And hold on to the dream

La gita scolastica della quinta liceo, quella a Ravenna, la facemmo in questi giorni. Tra poco vi dico perché lo so, che era esattamente trent’anni fa. Non senza ricordare a tutti la prevalenza della formazione liceale nella cultura di questo paese, il rilievo dell’ultimo anno del liceo, e quello delle gite scolastiche. Allora altro che telefonini e iPod, era già una rivoluzione andarci con il walkman e la scorta di cassettine TDK, da sentire in treno spartendosi le cuffie. Le TDK erano quelle da 90 minuti, che ci stava un disco da una parte e uno dall’altra: solo nei casi di dischi molto lunghi (tipo Foxtrot dei Genesis) si ripiegava su quelle da 60: o in alcuni casi, non avendo un secondo disco da accoppiare al primo con risultato coerente, ci si adattava alla seccante 46.
Comunque, quella volta là avevo appena registrato da un amico tempestivo nell’acquisto un disco appena uscito, e non so perché malgrado oggi legga che durava 43’27”, finì che non ci stava tutto e per anni lo sentii tagliato nell’ultima decina di secondi. Però lo sapevo a memoria, salvo quegli ultimi dieci secondi, ché era un disco formidabile e ancora oggi voglio essere seppellito con “The gunner’s dream” in dolby all’interno della bara. Invece allora c’era chi già diceva che non erano più quelli delle loro grandezze precedenti, che quel disco era l’inizio di un declino, e loro “Ummagumma”, eccetera. Ciao anche a voi, ragazzi.
The final cut dei Pink Floyd, insomma, ha 30 anni.

Altre cose:

4 commenti su “And hold on to the dream

  1. Misopogon

    Roger, da quando ha ripreso a fare rock (“subito” dopo ça ira, insomma) ha portato in giro prima tutto Dark side, e ora The wall.
    Nel primo tour di Dark side metà dello show era occupato da altri grandi classici (di cui purtroppo solo uno dell’epoca solista, Perfect sense); non troppo in là con le date, tuttavia, dalla lista scomparve The gunner’s dream. Si discusse a lungo, sui forum, sulla causa di ciò (playback, ipotizzavano alcuni, ma probabilmente non reggeva l’acuto).
    Riuscii a sentirla a Verona, nell’arena. Era il 4 giugno 2006, e forse una delle ultime volte che la cantava il suo papà.

    misopogon

  2. ualatze

    c’è sempre l’amico per cui i Pink Floyd non sono più se stessi da The Piper at the Gates of Dawn, ma di solito taglio corto e dico che The Final Cut è il più bel album di Roger Waters.

  3. gaetanom

    OT
    con la C46 il walkman non si stressava, mentre con la 90 faceva fatica e le pile duravano meno. Inoltre, le cassette le facevo su misura, magari usavo una C60 per un album, e con un pò di calcoli fatti bene, e pazienza, tagliavo il nastro in eccesso.
    Poi, io avevo un Sony meraviglioso, con l’auto reverse.

  4. Robertodapisa

    Che dire? Per me final cut è il miglior vinile di quell’anno, ancora ben custodito; il mio ricordo in c90 con walkman originale della compagna di liceo “ricca” scroccato in gita è legato a Making Movies … grazie Luca…

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