I tre passati italiani

L’allegria da lemming suicidi con cui andiamo ad affollare di pubblico e di discussioni da bar le trasmissioni della campagna elettorale rivela ancora una volta come mai non ce l’abbiamo mai fatta finora a cambiare questo paese, e come mai non ce la faremo neanche questa volta. Di fronte a tre candidati premier che sono rispettivamente il responsabile maggiore delle catastrofi degli ultimi vent’anni, un resuscitatore della più grigia Democrazia Cristiana, e un capace funzionario di sinistra che avrebbe fatto un buon lavoro da ministro alla fine degli anni Novanta (76, 69, e 61 anni), stiamo partecipando con l’identico coinvolgimento ed entusiasmo che avremmo se ci trovassimo di fronte a tre ipotesi alternative di cambiamento e visione del presente e del futuro. La nostra pretesa indignazione e pretesa di rinnovamento non è mai durata lo spazio di una stagione, in Italia: arriva la campagna elettorale e saliamo sul carro che ci passa più vicino, anche se per raggiungerlo dobbiamo mettere i piedi nel fango e scansare i coccodrilli e anche se non si sa assolutamente dove vada. Basta che sia carro, e che si possa decidere con chi stare e contro chi stare.

E ora siam qua, a farci ottundere e nutrire da decine di apparizioni televisive e radiofoniche quotidiane, vuote e ripetitive, e anzi con la lingua di fuori ad agognarne gocce, e ci crediamo critici. Ci siamo adattati, ancora una volta. Ci tureremo il naso. Se siamo fortunati individueremo uno che stimiamo nel nostro collegio. Andiamo incontro a quello a cui andiamo incontro da decenni: il nostro passato. Noi.

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27 commenti su “I tre passati italiani

  1. giaimeddu

    Direttore, è vero quel che scrive, ma l’alternativa, ora, qual è? Disinteressarsi totalmente? Tra poco più di un mese si vota e le alternative sono sul tavolo. Si può scegliere di non schierarsi, però cosa cambierebbe del suo discorso? Io credo che si debba incoraggiare la ricerca dello stimato nel nostro collegio anche perché è l’unico modo per far riaffezionare le persone alla politica.

    Mah, spero che il suo pessimismo sia esagerato. Non posso fare a meno di pensarlo perché, altrimenti, tanto vale davvero andarsene dall’Italia.

  2. prodandan

    Sul carro di questa campagna elettorale c’è una (non?)novità: ieri sera a Servizio Pubblico la tenzone tra Berlusconi e la squadra Santoro è finita con un trionfale 4-0 per Berlusconi, come il Milan dei tempi d’oro.
    Caro Luca, ci risiamo, come scrivi tu. D’altronde troppi autorevoli commentatori sulla stampa da tempo davano SB per spacciato, dimenticando due cose : la professionalità di quello straordinario venditore che è sempre stato SB, e la testa dei milioni che lo hanno votato. Sì, temo che stiamo rivedendo un film già visto e rivisto. Con una sola, tenue, speranza: di non rivedere anche il Vendola ripetere Bertinotti e “compagni”.

  3. MaBi

    Sconfortato, eh? Ma te sei appena all’inizio, figurati quelli come me che sono 15 anni che vivono in questo stato d’animo di sconforto, rabbia e impotenza. Ti auguro di trovare nuovamente qualcos’altro in cui illuderti, perche’ a restare cosi’, completamente senza speranze, si vive male e si peggiora pure col tempo.

  4. nico

    I miei pensieri di ieri metre leggevo le twitterate sullo “spettacolone” televisivo sono tutti in queste parole.

  5. minimax

    Alla fine diventa sempre e solo questione di share e dunque del popolazzo greve e ignorantone. Peccato (un peccato davvero) che attraverso i famigerati “social” anche il popolazzo possa monitorare (ok @nico) il comportamento ed il pensiero ” a caldo” della restante “classe dirigente”. Giornalisti ed opinionisti col nasino corrucciato che si esercitano nello sport loro preferito: criticare la realtà di cui sono EVIDENTEMENTE pro-motori.
    Conclusione: Occhio a menar diti sotto il nostro naso: vi vediamo.

  6. Carlo M

    “…un capace funzionario di sinistra che avrebbe fatto un buon lavoro da ministro alla fine degli anni Novanta…”

    approfondire un po’ di più questa breve analisi non sarebbe male, magari facendo lo sforzo di slegarla dalla questione anagrafica (mussolini è diventato primo ministro a 39 anni).

  7. laplap

    La sanità è allo sfascio, la scuola un inferno, la giustizia da terzo mondo, la burocrazia soffocante, uno stato ladro che tutela i ladri. Un paese da smontare e rifondare. E qualcuno pensa ancora che possano essere i soliti apparati sclerotizzati a poterlo fare? Vedremo tante valige di cartone legate con lo spago con i colori sbiaditi del bianco rosso e verde. Caro luca la penso proprio come te. Qualcuno ha detto ” finchè chiederemo ai politici favori anzichè diritti saremo schiavi non cittadini”

  8. Leonardo Musci

    Noi qui ieri sera abbiamo deciso di NON vedere lo show: almeno una parte del Paese deve cominciare a rifiutare la logica televisiva, che è l’unico brodo nel quale quel delinquente sa nuotare. D’altronde, se milioni di italiani continueranno a votarlo è perché non gliene frega niente del governo, hanno solo bisogno di credere e obbedire, ma senza combattere (esattamente come fu al tempo).
    Comunque trovo che Sofri, quando parla di politica (non il suo argomento preferito, è sempre un po’ superficiale. Quando (immagino: altrimenti, sorry) votò entusiasta per Prodi la categoria del “passato” non valeva? E fa proprio lo stesso che Berlusconi si porti Storace, che Monti si porti Casini e che Bersani si porti Vendola? Proprio lo stesso?

  9. Stefamondo

    Ieri sera il mio servizio internet funzionavo a singhiozzo, non riuscivo a collegarmi alla conferenza stampa di Monti (con alberitini, ichino, ecc) in diretta. Non tanto perche sono un suo fan, ma perche insomma, vivo in Lombardia, volevo ascoltare cosa avevano da dire. Con il streaming che non partiva, ha acceso la tv, invano cercando un TG che mandasse la conferenza stampa in diretta. Niente. Al massimo fu ripreso dopo, con la voce di un giornalista che riassume (Aparte che, mettendo due riassunti a confronti, escono o la stessa cosa, o due letture completamente diverse). Il fondo l’ho toccato quando e partito il TG3, mentre Monti stava parlando. Niente. Pensavo. Se fossi a Londra, Delhi, Parigi o negli USA, avrebbero ripreso e mandato in onda la conferenza stampa in diretta, interrompendo il TG per poi riprendere dopo, giocando con questo ‘evenimento’ in diretta. Qui in Italia, beh, the show must go on.

  10. Lorenzo

    Luca non posso che sottoscrivere parola per parola.
    Io purtroppo mi sono fatto ottundere, ma ieri sera è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

  11. davide

    Premesso che concordo con il grigiore dei tre candidati, invito a una riflessione su come in Italia spesso gli argomenti che godono di un forte seguito a livello di dibattito da bar subiscano una specie di cristallizzazione. Argomenti dei quali si parla incessantemente senza poi cambiarne una virgola, anche quando i difetti ne siano palesi e siano oggetto stesso del dibattito. Politica, calcio e musica (pensate ai successi di Sanremo, Amici e X-Factor e come in realtà la musica sia bistrattata in questo paese) in primis. Quasi come se l’intrattenimento che genera il format (o chiamatelo come vi pare) diventasse più importante di ciò che rappresenta e produce. Come la violenza dei film di Tarantino che ci intrattiene come fosse un lecca lecca. Perché lì nessuno muore davvero. In Italia quei lecca lecca cariano denti e anima.

  12. gfranco

    vedo che sul post, non vorrei sbagliarmi, non è apparso nessun articolo sullo “show” di ieri sera. GRAZIE! commosso!

  13. odus

    rivela ancora una volta come mai non ce l’abbiamo mai fatta finora a cambiare questo paese, e come mai non ce la faremo neanche questa volta.

    “come mai non ce l’abbiamo mai fatta? Noi chi? quelli che nel passato erano lattanti ma, come diceva Rascel già figli di cambiatori?
    “e come mai non ce la faremo neanche questa volta”, ma, per quanto riguarda il presente ed il futuro, ne hanno responsabilità gli ex lattanti che dovrebbero essere gli attori attuali e futuri del cambiamento non riuscito ai padri.

  14. Lazarus

    Certo che voi del PD siete davvero strampalati, avete infamato e delegittimato in ogni modo l’unica vera novità che poteva esserci nel panorama politico italiano (ovviamente nuovo non vuol dire meglio, ma perlomeno svecchiava e smuoveva) e per neutralizzarlo avete massacrato le primarie con regole assurde e farraginose e ora venite a dire ste cose. Io proprio non vi capisco, non mi pare fino ad ora abbiate fatto nulla davvero per cambiare il paese né che abbiate fatto proposte alternative valide (tranne quella citata cui avete fatto la guerra). Boh.

  15. andrea61

    L’ultima grande selezione della classe dirigente pubblica italiana è avvenuta subito dopo lamsecondaguerra mondiale. Dopo, il nulla. Oggi raccogliamo i frutti di quel nulla e ci ritroviamo una classe dirigente che ricalca esattamente tutte le mediocritá e i difetti dell’italiano medio.

  16. gP

    in quello straordinario, surreale, paradossale cult-movie che è Memento, qualunque analisi sul suo significato converrà che il vero protagonista del racconto è lo spettatore, la cui memoria, per quanto attenzione ci possa mettere, non è stabile, è corruttibile, troppo coinvolta dallo stato emotivo. in nome di una logica assolutamente personale la realtà si sciogle, si plasma, si conforma alle proprie aspettative. qualunque realtà, qualunque aspettativa.
    nondimeno, esiste una versione collettiva di questa interpretazione e una sua rappresentazione è andata in scena ieri sera. gli italiani, una sottoclasse qualunque dell’assai più vasta popolazione degli spettatori, vogliono scoprire ogni volta di non essere stati illusi, manipolati e financo derisi, ma sperano sempre in una redenzione successiva che altro non è che una riedizione di quelle illusioni, di quelle manipolazioni e di quelle – sempre più ciniche – risate di scherno.
    quindi succede che il mattatore, che converge tutte le speranze e le prospettive del pubblico, vive, di più, prospera su quella fiducia che deve semplicemente assecondare con un po’ di talento.
    vincere o perdere non è un fatto numerico, non è la grandezza assoluta o relativa di un numero di voti, è avere la possibilità di essere giudicato, permutare all’infinito questa opportunità confidando nell’indulgenza e nella arrendevolezza dei contrari più che su quella certificata dei propri fidi. così, per delega, con un voto o per disapprovazione, ci si riscatta dal proprio passato.
    questo in senso più vasto, ma poi c’è il confronto con noi stessi, con la nostra memoria, che noi non siamo in grado di gestire e che dobbiamo affidare, delegare, ai nostri spettatori, a chi ci osserva.
    il vero punto di ciò ce è andato in onda ieri sera è arrivato alla fine, quando la più parte di noi si era fatta trascinare nella condiscendenza per non precipitare nella propria commiserazione.
    si gioca tutto proprio sulla considerazione che ha di sè il proprio interlocutore, su quella leva che meglio funziona più grande è la sua autostima, ed è un processo molto semplice ma perfettamente efficace.
    ci sono due sedie, una è occupata e l’altra è vuota. sulla prima stava il mattatore e sull’altra, parallela, c’era chi sarebbe potuto diventare. il tribuno non ha dettagliato il pur facile elenco di disavventure, ha tracciato una lista che è sembrata interminabile di equivoci amici, tutte con un unico denominatore: sono le persone di cui si circonda per non sentire il peso dell’inconcludenza.
    io ho visto un uomo in difficoltà, in grande crisi, che ha annaspato, sopraffatto dai sensi di colpa per ciò che è stato e che avrebbe potuto essere. quell’immagine ha coinvolto tutti quelli che l’hanno, consciamente o no, fatta propria, percetita, empatizzata. quelli che l’hanno scelto, quelli che l’hanno patito, quelli che l’hanno accettato.
    c’erano due sedie per il mattatore, per il tribuno, per il pubblico, per ogni singolo spettatore. quel confronto l’abbiamo sofferto, la più parte di noi l’ha perduto.
    strapperemo quella pagina e ci assolveremo.

  17. nunzio

    ecco il vedovo inconsolabile di renzi e del suo macbook. capace direttore, ma poco acuto in politica. Bersani non l’avete capito, sono anni che lo sottovalutate, vi sorprendera’. Ne riparleremo. E smettetela di guardare santoro, vi fa male.

  18. Denis Brandolini

    Finché gli elettori continueranno a voler “vincere”, ovvero votare solo candidati che abbiano qualche probabilità di vittoria, per definizione non ci sarà cambiamento a meno che lo stesso non nasca all’interno dei partiti esistenti. Questo però lo aspettiamo senza successo da vent’anni; ci è arrivato vicino il PD, Renzi è stata un’ottima occasione per voltare pagina: sono convinto che il suo primato avrebbe spremuto fuori nuovi leader con nuove idee anche al centro e destra. Però se anche in una situazione così critica per l’Italia, con tutti i vecchi partiti completamente sfiduciati e l’economia a rotoli, i partiti sono riusciti a mantenere in sella gli stessi responsabili della situazione attuale, esiste anche solo una vaghissima probabilità che in futuro questo cambi? Non credo proprio: la cultura partitica e politica italiana è del restare tutti uniti al proprio posto, giusto permutando le sedie, e i tesserati sono convinti che vada bene così, oramai troppo accecati dai loro paraocchi da tifo calcistico.

    Ora, nella situazione in cui siamo, credo l’unica opportunità sia dare fiducia agli outsider. E tra questi al momento i più promettenti e affidabili mi sembrano quelli di FARE/FID. Condivido i timori verso ricette così spiccatamente liberiste, ma credo che il rischio di diventare una nazione troppo liberista sia ben lontano come orizzonte mentale e temporale – i.e anche assumendo per assurdo che a febbraio maggioranza assoluta, già solo per smontare la mole di oligopoli italiani districandosi tra veti e sgambetti ci vorrebbero anni…

  19. DrBrunvand

    Un giornalista figlio di giornalista viene a spiegarci che la società italiana è immobile.
    Ne prendo debitamente nota.

  20. mico

    Cioè il responsabile di venti anni di fallimenti e della perdita di immagine di un intero paese, che per colpa sua è stato rappresentato come un covo di galletti brianzoli ignoranti e pettoruti, riesce a far valere la navigata loquela di un piazzista di lungo corso nella trasmissione del soi disant punto di rifermento culturale della sinistra e noi ci comportiamo come se fosse ancora in corsa?
    Se l’amministratore che ha mandato in rovina il condominio fa una discussione ben fatta sul pianerottolo del primo piano gli ridiamo l’incarico? E che dire del soi disant che tenta di resuscitare il nemico per conservarsi audience per il futuro?
    Dovrebbe essere chiaro a tutti che non abbiamo più soldi per coltivare questi hobby.
    Piuttosto, per favore, altri dieci anni di governo tecnico, con ministri terribilmente seri e un premier che non esce dal rigo per nessuna ragione.
    O magari un bel governo Bersani, che sarà anche un bel funzionario di partito, ma a me piace per quello, perché ho ottimi ricordi di quella tranquilla efficienza e di quel senso del dovere, oltre al fatto che le priorità di Bersani sono tutte al posto giusto: lavoro, difesa del reddito, crescita.
    Mi piace anche che Bersani non voli alto, che non abbia quel senso poetico dell’esistenza di Vendola, che suona giusto al cuore, ma non è quello che ci possiamo permettere con i pochi soldi che abbiamo.
    Quindi, per favore, non scherziamo: che non manchi nemmeno un voto al PD in modo da avere un governo che cambi davvero le cose. Manettari, rivoluzionari e sotterratori per favore mettersi in coda per i tempi in cui potremo ricominciare a giocare, adesso che sia l’ora di Bersani, poi vedremo.
    Per me sarebbe più che abbastanza come cambiamento, così come è stato un cambiamento epocale un governo Monti dopo un governo Berlusconi. Immagina un governo Bersani, serio allo stesso modo, ma con le priorità giuste.

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