Non uno di noi

Uno dei molti fenomeni collaterali e rilevanti dell’esplosione della candidatura Renzi (parlo di esplosione perché è stata incerta e in dubbio fino a poco tempo fa, e ora è invece realisticamente accreditata di un possibile successo) è quanto scardini un sistema di relazioni e confronti che governa l’establishment politico-mediatico italiano in carica da decenni.

Che piaccia o no lui, che piacciano o no le cose che dice, questo è un dato certo: per quell’establishment Renzi è un alieno, e lo è. Per ragioni generazionali soprattutto: in questo, seguitemi, ai direttori dei giornali e ai leader politici è più familiare e comprensibile Beppe Grillo di Renzi. Che il secondo venga da una lunga esperienza politica cominciata presto, che abbia avuto incarichi da giovane, che sia stato intorno a Rutelli e alla Margherita, queste cose davvero contano poco in questo scenario. Faccio nomi a caso, ma D’Alema, Casini, Scalfari, Lucia Annunziata, Gianfranco Fini, Ezio Mauro, Gianni Riotta, Galli della Loggia, Bruno Vespa, Luca Ricolfi, Vittorio Feltri, Fabrizio Cicchitto, Antonio Polito, Giuliano Ferrara, e tutti quelli che volete metterci (ho grande stima di alcuni tra questi) che sono stati finora i gestori del potere e di quel che se ne diceva – e quindi del potere -, i suoi conoscitori e studiosi e praticanti, appartengono a un mondo diverso con linguaggi diversi (lo scandalo intorno all’uso del termine “rottamare” ne è stato un assaggio). La maggior parte di loro oggi cerca di ricondurre Renzi a quel mondo, a quel sistema, con l’intenzione di annullarlo o di arruolarlo, timorosi che il cambio di mondo e linguaggio li faccia fuori, li renda inutili. È come se i presidenti delle squadre di calcio di serie A si accorgessero che mezza Italia si sta appassionando al beach volley: così, o attaccano il beach volley, o si buttano sul beach volley pur trovandolo una cosa da ragazzini.

Attenzione, io non escludo che ci riescano: sia a demolire il beach volley che a inglobarlo (in questo momento moltissimi sono indecisi tra le due cose, timorosi che attaccare troppo oggi renda difficile salire sul carro domani). Ma i modi per ora sono visibilmente goffi: per gran parte di uno schieramento di sinistra reduce senza merito dalla caduta di Berlusconi, Berlusconi è più facile da trattare e più familiare che non Renzi, uno che ha detto chiaramente che dell’antiberlusconismo non gliene frega niente (questo spiega la complicità di quello schieramento con le ipotesi di rientro di Berlusconi, esaltate un giorno sì e uno no). E questa goffaggine tradisce – questo sì, come avvenne con Berlusconi – la possibilità che questo establishment si trovi ancora a essere irrilevante per un successo elettorale.

Renzi oggi è diventato – e ve lo dice uno che diffida molto delle sue chances di vincere le primarie, ma che sta parlando molto con la gente più varia – il primo fattore lontanamente credibile di un impossibile scardinamento di quel che è stata la politica italiana finora: alternativo all’altro suo nemico che è Monti, che preferisce tenerla in vita ma dominandola. Che questo scardinamento sia buona cosa, ognuno lo giudichi come vuole, e di certo porterà anche dei guai. Ma le prospettive auspicabili che l’Italia ha davanti sono oggi tre: un’umile e poco ambiziosa riduzione del danno, con un’ipotesi di proseguimento Monti che metta altri cerotti e pezze calde su un corpo ferito; un sovversivo scombussolamento che cambi cura al corpo e anzi forse lo rimpiazzi proprio, ed è tutto da vedere che Renzi sia in grado – tutto-da-vedere, ripeto – ma è l’unico che lo promette credibilmente; una ricostruzione delle condizioni che ci hanno portato fino qua ma messa in mano a quelli che negli anni scorsi erano minoranza più spesso che maggioranza.

In quale di queste tre prospettive si trovi a casa l’apparato giornalistico-politico che è stato al potere finora, è evidente: e magari hanno ragione loro – chi lascia la via vecchia eccetera – ma è  anche evidente che se quella prospettiva comincia a indebolirsi, ne vedremo delle belle.

Altre cose:

34 commenti su “Non uno di noi

  1. reta

    va beh sofri si è schierato. io non so. anche a me il termine rottamare non piace perchè si dice delle cose non delle persone e non ho certo paura di perdere i privilegi perchè non ho mai fatto politica attiva. e io voterei monti se potessi. voglio capire se renzi continuerà nella sua linea o meno. lei dice invece che monti è suo nemico. devo capire meglio

  2. valeriofiandra

    Sofri coglie un punto chiave della candidatura Renzi. Scrivendo della incapacità di molti politici e giornalisti a capire le sue ragioni, il suo stile di comunicazione, dice che “La maggior parte di loro oggi cerca di ricondurre Renzi a quel mondo, a quel sistema, con l’intenzione di annullarlo o di arruolarlo, timorosi che il cambio di mondo e linguaggio li faccia fuori, li renda inutili. ” Poi analizza gli scenari, e marca la novità che Renzi, comunque, porta alla situazione stantia della politica in Italia. Non lo appoggia, anzi. Pur guardando con simpatia al rinnovamento anche generazionale di cui Renzi è ( già ) attore, usa molte cautele sia sul suo programma sia sull’esito. CURIOSAMENTE ( si legga in corsivo ) quasi ogni commento ( su FB ) si scaglia contro Renzi, e pare non accorgersi del vero tema del post del direttore de IlPost. Segno, secondo me, che il pensiero dominante di quella classe di politici e giornalisti di cui sopra SIA ANCHE quella di molti, meno giovani ma altrettanto assorbiti dalla incapacità di comprendere dei vecchi. Per quanto mi riguarda, pur con cautele e dubbi, con maggior affidabilità per una premiership Bersani: la frase citata sopra, e quelle del SuperEgo ( e sempre perdente ) della “sinistra di governo”, Eugenio Scalfari, mi inducono a prendere in seria considerazione di votare Renzi alle primarie.

  3. gfranco

    condivido. in italia il calcio sarà sempre al centro dell’attenzione. un alternativa nn conviene a nessuno. nemmeno ai tifosi, figurati ai giocatori. infatti a me questo calcio nn è mai piaciuto, ma mi considero un grande sportivo. e sostengo da sempre che il problema non è solo la cattiva politica, ma chi di questa sopravvive e si alimenta, e penso in particolare al mondo dell’informazione (gestori del potere).

  4. reta

    @ valerio fiandra grazie per la veridica interpretazione del sofripensier. e vabeh si è shierato anche lei

  5. ilbarbaro

    Ci sarebbe una quarta via che passa attraverso lo scardinamento totale del sistema grazie alla cosiddetta antipolitica. Il M5S non raccoglierà adesioni sufficienti a diventare maggioranza, e meno male, ma potrebbe raccoglierne quanto basta, anche grazie all’astensionismo e all’assenteismo, destinati questi sì a esplodere, per condizionare i giochi. Resta da vedere se, dato quello che appare, il M5S non sia destinato a rivelarsi un’altra Lega, come è in fondo nelle intenzioni del suo dominus (sia esso Grillo o Casaleggio poco importa).
    L’ipotesi Renzi, comunque, a mio modestissimo modo di vedere, non costituisce via in sé: è roba vecchia, spacciata per nuova grazie al lavoro sapiente di abili ed esperti professionisti, primo su tutti Giorgio Gori, di cui gioverebbe ricordare più spesso la storia, anche personale. La “novità” che Renzi porterebbe, infatti, e il condizionale è assolutamente d’obbligo, novità non è, affatto. Renzi è funzionale al sistema che dice di voler “rottamare”, e la parola in sé dice già molto, proprio per questo: abitereste in una casa demolita? O anche in una costruita in mezzo al nulla, sia esso tale da sempre o posteriore all’atto di un uomo o una collettività?
    Ultima considerazione: stiamo tutti a discutere su chi votare alle primarie, dando per scontato che le primarie siano un momento di democrazia dal basso riservato agli elettori del PD. Bene, qualcuno mi spieghi l’opposizione del grande rottamatore all’albo degli elettori. Forse sarebbe più facile dire perché mi ricorda un barbiere…

  6. valeriofiandra

    Non è così semplice, almeno per me, gentile Reeta. Prendere in considerazione significa…prendere in considerazione. Se vogliamo giocarci sopra ( a me piace giocare sulle cose serie ), anche lei si è schierato/a. Monti ? Meglio al Colle, con un premier PD, per me. Ma in caso di no contest, ok . Saluti e grazie anche a lei.

  7. lookandfeel

    Di questo articolo lucido e secondo me condivisibile apprezzo in particolare l’equilibrio con cui viene dipinto il fenomeno Renzi. Rispetto alle tre prospettive io mi auguro nell’ordine: i cerotti di Monti e lo scombussolamento di Renzi. La terza spero proprio non si realizzi (è auspicabile solo come alternativa al presunto ritorno – e difficile successo – di Berlusconi, ma sarebbe proprio un’ultima triste spiaggia a cui aggrapparsi). In un certo senso anche Monti rappresenta, seppur in modo istituzionale, una certa antipolitica ed è per questo che a me andrebbe bene continuare così, almeno per un altro annetto e mezzo. Giusto per dare il tempo al buon Matteo di crescere in esperienza e alla politica di recuperare credibilità (anche se per quest’ultima servirebbe chissà quanto tempo in più).

  8. Lowresolution

    Sono molto d’accordo.

    A me Renzi interessa. Non sono così ingenuo da pensare che sia la soluzione di tutti i problemi, ha lati e idee discutibili, ma mi interessa. In parte sento una forte affinità anagrafica, che come scrive Sofri, è quella di una nuova generazione che parla un’altro linguaggio, che vede il mondo in un’altro modo e che sfida l’establishment. In paesi politicamente più moderni del nostro, come gli US e UK e molti paesi del Nord Europa questa è una cosa normale: c’è sempre un “giovane” candidato sfida l’establishment, il gruppo che in vari modi gestisce il potere. E in molti casi gli offrono anche un’occasione. Nessuno, ripeto, nessuno liquiderebbe un candidato solo perché giovane.

    Da noi, invece, questo è quasi una cosa inconcepibile. Il nostro non è un paese che crede nei giovani nella loro forza di cambiare le cose, il desiderio di vivere il proprio tempo. Inoltre l’attuale establishment lotterà con tutte le forze per non cambiare le cose.

    Il modo in cui molti liquidano Renzi perché “giovane” e “senza esperienza” molti di noi lo conoscono bene. L’abbiamo sentito sul posto di lavoro, nelle nostre università, negli ospedali, negli uffici pubblici. L’abbiamo sentito spesso: “sei giovane, devi ancora capire, stai al tuo posto, cosa pretendi?”. Un misto di arroganza, paternalismo squalificante e subdolo ricatto. “Aspetta, non fare casino, non serve, quando diventerai uno di noi avrai anche tu il tuo posto nel sistema”. L’idea che qualcuno abbia idee, proposte, progetti, energia da spendere non conta. Nessun riconoscimento del merito e delle capacità, nessun interesse e spazio per chi cerca di fare qualcosa di diverso. Al limite qualcuno ti spreme per plasmarti e per arruolarti. In questo modo il nostro paese è morto. Chi poteva è scappato all’estero, molti altri si sono piegati.

    Quella di Renzi è una sfida all’establishment, una rivoluzione generazionale e culturale che molti “vecchi” (e non solo anagraficamente) non capiscono e non vogliono capire. E’ questo che mi rende molto interessante Renzi. E’ per questo che lo voterò, e che voterò tutti quelli come lui. Perché anche io sono come loro.

  9. fafner

    La rottamazione è un format che si presenta con la forza dello slogan, del tazebao con i tre colori della bandiera americana, dell’iPhone su cui si twitta compulsivamente a favore di telecamera, dei filmati che spaziano da Clinton al papa, dei jingle televisivi.
    Si tratta di dare risposte semplici a problemi complessi, di sostituire la realtà con una narrazione accattivante. Veltronianamente, si preferisce ignorare l’avversario vero e sostituirlo con un simulacro evocato attraverso la retorica, quando e nella misura in cui è funzionale alla comunicazione. Il tar baby argument di Berlusconi sono i comunisti e la sinistra delle tasse, quello di Renzi sono i vecchioni che non hanno ugualmente combinato niente.
    La novità è che finora la semplificazione veniva da destra, mentre la sinistra scalava la torre di Babele e si buttava di sotto: ora sono arrivati Renzi e Gori. In questo senso Renzi non è uno di noi. Si tratta di capire se noi diventeremo come lui e come loro.
    Può darsi che Renzi sia l’antitesi hegeliana o la nemesi storica della sinistra: può darsi che la rottamazione svolga una sua funzione creativa. Ma sia chiaro che la buona politica del futuro non sarà una gara a chi è più
    sexed up. La politica-format si svolge sul proscenio. Dietro le quinte, le burocrazie tecniche prendono le decisioni che contano e lasciano ai politici il compito di venderle all’opinione pubblica.
    Per mantenere la democrazia avremo bisogno di una politica noiosa, dotata di saperi tecnici, capace di fare di conto.
    Di contro, ormai anche le questioni tecniche sono ridotte in pillole dalla politica nostrana, semplificate e rese disponibili a una più pronta digestione, da ultimo trasformate in propaganda. Un Renzi che sostiene di portare il rapporto debito/pil al 100% in tre anni (per citare la sparata che io trovo più disonesta e glamorous insieme) fa il paio con quello che promette l’abolizione dell’Ici e del bollo auto.
    Non c’è niente di nuovo in questo. Una vecchia volpe come Monti, se accettasse di sottostare alla procedura di elezione democratica, avrebbe tutte le carte in regola per rottamare i rottamatori.

  10. lucailletterati

    Le cose che dice Luca le condivido tutte. Penso sia esattamente come dice lui. Detto questo mi chiedo perchè non riesco (o perlomeno non riesco ancora) a farmi convincere da Renzi. La mia impressione è che la sua ricetta (il suo stile, la sua postura, la sua comunicazione) non sia all’altezza della complessità di cui deve rendere conto e ragione. Come se il suo sforzo fosse quello di raccogliere il senso di una novità dentro una straordinaria semplificazione dei livelli. Io credo invece che essere di sinistra (mi fa un po’ ridere dirlo, ma insomma per capirsi) significhi esattamente non credere alle semplificazioni e sforzarsi su ogni singola cosa di essere all’altezza delle complessità che questa cosa nasconde e di cui uno sguardo superficilae spesso non si avvede (si chiamava una volta critica dell’ideologia). Ecco ho come l’impressione che lo sforzo di Renzi sia diretto verso una riduzione della complessità che rischia però di annullarla. Io credo sia necessario un lavoro difficile di comprensione della complessità per procedere poi a una sua semplificazione comunicativa nella quale essa non venga però annullata.

  11. guidoKereze

    Discorso ampiamente condivisibile nella sua analisi che avrei sottoscritto in toto se non vi fosse stato un incidente di percorso, per così dire… l’irritazione del nostro, contro il video [credo di Zoro] in cui mi è parso molto simile, anche a livello di comunicazione, ai pachidermi citati da Sofri nell’articolo. La qual cosa poi, mi ha portato ad identificare il Matteo nazionalpopolare [che confesso, non mi piace.. ] come un soggetto accostabile molto alla plastica, magari riciclata, ma ben lontano da quel nuovo da tanti reclamizzato, che sarebbe francamente auspicabile, vecchie volpi comprese e citate sopra. D’altra parte lo spindoctor Gori è lì per questo… dare al tutto una parvenza di modernità. Ma temo che la modernità e la correttezza tanto anelata, rimarrà tale… o è stato già inglobato, oppure si candida ad esserlo molto presto.
    Grazie.

  12. bobryder

    Al contrario di quello che pensa Scalfari, se il pd non si rinnova, anche con Renzi, sprofonda,e non viceversa(cioè Renzi che,vincendo, fa sprofondare il pd).La barzelletta berlusconiana per cui il sindaco di Firenze è “uno di loro” è solo, per chi ha un minimo di buon senso,un modo di indebolire Bersani,cioè la maggioranza dirigente del pd.Seguendo il paragone del beach volley,i dirigenti massimi del pd( a cominciare dal quadrumvirato Bersani-D’alema.Bindi-Letta+ il futuro Nobel Veltroni) non combattono,almeno non principalmente, il beach volley(Renzi,il cambiamento),nè vi si buttano,usano una tattica ancora più ridicola: dicono cioè che loro il beach volley lo hanno sempre giocato,e lo giocano meglio.E che(sempre seguendo la metafora) se li si vede tutti intenti a correre sull’erba dietro a un pallone,è perchè loro sono responsabili e sanno che quello.oggi,è l’unico modo per raggiungere il riusltato.Insomma, barano,non sono credibili ma, temo(a meno che zio Silvio non sproni i suoi a votare alle primarie) gli illusi del pd(quelli che credono che sia ancora un partito di sinistra e non prono a un centrismo desolante)voteranno Bersani e con lui il quadrumvirato e il futuro Nobel…

  13. stefano b

    Tanto ormai è già tutto pronto per il Monti bis. Lo vuole Napolitano, lo vuole il presidente della Camera, lo vogliono i mercati e i leader internazionali, lo vuole Casini, lo vuole Confindustria, lo vuole il PDL anche se fa finta di no. Manca solo da ufficializzare la legge elettorale, che sarà un pastrocchio proporzionale fatto apposta per impedire che un partito o una coalizione possano avere numeri sufficienti in Parlamento per governare in tranquillità. Il PD non ha abbastanza parlamentari per impedire che PDL, UDC e FLI approvino una legge simile, e la subirà. Renzi, anche dovesse vincere le primarie, ipotesi per me ancora abbastanza remota, verrebbe rottamato da Monti prima ancora di cominciare la sua carriera di leader nazionale

  14. pifo

    Che Renzi rappresenti una realtà con la quale l’establishment politico-mediatico ha difficoltà a confrontarsi lo posso anche condividere, che questa difficoltà sia dovuta a fattori puramente generazionali, assai meno.
    Esiste una “dimensione Renzi” alla quale Sofri sembra non essere sensibile ma che potrebbe invece aver “sensibilizzato” non solo grandi fette di quello che lui definisce establishment ma anche una percentuale congrua di sostenitori PD, ed e’ legata a quella smisurata ambizione personale che il sindaco di Firenze dimostra di non sapere gestire e che per qualcuno potrebbe risultare pericolosa. Parliamoci chiaro, l’ambizione personale e’ una delle componenti fondamentali dell’intraprendenza politica ma nella grande personalita’ pubblica essa deve essere temperata e soprattutto resa “digeribile” con l’ausilio consistente dei fatti, dei risultati e del linguaggio.
    Che questo “ragazzotto” di 37 anni, dopo una trafila di partito sostanzialmente comune a tante altre e soprattutto con un mandato “incompleto” alla guida municipale di una delle citta’ piu’ importanti e complesse del mondo alle spalle, si candidi non solo a rivoluzionare un partito ma anche a guidare un paese, puo’ destare qualche perplessita’, soprattutto se lo fa alla luce di una grande campagna mediatica che non pochi non esitano a definire “show”.
    O no?
    Saluti

  15. Salvatore Passaro

    Le affinità anagrafiche non sono affinità culturali né politiche, ma soprattutto non accomunano visioni e progetti.
    Il progetto di Renzi parla il linguaggio degli slogan infarciti di metafore televisive e si muove con un individualismo e vanità che a me suona davvero fuori tempo.
    Persino la bontà dei programmi può apparire strumentale e secondaria quando si insiste su elementi estemporanei ma di sicuro appeal presso il pubblico ( sull’identità fra pubblico ed elettorato ci sarebbe da dire moltissimo)

    Forse è un tentativo di vanità e individualismo ( è il momento, proviamoci) ben progettato e messo su con tanto di patto di scambio con diverse lobby, per cui i programmi politici diventano puramente strumentali, passano in secondo piano sommersi invece da una messa in scena dell’entusiasmo ricavato da altre operazioni di presa sul pubblico:
    chi capisce un po’ di televisione sa che le coreografie, le grafiche le piazze ed i teatri persino i coriandoli appartengono all’euforia indotta rappresentato dalla tv degli ultimi anni, i reality di cui il suo regista qui ne sta mettendo in scena gli aspetti ripuliti.
    Tale debolezza (diciamo di gola) di Renzi non può conquistare chi si è battuto anche a costo di secessioni personali contro tutto questo
    In questo senso destra e sinistra non c’entrano niente: il berlusconismo è stato ed è un cosmetico universale. Per questo Renzi dice bene quando afferma che dell’anti berlusconismo non gliene frega niente, perché in realtà è figlio del berlusconismo, sedotto com’è dal Faust televisivo.
    Sarebbe forse da vetero-intellettuale o dietrologo dell’ultima ora definire il berlusconismo un condizionamento delle coscienze, una potentissima macchina culturale di cui le televisioni sono solo le prime linee d’attacco. Ma io sono della stessa generazione di Sofri, e di Renzi.

    Penso che chi veramente può cambiare il paese ridisegnando la società e mettendola in grado di funzionare con un armonico equilibrio fra aspirazioni e uguaglianze, welfare, territorio e cultura, con un idea altra del lavoro che non sia uno scambio a qualsiasi prezzo fra tempo vita e salute, non si è ancora affacciato alla scena del contendere.

  16. Pingback: Non uno di noi di Luca Sofri | Wittgenstein

  17. giaimeddu

    Tutto piuttosto condivisibile quel che dice Sofri. Anche io sono a metà del guado, non ho le certezze granitiche di chi voterà certamente Renzi o di chi Voterà certamente Bersani o di chi spera in Monti (che non si farà votare perché è già senatore a vita…). Tuttavia, credo che quel che sta facendo Renzi sia un’opera fondamentale di rinnovamento e semplificazione del linguaggio. In un Paese dove la capacità di comprendere i testi scritti è inferiore alla media OCSE (indagine PISA 2009), è necessario semplificare il messaggio, senza banalizzarlo. Non so se Renzi ci stia riuscendo, ma credo che ci sia un profondo bisogno di provarci. Berlusconi l’aveva già capito 20 anni fa. Solo che lui non solo ha semplificato il messaggio, l’ha banalizzato e ha proposto favole al paese. Bisogna capire chi riuscirà a parlare seriamente e semplicemente. Questa secondo me è la vera sfida.

  18. Robdale

    Ragazzi, riguardo le prospettive che l’Italia ha davanti, io temo che il Pdl, adesso che si è ridimensionato si arrocchi attorno a Monti e lo spinga a candidarsi, promettendogli sostegno. Del resto Monti ha una grande popolarità da spendere, ma ha bisogno di un partito (forte); mentre il Pdl, per mantenere il partito, ha bisogno di un leader (forte) che abbia più prospettive future (e presenti) di B. Insomma in questo scenario politico ancora così fluido che i due s’incontrino ci può stare. A patto che B faccia un altro passo indietro, un altro colpo al suo ego. Qualcuno mi smentisca. Vi prego!

  19. whiteyes

    Condivido il post, credo che Renzi sia una risorsa e non un problema (per il PD), tuttora sono incerto per chi votare.
    Condivido le parole di Bersani, pronunciate ieri a Lamezia Terme. Annuncaindo di voler fare una campagna per le primarie, non per paicere, ma per essere credibile, ha osservato:”Il metodo comunicativo non trasforma l’acqua in vino, l’abbiamo visto negli ultimi 20 anni”.

  20. Lowresolution

    Come volevasi dimostrare molti degli attacchi a Renzi sono sulla persona e non sui contenuti. Gli slogan televisivi, il linguaggio e tante altre cose. A quanto pare a sinistra saper comunicare è ritenuto un peccato mortale (se non lo fa Obama). Se sai usare i mezzi di comunicazione sei superficiale, vanitoso, vacuo. Peggio ancora: Renzi è un Berlusconi di sinistra. Ecco gli argomenti di chi sente il terreno tremargli sotto i piedi.
    Mi ritrovo molto nel commento di lucailletterati: Renzi semplifica molto a volte fin troppo una realtà che è molto più complessa. E’ vero che banalizza ed è vero che alcune ricette sono discutibili. Ma almeno sono qualcosa di cui discutere, mentre per il momento dal resto del PD sul piano delle proposte c’è solo un tattico e timoroso silenzio radio.
    Il mio voto per Renzi non sarà affatto un atto di fede cieca, totale e indiscutibile. Al contrario. Ma si tratta di un sostegno a quello che oggi nel panorama attuale si presenta come il candidato più interessante, quello che può cambiare i giochi e rompere vecchi equilibri. Mi sembra un passo avanti.

  21. ro55ma

    @Lowresolution: +1
    E concordo anche sul fatto che la strada sia molto in salita proprio perchè si continua a parlare della “persona” per non parlare dei contenuti (sui quali Bersani finge di fare da sintesi)

  22. Pingback: Quelli come Renzi | Wittgenstein

  23. giaimeddu

    @ro55ma e lowresolution: come si può prescindere da una valutazione della persona e del suo staff? Nel mio commento sopra ho scritto che apprezzo molto il modo di comunicare di Renzi. Una ventata di freschezza che, se non altro, fa avvicinare più persone al discorso politico. E questo è senza dubbio un bene. Ma credo che dopo 20 anni di politica personalistica, sia inevitabile formulare un giudizio sulla persona o, meglio, sul “personaggio”. Perché è anche ora, forse, di smetterla con la finzione che ci sia qualcosa di reale e non studiato a tavolino nei discorsi di tutti i leader politici. Con la differenza, ancora, che lo spin doctor di Renzi è noto ed è un uomo del quale si parla. Chi è il consigliere di Bersani? E quello di Berlusconi? Fanno tutto loro? Dal decidere a chi rilasciare interviste alla scrittura dei discorsi e delle risposte alle domande? Andiamo, siamo seri. E questo è un altro punto a favore di Renzi, per me. Poi ha delle aree che reputo più in ombra e per questo sono ancora titubante sul futuro.

  24. pifo

    Lowresolution, ro55ma … guardate che e’ lo stesso Renzi che, astutamente, utilizza pesantemente la sua “persona” come efficace strumento della sua campagna e il concetto di “personaggio” (o personaggi) come accessorio del linguaggio.
    Dai vostri commenti non si capisce se una verita’ cosi banale non sia alla vostra portata oppure se preferite “bypassarla” perche’ infastidisce un pochino anche voi. Io, educatamente, opto per la seconda delle mie ipotesi.
    I contenuti, i contenuti, i contenuti!
    Beh! A giudicare dal punto N.12 del suo programma (“La proposta piu’ importante”) i contenuti sembrano doversi mantenere per Renzi stesso ancora in un fase “abbastanza liquida”, almeno fino a due settimane prima delle primarie, quindi come discutere tanto seriamente di cose che ancora “fluttuano” solamente nella nella immaginazione dei suoi multivariati sostenitori? Dobbiamo fare tutti come Scalfarotto? Continuare ad avere in mente il matrimonio gay e pensare a Renzi come ascensore per il cielo? Mah!
    Saluti

  25. Lowresolution

    Certo che non si può prescindere dallo staff. E sono d’accordo che Renzi abbia accentrato un po’ l’attenzione su se stesso e stia facendo poco gioco di squadra, perdendo per strada gente interessante (Civati per esempio).
    Però in Politica a volte serve anche quella cosa che si chiama Leadership. A sinistra non piace anche per motivi culturali e storici, ma alla fine tutti, anche i sostenitori più beceri, si aspettano che qualcuno ci metta la faccia e il nome. Che sia Bersani, Vendola o Renzi, un nome ci vuole. Almeno Renzi sembra giocare allo scoperto, e non sembra perdersi nei troppi giochetti e tatticismi delle altre mummie del PD.
    Ripeto, non penso affatto che sia la soluzione a tutti i problemi, e concordo con i lati in ombra. Ma per il momento è il candidato più interessante proprio per la volontà (e a quando pare la capacità) di rompere le regole, è l’unico che davvero sfida l’establishment.

  26. Lowresolution

    Pifo, spero di non apparirti così ingenuo. Tutti fanno un personaggio, non solo Renzi. Così come capisco bene il personaggio ‘Bersani’ con tutte le sue caratteristiche comunicative, le sue battute e la parlata (che a me non dispiace, sia chiaro), o il ‘Vendola’, capisco anche il gianburrasca Renzi. Ma alla fine queste cose per me contano fino a un certo punto. Mica me la vendete così facilmente: poi sento e leggono cosa dicono. A proposito, cosa dice Bersani?

  27. Broono

    @Lowresolution:
    Anche nel post sul Post (mi si perdoni) eri sceso dritto a sottolineare assenza di critiche ai contenuti e anche in quel caso la cosa ti fu possibile solo ignorando i commenti che, al contrario, di contenuti ne contenevano (mi si perdoni strikes back).
    Io per esempio ti risposi che Sussidiarietà e Terzo settore nel capitolo Welfare sono territorio e paletti di CL dei quali vanno oltretutto discretamente orgogliosi e che la politica sull’infanzia è scritta in modo da lisciare il pelo ai vescovi.
    Nulla su cui fare convegni, lo so da me, ma intanto era roba.
    Il tuo pare molto francamente più un bisogno di dare spessore a una tua scelta che tu stesso dipingi poggiata su “E’ vero che banalizza ed è vero che alcune ricette sono discutibili” che un concreto pacchetto di argomenti sufficiente per segnalare l’assenza di quelli altrui.
    “Ma almeno sono qualcosa di cui discutere” come leva per orientarsi è nelle libertà di ciascuno, ma conviene non perdere mai di vista che quel Qualcosa di cui discutere non è elemento di sostanza bensì di pura forma.
    Anche Berlusconi era Almeno qualcosa di cui discutere, persino il Calcio è qualcosa di cui discutere ma il punto è proprio in quel qualcosa, non nella possibilità di discuterlo.
    Banalizza e alcune ricette sono discutibili, appunto.
    L’80% dei commenti a Renzi si focalizzano sul Banalizza, liquidando le ricette come discutibili.
    Tu fai lo stesso, perché se lo fanno gli altri la cosa ti appare strategia per sfuggire ai punti?
    E’ Renzi stesso che ha proposto prima e soprattutto sé stesso e poi, solo molto poi, i contenuti.
    A meno di non pensare che i Dieci punti o l’età come metro di giudizio fossero argomenti portentosi, tocca prendere atto che di tutto il tempo (e parliamo di almeno un paio d’anni) che ci vede avere Renzi vestito da ariete, quello riempito di un programma di cui discutere è iniziato praticamente una settimana fa.
    Allora adesso o quel programma che ha visto la luce una settimana fa dopo due anni che Renzi si proponeva come persona e non come progetto contiene cose portentose detonanti e rivoluzionarie, oppure sarà ben difficile che il piano di critica, da Renzi stesso portato su di sé per appunto i due anni utilizzati per presentarsi al mondo, abbia voglia o anche solo motivo per spostarsi dal chi al cosa.
    Che quel programma non abbia nulla di portentoso lo riconosci tu stesso spiegando che i motivi per cui lo voti non stanno lì dentro ma nel suo essere “quello che può cambiare i giochi e rompere vecchi equilibri” (anche Grillo sta in quei contorni), ma nello stesso momento pretendi che chi sceglie di discuterlo per motivi che come i tuoi non stanno lì dentro, al contrario motivi il suo no con i contenuti e non con il suo “essere”.
    Renzi, il personaggio Renzi, E’ il contenuto.
    Fidati, te lo direbbe lui stesso, non fosse così Gori avrebbe sbagliato strategia di parecchissimo e la stessa analisi di Sofri in questo post sarebbe fuori bersaglio.
    Votalo, sostienilo, alza anche tu i cartoncini come nelle primarie americane come se questo bastasse per dirsi americani, ma lascia in pace chi pensa ci sia poco altro, perché “Renzi al netto di Renzi” offre pochi argomenti ai pro come ai contro, con la differenza che a te quei pochi argomenti bastano e questo ti rende semplicemente diverso, non migliore di quelli ai quali no.

  28. Pingback: Si, ma insomma, questo Matteo Renzi? | Il blog di lucacicca

  29. ro55ma

    @BROONO:
    il fatto è proprio che il “personaggio” diventa assenza, show e – sottotraccia – ciellino mascherato, per chiunque debba difendere un argine a sinistra chè scandalosamente il Renzi ha superato senza chiedere il permesso.
    Che molte voci del suo programma siano ancora da “dettagliare meglio” è pacifico (per lui e per tutti gli altri) ma su alcune direttrici è molto poco ortodosso (per il pensiero unico dè sinistra) e non se ne vergogna: mercato del lavoro e diritti/doveri di tutti gli attori; welfare e ruolo delle Parti (Sindacato compreso); struttura/architettura delle Istituzioni; scuola/formazione/ricerca; ambientalismo/ecologia.
    Su cosucce del genere, che oggi dividono il PD bersaniano in almeno tre/quattro correnti contrapposte (in mano ai vari “capicorrente”) lui prova ad assumere qualche responsabilità e a chiedere il voto. In questo senso Vendola ha almeno la coerenza di fare altrettanto mentre la cosa che si continua a contestare a Bersani è proprio di non volerlo (poterlo..) fare.
    Per Renzi i totem CGIL-FIOM non sono sacri e inviolabili e se riuscisse a far emergere – alla luce del sole, senza anatemi e pre-giudizi – un popolo riformista che non debba più difendersi dall’accusa di non essere abbastanza dè sinistra.. sarebbe un risultato storico e che aiuterebbe a ridefinire tante cose (e non solo a sinistra).
    E ci mette la faccia (con Gori e compagnia cantando per farlo nel modo migliore) in contrapposizione con logiche di partito che comunque sono saltate da anni e che si reggono solo per le “aderenze” giocate ogni giorno dal gruppo dirigente (chè ovviamente nun c’è vole stà ;-)

  30. odus

    Ma le prospettive auspicabili che l’Italia ha davanti sono oggi tre: un’umile e poco ambiziosa riduzione del danno, con un’ipotesi di proseguimento Monti che metta altri cerotti e pezze calde su un corpo ferito; un sovversivo scombussolamento che cambi cura al corpo e anzi forse lo rimpiazzi proprio, ed è tutto da vedere che Renzi sia in grado – tutto-da-vedere, ripeto – ma è l’unico che lo promette credibilmente; una ricostruzione delle condizioni che ci hanno portato fino qua ma messa in mano a quelli che negli anni scorsi erano minoranza più spesso che maggioranza.
    Scrittura criptica e convoluta, da 5- – in un tema di 2a media.
    Per lo scrivente le prospettive auspicabili per l’Italia – senza contare gli italiani ed i loro partiti con primarie incontrollabili o meno – sarebbero tre.
    Una prima prospettiva auspicabile umile e poco ambiziosa riduzione del danno rappresentata da un Monti che non vuole nemmeno sottoporsi al giudizio del corpo elettorale italiano perché, quanto meno, dovrebbe intrupparsi in un partito che lo creerebbe vessillifero.
    Una seconda prospettiva auspicabile di un Renzi che sarebbe un sovversivo scombussolamento – come se Renzi non possedesse i requisiti costituzionale di eleggibilità – perché potrebbe cambiare cura al corpo e anzi lo rimpiazzi proprio – ma quale corpo? quello dell’Italia? rimpiazzarlo con quale altro corpo? quello della Grecia o dell’Islanda? -. Il che, per lo scrivente, è tutto-da-vedere (e meno male che questa di Renzi, tra le tre, è la seconda prospettiva auspicabile dello stesso scrivente).
    Una terza prospettiva sempre auspicabile è la ricostruzione delle condizioni che ci hanno portato fino qua ma messa in mano a quelli che negli anni scorsi erano minoranza più spesso che maggioranza.
    A parte la confusione mentale, povera Italia!
    Perché, quale sarebbe il rischio grosso rappresentato da questo Renzi non uno di noi” cioè di loro?
    Che loro,
    D’Alema, Casini, Scalfari, Lucia Annunziata, Gianfranco Fini, Ezio Mauro, Gianni Riotta, Galli della Loggia, Bruno Vespa, Luca Ricolfi, Vittorio Feltri, Fabrizio Cicchitto, Antonio Polito, Giuliano Ferrara (senza autocitarsi), verrebbero ad essere “spiazzati”.
    E gli italiani, a piangere.

  31. uqbal

    Mettiamola così:

    Io ho visto un leader che ha riempito l’Italia di poster con la sua faccia (poster fatti da un’agenzia professionale, peraltro) quando nemmeno c’erano elezioni in vista, ho visto il suo staff che creare a tavolino, per ogni regione e quasi per ogni circolo, un gruppo di sostegno su fb iscrivendoci tanta gente d’ufficio, senza interpellarla (anche perché è così che funziona su fb). Sempre su FB questo leader ha uno staff che pubblica messaggi a suo nome (si sa, perché ha volte ce lo scrivono proprio: “lo staff”).
    Ho visto un leader che ha pubblicizzato sé stesso facendosi le foto con una bambina di colore, e chi se ne frega se i bambini a) non devono essere tirati in mezzo, b) devono essere pixellati.
    Ho visto un leader che comincia i suoi discorsi con “parliamone davanti una birra” da quando una foto fortunata gli ha fatto fare bella figura. E si fa fare le foto con i militanti, tutti con un bicchiere di birra in mano.
    E poi mi venite a parlare del fatto che Renzi è finto?

  32. Orcino

    Spero di sbagliarmi. Ma a me Renzi sembra piu’ il puntello che lo scardinamento del sistema politico. La sento come una candidatura calata dall’alto su un elettorato assettato di novità. Sono tutti d’accordo che è la persona giusta (da Feltri a Severgnini, da Luca Sofri a Berlusconi) tranne chi lo dovrebbe supportare (chi ha votato e voterà centrosinistra). E’ andato su nei sondaggi, sicuro. Ma un giorno sì e uno sì è su giornali/tv/riviste. Alla Polverini era bastato qualche invito a Ballaro’ per diventare Presidente di Regione. Con il trattamento che sta ricevendo Renzi, sarebbe diventata Presidente degli Stati Uniti. E stiamo parlando della Polverini, fatta della materia del nulla.
    Nel concreto, non sono d’accordo su:
    – Conflitto di interessi. Berlusconi è l’epicentro, ma è un sistema che avvolge il paese. Lo vogliamo aggredire? Senza questo passo, cosa significa merito? Lipservice.
    – Evasione fiscale. Dove sta Renzi? Sì, se sta con Equitalia, Befera, i blitz, i controlli incrociati. Senza se e senza ma (che a lui piace)
    – Liberalizzazioni. Farmacie, notai, gas, elettricità, taxi, poste, ferrovie, ecc. Bersani ha dimostrato di saper toccarli. E Renzi? Senza liberalizzazioni, cosa significa merito? Lipservice
    – Rigore, Euro e Europa. Senza se e senza ma?

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