Riccardo Pulpito Villari

Ieri Mattia Feltri ha raccontato sulla Stampa una vecchia storia poco nota di un’offerta francese per aiutare a restaurare le rovine di Pompei. Oggi ci è tornato per sentire il racconto dell’allora sottosegretario alla Cultura, che accusa del fallimento di quell’operazione la cattiva gestione degli scavi, la burocrazia, la malavita e le “caste ministeriali”.

Un sistema vischioso, chiuso, corrotto, in cui girano molti denari, posizioni di potere (…) tutto parte da un ministero castale come quello della Cultura

L’ex sottosegretario che accusa le caste di potere si chiama Riccardo Villari. Qualcuno se lo ricorderà. Per gli altri: Villari è entrato in politica nella DC a Napoli, poi nel PP, poi passò all’UDEUR di Mastella e fu eletto alla Camera nell’Ulivo nel 2001. Allora Villari lasciò Mastella ed entrò nella Margherita: fu rieletto alla Camera nel 2006. Nel 2008 invece lo candidò il PD e divenne senatore. Poco dopo fu protagonista di un imbarazzante pateracchio per cui venne eletto alla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai grazie ai voti del centrodestra, mentre il PD aveva deciso di far eleggere Leoluca Orlando: malgrado le richieste del suo partito, si rifiutò di dimettersi e di lasciare il posto ottenuto, e fu per questo espulso dal PD. Allora si iscrisse ai Radicali. Poco dopo passò all’MPA di Lombardo che lo candidò alla presidenza della regione Campania, candidatura poi ritirata. Nel 2011 Villari creò un gruppo suo al Senato che sostenne la maggioranza di centrodestra. Due mesi dopo il governo Berlusconi lo nominò sottosegretario. Adesso è in Forza Italia. E dà interviste contro i sistemi castali e vischiosi di potere.

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5 commenti su “Riccardo Pulpito Villari

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  2. layos

    Il retrogusto amaro di questa vicenda, fra gli altri, è che magari Villari ha ragione da vendere ma siccome è un personaggio in-credibile noi lo leggiamo con la giusta nota di sarcasmo di uno che sente un maiale parlare di sporcizia.

    Mi ricorda le campagne che fece per anni il Giornale sulle case di Di Pietro a cui nessuno dava il minimo peso fino a che è arrivata la Gabbanelli che con mezz’ora di intervista lo ha spazzato via dalla politica forse per sempre.

    Magari Villari è il peggio del peggio, però non è escluso che abbia perfino ragione.

  3. odus

    E’ un fatto (quasi) certo che i francesi un sito come Pompei (o un’azienda come l’Alitalia) lo saprebbero gestire e ci guadagnerebbero pure denari.
    E’ un fatto certo che i Borbone di Napoli (non la Repubblica Italiana) seppero tirare fuori Pompei da sotto la cenere del Vesuvio che per 1600 l’avevano preservata. Cosa che gli italiani di destra o di sinistra non sono capaci di fare, Villari o non Villari.
    E ci mangiano e ci mangeranno pure sopra, almeno fino a quando rimarrà in piedi l’ultimo muro.
    Poi finirà come i templi della valle omonima di Agrigento, che coi loro marmi ci hanno costruito il porto di Porto Empedocle che nessuna nave vi attracca.

  4. Luca Sofri

    Layos, il tuo argomento sarebbe del tutto condivisibile se si parlasse solo di un’opinione di Villari. Ma lui era sottosegretario, all’epoca, e si chiama fuori dalle reponsabilità su quell’operazione mancata sostenendo che c’erano delle caste altre che impedirono che si realizzasse: se me lo dicesse un ex sottosegretario famoso per nobiltà di intenti e capacità realizzativa, crederei di più all’inevitabilità del suo fallimento.

  5. Philip Michael Santore

    Può non piacere il personaggio politico, può non piacere che uno salti da un partito all’altro per fare carriera, ma è pur sempre uno che si fa eleggere dai voti della gente.

    “Ma lui era sottosegretario, all’epoca, e si chiama fuori dalle reponsabilità su quell’operazione mancata sostenendo che c’erano delle caste altre che impedirono che si realizzasse”

    Tranquillo Sofri: “adesso a Roma c’è Matteo Renzi” e “Potrebbero arrivare soldi, tanti, e un interesse enorme.”

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