Ognun per sé forever

Se davvero vogliamo entrare in questa nuova modalità motivata e motivante, però, come prima cosa dovremmo far corrispondere dei fatti alle parole: non solo quindi apprezzare il cedimento di Angela Merkel come una dimostrazione di lungimiranza e duttilità, quelle che le avevamo sempre chiesto e adesso che le mostra la sfottiamo come ” sconfitta” e le facciamo pernacchie o la commiseriamo; ma anche ricordarci che fino a cinque minuti fa stavamo dicendo che ci voleva più Europa, più unità, più senso di destino comune, e adesso che è stata presa una decisione insieme, e trovato un accordo, il primo interesse di tutti pare essere indicare chi ha perso e chi ha vinto, con le rispettive liste di nomi di staterelli. Come quelli che quando vince la nazionale si precipitano a sostenere che è stato merito dei giocatori della loro squadra, o colpa di quelli delle altre quando si perde.

Non si va lontano così, questo è chiaro, vero?

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.

Abbonamento mensile
8 euro
Abbonamento annuale
80 euro
Altre cose:

9 commenti su “Ognun per sé forever

  1. ILSENSOCRITICO

    Dovremmo anche ricordare a tutti quelli che hanno sempre criticato l’integrazione europea, osteggiando qualsiasi cosa che fosse finalizzato a un passo avanti verso il federalismo [leggi: bocciature varie del Trattato Costituzionale], dalla sinistra radicale fino ai berlusconiani, e che oggi si sono convertiti sulla via di Damasco al federalismo europeo, che maggior integrazione significa “cessione volontaria di sovranità politica”, e che ciò porta, volenti o nolenti, a fare le riforme che a loro non piacciono [riforma del lavoro, riforma delle pensioni, liberalizzazioni ecc.].
    Scopriremmo che le grida di dolore dei mesi scorsi con cui molti chiedevano gli Stati Uniti d’Europa nascondevano in realtà la richiesta alla Germania di sganciare il grano degli eurobond.

  2. Francesco

    Trovo desolante la schizofrenia di chi vorrebbe politici interessati al bene comune più che al proprio e poi scrive articoli come quelli citati qui: http://www.ilpost.it/2012/06/30/merkel-ha-davvero-perso/ decidendo chi (o peggio “cosa”) vince e chi perde sulla base di vaghe assonanze senza senso, mentre per una volta i politici sembrano considerare la “vittoria” qualcosa di più alto e adulto, come il miglioramento della condizione economica dei popoli europei.
    Se con questo accordo ci sarà crescita, meno disoccupazione e senza inflazione (svalutare impoverendo tutti non è certo una vittoria) allora Merkel, Monti e gli altri avranno vinto, altrimenti avranno perso (e visto che faccio parte della posta in palio mi sento di fare il tifo e pure di criticare furiosamente quelli che mi sembrano errori).

  3. whiteyes

    Premesso che il nauseante parallelo tra le partite politiche e quelle calcistiche ad un certo punto dovrebbero essere censurate, almeno per uno scatto di originalità di inventiva dei titoli giornalistici, volevo domandare al direttore, cosa ne pensasse dei titoli di Libero e Il Giornale di ieri mattina.
    Mario Sechi (ex vice direttore di entrambi i quotidiani) su LA7, sosteneva che sono strategie di marketing: i lettori di Libero e Il Giornale “vogliono” quei titoli.
    E’ giusto lisciare il pelo ai lettori in questo modo? Giornali se ne vendono pochi, però un quotidiano (così come la politica) dovrebbero, a mio avviso, cercare di formare l’opinione pubblica, non semplicemente subirla o assencondarla. Domanda troppo retorica; tuttavia, cosa ne pensa (pensi)? Le opinioni di un giornale, che non sia un Tabloid, non dovrebbero restare entro certi “argini”? La deontologia giornalistica c’entra qualcosa oppure, il mio è semplicemenmte perbenismo e moralismo (come spesso mi capita di pensare)?

    (P.S.: un opinione anche sul titolo del Manifesto, rivolto a Marchionne, che non era esattamente una galanteria…).

  4. Lorenz

    Che vergogna leggere questo post e questi commenti. E’ sbagliata l’idea dell’euro e più euro porterà più guai. L’Italia non doveva far parte dell’euro: economie non possono avere la stessa valuta, altrimenti le economie più deboli tracolllano. L’unica soluzione è uscire dall’euro: le conseguenze non saranno indolore, ma rimanerci è altrettanto (o forse di più) deleterio.

    E poi, per tutte le persone che credono nella democrazia: costruire una moneta prima di un sistema di governo credibile, vi pare una cosa democratica? A che pro fare una cosa del genere? A me sembra che si stiano stabilendo le condizioni per un Europa poco equa….

  5. emmons_avenue

    La sintesi delle qualità pessime degli italiani: Tanta ipocrisia e molti voltabandiera.
    Queste caratteristiche evincono il perché del malessere in Italia.
    Fra poco vedremo alleanze tra Finiani e Dameliani, e tutto finirà in Casino(i)!

  6. whiteyes

    La vergogna (che è un sentimento che uno può provare o meno) manifestata, è riversare disprezzo verso gli altri.
    Io quando mi vergogno non la sbatto in faccia al primo che incontro, con un pretesto qualsiasi per farlo sentire in colpa, o inadeguato.
    “Siete spregevoli” o “Fate schifo” avrebbe molto più senso che: “Che vergogna”. Se si vuole offendere, o lo si fa bene o non lo si fa proprio (come sarebbe educazione in un luogo pubblico).

  7. Pingback: Links for 02/07/2012 | Giordani.org

  8. Pingback: Non era un match | Wittgenstein

Commenti chiusi