Heartbeat City

Trent’anni fa eravamo nel bel mezzo degli anni Ottanta, chi c’era: non solo del decennio, ma proprio degli “AnniOttanta”, e nella musica soprattutto. Nel 1984, che era cominciato col successone di “Relax” e sarebbe finito con “Do they know it’s Christmas”,  uscirono “Purple Rain” di Prince, “Born in the USA” di Springsteen, “The unforgettable fire” degli U2, il primo disco degli Smiths, il primo di Sade e “It’s my life” dei Talk Talk. E poi “Café Bleu” degli Style Council, “Mirror moves” degli Psychedelic Furs, “Eden” degli Everything but the girl e “Body and soul” di Joe Jackson, che fu pubblicato proprio trent’anni fa, il 14 marzo. Ma il giorno prima era già uscito un disco che sarebbe alla lunga sparito da molte memorie ma allora fu piuttosto simbolico dell’aria che tirava: da “Heartbeat city” dei Cars furono estratti sei singoli, cinque dei quali entrarono nella classifica americana dei primi 40, tutti con video che imperversarono in quei tempi di MTV. Uno di quelli, “Drive”, divenne il lentone d’ordinanza di allora, e insieme agli altri fu infilato in mille spot e film e montaggi: aveva dentro la modella Paulina Porizkova, altro simbolo di quegli anni di supermodels e rock (sposò il leader della band Ric Ocasek, poi). Tra le poche canzoni che non uscirono in singolo, “Heartbeat city” vale la pena di essere ripescata, che era la più originale per arrangiamento e andamento. È la solita cosa da anziani, da dire, ma non erano niente male gli anni Ottanta.

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