Non era un match

Vi ricordate quando qualche giorno fa dicevamo che suonavano inadeguati e infantili i toni competitivi con cui i media presentavano l’accordo europeo della settimana scorsa, quello di contenimento dello spread, tra l’altro? Che la traduzione in tifo da stadio degli interessi comuni era molto deprimente?

fino a cinque minuti fa stavamo dicendo che ci voleva più Europa, più unità, più senso di destino comune, e adesso che è stata presa una decisione insieme, e trovato un accordo, il primo interesse di tutti pare essere indicare chi ha perso e chi ha vinto, con le rispettive liste di nomi di staterelli.

Bene. Adesso arriva addirittura un premio Nobel per l’economia – su Repubblica, oggi – a spiegarci che non solo era un approccio sciocco, ma che proprio quel tipo di narrazione dell’accordo potrebbe essere responsabile dei guai con le borse di questi giorni.

«In effetti è piuttosto strano questo brusco cambio di opinione dei mercati, prima entusiasti dei risultati di Bruxelles e poi disillusi fino a questo punto. Secondo me c’è stato alla base un grossolano e macroscopico errore di comunicazione da parte dei leader europei». Michael Spence, economista della New York University, ha vinto il Nobel nel 2001 per i suoi studi sulle informazioni “asimettriche” che arrivano sui mercati: quello che è successo in settimana è per lui un caso da laboratorio.
Allora, professore: chi ha sbagliato a comunicare cosa?
«Diciamo che hanno sbagliato tutti nel dare un’immagine calcistica di quello che è successo a Bruxelles, complice la coincidenza con i campionati veri. Non era un match. Se mi è permesso, il primo a sbagliare è stato il vostro premier quando, consapevole o no, ha dato l’impressione di dire: abbiamo vinto noi. Ma vinto cosa? Vinto la possibilità di avere interventi sui bond italiani da parte del fondo salva Stati senza i controlli della Troika? Oppure con la Troika lasciata fuori dai confini nazionali? Lasci stare che poi Monti abbia detto: però l’Italia non ne ha bisogno. Resta che la lettura più immediata è stata: allora vengono dati soldi facili all’Italia. D’accordo che Roma non vuole farsi imporre le riforme da Bruxelles, ma chi presterebbe soldi a qualcuno senza poterlo controllare?

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12 commenti su “Non era un match

  1. Francesco

    Un solo appunto: in barba alle pigrizie dei giornali, aver vinto un Premio Nobel non comporta né infallibilità né onniscenza.
    ps: credo che il prof. Spence abbia completamente ragione, ovviamente.

  2. whiteyes

    I parallelismi tra i match calcistici e quelli politici sono stati stucchevoli, riproposti fino alla noia da TV e giornali. Presentare il risultato del vertice come una sconfitta per la Germania è stato, oltre che falso, di cattivo gusto.
    Detto questo: popo 1 giorno o 2 di effetto annuncio (le borse erano salite parecchio e gli spread di Italia e Spagna scesi), sono sono arrivati i distinguo di Olanda e Svezia (mi pare) sull’accordo per attuare le misure anti-spread”, quindi sono arrivate altre notizie poco incoraggianti sull’occupazione americana (che non decolla), e l’allarme di Christine Lagarde sul peggioramento delle condizioni economiche a livello mondiale.
    Quello che voglio dire è che i mercati alla fine guardano i numeri: disinvestono nei paesi euro-deboli, con un debito pubblico insostenibile e dove non hanno garanzie che le decisioni prese una settimana fa, vengano ratificate dai parlamenti nazionali e che diventino operative in breve tempo.
    Probablimente avrà ragione l’economista premio Nobel, ma dopo due anni di “rimbambimenti” su queste tematiche, vertici europei inconcludenti e 1000 distinguo sulle politiche economiche dell’UE, i mercati continuano a scommettere sul fallimento dell’Euro.

  3. bobryder

    Il sospetto(che appare ben più di un sopetto, a voler essere concreti e fattuali)che la grande-piccola-stampa italiota abbia voluto,in somma parte,NON rovinare le vacanze agli italiani,indorando la classica pillola, e dando cioè riusltati edulcorati,del vertice di Bruxelles, è evidente.E che,soprattutto, questa stessa “grande” stampa abbia in realtà voluto compiacere il Governo in carica scrivendo una versione favolistica e visionaria del Vertice,è cosa certo ovvia ma non meno avvilente.La contemporaneità con il duello rustican-pallonaro coi teutonici ha fatto, per noi popolo calciofilo,il resto.

  4. arossano60

    Concordo con Francesco sulla non infallibilità dei Premi Nobel (ricordo un’intervista e opinione infelice della buonanima di Modigliani). In questo caso per me emblematico, che purtroppo conferma la regola più che esserne l’eccezione, occorre denunciare inoltre dell’eccessiva influenza che assume l’informazione mediatica anche per chi, come Spence, dovrebbe avere un approccio più scientifico e critico nell’analisi del presente attraverso l’uso delle fonti.
    Mi riferisco al fatto che questa volta nè internet nè forse la carta stampata sono state migliori fonti rispetto alla TV che ha trasmesso molte interviste del nostro Premier Monti (ad esempio andate sui siti Rai e di Repubblica per verificare) e in nessuna ho rilevato questa colpa attribuitagli in Primis (per quanto riguarda agli altri Premier europei confesso che non ho avuto accesso a fonti dirette).
    Non ripongo una particolare fiducia in Monti così come provo un’allergia crociana verso l’Accademia ma di sicuro mi riconosco un’onestà intellettuale che non mi consente di accettare critiche ingiuste e superficiali verso un nostro cittadino, che comunque ci rappresenta. Monti proprio nella comunicazione appare più un uomo cauto, quasi da prima repubblica, e non mi pare rispecchi il modello troppo banale, ridicolo e sbruffone, a cui siamo stati abituati nella seconda repubblica, modelli che alimentano e sostengono le fila di un’informazione di basso spessore, che ora si sta inesorabilmente appropriando della Rete abbattendone quell’uarea di trasparenza e pulizia.
    A comportarsi così sono purtroppo gli stessi finti o inconsapevoli paladini della difesa di questo strumento di democrazia, che sta subendo la stessa sorte di altri media, a causa della contaminazione e appropriazione da parte di lobbies professionali o nazionalpopolari. Ma questa è un’altra storia.

  5. bobryder

    Errata corrige.
    Laddove, nel precedente commento, si legge:”la grande-piccola-stampa italiota abbia voluto,in somma parte,NON rovinare le vacanze agli italiani”,il lemma VACANZE (escludendo coloro che, stupidamente, si indebitano per farle) ha valore solo nominale ma,altresì,lo stesso valga per il termine ITALIANI.Nonostante i tricolori prodomici alla(poi mancata) vittoria di Kiev.Per il vertice di Bruxelles non mi risulta aver captato la stessa enfasi,e tantomeno bandiere apposte su balconi e poggioli vari.

  6. bobryder

    Il punto centrale della questione non è, secondo me, se il PremioNobel avesse ragione o meno(e per me, comunque,l’aveva) ma quanto grande sia l’acquiescenza il conformismo,e la stupidità dei mass media nostrani nel:
    1:creare(a fine di alzare l’appeal per le loro testate) un parallelismo di cartone tra evento economico ed evento sportivo(il supremo bicameralista di stato,”porta a porta”ci a costruito oltre due ore di trasmissione)
    2:evitare un’analisi lucida e pragmatica delle Conclusioni a cui si era giunti a Bruxelles.Tali conclusioni sono invece state all’insegna del”volemose bene” e del manicheismo,oltre che della semplificazione insensata(questa soprattutto in ragione del loro rispetto del punto 1).
    Beh, che aggiungere…io vado a gustarmi il finale di “The Dreamers”

  7. paulecci

    Quindi stiamo dicendo che uno dei mercati più grossi del mondo – l’Europa – è sull’orlo del baratro finanziario, a causa di errore di comunicazione? Un pò come oggi Monti che attacca le dichiarazioni di Confindustria perché farebbero salire lo spread .. oibò, ormai siamo al pensiero magico.

  8. Pingback: “Tais-toi! Le spread t’écoute!” « Pasta à la crème fraîche

  9. Quad

    Ora, se la colpa anziché di Monti fosse della stampa, che ha trasformato l’incontro in un match, cosa dire degli operatori finanziari che, da tecnici, si fidano (e cambiano opinione) della stampa generalista?

  10. Francesco

    @quad: forse non fanno poi così male: l’operato dei governi è molto legato a quanto appare sulla stampa generalista, in quanto questi devono poi rendere conto a elettori che in quel modo formano la propria visione del mondo.
    Se le opinioni pubbliche europee si fisseranno su canoni calcistici è probabile un disfacimento dell’unione (in tante piccole argentine e qualche sud-Korea, temo), se invece prevalessero sentimenti unionisti gli esiti sarebbero diversi (e forse migliori, da un punto di vista economico e di conseguenza finanziario).

  11. pla8

    “per chi, come Spence, dovrebbe avere un approccio più scientifico e critico nell’analisi del presente attraverso l’uso delle fonti.”
    il suo lavoro è la fonte della sua opinione…

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