Misurare le dimissioni

La rituale premessa per quelli che guardano il dito invece che la luna è che questo governo – nato male, per ragioni sbagliate, e rappresentante di un fallimento – ha avuto una composizione che dire deludente è poco: nei nomi, poco incoraggianti per la maggior parte, e nei modi, analoghi a quelli che il PresdelCons pretendeva di “rottamare”. E la scelta dei sottosegretari è stata del tutto coerente con questo mediocre percorso, come sempre con poche rispettabili eccezioni.

Detto questo, bisogna anche misurare i propri pensieri e le proprie insofferenze e mantenere un po’ di lucidità di giudizio. Invece circola tra molti osservatori – in buona o cattiva fede – la tesi che dopo Gentile si dovrebbero dimettere tutti i sottosegretari indagati. Oggi ne ha scritto tra gli altri Massimo Gramellini, in prima pagina sulla Stampa. Questa pretesa – a prescindere dal giudizio su sottosegretari e ragioni delle loro nomine – è superficiale e sbagliata per due motivi.

1. Il primo è che è figlia di un’inclinazione manichea a fare di ogni erba un fascio, ignorare i contesti, i casi, la comprensione delle cose e della realtà. Inclinazione assai diffusa di questi tempi, che si fa scudo dell’espressione “non bisogna usare due pesi e due misure”. Espressione che correttamente suggerirebbe che in situazioni uguali si debbano applicare giudizi uguali: ma viene invece usata oggi per giudicare ugualmente situazioni assai diverse che imporrebbero invece – se abbiamo caro l’uso della logica e del discernimento, alcuni di noi – diversi pesi e diverse misure. O almeno risultati diversi delle misurazioni. Quello che riguarda Barracciu non c’entra niente con quello che riguarda Gentile (che manco era indagato) o con quello che riguarda Bubbico, eccetera. Di ognuno di loro si possono chiedere le dimissioni, certamente, ma non con l’argomento che le si sono chieste a un altro per tutt’altre ragioni. Così come è pigra e sbrigativa l’equivalenza “se Barracciu non è stata candidata alle elezioni sarde allora non deve neanche fare il sottosegretario”: le ragioni di opportunità nel sottoporre un candidato al giudizio degli elettori sono del tutto diverse di quelle legate a un suo incarico peculiare. Poi, ripeto, Barracciu può essere del tutto inadeguata per fare il sottosegretario: ma lo si giudica in quel contesto e rispetto a quella nomina, non per associazioni automatiche e non sostanziate.

2. Il secondo motivo deriva invece da un tic ormai molto radicato per cui l’iscrizione o no al registro degli indagati sarebbe una specie di validazione/invalidazione per qualunque cosa. La conseguenza del fatto che un pubblico ministero ti metta sotto inchiesta è che sei sotto inchiesta, e forse che sarai condannato, che non è poco: non può avere automatismi politici arbitrari, a meno che non siano indicati specificamente in una sentenza (come per Berlusconi, per capirsi). Invece ormai siamo abituati a pretendere una precondanna temporanea (ma spesso definitiva comunque) conseguente all’essere indagato, che sovverte tra l’altro il principio della presunzione d’innocenza (“il cosa?”: ecco, appunto). Non scomodo l’argomento “poi spesso vengono assolti e si dimostra che non avevano fatto niente”, che pure ha una sua cospicua validità: ma in Italia è diventato parte dello scontro fazioso pure questo elementare dettaglio.
Però dico che le iniziative politiche sono politiche e non giudiziarie: le dimissioni da una carica politica sono una pretesa giustissima quando ci siano palesi indicazioni che la persona a cui si chiedono si sia dimostrata inadeguata per quel ruolo, o per la buona immagine dell’istituzione. Per fare degli esempi: Josefa Idem era un evasore confesso in un governo che voleva rappresentarsi nuovo e credibile, soprattutto su quel fronte; Angelino Alfano ha agli occhi di tutti combinato dei casini sul caso Shalabayeva nel suo delicato ruolo di Ministro dell’Interno; Anna Maria Cancellieri ha – per i molti che ne chiedevano le dimissioni – compiuto degli atti che hanno favorito suoi conoscenti; Nunzia De Girolamo ha rivelato modi di gestione del potere incompatibili con il suo ruolo di governo. Il sottosegretario Gentile idem.
Queste cose non sono state sottoposte a indagine, salvo che nel caso Idem: ma i fatti acclarati pubblicamente sono sufficienti per moltissimi cittadini a farsi un’opinione e chiedere delle dimissioni sulla base di quei fatti. Non sulla base di una eventuale formale iscrizione al registro degli indagati, a prescindere dal perché e dal per come, dalla rilevanza dei reati contestati, dalle prove mostrate.

Questo non significa che non siano comprensibili e apprezzabili le scelte di chi ritiene di dimettersi anche solo per essere indagato, per premura nei confronti dell’istituzione che comunque da questa notizia viene sempre danneggiata, in misure più o meno proporzionate. Ma le richieste non spiegate di dimissioni automatiche, senza neanche guardare di cosa si parla, per estensione, dimostrano solo superficialità o giustizialismo demagogico. Se ne possono chiedere anche sette al giorno, come ormai capita, ma si spieghi perché volta per volta e non per riempire la casella “di chi chiedo le dimissioni oggi”.

p.s. come giustamente dice Arianna Ciccone su Twitter – a fronte del fatto che nessuno è indispensabile, e di certo non lo sembrano questi sottosegretari – sarebbe stato forse invece saggio evitare complicazioni al momento delle nomine. Ma siamo daccapo alla scarsa saggezza di questo governo, endemica.

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9 commenti su “Misurare le dimissioni

  1. Fagal

    Condivido le osservazione di LSofri. Tranne il p.s. che conferma un po’ la sensazione che ci sia un’ attenzione spasmodica solo per la forma, per l’estetica, e non per la sostanza. Non so se per rassegnazione o altro. Nessun commentatore (italiano) muove più critiche sulle questioni di merito. Nessuno é indispensabile, di certo non questi sottosegretari. Perché ci sono forse altri sostituti degni che non lo diventerebbero nel medio termine? Se si sceglie un profilo “tecnico” é troppo “apolitico”; “avete visto i tecnici che hanno fatto”. Se si sceglie un profilo politico é sicuramente inadeguato in quanto poco preparato…Io mi chiedo se anche in altri Paesi ci sia questa attenzione spasmodica al profilo soggettivo o non ci sia, invece, una maggiore attenzione al piano oggettivo, sul quale la Politica può certamente essere censurata. Non per piaggeria ma la “grande bellezza” de IlPost é che é uno dei pochi siti rivolti al lettore medio che ancora prova a fornire un’ informazione “oggettiva” dei fatti, nel senso che offre una chiave di lettura del fatto. Al contrario l’informazione politica nostrana é per lo più veicolata dal sensazionalismo sviluppato in una chiave prettamente soggettiva.

  2. jamesnach

    Il punto centrale arriva solo alla fine, nel p.s. : questa è gente che è stata appena nominata, e all’atto della nomina era GIA’ indagata.
    Un conto è non chiedere le dimissioni se uno viene indagato DOPO che è stato nominato, un conto è nominarli sapendo che sono GIA’ indagati.

    La differenza è enorme.
    E, per come la vedo io, rende tutto il resto dell’articolo sostanzialmente irrilevante.

  3. minimAL

    Un garantismo un po’ manicheo il tuo, caro Luca.
    Giusto e sacrosanto muoversi dentro il contesto di ogni singolo caso: ma il sospetto che tu ragioni così per motivi privati e anche di vicinanza con Renzi, resta.
    Ciao,
    Alessandro

  4. granmadue

    Sono d’accordo sia sul punto 1 che sul punto 2.
    Il P.S., invece, suona contraddittorio con il resto anche secondo me.

  5. MAGO

    tuttavia mi pare che la Bindi misuri la richiesta di dimissioni in questo modo: “ogni sottosegretario di NCD si deve dimettere, troviamo un motivo qualsiasi”.

  6. odus

    “La rituale premessa per quelli che guardano il dito invece che la luna è che questo governo – nato male, per ragioni sbagliate, e rappresentante di un fallimento – ha avuto una composizione che dire deludente è poco”
    I soliti dico e lo nego.
    Perché dire “deludente” per “dire poco”?
    Se scrivi, dici tutto, non poco.

  7. uffafuffa

    Assolutamente d’accordo a non fare di tutta un’erba un fascio e sono granatista la 100% ma nominare una a cui hai chiesto di ritirarsi dall’elezione in Sardegna da proprio l’idea di volgare accordo che nulla a che vedere con competenze o altro; è la vecchia politica di cui Renzi si dichiarava rottamatore

  8. Lazarus

    Tuute queste parole per niente. Sull’argomento la sintesi definitiva l’ha fatta Casson (che se non erro appartiene allo stesso partito di Sofri): «Questa non è una questione di codice penale, ma di etica della politica. Renzi non deve coinvolgere nel governo gli indagati, se vuole dare un’immagine nuova del Pd e del suo stesso governo ». Molto semplice.

  9. leprechaun

    I soliti noti, con un martellamento trentennale, sono riusciti a coltivare l’anima parruccona e conservatrice (nel senso politico del termine) che alberga da sempre nelle anime belle degli italiani “per bene e dde sinistra”, i quali hanno assunto come livre de chevet “Totò a colori”, quello della gag “e poi dicono che uno si butta a sinistra”, con la famosa battuta “in galera ti mando!”.
    Per uscire da un simile disastro ci vorranno decenni, e forse bisognerà aspettare che i soliti noti si estinguano. Abbiamo solo una flebile speranza: Sorgenia sta molto inguaiata, chissà che non faccia saltare la pentola con tutto il coperchio.
    Sempre che non vada in porto la provvidenziale operazione Renzi – sotto la fronte niente – col suo governo nato per durare poco e per lasciare presto il posto ad elezioni anticipate dove i nostri soliti noti sperano di cementare il patto di ferro con l’altro Bisognoso, a salvaguardia dei loro patrimoni.
    Ce la stanno mettendo tutta, e in questo genere di cose sono piuttosto bravi, soprattutto l’altro Bisognoso. E per questo la speranza è esile come una promessa.

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