienze che non controlliamo o sì, grazie al cielo. E l’essere adulti sta proprio nell’esserne sereni e soddisfatti, non spaventati.

    (sulla tua saputa lezione sulla democrazia, invece manco ti rispondo, che usi una terza persona – “la si invoca” – non avendo nessuno a cui riferirla)

  27. sombrero

    @trentasei
    La natura profonda della discussione mi porterebbe un terreno minato in cui il fraintendimento, più o meno cercato, la fa da padrone, quindi mi fermo. Prendo atto di quel che dici e delle nostre differenze interpretative e stop. Anche perché si andrebbe off topic di brutto.

  28. trentasei

    @luca, mi spiace, è ben diverso: son ben consapevole e d’accordo che via sia quella che tu chiami “dittatura” tette&culi, e che sia degradante ed “educante” verso il basso, ma ciò che non accetti è che la natura umana sia fatta di pigrizia e mollezza e voglia e desideri quella dittatura “tette&culi” e non il balletto russo: perciò si tratta di democrazia, non di dittatura: così falsi l’argomento. e la rivolgo in seconda persona, se vuoi. certo, l’auspicio è che il genere umano migliori e non rimanga stantio, e l’obiettivo è quello di contagiarlo con elementi un po’ più elevati, e vabbè, ci può anche stare. Ma guarda che se la tv è lo specchio dell’ Italia, è con quella che devi parlare, non con me.

    Se facessimo trasmissioni di balletto russo, ammesso che “balletto russo” sia qualità, penso che nessun inserzionista pagherebbe un soldo: non è questione di trovare nel termine educare qualcosa di cui aver paura, ma è un tema puramente commerciale di non sostenibilità. Mi rimane poi il dubbio che, se la qualità la scegliesse Bondi, penso non ti andrebbe più bene.

    C’è la presunzione, forte, che a tutti debba o possa piacere il balletto russo, quando l’ industria più fiorente è la pornografia. E chi sguazza nel fango ci sta bene, lì, per quanto a te non piaccia e lo voglia contagiare. Sei lo specchio di una parte dell’ Italia, mi piacciono molte cose che fai, ma a differenza di te non ho la presunzione che debba piacere a tutti o di voler cambiare i gusti: lascio scegliere. Non dico che sbagli sogni, ma che la realtà non la vuoi o puoi guardare, magari anche solo perchè frequenti solo un certo tipo di persone.

  29. Robertodapisa

    Brutta serata ragazzi… un mio amico da 30 anni che ne ha 47, oggi ha sentito il cuore di sua moglie smettere di battere… ora lei è in coma forse ce la farà… sento questa musica penso a lui e a lei e, scusate, ma piango… avevamo 20 anni quando abbiamo acceso insieme le prime luci della vita… adesso… dopo tanti anni e tanti figli siamo qui a sperare che non si strappino quei fili in modo così bastardo… pregate per Giovanna.

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