Stupitevi

Capisco che suoni come una semplificazione e una banalizzazione riduttiva rispetto alle analisi sui grandi fenomeni sociali, ma io ho da tempo un approccio un po’ da bar, di psicologismo individuale, alle catastrofi culturali e civili italiane: penso ovvero che siano il risultato di un aumento delle insicurezze e delle frustrazioni personali, e degli stimoli sempre più intensi a superarle attraverso piccole competitività quotidiane. Ne ho scritto molto in Un grande paese:

Nel passaggio mi-si-nota-di-più (di Ecce Bombo) è descritto il simultaneo entrare in gioco dei due fattori all’origine della catastrofe umana di questi decenni: da una parte l’ansiosa necessità di affermazione di sé e di riconoscimento da parte degli altri, e dall’altra l’inetta insicurezza dei propri mezzi e della propria capacità di soddisfare la suddetta necessità. Le due cose insieme convincono Michele di Ecce Bombo a non andare alla festa, dopo aver cercato i modi più infantili e pigri per farsi notare; e le due cose insieme orientano i fallimenti di ormai più d’una generazione di italiani incapace di autostima.
Non che la vanità sia un fattore recente, nei comportamenti umani. Fosse solo per loro, l’affermazione e l’esibizione di sé sono sempre state motori preziosi per fare grandi e proficue cose per l’umanità: che anzi, i sinceramente generosi e altruisti sono sempre stati una sparutissima minoranza e l’unico di cui si possa dire con certezza che lo fosse è morto giovane duemila anni fa. Ma i modi di soddisfazione della nostra vanità – che un tempo si appuntavano su comportamenti ritenuti socialmente encomiabili – si sono sempre più sbilanciati verso l’infantile, l’egocentrico e lo sfacciato, a dispetto dell’orgoglio di sé, dei propri successi e persino della soddisfazione di non darlo a vedere, come dice Trudeau. Siamo diventati insicuri e spaventati di esserlo: come sia successo tutto questo, è materia da sociologi. (il resto, qui)

Oggi su questo tema ho letto cose contigue dette da Carlo Verdone al Corriere della Sera, parlando di come ora sia più difficile rappresentare i tipi italiani contemporanei:

«C’è povertà di spirito, non solo materiale; siamo schiavi di fragilità psicologiche, panico e depressione, paranoia, indifferenza e silenzio»

Ma Verdone dice anche una cosa molto più sensata e sovversiva, rispetto al conformismo che ha proposto per anni di “indignarsi” e ha rimproverato di “non sapersi indignare” o si è vantato di “sapersi indignare”. Era una balla, il problema di questo paese è che tutti si indignano vanamente, continuamente, fieri e soddisfatti. Quello che non sappiamo fare è un’altra cosa, dice Verdone (notando anche la presunzione di sentirsi tutti diversi):

«Manca la voglia di stupirsi e riconoscersi negli altri. Me lo disse Alberto Sordi nell’ultimo pranzo che abbiamo fatto: “Sto paese non si stupisce più di nulla, se agli italiani racconti gli italiani non ridono più…»

È un paese che, per le ragioni dette sopra, ha paura di stupirsi e di sorprendersi e umilia chi lo fa: prevale chi sa già, chi lo sapeva, chi non si meraviglia, chi “e che c’è di strano?”, chi “e che c’è di nuovo?”. Stupirsi è da sfigati, saperla lunga e aver già visto tutto fa esistere, tiene in competizione, il nuovo è sempre già vecchio.
Ti credo che poi è un casino.

Altre cose:

16 commenti su “Stupitevi

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  2. werner58

    Ho l’impressione che il peraltro direttore, quando fa questi post, vorrebbe tanto che fossimo delle brave persone ma non sa dirci perchè dovremmo.
    E credetemi, non c’è alcun sarcasmo.

  3. fp57

    grazie di cuore, Luca Sofri.
    La mia impressione e ‘ che il Suo sia un invito a tornare bambini (direi “lattanti”) fiduciosi e aperti agli altri, stupiti di fronte alle meraviglie della natura , ai cambiamenti.
    Il contrario dello stupore e’ il nostro bisogno “adulto” di definire, di delimitare, separare e controllare.
    Posto, anche qui, una citazione da J. Hillman
    “Controllo! E’ una parola cosi’ magica nel nostro mondo, non e’ vero? Non siamo migliori di quei popoli cosiddetti selvaggi che i nostri esploratori e colonizzatori avevano “scoperto”.
    Ridevamo di loro perche’ usavano la magia per controllare qualsiasi cosa li circondasse. Eppure noi facciamo lo stesso usando l’idea di controllo, che e’ un po’ la nostra magia”

  4. peppermint

    Te la faccio corta.
    Crebbero a biscottini, i genitori li protessero, litigarono financo con la scuola e il condominio per il Pupo d’Oro. Guerre non ce n’erano da due generazioni o tre, fatica poca. Gli tolsero anche la leva. Non rischiavano piú niente. Stettero anni nel bozzolo senza confrontarsi con povertá, fatica, sudore, sberle da orbi. La scuola li aiutó molto: dalla Moratti alla Gelmini li lisciarono togliendogli esami, materie, bocciature, selezioni…
    Rimasero adolescenti. Del mondo avevano rappresentazioni strane, quelle della TV, dei cantanti, delle veline, dei calciatori. L’equivalente del Re sul cavallo bianco e la Bella Principessa. Ci si proiettarono, misero l’Io in un Ideale che stava nell’ Iperuranio. L’Ideale dell’Io ipertrofico generó cumuli di tessuto tumorale narcisistico.
    Quando uscirono nel sociale presero cinghiate a sfare. Non erano figli di nessuno, zero cavallo bianco, manco la Mercedes.
    Tornarono in casa di corsa. E non seppero piú che fare. Il narcisismo sbrindellato e senza cultura generó un furore qualunquista e distruttivo. Rendendosene conto si infragilirono, andarono in ansia, quando potevano se la prendevano con le donne, i cani, i muri delle strade, i sedili degli autobus… Fu cosí che un giorno invece che affrontare il pianto e la fatica, invocarono i Padri. Ed essi vennero e li allinearono tutti. E fu Matrix e The Wall. Fine della storia.

  5. Luca

    Sul commento di Peppermint, sempre da Un grande paese:
    “Non si cambia il passato, e se questo passato è così pesante nel definire quello che siamo, l’unica possibilità che c’è è liberarsene. La teoria prevederebbe quindi la necessità che si verificassero quel momento unificante, quella palingenesi, quel momento di costruzione condivisa che non ci sono mai stati in passato. Dolore, sofferenza, sacrifico, rinascita: una guerra. Non possiamo sognare una guerra (che dalla Bosnia in poi non è più impensabile). Ci deve essere un’altra strada.”

  6. welcom

    Ci deve essere un’altra strada.” Non possiamo sognare una guerra dice Luca ?Io clas 54 prima di morire me la sognerei una guerra contro tutti sti politici ,e tutti i potenti di questa Terra non x invidia sui loro guadagni ma x la loro avidità sul 1 pen in più ci faranno morire tutti . Poi dire ai nostri figli visto come si fa I prossimi che sgaranno tocca a voi io non ci sarò +

  7. Vittu

    Condivido, ma mi domando se è così solo da noi, se è una questione solo italiana. Abbiamo la più vasta capacità di comunicare di sempre e tutto si riduce ad un monologo, spesso per evitare fastidi si preferisce rinchiudersi in un personaggio dal quale poi non si riesce più ad uscire e i dubbi e le paure non sono più ammesse né le si può ammettere. In effetti sarebbe bello tornare a capire veramente gli altri, solo capendoli ogni tanto potrebbe succedere di non farlo e di stupirsene.

  8. tanogasparazzo

    Oggi, 1 Aprile, si celebra in tutto il mondo, i pesce d’Aprile. Questa data occasione, è caduta nella giornata della pasquetta. Il tempo non stabile non permette, anche per carenza di qualche soldino grande abbuffate di carne, in tutte le varie forme ed usi multiculturali. Abbiamo avuto tanti cambiamenti, il nuovo Papa bis di nome Francesco che abbraccia tutti, si sta avvicinando alla gente che forse soffre? Nel mentre la politica, nelle tre formazioni più votate, non è stato possibile formare il governo. Il vecchio Presidente, lui si in anticipo rispetto al pesce di Aprile, per quella sua saggia conoscenza, i giornali stampati il lunedì non uscivano per la Pasquetta, quindi questo suo scherzo, fatto alle tre formazioni politiche in parlamento è passata quasi inosservata, anzi il dibattito, si è raffreddato. Invece la perdita di due grandi artisti dello spettacolo, il primo Enzo Jannacci il più poetico anche il più solidale, per la sua professione di chirurgo, lascia nella storia scritta delle sue canzoni un appello che la gente cita, quando viene tagliata fuori, dalla risoluzione dei problemi: -Vengo anch’io non tu no, ma perchéé!! perché no”. Invece il secondo artista Califano nel lasciare la vita terrena nel chiudere gli occhi porta della vita, cantava -Tutto il resto è noia, maledetta noia. Nel mio immaginario ecco penso che questi due grandi artisti, sono gli Italiani.. Buon pesce d’Aprile a tutti voi…

  9. lorenzo68

    L’unica strada possibile è quella di mandarli tutti a casa. E come si fà a mandarli tutti a casa? Con le elezioni?

  10. odus

    E adesso che sappiamo come succedeva in “Ecce Bombo”, come la pensa Verdone e come la pensava Alberto Sordi morto già da un po’, che Luca ha da tempo un approccio un po’ da bar, il tutto riportato in “Un grande paese”, cosa ne ricaviamo? Mi sa che il primo a non stupirsi, come risulta dai suoi quotidiani script, sia proprio lui.

  11. wiz.loz

    Mi viene male leggendo in alcuni commenti che bisogna “mandarli tutti a casa”. Mandarli chi? Come? Perché? Sostituendoli con chi? E soprattutto, qual’è il nesso con questo articolo?

  12. antopicci84

    Post molto vero. Citando Pietro Ingrao aggiungerei anche che “indignarsi non basta”, anzi è diventato controproducente, non più una virtù ma un vizio (specie a sinistra dove, guarda caso sono nati gli indignados). Per quanto riguarda lo stupore credo dipenda dal fatto che l’umile italia di Pasolini non esiste più. Siamo diventati cinici e intelligentissimi: quelli che non la pensano come noi sono sempre, bene che vada, degli sciocchi, male che vada dei prezzolati. Basta leggere i commenti sprezzanti e saputelli agli editoriali di tanti grandi giornalisti.

  13. ualatze

    @wiz.loz sei pregato di non farci dubitare dell’intento ironico di quel commento!

  14. giorgiocanali

    La nostra condizione di instupi(di)ti forse viene da più lontano, ma, a tentar di scavare la genealogia di questa morale, non  sottovaluterei il ruolo del medium internet e il trionfo delle piattaforme social. 
    In primis la ggente sa già perchè ha google come prolungamento (evviva Mc Luhan!). Inoltre, mi pare che su Facebook, ad esempio, trionfino due grandi trend: l’indignato appunto, ed il faceto. Trend formali per così dire, semplificazioni, le stesse che in politica si rivelano vincenti per non dire egemoni (l’indignazione è conformismo, diceva Pasolini). 
    Volevo dire che il medium è il messaggio, insomma.

  15. giaimeddu

    Però le fragilità psicologiche si possono affrontare. Ci vorrebbe, credo, meno diffidenza verso il prossimo e meno individualismo. Certo, mi rendo conto che sia una strada complicata e, come dice Peppermint, siamo cresciuti in un bozzolo in cui la cosa più pericolosa era prendere un 5 in latino e non uscire per un pomeriggio che però, con un po’ di occhi dolci, la punizione la toglievano. E questo, crescendo, si è trasformato in un perpetuo tentativo a cercare la scappatoia, che ci sarà qualcun’altro a mettere una pezza. Compito dei padri è, ogni tanto, non metterla quella pezza. In cose di poco conto, ma per farci reagire e farci capire che le cose bisogna meritarle. E credo che se cominciamo a lottare per quello che ci interessa, poi possiamo ottenerlo. Io sarò un sognatore, ma credo che questa sia la nostra unica speranza per affrancarci dai padri e pretendere ciò che ci spetta, ma perché lo abbiamo meritato, non perché è così e basta.

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