Ho molti amici blogger

Ho un paio di pensieri su alcune cose che Francesco Merlo ha detto a Perugia sui blog e che hanno irritato in molti: lo so che sono passati alcuni giorni, ma ho fatto altro e comunque è sempre saggio mettere un tempo tra le cose che ci sembrano sciocchezze e il loro commento (un tempo infinito, a volte). Merlo ha detto delle cose contro “i blog” (“non tutti”) che somigliano a quelle che negli anni sono state dette da altri critici.

Il web viene utilizzato spesso per coltivare rancori, per lanciare schizzi di umore che spesso sono neri, diventano spesso i bloger, non tutti ovviamente, diventano dei parassiti dei giornalisti di carta, perchè fanno le pulci a quel titolo, questo ha fatto così eccetera, passano le loro giornate a censurare, criticare i giornali, quindi come se ci fosse nel bloger, anche fisicamente, difatti poi a volte si somigliano, sono un po’ cupi e hanno questa idea del mondo che, insomma, trafficano con le parole, il giornalismo non è questo.

Niente di nuovo insomma, opinioni un po’ ignoranti e superficiali ma non più rare di quelle che dicono “se li hanno arrestati qualcosa avranno fatto” o “i gay hanno molto gusto”, cose così. Però ci torno perché sono una nuova occasione per notare quanto uno dei peggiori nemici della chiarezza e della verità siano le categorie e le generalizzazioni. I “blogger” non esistono, come non esiste il “giornalismo”. Sono categorie e semplificazioni di cui ogni immagine chiara è inevitabilmente una semplificazione fuorviante: da cui non possono che nascere opinioni superficiali e ignoranti. Come dire “i libri sono belli”: mica è vero, è pieno di libri mediocri, se uno poi li legge.

Sarebbe quindi inutile discuterne nel merito, delle critiche di Merlo: non si mostra un ebreo generoso a chi dica che gli ebrei sono avari. Però in questo caso ci sono un paio di elementi interessanti ed esemplari, nel merito, per capire non una generalità ma un pezzetto dell’atteggiamento di alcune persone sulla rete.
Posto che Merlo – che ho conosciuto a Perugia e mi sembra una persona assai più cortese e meno aggressiva di questo e altri suoi interventi – dice “non tutti” (ma la dichiarazione in quanto tale rende quel “non tutti” piuttosto secondario), le due cose di cui accusa i blog sono “parassiti” e “non giornalismo”.

Ora, volendo seguire questa linea di pensiero, uno potrebbe accusare di parassitismo e non giornalismo anche la quasi totalità degli articoli di Merlo, che constano praticamente sempre di commento a valle di notizie pubblicate altrove sul suo giornale, senza che lo stesso Merlo abbia fatto particolari indagini giornalistiche per scriverli. Quasi sempre “fa le pulci”, “passa le sue giornate a censurare e criticare”, come direbbe lui. È la sua cifra e ciò per cui il suo giornale lo usa. L’eventuale qualità dei suoi pezzi risiede nella scrittura – più letteraria che giornalistica – e nell’acutezza di analisi, che sono proprie di molti osservatori, letterati, intellettuali, senza che il giornalismo – inteso nel senso riduttivo e semplificatorio – ci abbia niente a che fare. Non più di molti blog che raccontano il mondo, per dire dei rischi delle categorizzazioni spicce.

(Parentesi: questo pezzo sulla stupidità della differenziazione tra giornalisti e blogger l’ho scritto la prima volta nel 2003, credo. Dimmi tu.)

Ma anche non volendo mettere sotto la sua propria lente il lavoro di Merlo stesso, lui dovrebbe eventualmente spiegare in cosa sia meno parassita l’uso di video messi da altri su Youtube, di foto prese da Flickr o Twitter, la riproduzione di spezzoni televisivi, la traduzione di articoli stranieri: tutte cose che legittimamente o meno fanno il suo e altri giornali. Dovrebbe eventualmente spiegare perché non sia “fare le pulci”, il diffuso attacco ai “pericoli della rete”, all'”inaffidabilità delle notizie online”, e ad altri miti dell’informazione luddista: con cui i giornali si riempiono di articoli bellicosi, in un capriccio simmetrico a quelli a cui sembra riferirsi lui.

Ma siccome tutte queste mi sembrano totali ovvietà, che anche Merlo conosce, immagino che quello che lui volesse dire – in un contesto in cui si è lasciato andare a una certa sommarietà, magari era tardi – è che ci sono alcuni blogger infantili e scontenti che usano i loro blog per cercare di affermare se stessi e combattere le proprie insicurezze attraverso la ricerca spasmodica dell’errore del giornalista, verso il quale hanno un complesso di inferiorità e competizione. E che alcuni giornalisti hanno identici e simmetrici complessi per cui non riescono a vivere con indifferenza e misura  che questo avvenga, se ne fanno venire esaurimenti nervosi e attacchi di lesa maestà, e certi persino cercano i propri nomi su Google salvo poi stare agitati tutto il giorno perché uno sconosciuto che si firma Sacrograal o Thepirate ha corretto loro un accento trattandoli da cretini.

Questa in effetti è una ricostruzione di un aspetto psicologico assai marginale dell’informazione contemporanea che mi sembra fondata, a volerla proprio fare.

Altre cose:

7 commenti su “Ho molti amici blogger

  1. gpacca

    Il punto è: a differenza del giornalista, il cui successo dipende ANCHE dalla sua bravura, oltre che dal sostegno e dallo spazio che gli da la sua testata, il blogger deve il suo successo solo ed esclusivamente alla sua bravura, al fatto che scrive cose interessanti, che fanno riflettere e che rendono migliori i suoi lettori.

  2. Jan Alexander

    [OT] Posto che il discorso di Merlo sia stato volutamente trascRito esattamente come è stato pronunciato per attirare i suddetti pignoli, non posso fare a meno di notare una divertentissima somiglianza con le risposte che Paolo Coniglio (Paolo Villaggio) dà al commissario (Alessandro Haber) durante l’interrogatorio in Sogni Mostruosamente Proibiti, rilette dall’appuntato. :)

  3. pifo

    Quello che lei dice di Merlo e della sua “scrittura” e’ assolutamente vero … pero’ e’ anche assolutamente vero quello che Merlo dice di alcuni blogger!

  4. sombrero

    Come prima cosa Merlo dovrebbe spiegare se il record di velocità su una tazza del cesso a motore o le innumerevoli e imbarazzanti gallery che la versione online del suo giornale continua a proporre su Lady Gaga, IsoleDeiFamosi o la popputa nonnetta Rita Rusic siano giornalismo o meno.
    Non che abbia del tutto torto, ma per fare certi discorsi forse ci vorrebbe la coscienza appena più pulita (ho detto pulita, non immacolata).

  5. 1972

    A costo di espormi al prevedibile “avete visto?” del direttore, vorrei solo chiedere se rientra nella “spasmodica ricerca dell’errore” il segnalare che l’espressione “che hanno irritato IN molti” non è italiano (ed è solo un esempio, perché il pezzo presenta altre amenità grammaticali del genere). Mi piacerebbe inoltre sapere se, quando il direttore parla di “lesa maestà”, vi include anche la fattispecie del blocco dell’account Twitter del sottoscritto, che non può più accedere ai mirabili pensieri sofriani in 140 caratteri, probabilmente proprio perché colpevole di non passare sempre per la leccatina di culetto prima di esprimere un giudizio sul suddetto (cerco di adattarmi allo stile del direttore, come si vede). Insieme al Sofri, ovviamente anche il Rocca e il Costa hanno proceduto a impedirmi l’accesso ai loro pensierini quotidiani. Grazie per la risposta, se ci sarà (s’intende).

    Enzo Reale

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