Facebook, e l’informazione che paga

Da qualche mese Facebook sta introducendo delle novità nel modo in cui mostra i post sul “newsfeed” degli utenti (l’elenco dei post di chi seguite), e questo ha un impatto rilevante sulle notizie e le informazioni che riceve chi usa Facebook come luogo prioritario – o importante – di comunicazione.
Francesco Costa aveva spiegato qui un primo cambio di approccio, con dubbi e critiche condivisibili. Successivamente la tendenza a non mostrare più i post delle pagine che seguite integralmente e in ordine cronologico è stata ulteriormente accentuata.
I criteri, e quello che si sa, sono:

1. Facebook non mostra più tutti i post in ordine cronologico, ma privilegerebbe – a suo dire – quelli che hanno avuto da subito più like, condivisioni e commenti. Quindi certi post non li vediamo più, e altri continuiamo a vederli e ritrovarli per giorni.

2. La scelta dovrebbe – sempre a detta di Facebook – favorire i post di informazione “di qualità” e rilevanti, e scoraggiare quelli di marketing o le cose virali che rischiamo di vedere mille volte.

3. È palese che sia nel legittimo interesse di Facebook il cercare di tenere i propri utenti su Facebook piuttosto che favorire il loro allontanamento in direzione dei siti e delle news linkate. E che sia nel legittimo interesse di Facebook anche indicare ai maggiori siti o brand che la strada migliore per ottenere traffico è comprare visualizzazioni a pagamento, piuttosto che guadagnarlo con la forza dei propri contenuti.

3. Ma è palese anche che questa non sia una filosofia molto “dalla parte dell’utente” e che quindi Facebook preferisca comunicare altro: ovvero che questi interventi avrebbero già dato frutti quantificabili filtrando il meglio; e secondo informazioni diffuse da Facebook e riprese con poca obiettività da alcuni siti, le notizie provenienti dai siti di news autorevoli avrebbero aumentato in questi mesi le loro visualizzazioni.

In realtà le cose non stanno proprio così, e impressioni e dati diversi sono state riportate da molti utenti o produttori di news e siti di informazione. Fino a che ieri un grande sito che si occupa di pubblicità ha rivelato che in un documento interno di Facebook si ammette che i singoli post sono visualizzati meno (anche a causa dell’aumento dell’offerta, inevitabilmente).

“We expect organic distribution of an individual page’s posts to gradually decline over time as we continually work to make sure people have a meaningful experience on the site.”

The impending drop-off in organic reach is revealed concludes with an ad pitch; marketers are told they should consider paid distribution “to maximize delivery of your message in news feed.”

In other words, the main reason to acquire fans isn’t to build a free distribution channel for content; it’s to make future Facebook ads work better.
“Your brand can fully benefit from having fans when most of your ads show social context, which increases advertising effectiveness and efficiency,” the document states.

Un portavoce di Facebook ha spiegato che in un contesto in cui l’offerta di contenuti e la competizione per la visibilità crescono, “il modo migliore per far vedere le tue cose è pagare”.
Queste considerazioni, secondo Facebook, riguarderebbero i “brand” che sarebbero distiniti dalle pagine di informazione: ma la distinzione è abbastanza strana ed equivoca. I maggiori siti di informazione sono anche brand che lavorano per promuovere i propri contenuti, e molti di questi non condividono la versione di Facebook sull’aumento della visibilità delle notizie.

Poi ci sono quelli che – in misure grandi e piccole – ricevono da Facebook informazioni e notizie, tra i quali aumenta la sensazione che cresca di importanza il filtro posto arbitrariamente da Facebook tra loro e le fonti scelte da loro, filtro fatto di informazioni che hanno pagato per farsi vedere (una volta era il contrario, interessante, no?). E questo confonde ulteriormente e su un fronte nuovo ma estesissimo i tentativi di distinzione tra informazione e pubblicità.

Aggiornamento: Peter Kafka ha fatto delle buone domande sulla questione al responsabile di Facebook Lars Backstrom.
E qui ulteriori link ad articoli sul tema, usciti a bizzeffe nei giorni successivi.

Altre cose:

10 commenti su “Facebook, e l’informazione che paga

  1. Francesco

    Ora non resta che osservare se agli utenti questa cosa piacerà o meno e, nel secondo caso, se li porterà sempre più spesso a visitare anche siti diversi da FB oppure no.

    ps: mi scuso per il disturbo, ma a margine non ci starebbero male due parole sulla scelta di bloccare la fruizione via feed del Post, come già successo a questo blog.
    Ci sono tanti possibili motivi validi (e anche discutibili) per questa scelta che di certo non è dalla parte dell’utente, ma senza una spiegazione ufficiale contano poco.

  2. Luca

    Una spiegazione ufficiale non abbiamo pensato di formularla: ma se vuoi sapere cos’è successo, credo sia una conseguenza di un trasloco tecnologico che riguarda WordPress, avvenuto un paio di settimane fa.

  3. davide

    Forse mi sono perso un passaggio: ma l’opzione “ordina: più recenti” non serve proprio a vedere i post in ordine cronologico?
    Inoltre ho notato che se scelgo “ordina: Notizie principali” l’indirizzo della pagina diventa https://www.facebook.com/?sk=h_nor mentre se scelgo “ordina: più recenti” l’indirizzo diventa https://www.facebook.com/?sk=h_chr, per cui io mi sono salvato quest’ultimo come link nei Preferiti e mi apro sempre Facebook con timeline in ordine cronologico.

  4. Francesco

    Veramente io vorrei un posto unico in cui avere tutti i post del Post, così da non perdermi dei pezzi e leggermelo tutto ogni mattina, meglio se sul cell.

    Il feed era un po’ limitato perché se pubblicate più di dieci erticoli mentre è spento si perde qualcosa, ma col cell andave bene, ci fosse una pagina sul sito con tutti gli articoli in ordine cronologico inverso sarei l’utente più informato del mondo ;)

    Tornando a FB, vista la risposta potrebbe anche funzionare, però credo che molti utenti FB abbiano lo stesso problema che ho io col Post (molto più grave, vista la diversa funzione del sito): vorrebbero vedere tutti i post che i loro amici hanno postato e poi fare personalmente una selezione, una pagina selezionata (come la home del Post), con un maggior “valore” (realizzato automaticamente o con un DJ), può essere molto preziosa, ma non sostituisce l’elenco esaustivo.

  5. Francesco

    Grazie 1000, avevo perso il link e non l’ho più visto in home page dall’ultimo restyling, pensavo non fosse più accessibile.
    È un po’ scomodo tenere il Post separato da tutto il resto, ma visto che è il 90% dei miei feed non è tanto grave.

    ps: mi scuso con tutti per l’OT

  6. n0vak

    Non uso Facebook ma da quanto leggo mi sembra una situazione simile a quel che è successo con le iscrizioni ai canali di youtube, anche lì è stato applicato un filtro basato su like e commenti. Trovo tutto ciò tremendamente frustrante, sto cercando di arrangiarmi con i feed ma è assurdo dover perdere così tanto tempo per ottenere qualcosa che prima esisteva e funzionava benissimo.

    Detto questo, nella pagina http://www.ilpost.it/stream/ compaiono solo le notizie, non i post dei blog che sono tra i miei pezzi preferiti del ilPost. Mannaggia a voi, ah quanto mi manca la defunta pagina /superblog! E pensare che una volta c’era lo slogan “Il Post – Il primo superblog italiano”.

  7. fspegni

    E` (quasi) inutile osservare che questo genere di cambiamenti sono del tutto inappellabili da parte degli utenti. Per il semplice fatto che i social network seguono solo logiche di mercato.

    Immaginiamo se l’email fosse stata proposta sotto questa forma. Per comunicare dovevamo avere tutti indirizzi @gmail.com oppure #msn.com (a questo punto anche la forma degli indirizzi email sarebbero stati arbitrari, da fornitore a fornitore). E utenti di fornitori differenti non si sarebbero mai potuti scambiare un messaggio.

    Non credo che l’email si sarebbe affermata tanto, e senza il suo utilizzo difficilmente internet avrebbe avuto lo sviluppo che abbiamo conosciuto (social network compresi). Cosa la comunita` degli utenti e` disposta a sacrificare sull’altare dei social network? (Oltre alle ore irrimediabilmente perse -o investite- navigandovi i link ivi contenuti… ed io non sono un’eccezione, ovviamente). Qualcuno spingera` mai affinche` si sviluppi uno standard comunicativo per social network aperti?

    Questa e` l’unica domanda sensata da porsi (IMHO). Questa e` l’unica via tramite cui gli utenti possono tornare in possesso delle informazioni da essi generati proprio sui social network (per quanto insignificanti). L’attenzione andrebbe spostata sull’esperienza comunicativa dell’utente, non sui profitti pubblicitari del fornitore di servizio.

    Da utente dovrei potermi chiedere:
    – come posso ritrovare le informazioni che posto su questo strumento?
    – posso portarmi dietro il mio profilo (e la mia rete di relazioni) se decido di migrare ad un altro fornitore di servizio?
    – posso, da utente, decidere liberamente quali filtri applicare per far comparire messaggi sulla mia bacheca?

    Indubbiamente queste domande pongono problematiche di natura tecnica nuove, rispetto ai protocolli comunicativi sviluppati fino ad ora (mail, chat, voip, …), ma credo che non dovrebbero essere eluse.

    Altrimenti non rimane che accettare la ben nota sensazione di rassegnazione ogniqualvolta fb (o chi per lui) “sconvolga” (per quello che vale) le ns abitudini comunicative.

  8. Pingback: Ancora sul caso Facebook | Wittgenstein

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